Dietro agli appelli alla “ospitalità”, che hanno sostituito quelli alla preghiera e alla conversione

di Irma Trombetta Marzuoli

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I peccati di omissione sono, fra tutti, i meno considerati, e però, forse, i più odiosi, perché nell’omissione sonnecchia l’ignavia, s’annida l’indifferenza, cova la superficialità e non raramente regna la malafede.

Me ne sono davvero resa conto in questi ultimi tempi, nei quali, dalle curie, gli appelli alla “ospitalità” hanno sostituito quelli alla preghiera e alla conversione, senza che un’ombra di cardinale, un tocco di vescovo o un quarto di sacerdote dell’affollata corte bergogliana abbiano mai trovato il coraggio di ricordare le parole di Cristo, che così perfettamente s’addicono ai nostri infami anni di accoglienza matta e disperatissima.

Eppure, l’esortazione di Gesù è inequivocabile: “Siate prudenti come serpenti e puri come colombe”. Ed il richiamo alla prudenza addirittura precede quello alla purezza!

Dove sono finiti gli uomini e le donne di Dio che dovrebbero ricordare, ripetere, insegnare le Sue parole?

Retrocessa la seconda persona della Trinità da Dio a filosofo e, presto, da filosofo a guru, anche chi nel mondo aveva il compito di esserne il rappresentante, s’è riciclato e poi censurato.

Ormai si scorgono in giro più traffichini politicizzati ed agenti della Caritas a 38 euro a profugo che prelati, e la nuova “posizione”, il nuovo status necessita di quella omissione che, non sola, ma gravissima, urla contro di loro, così come le colpe gravi ed indecenti urlano.

Malgrado ciò, le parole del Vangelo non passeranno, le loro sì, assieme ai silenzi!

Insegna Cristo, con quella frase lapidaria e candida, che la sola purezza del cuore non è sufficiente, perché la bontà disarmata non è affatto disarmante e di certo non disarma chi ha in mano un fucile a canne-mozze o il volante di un TIR.

Prudenza, invoca Cristo, perché il male c’è ed esser buoni non significa ignorarlo e nemmeno negarlo, come figli dei fiori ubriachi di sogni, di illusioni e di timori; prudenza perché la paura che indossa la maschera della bontà è destinata a vita breve e sfortunata; prudenza perché, al contrario di quel che ci raccontano i soloni della bontà senza accortezza, la cautela non è ostacolo alla generosità, anzi… circospezione, buonsenso e, appunto, prudenza infinita (e Cristo cita il più prudente, il più circospetto  degli animali) sono le strade maestre della carità.

Non c’è infatti carità efficace che non sia ben indirizzata, non c’è generosità verso altri popoli che possa prescindere dall’amore per il proprio.

L’esortazione evangelica è invito ad amare, con gli altri, se stessi, quell’amore per sé che i popoli europei hanno dimenticato, illudendosi così di essere più buoni, non sapendo, invece, di esser diventati non solo più stupidi, ma di fatto più cattivi.

Non è un caso che nei civilissimi Paesi della “misericordia” ideologizzata, dell’“amore” senza frontiere, dell’imprudenza divenuta politica, si pratichino centinaia di migliaia di aborti l’anno, si rinchiudano i vecchi negli ospizi, si ragioni di pedofilia, si autorizzi il consumo di droga, si pratichi l’eutanasia, si vanti, come in Danimarca, l’eliminazione del 100% dei portatori della trisomia 21.

Eppure le “ragazze Erasmus” vittime dell’accoglienza che sostenevano, i milioni di europei che esortano a chiudere le chiese ed aprire le frontiere, avrebbero diritto a conoscere le parole di Cristo, e non quel Vangelo edulcorato e fragile che non è mai esistito (se non oggi alla corte vaticana) e che sta contribuendo a crescere cristiani che sarebbe meglio non esistessero!

Le conoscessero, quelle parole, avessero chi gliele fa intendere davvero, parlassero coloro che possono e devono, gli europei vedrebbero ancora bontà o solo imprudenza nell’accogliere centinaia di migliaia di sconosciuti non raramente violenti, intolleranti, ingrati, portatori di malattie devastanti?

Si insegnasse con il Vangelo anche la Storia, sono certa riuscirebbero a scorgere bellezza e purezza in chi partiva per difendere le terre di Cristo oltremare, intelligenza e prudenza in chi ergeva mura e bastioni per proteggere il proprio mondo… e forse quell’amore per sé ora dimenticato, ma allora presentissimo, riuscirebbero di nuovo a sentirlo, o forse solo ad apprezzarlo.

Sarebbe il primo indispensabile passo per ricominciare e difendersi.
E difendendo se stessi, si difenderebbe la cristianità e con lei la verità, che è amica della giustizia; nella giustizia, finalmente, la vera carità che, come dovrebbero sapere diaconi, sacerdoti, vescovi e cardinali, si fa andando a costruire pozzi laddove gli uomini muoiono di sete, non nell’accogliere chi avvelenerà i nostri; si fa portando il Crocefisso nelle terre nelle quali non c’è, non togliendolo in quelle cristiane!

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fonte: Ordine Futuro

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10 Responses to Il Vangelo dimenticato – di Irma Trombetta Marzuoli

  1. Raffaele ha detto:

    Per il Catto-satanismo della Neochiesa (specialmente del Clero eretico) è vitale sradicare il Crocifisso da terra: dalla Terra e dalle Terre.
    È vitale trasformare la Chiesa impiantata nel mondo (senza essere “del” mondo) in club di pensiero e intrattenimento di gentlemen: ciascuno dei quali “sa bene” che “è impossibile che Dio agisca realmente in questo mondo”.
    Cioè nella più tardiva delle logge massoniche.
    NO a Roma – Sì a Londra, Parigi, New York…Torino

  2. Oreste ha detto:

    bellissimo.
    la parola di Cristo è bella, vera e feconda di vita.
    l’utopia astratta dei mondialisti è fuori dalla realtà ed ingannatrice, in defnitiva foriera di morte (dei nascituri, degli incurabili, della nazione, della fede)

  3. Tonietta ha detto:

    Bellissima riflessione. È vero, ciò che è più grave è il mancato invito alla conversione sostituito ovunque dalla letizia per una misericordia strana a forma di bianchetto,come quello che usano gli scolari per cancellare gli strafalcioni che purtroppo lì sotto rimangono e se per caso lo strato bianco in eccesso si secca, ecco che spuntano di nuovo: in fondo,come tutto ciò che si nasconde sotto la neve. Conversione dei peccatori ci vuole, non lotte per la dignità, per i diritti, per le libertà dei culti, ecc. , come si fa costantemente pregare ai fedeli. Conversione e orrore dei peccati, non sdoganamento della loro gravità, che il solo pensiero di un bimbo squartato e fatto a pezzi nel seno di sua madre (?) dovrebbe inorridire. Grande attenzione alla natura, però, con tanto di fiere proiettate su San Pietro, forse a immagine di ciò che dietro si nasconde.

  4. Mario ha detto:

    E’ giusto ricordare il primato della preghiera e del contenuto fondamentale del Vangelo. Mi sembra però contrario al Vangelo alimentare la convinzione che ci sia una dicotomia radicale tra la fede, vissuta nella preghiera e nella fedeltà alla Parola di Cristo, e l’attenzione verso gli ultimi, come tra l’amore di sé e del prossimo. Nell’esercizio della carità si rafforza il vero amore di sé.

    • Alberto S. ha detto:

      Mario,
      non intendo certo difendere l’autrice dell’articolo, che scrive fin troppo bene da sè, ma francamente non trovo nel suo scritto alcuna insinuazione di dicotomia, quanto piuttosto una chiara rimessa in ordine delle priorità, per così dire. Mi permette un paragone, a esempio? La nostra è l’epoca folle dei teorici e proclamati “diritti di tutti”, da cui inevitabilmente nella pratica conseguono i “doveri di nessuno”; se invece ciascuno partisse dai propri doveri, ne deriverebbero automaticamente tutti i giusti diritti di chi davvero li ha. Il che significa: guai a confondere la conseguenza con l’origine, o ad anteporre esplicitamente la prima alla seconda (la conseguenza all’origine), perchè i risultati sono devastanti. E’ dalla conversione/fede/fedeltà/preghiera a Cristo (sintetizzo) che deriva una sacrosanta ma ragionevole e attuabile attenzione/accoglienza agli ultimi: non soltanto non è vero il viceversa, e questo dovrebbe essere ovvio, ma neppure sono due cose paritetiche: la seconda è, caso mai, conseguenza della verità e di un (eventuale) sincero esercizio della prima.

  5. Alessandro2 ha detto:

    Bellissimo, grazie. Peccato di imprudenza? Naturale: viene dagli imbelli bambocci cresciuti a pane amore e ’68. Peccato di omissione? Normale: viene da Omissis.

  6. antonio ha detto:

    possiamo ancora chiamare CARITA’ questa opera di assistenza alla cieca , fatta con i soldi altrui, spesso facendo profitti che non vengono mai dichiarati…possiamo ancora esprimere questi dubbi, o dobbiamo evitare anche di vedere, ragionare, giudicare?

  7. Michele ha detto:

    San Tommaso d’Aquino raccomanda un “ordine della carità”, secondo il quale viene prima l’amore per Dio; poi quello per chi ci avvicina a Dio, cioè i santi; poi quello per i nostri consanguinei e, nel caso di sodalizi, per i nostri sodali. L’estraneo viene per ultimo, se ce n’è abbastanza per quelli più prossimi.

    • Raffaele ha detto:

      Lo ricordava molti anni fa Marcello Veneziani, senza citare San Tommaso: per i Progressisti si deve vivere per il bene dell’ “Umanità”; per i Tradizionali bisogna amare il “Prossimo”, cioè i Vicini

  8. Nicola ha detto:

    Confessai una volta ad un Frate Minore Francescano un peccato di omissione spirituale ( in pratica non avevo dato testimonianza della mia Fede e corretto il peccatore. Il Frate mi chiese se ero un Sacerdote. Al che stupito dissi di no. Lo capii qualche tempo dopo il motivo di quella domanda. In pratica adesso i peccati di omissione li confessano SOLO i Sacerdoti e non più i laici. Perché non si predicano più i PECCATI DI OMISSIONE.Altro esempio. Ad un pranzo del mio ex sindacato, un commensale mi chiese se per caso ero un Sacerdote. Stupito dissi di no e chiesi il motivo di quella domanda. Mi fu risposto che tutti dicevano parolacce tranne io…..Perché mi sono chiesto successivamente , la maggioranza degli italiani le dice ? Perché non si predica più il peccato del turpiloquio e dello scandalo che ne deriva quando lo si fa in pubblico. Anche il non predicare più VERITÀ che una volta si davano per scontate è un peccato di omissione. Le parolacce le sento in bocca a tanti di quei cattolici che non immaginate. Quando li correggo mi guardano con compatimento. Loro le hanno sdoganate

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