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Home Rubriche Società civile e politica DECLINO DEL LODEN: DA CAPO-GANG A CAPO-CLOWN - di Paolo Deotto

DECLINO DEL LODEN: DA CAPO-GANG A CAPO-CLOWN - di Paolo Deotto

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di Paolo Deotto

 

imbroglio


C’è da chiedersi seriamente se il prof. Loden non stia perdendo la testa. Le ultime decisioni governative denotano o un totale disorientamento o una profonda convinzione che il popolo italiano sia un’accozzaglia di fessi destinati solo a pagare e a guardare; liberi, eventualmente, di suicidarsi.

È bene rammentare che l’esile giustificazione per l’esistenza del Governo che ha preso il potere col golpe del 16 novembre 2011 è la necessità di avere dei “tecnici” in grado di avviare quelle azioni che – nessuno ci ha spiegato il perché – i “politici” a un certo punto non sarebbero più stati in grado di intraprendere. Glissiamo sul fatto che questa giustificazione è buona per chi crede ancora a Babbo Natale e cerca sull’atlante l’isolachenonc’è. Facciamo finta di crederci. Ma se questo è un governo di “tecnici”, a che punto arriva la spudoratezza nel prendere in giro il popolo italiano quando i “tecnici”, trovandosi di fronte ad alcuni problemi, peraltro inerenti l’azione di governo, non trovano niente di meglio che nominare dei “tecnici” che diano loro “analisi e orientamenti”?  E i tecnici dei tecnici come procederanno nel loro lavoro? Con un comitato di tecnici? Siamo al gioco degli specchi contrapposti?

Comunque, in segno di continuità con un’antica tradizione politica italiana, la nomina dei “tecnici dei tecnici” è stata fatta al grido di “largo ai giovani”. Enrico Bondi, che dovrà illuminare il Loden sulla revisione di spesa dello Stato, compirà in ottobre 78 anni. Giuliano Amato (singolare figura di “tecnico”: è una delle più durevoli mummie della politica italiana), incaricato di fornire analisi e orientamenti sul finanziamento diretto o indiretto a partiti e sindacati, a giorni compirà 74 anni. Francesco Giavazzi, tecnico  per gli aiuti alle imprese, è l’adolescente del gruppo: solo 63 anni, ad agosto. Ma, anagrafe a parte, resta da chiedersi come si giustifichi la nomina di questi “tecnici dei tecnici”, se non come un tentativo di tirare a campare, in una situazione sempre più disastrosa per l’economia, affrontata col mezzo più assurdo che si possa usare se si vuole rilanciare l’economia, l’inasprimento fiscale, spinto all’ossessione anche con i continui e teatrali “blitz” della finanza, tesi a colpire soprattutto, guarda che caso, le piccole attività commerciali.

Chissà chi si ricorda l’ingloriosa fine della “Commissione Giovannini”. A gennaio di quest’anno la commissione presieduta dal presidente dell’Istat, Giovannini, incaricata di studiare le medie europee delle retribuzioni dei parlamentari e di fornire indicazioni per armonizzare il nostro sistema con quello di altri sei Paesi europei, ha alzato bandiera bianca e ha rinunciato a proseguire i propri lavori: il confronto si è rivelato impossibile, per la differenza delle varie voci che compongono la retribuzione, per le diverse indennità riconosciute in alcuni Paesi e non in altri, e così via. La “Commissione Giovannini” non ha concluso nulla, ma intanto è servita per tirare a campare su uno dei molti problemi (non certo il principale, checché ne dicano i moralisti a comando) che affliggono la spesa dello Stato.

Insomma, il Loden non trova di meglio che rifugiarsi nella vecchia non-soluzione delle “commissioni” degli “esperti”, dei “tecnici”, di cui la nostra storia politica è ricca. Ricordate la “bicamerale” per le riforme istituzionali? La prima (1983-85) fu presieduta da Aldo Bozzi, poi ci fu, dal 1993 al 94, la De Mita-Iotti; dopo ancora fu il turno della bicamerale presieduta da D’Alema: vita breve, nata il 24 gennaio del 1997, dichiarata defunta ufficialmente il 9 giugno del 1998. Tutte queste commissioni ebbero il marito di dare lavoro principalmente ai tipografi, elaborando corpose relazioni. Riposano in pace; nello stesso cimitero è sepolta, come dicevamo, la commissione Giovannini. Qualcosa ci induce a pensare che ci sia ancora spazio per altre sepolture.  Intanto però si è introdotto nella Costituzione l’obbligo del pareggio di bilancio. Il 17 aprile scorso infatti è stata definitivamente approvata la legge costituzionale di riforma dell’art. 81 Costituzione; la stessa legge prescrive, pensate un po’, “l’istituzione presso le Camere di un organismo indipendente (gli ennesimi “tecnici”? N.d.R.) al quale attribuire compiti di analisi e verifica degli andamenti di finanza pubblica e di valutazione dell’osservanza delle regole di bilancio”.

Il popolo bue deve stare a guardare, ma in compenso, il che fa tanto “partecipazione”, è invitato a segnalare al Governo gli “sprechi” di cui sia al corrente. Invito a nozze: in un solo giorno il sito web del Governo ha ricevuto 40.000 (quarantamila) messaggi; è chiaro che diverranno milioni in pochi giorni, e che nessuno sarà mai in grado di leggere (ammesso che ci sia l’intenzione) una tale valanga di messaggi. Panem (sempre meno) et circenses…

Insomma, la presa in giro continua, ma è una presa in giro che non fa ridere nessuno. L’Italia è alla canna del gas, ma Alfano, che propone di applicare l’elementare e civile principio della compensazione, in virtù del quale chi vanta crediti verso lo Stato deve poterli scalare dalle tasse, viene tacciato dal Loden di “irresponsabilità”.

Cosa aspettano i partiti a riprendere a far politica? Il mite cittadino italiano ha già detto cosa pensa, come il rag. Ugo Fantozzi, della corazzata Potemkin governativa. È proprio necessario aspettare che il mite cittadino si stufi di essere mite?


Ultimo aggiornamento Venerdì 04 Maggio 2012 15:29  

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