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Calendario tradizionale. Giovedì 21 gennaio 2016: Sant’Agnese Vergine e Martire  – per il Martirologio clicca qui 

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Gentili Amici,

                      ultimamente si vanno moltiplicando le iniziative “interreligiose”, con invenzioni di cerimonie e preghiere comuni con seguaci di false religioni. In particolare è sempre più incalzante il cosiddetto “dialogo” con i luterani, in vista del 2017, 500esimo anniversario dello sciagurato scisma luterano, che diede vita alla più grave ferita nel corpo della Chiesa, che è Una, Santa, Cattolica e Apostolica e da cui derivò il declino spirituale e morale dell’Europa.

Queste iniziative possono indurre in un gravissimo errore, quello di credere che “tutte le religioni sono uguali”. Un errore sul quale si gioca il bene più prezioso, la salvezza dell’anima.

Siamo quindi tutti invitati a pregare per l’unità dei cristiani, purché rettamente intesa, ossia per il ritorno di quanti vivono nell’errore all’unica vera Fede, all’unica chiesa di Cristo.

Può esserci di grande utilità leggere le chiare parole che a questo proposito disse Pio XI nell’Enciclica Mortalium animos:

«Persuasi che rarissimamente si trovano uomini privi di qualsiasi sentimento religioso, sembrano trarne motivo a sperare che i popoli, per quanto dissenzienti gli uni dagli altri in materia di religione, pure siano per convenire senza difficoltà nella professione di alcune dottrine, come su un comune fondamento di vita spirituale. Perciò sono soliti indire congressi, riunioni, conferenze, con largo intervento di pubblico, ai quali sono invitati promiscuamente tutti a discutere: infedeli di ogni gradazione, cristiani, e persino coloro che miseramente apostatarono da Cristo o che con ostinata pertinacia negano la divinità della sua Persona e della sua missione».

«Non possono certo ottenere l’approvazione dei cattolici tali tentativi fondati sulla falsa teoria che suppone buone e lodevoli tutte le religioni, in quanto tutte, sebbene in maniera diversa, manifestano e significano egualmente quel sentimento a tutti congenito per il quale ci sentiamo portati a Dio e all’ossequente riconoscimento del suo dominio. Orbene, i seguaci di siffatta teoria, non soltanto sono nell’inganno e nell’errore, ma ripudiano la vera religione depravandone il concetto e svoltano passo passo verso il naturalismo e l’ateismo».

 «Chiaramente consegue che quanti aderiscono ai fautori di tali teorie e tentativi si allontanano del tutto dalla religione rivelata da Dio».

«Non si può altrimenti favorire l’unità dei cristiani che procurando il ritorno dei dissidenti all’unica vera Chiesa di Cristo, dalla quale essi un giorno infelicemente si allontanarono»

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Come lettura di formazione, proponiamo questa settimana una conversazione di Padre Serafino Tognetti su “La riparazione dei peccati”.

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NOTIZIE E AVVISI

– Nella chiesa di Incugnate, frazione di Truccazzano (MI), 20.10, S. Rosario; 20.30 S. Messa in rito antico nelle seguenti giornate: 3 febbraio, Messa di san Biagio; seguirà la benedizione della gola;  7 marzo, lunedì di Quaresima;  1° aprile, venerdì dell’ottava di Pasqua, Messa cantata. Incugnate si raggiunge da Pozzuolo Martesana o da Truccazzano, con la strada provinciale 137. Per informazioni: Samuele Segneri, mail segneri.samuele@gmail.com

Ogni domenica e festa di precetto a Milano, nella chiesa di Santa Maria della Consolazione, in largo Cairoli, viene celebrata alle 10.00 la Santa Messa in Rito ambrosiano antico. Per informazioni: http://messatradizionalemilano.blogspot.it/

– Ogni domenica e festa di precetto, a Monza, viene celebrata la Santa Messa in rito antico alle 18.45, nella chiesa delle Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento, via Italia 37. Per informazioni, cliccare “La Messa di sempre – Monza” . 

– Ogni primo venerdì del mese, al Priorato Madonna di Loreto, a Rimini-Spadarolo, alle ore 21, Adorazione Eucaristica notturna per riparare le offese e gli oltraggi al Sacro Cuore di Gesù.

– Ogni primo venerdì del mese, nella parrocchia di Linarolo (Pavia), alle 16.30 si tengono la recita del Santo Rosario di riparazione e delle Litanie, e alle 17.00 la celebrazione della Messa in rito romano antico secondo le intenzioni della Lega per la preghiera di riparazione.

– a Firenze, nell’Oratorio di S. Francesco Poverino, Santa Messa domenicale in rito antico alle ore 10 e tutti i venerdì, alle ore 18.30, Preghiera di Riparazione (S. Rosario, Litanie del Sacro Cuore, Atto di riparazione ed altre preci anche per impetrare l’aiuto divino alla Chiesa martire della ferocia islamica). Per informazioni: Dante Pastorelli, dante.pastorelli@virgilio.it, tel. 055.600804

– Ogni venerdì un gruppo di fedeli si ritrova per la preghiera a Cremona. Per informazioni: Mauro Faverzani  – mauro.faverzani@gmail.com

– Ogni primo venerdì del mese viene celebrata la Santa Messa in rito antico alle 19.30 a Modena nella parrocchia dello Spirito Santo in via Fratelli Rosselli. Vi partecipano alcuni aderenti alla Lega di riparazione  secondo le intenzioni proposte dalla nostra iniziativa. Ricordiamo che nella medesima chiesa viene celebrata ogni domenica alle 17 la S. Messa (dal 2007) e, a richiesta, anche gli altri sacramenti.

– Se altri sacerdoti fossero disposti a fare lo stesso nella zona in cui operano, ce lo facciano sapere e provvederemo a darne comunicazione.

– Ricordiamo che è possibile anche il semplice incontro tra laici che preghino secondo le intenzioni della Lega come già indicato. Anche in questo caso, sarebbe utile segnalarcelo in modo da poterne dare comunicazione. Rimane il fatto che lo strumento più efficace per la diffusione è il passaparola, che sarebbe meglio chiamare apostolato.

– Nei limiti delle nostre forze, siamo a disposizione per incontrare gli amici che intendono impegnarsi in questa impresa. Per questo, si faccia riferimento all’indirizzo di posta elettronica della Lega di riparazione, legariparazione@email.it , e troveremo il modo e il tempo per farlo.

Paolo Deotto – Alessandro Gnocchi

Sia lodato Gesù Cristo

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LETTURA DI FORMAZIONE

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LA RIPARAZIONE DEI PECCATI

(Trascrizione di una conversazione di padre Serafino Tognetti)

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Fino a qualche decennio fa, era facile sentire parlare di riparazione dei peccati. Nell’ 800 sorsero anche degli Ordini religiosi il cui compito era quello di riparare i peccati e offrirsi in qualche modo per i peccatori. Senza parlare del messaggio di Fatima, tutto improntato sulla riparazione dei peccati, potremmo dire che la spiritualità dei secoli passati nel nostro Occidente era molto incentrata su tale dottrina, ora scomparsa e quasi rigettata.

Il fondamento di questa spiritualità si fonda sulla considerazione della Redenzione del Signore Gesù, che non si compie come atto estrinseco, esterno. Dio poteva salvare il mondo stando seduto su una nuvola o in qualsiasi altro modo, anche senza l’Incarnazione – Dio può fare ciò che vuole – ma di fatto ha scelto questo modo: l’Incarnazione. E incarnandosi si fa Uno con l’uomo. Prende carne, assume l’umanità. Questo non se l’aspettavano nemmeno gli apostoli, che di fatto sembrano capire veramente la divinità del loro Maestro solo dopo il dono dello Spirito Santo a Pentecoste.

Anche oggi la salvezza dei mondo avviene allo stesso modo. Ogni giorno alla Messa il sacerdote, mostrando ai fedeli l’ostia consacrata, esclama: “Ecco l’Agnello di Dio”. E per chiarificare la missione dell’Agnello aggiunge: “Ecco Colui che toglie i peccati del mondo”.

La missione della Chiesa allora continua ad essere quella del Maestro. Potrebbe la Chiesa dire qualcosa d’altro, di diverso o addirittura di più importante? La Chiesa ha come missione principale quella di fare presente il Cristo che toglie i peccati. Il Battista non disse: “Ecco l’Agnello di Dio che mette a posto le cose del mondo”, o “Ecco l’Agnello di Dio che porta la pace tra i popoli e la giustizia economica”. No: che toglie i peccati del mondo. E in che modo? Offrendo se stesso, patendo sulla croce, risorgendo dai morti.

Oggi io sono in quel medesimo Corpo mistico, crocifisso e risorto, quindi partecipo agli stessi fini.

La Chiesa non ha alcun potere sui problemi dell’umanità. Semplicemente, non può risolverli, checché ne dicano vescovi e sacerdoti. Non facciamoci ingannare da ciò che è visibile. A tal proposito si racconta di un’intervista che fecero a Madre Teresa di Calcutta dopo che vinse il premio Nobel per la pace; un giornalista inglese chiese: “Madre, secondo lei quali sono i problemi principali che affliggono l’umanità di oggi?”. Forse pensava che ella rispondesse: l’ingiustizia, la fame, le guerre, eccetera. Madre Teresa ci pensò un po’ poi disse: “I problemi principali dell’umanità di oggi sono due: io e lei”. Grande risposta! Se avesse detto che i problemi sono l’ingiustizia e la miseria, avrebbe riversato la colpa dei mali su spalle altrui, sugli stati, sui politici. Invece i mali sono dentro di noi: se l’uomo si converte e cambia, il mondo si solleva; se l’uomo rimane quello che è, il mondo rimane tale e quale.

Noi siamo legati gli uni gli altri, corresponsabili quindi dei mali che ci sono nel mondo.

Scrive don Divo Barsotti:

“Io non sono come gli altri, poteva dirlo solo Gesù, e non l’ha detto. Gli altri non esistono”.

 In effetti Gesù non era come gli altri: era Dio. L’espressione riportata è quella del fariseo che prega nel tempio. “Signore, ti ringrazio che io non sono come gli altri”, sottinteso: sono migliore. Ebbene, Dio – che non è come gli altri – si fa uguale agli altri. Tanto più dobbiamo fare noi la stessa cosa, perché dividersi da un solo uomo significa dividersi da Cristo.

Nel Getzemani Gesù si fa carico del peccato di tutti. Nella Passione cruenta il Signore domina gli eventi, mentre nell’Orto degli ulivi pare egli sopraffatto dall’angoscia: passa da un posto all’altro, si agita, si prostra per terra, chiede preghiere: è in palese affanno, in ambasce. Una volta accettato il peso del peccato nell’obbedienza, invece, pare dominare in modo regale tutti gli eventi drammatici successivi: il tradimento, la violenza della flagellazione, la corona di spine, la croce, la sofferenza atroce della crocifissione… parla con le donne, addirittura argomenta con Pilato sulla verità. Mi sono sempre chiesto come mai il Signore sia stato così sofferente quando nessuno lo toccava, nel Getzemani, mentre appare così sovranamente regale quando gli uomini si accanivano fisicamente contro di Lui. La risposta sta proprio in questo: l’assumere il peso del peccato del mondo è atto molto più devastante della violenza sul corpo.

Ecco cosa significa per il nostro Salvatore diventare uno con gli uomini: assumere il peso del loro peccato.

Quando san Giovanni Maria Vianney arrivò ad Ars, gli parve che la popolazione (la bellezza di 243 parrocchiani) fosse un peso eccessivo per lui. Egli sapeva che Dio gli avrebbe chiesto conto di ognuna di quelle persone, e ne era fortemente turbato. La sua vita di penitenza la conosciamo: ai limiti dell’umano. Ma egli la faceva non per sé, bensì per i propri parrocchiani. La sua salvezza infatti era la loro: egli sentiva che si sarebbe salvato solo con loro. Non poteva quindi tollerare il pensiero che uno solo di loro si sarebbe dannato per l’eternità: sarebbe stata la sua stessa dannazione.

In realtà, non è l’uomo, per quanto santo, che redime e salva gli altri. È solo Dio che salva, solo Gesù. Ma Gesù vive in noi o, meglio, se noi lo lasciamo vivere, Egli continua l’opera che gli è propria, la salvezza del mondo. Quindi in senso proprio noi possiamo lasciare che Dio redima il mondo attraverso di noi. Bisogna però che io mi senta Uno con i peccatori, come scrive don Divo Barsotti:

“Se anche dessimo la salute ai malati e la casa a tutti gli uomini, non avremmo fatto niente. La carità più grande è quella sovrannaturale, che unisce gli uomini a Dio. Che cosa di più grande che assumersi il peso del peccato e implorare misericordia per tutti? Quando tu curi un malato o assisti un vecchio, rimani distinto da lui, mentre se ti offri per pagare per un’altra persona, veramente ti fai Uno con quella persona. Nella riparazione ti identifichi con colui che ha peccato. Più di qualsiasi atto, questo compie l’unità. Unità così intima che nemmeno Dio può spezzare; è l’esempio di Mosè che dice: O salvi questo popolo, oppure cancella anche me dal libro della vita”.

Questo passo di Mosè richiama il Cristo venturo: anche Gesù si identifica con i peccatori divenendo addirittura “maledizione”, come dice la lettera ai Galati. Ma morendo per amore e nell’amore, ecco che riscatta la disobbedienza, la ribellione (ossia la maledizione) portando vita e amore laddove vi era morte e ribellione.

Al pari del santo Curato d’Ars, il santo Silvano del Monte Athos, un monaco russa che visse all’Athos, sentiva che il peccato del penitente era stato commesso da lui e non da colui che si confessava. “Quando uno viene a confessarsi da me – scriveva – cerco far capire all’uomo il peso e la gravità del male commesso, gli parlo dell’opera redentiva del Signore Gesù, e quando mi accorgo che egli si  è reso conto dell’abisso nel quale è caduto, comincio a pentirmi del nostro peccato”.

Il problema della sofferenza

 Per riparare i peccati bisogna soffrire? L’uomo ha paura del dolore, e nessuno accetta volentieri di soffrire. Allora poniamo la domanda in altri termini. Se tu ami qualcuno, necessariamente soffri per lui, non è vero? Se il bambino sta male, la mamma sta pure male, perché lo ama. Quanto più amo una persona, tanto più sento di soffrire per essa. Se uno mi è indifferente, non soffrirò certo per lui. Se io vi dico che in questo momento un uomo in Mongolia sta molto male, che effetto vi fa? Forse direte: “Poverino, mi dispiace per lui” e poi continuerete a fare quello che state facendo ora, come nulla fosse. Ma se io vi dicessi in questo momento che vostro figlio è caduto in un burrone e sta soffrendo là in fondo con tutte le ossa fracassate, che cosa fareste? Come minimo sareste angosciati, e vi precipitereste a soccorrerlo. Si dimostra così che noi se amiamo soffriamo. E Dio che è amore, non soffre? Certo, e molto più di noi.

Se poi vengo a sapere che il dolore di Cristo salva il mondo, perché è redentivo, allora ne viene che se amo qualcuno vorrò soffrire e offrire per lui per saperlo salvo con me in Paradiso un giorno.

Santa Veronica Giuliani stava male se stava troppo bene, perché si sentiva la “mezzana” tra Dio e gli uomini. I santi, misteriosamente, desiderano soffrire. E per questo vedono il dolore con occhi nuovi, diverso da come lo pensiamo noi.

Occorre allora compiere grandi mortificazioni per salvare il mondo? No, il Signore si “accontenta” di quello che gli possiamo dare, delle piccole offerte quotidiane.

La spiritualità cristiana è quella dei piccoli atti di amore puro, le sofferenze ordinarie della vita offerte al Cielo per la remissione dei peccati del mondo.

Il problema è che magari noi sogniamo le grandi mortificazioni eroiche (che non facciamo) e trascuriamo quelle normali che ci capitano. E se soffriamo, sbuffiamo e ci ribelliamo, perdendo l’occasione di unirle al grande Sacrificio di Cristo. Perdiamo continuamente occasioni di vita, di salvezza.

Impariamo da santa Teresa di Gesù Bambino. Ella scrive:

“Sì, Amato, la mia vita si consumerà così. Non ho altri mezzi per provarti il mio amore, se non gettar dei fiori, cioè non lasciar sfuggire ogni minimo sacrificio, alcuna premura, alcuna parola, e profittar di tutte la cose piccole, e farlo per amore… Voglio soffrire per amore, e persino gioire per amore, così getterò fiori davanti al tuo trono; non ne incontrerò uno senza sfogliarlo per te… poi, gettando fiori, canterò anche quando dovrò cogliere i miei fiori in mezzo alle spine. (…) Gesù, a che ti serviranno i miei fiori e i miei canti? Lo so bene, questa pioggia profumata, questi petali fragili senza alcun valore, questi canti d’amore del cuore piccolo tra i piccoli, ti saranno cari, questi nulla ti fanno piacere, faranno sorridere la Chiesa trionfante; ella raccoglierà i miei fiori sfogliati per amore, e facendoli passare le tue mani divine, Gesù, questa Chiesa del Cielo vorrà giocare col suo bimbo piccolo e getterà anch’essa quei fiori, i quali avranno acquisito, sotto il tuo tocco divino, un volare infinto, e li getterà sulla Chiesa dolorante per spegnere le fiamme di essa, li getterà sulla Chiesa militante per fale avere la vittoria”.

Santa Teresa fa passare i suoi atti per le mani del Cristo, che toccandoli li divinizza. Ma poi questi atti non andranno a beneficio della santa (ecco la sua grandezza) ma della Chiesa purgante e militante.

Ciò che conta è dunque offrire. In questo santa Teresa di Gesù Bambino riprende il magistrale insegnamento di san Giovanni della Croce:

“Il minimo moto di amore puro è più utile alla Chiesa che non tutte le altre opere riunite insieme”.

 Anche noi dunque possiamo fare molto per la salvezza del mondo, dobbiamo esserne consapevoli. Se aspettassimo il bene dai governi degli Stati, dalle leggi dell’economia, staremmo freschi. Anzi, la domanda che Dio fa ai suoi fedeli è proprio quella di partecipare alla sua Passione per salvare questo povero mondo che va in rovina.

Scriveva Barsotti:

“Dio ti fa un grande onore non quando ti dona qualcosa, ma quando ti chiede qualcosa”.

E che cosa chiede Dio? Può forse avere bisogno di avere qualcosa da noi? In un certo senso sì: della nostra sofferenza offerta.

Ecco perché san Paolo poté affermare: “Sovrabbondo di gioia in ogni tribolazione”.

Ci sono sempre degli innocenti che soffrono per i peccatori, e da qualche parte del mondo c’è qualcuno ora che probabilmente sta pagando per noi, senza che noi lo sappiamo.

La Madonna quando apparve ai tre pastorelli di Fatima per prima cosa domandò loro se fossero disposti a soffrire le pene che Dio avrebbe mandato loro (si noti questo particolare, che oggi farebbe inorridire certi teologi) per salvare il mondo dal male. I tre bambini risposero immediatamente di sì, e da quel momento si diedero a una vita di penitenza incredibile, continua. Quando la Vergine mostrò loro l’Inferno, il 13 luglio 1917, disse: “Molti vanno all’Inferno perché non c’è nessuno che preghi per loro”. Essi rimasero atterriti, e si diedero a pregare con grande fervore perché i peccatori non cadessero più all’Inferno.

Gli innocenti soffrono e pagano e riparano. E’ il tema che meditiamo il 28 dicembre quando la Chiesa celebra la memoria della strage degli innocenti.

I santi capiscono questo linguaggio, e si danno da fare. Avrete presente san Serafino di Sarov; ebbene, questo grande monaco russo agli inizi dell’800 passò ben tre anni della propria vita su una roccia (vi stava di giorno, beninteso, di notte andava a dormire) ripetendo in continuazione: “Gesù, figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore”. Il “me” della preghiera di Gesù era un “me” collettivo, che comprende tutti gli uomini, perché tutti sono misteriosamente presenti e radunati nell’anima di colui che prega.

Ecco l’efficacia dei santi: essi chiedono miracoli non tanto e non solo per i beni materiali, perché le cose vadano meglio nella vita presente: soprattutto a loro preme la liberazione dal peccato, che fu la vera e unica e perfetta vita di Gesù.

So di un sacerdote della Diocesi di Bologna, ora morto, che tutte le notti (sottolineo, tutte le notti) si alzava a mezzanotte, si metteva il cilicio, e celebrava la santa Messa in privato per riparare i peccati del clero della sua città. Vedete, esistono ancora questi santi. E meno male!

Anche noi possiamo fare qualcosa, e non accampiamo la scusa che siamo noi stessi peccatori e che non riusciamo a riparare nemmeno i nostri peccati. Certo, siamo peccatori, ma proprio per questo possiamo sentirci solidali con gli altri uomini, e pagare per loro. Anche san Francesco diceva di essere peggio di Lucifero (e ci credeva sul serio), anche san Paolo affermava di essere il primo e più grande dei peccatori (e pure lui ne era ben convinto), ma questo non li fermava dall’offrire tutto il possibile per partecipare alla Passione di Cristo.

Questa è la vera solidarietà. Altro che marce della pace, che non servono ad un fico secco. Le marce lasciano il mondo come lo trovano, la sofferenza offerta spazza via i peccati perché li ripara, e porta nel mondo fiumi di Grazia redentrice.

Non lasciamo che le tenebre rimangano tenebre. Diamoci da fare, decisamente, virilmente.

Come vivere la penitenza riparatrice

 Quando il samaritano incontrò il pover’uomo incappato nei ladri, si fermò a soccorrerlo. Lo portò alla locanda e disse all’oste: tieni qui quest’uomo, e se al mio ritorno ti dovrò dare qualcosa, non ti preoccupare: pago io per lui. L’incontro con il ferito scombussolò tutta la giornata del samaritano che andava per gli affari suoi lungo la via. Avrebbe potuto proseguire, perché doveva fare cose urgenti e importanti, ma di fronte alla necessità del pover’uomo le priorità cambiarono: ora era più urgente e importante curare quello sconosciuto. Non solo soccorrerlo, ma addirittura “pagare per lui”! Questa fu l’opera del Cristo: pagare per gli uomini, al posto loro.

Ma in concreto, noi che cosa possiamo fare?

Ci serva da lezione quanto disse Gesù a Iosefa Menendez, una suora del Sacro Cuore dell’800 che ebbe delle rivelazioni private. Gesù le insegnò ad unire tutte le sue azioni (della suora) alle sue (del Signore):

 “Al tuo svegliarti, entra subito nel mio Cuore e offri al Padre Celeste tutte le tue azioni unendole ai miei palpiti. Tutti i tuoi movimenti uniscili ai miei, in modo che non sia più tu, ma Io che agisco in te. Durante la Messa, presenta al Padre mio l’anima che voglio salvare, affinchè faccia ricadere su lei il Sangue della vittima che si immola. Quando farai la Comunione, offrirai al Padre la ricchezza divina di cui disponi in te per pagare il debito di quelle anime.

Durante la meditazione, collocati vicino a me nel Getzemani, partecipa alla mia angoscia, offriti al Padre come vittima pronta a soffrire tutto quello di cui è capace l’anima tua. Quando prendi cibo o trovi soddisfazione in qualsiasi cosa, pensa che offri a me quel sollievo. Non separarti da me neppure un istante.

Bacia spesso la terra. Non lasciare nemmeno un giorno la Via Crucis.

In quello che fai, non mirare che alla mia Volontà. Umiliati profondamente, unendo sempre all’umiltà la fiducia.

Durante la notte riposa sul mio Cuore, che accoglierà i palpiti del tuo come altrettanti palpiti di desiderio. In questo modo mi condurrai tante anime”.

Siamo sempre nella dottrina dei “piccoli atti offerti” di santa Teresa di Gesù Bambino, ma qui Gesù specifica meglio il come farli; addirittura anche di notte quando si dorme!

Non c’è davvero proporzione tra quello che possiamo fare e ciò che possiamo ottenere. Facciamo cose di poco conto, e otteniamo in cambio cose di grandissimo valore. Quale grande valore allora ha la nostra vita. La sproporzione appare anche in queste parole ispirate ad un’altra santa contemporanea, la beata Consolata Betrone. “Ogni volta che dici: Gesù, Maria, vi amo, salvate anime – dice il Signore alla beata – ripari mille bestemmie”. Vedete allora com’è facile riparare le bestemmie che purtroppo si sentono anche nella nostra Italia che fu terra di santi. Si sentono e si dicono, ma noi possiamo riparare.

Possiamo portare i peso della sofferenza che la vita ci riserva, donandola con letizia al Signore. Ricordate sempre che il Signore ama chi dona con gioia. Via quindi i musi lunghi e i lamenti del vittimismo. Se offriamo, facciamolo volentieri, pensando al bene immenso che ne verrà per le anime e quindi alla gioia che diamo al nostro Redentore. Dopo quello che Egli ha fatto per noi, possiamo ben ricambiare in qualche modo, no?

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14 Responses to Lega cattolica per la preghiera di riparazione. Avvisi, pro-memoria per la preghiera avendo a mente le parole di Pio XI sull’unità dei cristiani e una lettura di formazione di P. Serafino Tognetti

  1. silvia scrive:

    Le parole di don Divo Barsotti sono ispirate, colme di Spirito Santo, lui indica la strada “piccola via ” , quella che tutti possiamo percorrere per fare laVolontà di Dio e diventare santi facendo bene le piccole cose, con amore-puro . Far contento DIo, Gesù, unendo ogni attimo della nostra vita,.alla sua S. Volontà in ogni situazione. Lui nella nostra mente, nel cuore, nell’anima,..nelle azioni , nelle pene e nelle gioie, uniti sempre al Suo SS. Cuore. Vivere con Lui , per Lui, in LUi . La strada spinosa e oscura di questa vita la prcorreremo insieme a Lui, nostro Cireneo, Amico, ..Signore Redentore. Comunque ci vuole tanto coraggio a far ciò ,..specialmente quando nella tribolazione non l’abbiamo la letizia,..ma prostrazione e doniamo come meglio sappiamo fare: con il cuore straziato, confidando nel suo aiuto.

    • Paola B. scrive:

      “… doniamo come meglio sappiamo fare: ….”
      Questo è la giusta sintesi: noi dobbiamo tentare di riuscire ad offrire
      anche le nostre imperfezioni, i nostri peccati, le nostre ribellioni.
      Se offriamo a Lui i nostri piccoli doni quotidiani unendoli alle nostre
      debolezze umane, Gli doneremo TUTTO di noi.
      E Lui ci preparerà ad incontrarLO.

  2. Dante Pastorelli scrive:

    Razionalità ed amore per Cristo e la Sua Chiesa Una Santa Cattolica Apostolica e Romana caratterizzano tutti gli scritti dell’amico p. Serafino. Ora è tornato a Casa S. Sergio a Settignano.
    Purtroppo la strada non è agevole, e qualche sottopasso è troppo stretto, e per questo nonostante il desiderio vivo, sino ad ora ho rinviato di fissare un incontro. Ho tanti bei ricordi del periodo in cui ci siamo molto frequentati. Anche col confratello Doroteo ho passato giorni formativi spiritualmente.
    Eloquentissima una frase di don Divo: “Se anche dessimo la salute ai malati e la casa a tutti gli uomini, non avremmo fatto niente. La carità più grande è quella sovrannaturale, che unisce gli uomini a Dio”. Oh, come vorrei sentir parole come queste risuonar sulla bocca degli uomini di Chiesa dal più alto al più basso. Rifiutare di portar Cristo agl’increduli, è la negazione della carità sovrannaturale, il rinnegamento della missione che Cristo ha dato agli Apostoli: fate discepole tutte le genti. Tutte.

  3. Raffaele scrive:

    Una nota sulla atroce “innovazione” annunciata oggi (si laveranno i piedi alle donne, il Giovedì Santo).
    Il contenuto della cosa è di una gravità tale che preferisco non commentarlo, in questo momento.

    Segnalo solamente che si tratterà, nella pratica, del “granello d’incenso” da bruciare alla falsa immagine di Dio costruita dalla Neo-Chiesa (inaugurata l’ Otto Dicembre scorso).

    Ho avuto modo di scrivere che il fine dello pseudo-Giubileo attuale è il discriminare i bergoglisti dagli a-bergogliani, nelle file del Clero.
    Facile prevedere che fioccheranno le “denunce” per assoluzioni negate o per non-costruzione di “porte della Misericordia” in cartone nelle varie chiese.
    Facilissimo, oggi, prevedere che i preti che non laveranno i piedi alle donne, giovedì 24 Marzo prossimo venturo, si auto-condanneranno alle ire del Direttorio Illuminato e Aperto

  4. Fabio scrive:

    Temo che ora sia la Chiesa ad avallare le false religioni perciò che senso ha tornarci? Inoltre chi vuole mantenere la propria Fede come può riuscirci seguendo le indicazioni di questa gerarchia?

    • Raffaele scrive:

      Seguendo questi signori non può. Siamo costretti a “conoscere, amare, servire Dio” SENZA di loro.
      Sottolineo “senza”, non “contro”: perché costoro, che agiscono ogni giorno in modo anti-ecclesiale, non meritano un’opposizione; meritano di essere ignorati.

      In altri termini: è fatica inutile seguire i loro discorsi e le loro azioni per “ribattere punto per punto”. Questo si fa con i nemici leali, o almeno serii

  5. assisiana scrive:

    Vorrei leggere le obbiezioni di Raffaele sull’INNOVAZIONE annunciata oggi perchè anch’io sono rimasta molto amareggiata. Ho sentito il commento banale e quindi irriverente di Padre Livio. Si è arrivati, per avvallare questa novità, ad ipotizzare che ci fosse anche la Madonna all’Ultima Cena.Non si sentiva il bisogno di tale prassi ugualitaria, almeno da parte delle donne che, come la sottoscritta, evita in tutti i modi di entrare in Presbiterio (e anche in Sacrestia il meno possibile). La scelta di Gesù per i Dodici mi aiuta a scrutarene i motivi: la separatezza, la somiglianza a Lui, l’attitudine virile più adeguata al compito. Sull’altro versante, penso che la donna ha la vocazione ad inginocchiarsi per accudire, lavare, servire, più che farsi servire. Gesù compie il gesto di lavare i piedi ma non con l’obbligo del servo, bensì con la libertà della Donna.
    Gesù la evoca come modello di amore che si abbassa perchè si appaga nel far felice l’altro. Tutto ciò è molto VERO, molto DIVINOUMANO.

  6. Raffaele scrive:

    Inserisco un pensiero, cara Assisiana, ringraziandola per la sua attenzione e ripetendo che non dobbiamo assolutamente inseguire i “fuochi d’artificio” -o meglio le “fiammate soffiate”- di Mangiafuoco.
    La scena di un prete inginocchiato a lavare, asciugare e baciare i piedi di una donna è propriamente satanica. Questo per moltissimi motivi, fra i quali:

    A- è un’affermazione plastica dell’irrilevanza dei Fatti come luogo della Auto-Rivelazione di Dio.
    Quella sera nel Cenacolo c’erano gli Apostoli? Non ce ne importa nulla: noi dobbiamo “far passare” il NOSTRO messaggio
    B- è una forma di culto rovesciato. La Maddalena si gettava ai Piedi del Signore, gridando “Rabbonì !”, e unse quei Piedi con unguento prezioso: “in anticipo per la sepoltura”, disse Gesù. Gesti di culto a Dio fatto Uomo.
    Questa azione “nuova” presenta il Signore (Sacerdos Alter Christus) che si getta ai piedi della creatura. Per gli Apostoli, Cristo non fece “adorazione”, ma “purificazione”, prima di farli…

    • Raffaele scrive:

      Sacerdoti
      C- è un omaggio rituale reso da Dio alla Natura.
      Non solo la donna è creatura, ma è utilizzata dagli ambienti massonici come icona di Madre Natura (soggetto chimerico, non esistente nella realtà). Viene presentato perciò non il Cristo che viene “fra le sue cose” (Gv 1, 11: “venne fra la sua gente”… ma il testo greco usa il neutro plurale: “venne alle cose proprie”) e porta la Luce e la Vita in un mondo ottenebrato, ma Dio che si inchina e si sottomette alla superiore trascendenza della Grande Madre
      D- in questo senso, è uno stupro ulteriore del dogma dell’ Immacolata Concezione (Otto Dicembre !)

      Ho scritto un sufficiente numero di orribili bestemmie.
      Grazie – cordialità

      • Diego scrive:

        Caro Raffaele, come si può essere tanto empi, eretici e bestemmiatori da affermare che Gesù lavò i piedi alla Santa Vergine?
        A Lei che non aveva bisogno di essere purificata e che non doveva diventare Sacerdote?
        Qui siamo oltre la papolatria e la vigliaccheria…prostrarsi sempre e comunque a Bergoglio e alle sue eterodossie è diventata un’ideologia, uno scopo di vita che purtroppo Fanzaga e tanti altri hanno assunto: sono LORO i VERI “cristiani ideologici”!

        • Raffaele scrive:

          Caro Diego, AUT esiste “il Creato”, posto nell’essere da Dio liberamente (riporto in parte la splendida citazione della Raschini fatta da Vassallo: “La metafisica creazionista (è) l’unica possibile vittoria sul nulla..”), AUT “il Mondo”, “la Natura” sono un’entità posta da Dio fuori di Sé necessariamente, e Gli sono inevitabilmente contrapposti (Hegel).

          Fra le altre cose, questo significa che “il principio femminile” è strutturalmente negativo e tenebroso.
          In tal modo Lutero parlava della natura umana come perduta, ottenebrata, distrutta – mentre la Chiesa parlava e parla (quando non massonizzata) di NATURA LAPSA: è sempre quella pensata da Dio, però è caduta, ed è priva della forza di rialzarsi, “..Se una virtude amica / In alto nol trarrà” (Manzoni)

  7. Leonardo scrive:

    Uno scritto semplicemente meraviglioso. Grazie infinite alla Lega per la Riparazione e alla Redazione per averlo pubblicato.

  8. assisiana scrive:

    Grazie di cuore, Raffaele, per le bellissime riflessioni, profondamente teologiche, di cui abbiamo tanto bisogno.

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