Ricorre oggi l’anniversario della morte del religioso che lasciò scritto nel testamento: “Qualunque sia l’assalto che in vita o in morte stia per darmi il nemico, ripeterò sempre che credo nel mio Dio, che spero in Lui e che lo amo con tutto il cuore”.

di Leon Bertoletti

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La santità è cosa pura, non spazzatura: così l’Aquinate citando lo pseudo-Areopagita (“Sicut dicit Dionysius, sanctitas est ab omni immunditia libera et perfecta et immaculata munditia”). Attratti naturalmente dalle vicende sporcaccione, lubriche, dai modelli cattivi, rischiamo di perdere la semente del bene che il credo cattolico ha sparso. Ne sia un esempio la tanta gente che a Padova, nel pomeriggio di lunedì 26 dicembre, ha affollato il cimitero dell’Arcella a Padova per ricordare padre Fulgenzio Campello: tanta da riempire la cappella della tomba, dove il francescano conventuale dorme il sonno eterno insieme ad altri frati, e l’area antistante. Il Rosario recitato davanti alla lapide, poi la Messa nel santuario di Sant’Antonino, sono stati momenti di una devozione intensa e commovente. Hanno dimostrato, soprattutto, come la memoria, la gratitudine per la saggezza spirituale e la disponibilità, l’amicizia e la venerazione a questo religioso dal volto tondo e dall’aria mite, in servizio presso la basilica del Santo, siano ancora vivi diciotto anni dopo il suo addio.

Padre Fulgenzio ha infatti abbandonato la vita terrena per entrare nel regno della Luce e della Verità il 28 dicembre 1998 (era nato a Busiago di Campo San Martino nel giugno 1913), lasciando scritto nel testamento: “Qualunque sia l’assalto che in vita o in morte stia per darmi il nemico, ripeterò sempre che credo nel mio Dio, che spero in Lui e che lo amo con tutto il cuore”.

I racconti della straordinarietà del suo cammino terreno, della fede, delle opere non mancano. C’è chi gli attribuisce grazie, guarigioni dai malanni dell’anima o da quelli del corpo; chi ricorda parole sagge, consigli preziosi e croci segnate sulla fronte; chi dichiara consolazioni ricevute e lacrime asciugate; chi attesta come fosse in grado di riconoscere e chiamare per nome una persona anche senza averla mai vista prima, mai incontrata, anche se nessuno l’aveva mai presentata.

Ma è la sua ordinarietà, a essere sinceri, che colpisce: il suo essere stato sempre, comunque, dovunque uno strumento docile, umile, semplice, fedele nelle mani dell’Onnipotente. Proprio la mansuetudine e la modestia che l’hanno contraddistinto sono doti che rendono grandi le persone, non i successi inseguiti o la fama ricercata a tutti i costi.

Scriverà di lui padre Enzo Poiana: “Mi colpiva il suo modo di fare pieno di entusiasmo, di fede e di convinzione. In questi anni ho avuto modo di ascoltare testimonianze di fedeli che mettevano in risalto i particolari carismi che il Signore gli aveva donato per aiutare spiritualmente quanti lottavano contro il male nelle sue diverse forme. Padre Fulgenzio fa parte della nostra storia conventuale, ecclesiale ed anche civile. Farne memoria ci è utile per capire e valutare meglio la realtà che ci circonda”. Vale la pena ricordarlo, raccontarlo. E rendere grazie a questo frate padovano per l’esempio; per come ha saputo dimostrarsi vicino alla gente nel suo ministero; per la bontà, la sincerità, l’onestà della sua vocazione e della sua missione.

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4 Responses to Padre Fulgenzio Campello, docile strumento nelle mani di Dio – di Leon Bertoletti

  1. Giovanni ha detto:

    Che bello sarebbe avere qualche santo in più e qualche migliaio di biblisti in meno.

  2. Carmelo ha detto:

    Grazie … padre Fulgenzio prega per tutti noi!

  3. Vittoria ha detto:

    Padre Campello, Tu che ora sei nella Luce di Dio, prega per noi…

  4. Eugen Weinmacher ha detto:

    Il XVI sec. NON è stato un secolo di fulgore per Santa Romana Chiesa eppure ha avuto una fioritura di santi come raramente in precedenza, che, naturalmente tali sono stati dichciarati a posteriori. Domanda: può essere che anche questo nostro tempo, in cui Santa Romana Chiesa NON billla per santità e giustizia, stiano fiorendo Santi che verranno riconosciuti tali a suo tempo? Ne conoscete voi? Grazie e, con i miei migliori auguri di Buon Anno, accogliete i miei più cordiali saluti. Eugen Weinmacher

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