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RADIOMESSAGGIO DI SUA SANTITÀ PIO PP. XII
NELLA «GIORNATA DELLA MADRE E DEL BAMBINO»

Domenica, 6 gennaio 1957

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Di gran cuore vi rivolgiamo la Nostra parola, diletti figli e figlie, in occasione della « Giornata della Madre e del Bambino », la cui celebrazione è stata molto opportunamente fissata nella solennità dell’Epifania del Signore. Vorremmo quasi trasportarCi nella intimità delle vostre case e intrattenerCi con voi tutti, grandi e piccoli, forse dinanzi al Presepe, che adorna non poche delle vostre dimore e si è oggi arricchito di una nuova rappresentazione : l’adorazione dei Magi e l’offerta dei doni al celeste Bambino, per indicarvi quali alti significati religiosi ed insieme quali elevati valori umani s’intrecciano in quel sacro mistero.

Quando, dopo un lungo viaggio attraverso il deserto, i Magi giunsero a Betlemme, ove li aveva condotti la stella, « entrati nella casa », dice la narrazione evangelica (Matth. 2, 2), « videro il Bambino con Maria sua madre, e, prostratisi, l’adorarono »: un Bambino, che teneva nelle sue fragili mani il destino di un mondo angosciato, una Madre, modello di tutte le madri, di ogni affezione pura e disinteressata, e consacrata alla più bella delle missioni: contribuire a preparare il Figlio divino alla sua opera futura, ossia a divenire per gli uomini lo strumento della loro salvezza.

Oggi questa « Giornata », promossa dalla benemerita « Opera Nazionale per la protezione della Maternità e dell’Infanzia », vorrebbe rendere omaggio agli eccelsi valori personificati nella madre e nel bambino, e dare un più vivo splendore a un dovere primordiale degli adulti di oggi: assicurare al bambino, a tutti i bambini, la possibilità di conseguire il pieno sviluppo fisico e morale a cui hanno diritto, e renderli così capaci di divenire un giorno utili alla società.

Pur riconoscendo che molte sono le famiglie cristiane, in cui il bambino è oggetto delle più tenere ed assidue cure, un senso di profonda pietà e di commossa affezione Ci stringe il cuore, quando il Nostro pensiero va al gran numero di fanciulli, che la povertà, la malattia, la guerra o altri dolorosi eventi hanno pi vati dei mezzi normali di formazione: bambini orfani, abbandonati, moralmente o totalmente, che la vita ha preso assai presto nei suoi vortici violenti e ha immersi nella più amara sofferenza. Sono già troppi quelli che avvenimenti ignoti colpiscono nei loro corpi e nelle loro anime; ma quanti altri sono vittime innocenti delle altrui colpe, di miserie materiali e morali dell’ambiente sociale in cui vivono!

In che modo dunque si potranno sanare così tristi condizioni? A chi tocca per primo impedire che si rinnovi amaramente il pianto delle madri, che nello stesso mistero della Epifania turbò la serenità della infanzia di Gesù? Innanzi tutto, senza dubbio, ai genitori. Eppure, quanti sposi, nell’atto di contrarre le nozze, non hanno che una idea assai imprecisa dei doveri, che più tardi loro spetteranno come educatori, e delle esigenze che questo ufficio impone! Il bambino che viene al mondo deve avere un focolare che lo accolga, capace di provvederlo di quanto avrò bisogno per conservarsi sano, per svilupparsi e per acquistare le facoltà di spirito e di cuore, che gli permetteranno a suo tempo di assumere le sue funzioni nella società. La psicologia e la pedagogia moderne mettono fortemente in evidenza l’importanza della educazione ricevuta negli anni dell’infanzia; quel che forma allora il fanciullo, non è un insegnamento orale più o meno sistematico, ma soprattutto l’aura del focolare, la presenza e il contegno dei genitori, dei fratelli e delle sorelle, del vicinato, il corso della vita quotidiana con tutto quel che il bambino vede, intende, risente. Ognuno di questi elementi, forse minimo in sè e apparentemente di nessun rilievo, lascia tuttavia in lui una traccia, e a poco a poco determina gli atteggiamenti fondamentali che egli prenderà nella vita : fiducia nelle persone che lo circondano. franchezza, docilità, spirito d’intrapresa e di disciplina, rispetto dell’autorità, o, al contrario, individualismo egoista, insubordinazione, ribellione. L’azione dolce, ma costante, di una famiglia sana, concorde e ben costituita, regola gl’istinti naturali, li dirige in un senso preciso, li coordina e foggia così nature armoniche, pienamente sviluppate individualmente e socialmente. Lo squilibrio familiare invece si ripercuote sui fanciulli e ne fa esseri instabili, vittime di discordanze e di soprassalti intimi, incapaci di formare un accordo profondo tra le loro tendenze innate e l’ideale morale.

Se alcuni focolari presentano imperfezioni più o meno spiccate, ma inerenti ad ogni opera umana, altri pur troppo hanno subìto tali sconvolgimenti da divenire veramente inetti ad adempiere la loro funzione educativa. Senza parlare dei bambini nati fuori del matrimonio e che suscitano particolari problemi, bisogna rilevare che le presenti condizioni sociali creano spesso ai genitori serie difficoltà, e talvolta anche la impossibilità pratica di assicurare ai loro figliuoli il necessario nell’ordine materiale e morale. Noi pensiamo alle famiglie degli emigrati e dei profughi; a quelle, il cui padre è disoccupato o non riceve che un salario insufficiente; di cui la madre deve assentarsi normalmente per andare al lavoro; con una dimora troppo stretta, insalubre o senza intimità; con la crescente invasione di taluni mezzi di diffusione del pensiero, utili forse a persone mature e assennate, ma nefaste alle anime ingenue dei fanciulli, e che tendono, per colpa di malevoli interessati, a soppiantare l’influsso del padre e della madre. Anche nei casi più favorevoli, si lamenta spesso un male oggi troppo frequente, la inconsulta condotta, cioè, di quei genitori, che senza ragionevole motivo rinunziano ad esercitare personalmente la loro missione di educatori.

Tali padri e madri vorremmo esortare a sentire la grandezza del loro ufficio e ad usare effettivamente la loro autorità, per insegnare al fanciullo con saggezza e moderazione a dominare le sue tendenze istintive, a stimolare la sua buona volontà, a svegliare la sua intelligenza e la sua affezione, e per trasmettergli la preziosa eredità delle più belle ed alte tradizioni della cultura umana e cristiana. Quante intime gioie le premure dell’educazione riservano ai genitori, che non considerano il fanciullo semplicemente come un carico od un trastullo, e si appassionano invece per la loro opera! I pensieri e le pene, che l’educazione diretta esige, sono largamente compensati dalle stupende meraviglie, che il progresso fisico e spirituale del bambino offre al loro sguardo.

Ma il dovere di proteggere l’infanzia non riguarda soltanto i genitori, bensì con le debite proporzioni tutti i membri della comunità. Ogni adulto — uomo o donna —, contemplando i candidi volti dei piccoli che avanzano fiduciosi nei sentieri della vita, non dovrebbe forse esaminare sè stesso e chiedersi se con le parole, col modo di agire, coi pensieri e i desideri dell’animo suo, non diviene una causa di turbamento o di deviazione per i giovani esseri affidati alla sua responsabilità o per quelli coi quali ogni giorno s’incontra nelle vie e nelle pubbliche piazze? Anche se egli non vi pensa, anche se non ha l’intenzione di far male, il suo esempio scava profondi solchi; grandi occhi interrogatori lo seguono e l’osservano. Riflette egli talvolta quali immagini, quali impressioni ritengono l’attenzione di quei piccoli esseri intensamente ricettivi, sensibili a ciò che li circonda, e che subiscono, quasi senza difesa, tutto ciò che si presenta loro di buono o di cattivo? Quanto il mondo diverrebbe migliore, se il pensiero di non ferire le anime infantili occupasse maggiormente le menti!

La compiuta protezione dell’infanzia esige inoltre che opere specializzate, consulti medici, asili, villaggi di fanciulli, colonie, istituti di rieducazione, attendano più particolarmente alla cura dei casi, in cui la famiglia manca gravemente alla sua funzione naturale in materia di educazione fisica, intellettuale e morale. Quei fanciulli soli, privi di sostegno materiale, e anche più, affettivo, di cui la loro età ha tanto bisogno, diverrebbero facilmente, se abbandonati alla loro sorte, elementi non soltanto inutili, ma anche spesso pericolosi, e potrebbero perfino andare ad accrescere il numero dei delinquenti. Perciò vediamo con vera soddisfazione svilupparsi le intraprese generose, pubbliche e private, destinate a promuovere e a sostenere le istituzioni che si occupano della protezione dell’infanzia e della gioventù. In particolare, ben conosciamo l’importanza del lavoro compiuto dall’« Opera Nazionale Maternità e Infanzia », aderente alla « Unione internazionale », e che mediante i « Consultori pediatrici, materni e dermo », gli « Asili Nido » ha prestato una provvidenziale assistenza speciale a più di 770.000 fanciulli. L’azione profilattica, che la distingue, mira soprattutto a combattere le cause di mortalità della madre e del bambino e a contribuire in molteplici modi al consolidamento dell’istituto familiare, dovunque non risulti pari alla sua missione. Coloro che in questa Opera od in altre simili prodigano i tesori della loro dedizione, meritano l’incoraggiamento e l’appoggio di tutti, perchè sulla intiera comunanza umana grava la responsabilità e il dovere di venire in soccorso ai fanciulli che circostanze infelici hanno lasciati privi di aiuto.

Siccome il progresso tecnico esige in tutti i campi persone più idonee, e poichè l’evoluzione sociale e politica rende più necessaria una partecipazione attiva dei cittadini al buon andamento delle istituzioni, l’educazione della gioventù richiede uno sforzo più lungo e più arduo e deve adoperare mezzi più onerosi. Ma non è questa una ragione per indietreggiare dinanzi alla vastità dell’impresa. Lo squilibrio sociale è fattore di turbamenti; bisogna impedire con una collaborazione larga e bene ordinata che si dissipi il tesoro più prezioso della nazione, le forze della sua gioventù, e che questa, per negligenza o indifferenza degli organi responsabili, vada ad ingrossare la massa di coloro che sono inadatti ad ogni lavoro qualificato e senza facilità di perfezionamento culturale e morale.

Diletti figli e figlie! Questi Nostri pensieri avevamo in animo di esporvi nel presente giorno di cristiana solennità, affine di rendervi partecipi della sollecitudine del Nostro cuore per l’avvenire della Chiesa e della civile società. Ciascuno di voi, ma specialmente i genitori, stimino come proprio dovere cristiano l’assicurare alla nazione energie più vigorose, più sane, più coscienti del vero senso della solidarietà umana e dei fini superiori che questa persegue.

Rivolgete infine di nuovo lo sguardo al Bambino di Betlemme, il quale, come chiamò i Magi dall’Oriente, così invita tuttora gli uomini di ogni stirpe alla pienezza della felicità mediante la conoscenza della verità e l’amore del bene, e intende di servirsi di ogni suo adoratore per trasmettere l’una e l’altro anche alle seguenti generazioni. Voglia il divino Infante sorreggere i nobili sforzi già intrapresi per dare a tutti i fanciulli i mezzi di preparare a loro stessi e alla società un avvenire felice e fecondo!

Con tale augurio imploriamo su voi tutti l’abbondanza dei celesti favori, mentre v’impartiamo con effusione di cuore la Nostra Apostolica Benedizione.

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fonte: Sito della Santa Sede

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Quanto il mondo diverrebbe migliore, se il pensiero di non ferire le anime infantili occupasse maggiormente le menti! – Magistero del Venerabile Papa Pio XII