di Cesaremaria Glori

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zzsgnQuesta notte ho fatto uno strano sogno. Mi rendevo conto di essere in una terra straniera e in un’epoca che non doveva essere quella in cui vivo da sveglio. Vedevo soldati a piedi e a cavallo vestiti come avevo tante volte visto sulle illustrazioni dei libri di storia romana e poi tanta altra gente che vestiva tutta con abiti lunghi. Alcuni di questi abiti, tra i soli uomini, arrivavano sotto il ginocchio ma la gran parte,  sia uomini che donne, portava vesti lunghe sino alle caviglie. Le donne indossavano tutte un leggero velo sul capo, tranne le bambine che portavano capelli sciolti. Mi colpiva il grande numero di bambini che correvano fra la numerosa gente, tutti sorridenti o impegnati nelle loro dispute puerili. Vestivano tutti abitini molto corti che lasciavano completamente scoperte le agili gambette, tranne le bambine che indossavano gonnelline lunghe sin quasi alla caviglia. L’aria era tersa e piena di luce, una luce strana che mi rammentava quella dell’Africa settentrionale o del vicino Oriente mediterraneo. Improvvisamente la scena cambia e mi vedo di fronte ad un grande tempio che si alzava imponente a coprire l’orizzonte. Era circondato da un ampio muraglione fatto di pietre squadrate alla perfezione con le fughe completamente chiuse a calce. Il candore di quella pietra chiara faceva risplendere il grande edificio baciato da un sole accecante. Circondato da una piccola cerchia di persone, forse una cinquantina, vedevo salire un uomo dalla fluente capigliatura color rame scuro  con riflessi rossastri. Era alto, molto più alto di chi lo circondava e la sua testa sporgeva dal gruppo. Saliva lentamente parlando e ascoltando quelli del gruppo. La numerosa folla presente si scansava ossequiosa al passaggio di quel gruppo di persone e si inchinava verso quell’alta figura di uomo che saliva indifferente agli omaggi tributati. Era veramente un bell’uomo. Alto, asciutto, vestito con sobria eleganza ma senza alcun orpello, si muoveva con passo leggero quasi sfiorando il suolo con i sandali di semplice cuoio chiusi alla caviglia da un’unica stringa color marrone scuro.  Vidi poi scendere dall’alto un gruppetto di persone vestite con abiti molto ampi e sfarzosi dai colori vivaci e ricchi di fettucce che ornavano numerose i lembi dell’ampio mantello che ciascuno di essi indossava. Quel gruppo di personaggi, al cui passaggio la gente si scansava frettolosamente come timorosa di essere troppo ad essi vicina, si diresse incontro all’altra cerchia di persone che attorniavano l’alto uomo che saliva l’ampia scalinata. Improvvisamente il gruppo con l’alto uomo al centro si arresta e attende calmo e senza alcun timore l’altro che sta scendendo con misurata lentezza. Il volto di quei personaggi fastosamente vestiti era sorridente come se volesse mettere a proprio agio coloro che stavano salendo loro incontro. A questa vista i due gruppetti si vengono incontro con sveltezza. C’è uno scambio cerimonioso di saluti . Anche l’alto uomo al centro sorride compiaciuto e si inchina appena leggermente di fronte al personaggio che indossava un ampio copricapo che s’allargava leggermente verso l’alto (come un cappello dei nostri cuochi), fatto di un tessuto ricamato d’oro e decorato con stemmi e ricami a forma di fiori e foglie. Dentro di me pensai che quel personaggio così sfarzosamente vestito mi ricordava uno di quei metropoliti ortodossi impaludati in ampie vestimenta che tanto affascinano le folle che gremiscono i templi della Russia e degli altri Paesi dell’Europa orientale. Questo personaggio, che d’ora in poi chiameremo gran sacerdote, risponde al composto e appena accennato saluto dell’alta figura di uomo vestita della sola bianca tunica, peraltro elegantissima nella sua estrema sobrietà, e dice a lui rivolto:

  • Rabbi, a che cosa debbo questa sua visita? Le porgo il mio omaggio e, unito ai miei compagni di sacerdozio, mi attendo una delle sue meditate e profonde riflessioni sulla nostra Fede.
  • Vostra Beatitudine, voglia gradire i miei omaggi e la ringrazio per le parole di stima e di benvenuto e mi compiaccio per la folla che frequenta questo tempio ove può trovare ogni sorta di offerta a misura di ogni borsa. Sono compiaciuto che i cambiavalute diano a tutti la possibilità di manifestare la loro fede con sacrifici il cui profumo giunga a quell’Altissimo cui essi si rivolgono per inoltrare le loro richieste.
  • Grazie, grande Rabbi, per questo riconoscimento. E’ mio desiderio sottoporle un quesito che da un certo tempo in qua ci fa meditare a lungo, data la sua, sicuramente apparente, difformità dalla dottrina che noi abbiamo ereditato dai nostri Padri. Lei, venerato rabbi, è a conoscenza sicuramente delle conquiste scientifiche che sono state fatte in questi ultimi tempi, specialmente in ambito biologico e psicologico. La scienza ci sta risolvendo tanti problemi ma molti altri ce li sta ponendo con questa rivoluzione nei rapporti fra le singole persone che si contrappone alla dottrina che abbiamo ereditata dai Padri. Le chiediamo pertanto che giudizio dobbiamo noi dare di fronte a due persone dello stesso sesso che sostengono di amarsi e che vorrebbero fosse legittimata questa loro unione. Se è legittimo questo tipo di unione potrebbe, per esteso e per analogia, esserlo anche quello di altre unioni sostenute soltanto dall’affetto che lega le persone fra di loro. Ci affidiamo al suo illuminato responso grande Rabbi.
  • Voi mi ponete un quesito che riguarda più la coscienza dei singoli che il Magistero della Dottrina. Se la coscienza è libera e trova in sé la giusta risposta al proprio agire, chi sono io per giudicare?. Posso io invadere la coscienza delle singole persone e sostituirmi ad essa? Se, come la moderna scienza ha accertato, l’essere umano ascolta con attenzione la propria coscienza troverà sempre in essa la risposta al suo agire, perché la coscienza troverà la ragione del Bene laddove la conduce l’equilibrio della sua esistenza. Voi stessi avete messo avanti la scienza che è venuta a chiarire seppure, talvolta, a sovvertire certe certezze. La scienza ha leggi obiettive che debbono risolvere problemi concreti e questi debbono trovare la loro soluzione non nell’ambito di leggi ancorate a principi estranei all’Uomo ma nell’ambito delle scienze esatte e se queste sono giunte alla conclusione che la psiche umana prescinde dalla natura dobbiamo tenerne quanto meno conto. A questo punto chi sono io per giudicare la Scienza? Io non ho un metodo scientifico per giungere ad una risposta contraria a quella degli scienziati.
  • Venerato Rabbi, grazie per questa risposta. Non ce l’aspettavamo, invero, ma ci conforta per questo ancora di più. Sono sicuro che la gran massa delle persone interessate a questo problema sarà generosa con lei e con il suo gruppo di discepoli per sostenere le vostre iniziative, per le quali questo tempio è sempre aperto.

Improvvisamente sentii una fragorosa risata ed ecco apparire uno strano individuo vestito con un clergyman molto elegante che aveva però un colore tra il grigio e il rosso e non il solito grigio cilestrino. Era elegantissimo, a dire il vero, e le sue scarpe di nero cuoio erano lucide sino allo scintillio;  due grossi gemelli d’oro sporgevano dai polsini della sua bianchissima camicia . Il suo volto era rasato alla perfezione e un profumo di muschio emanava dalla sua pelle levigata. Gli occhi erano chiari, quasi scialbi a dire il vero, ma molto vivaci e curiosi nello scrutare me e ciò che mi circondava e che non distinguevo. La capigliatura che denunciava un antico biondo chiaro, ora divenuto una  indefinita mistura tra l’avorio e il grigio perla,  era rada ma ben distribuita sulla fronte e sul capo. Insomma lo avrei definito un monsignore molto “in”. Il monsignore aprì di nuovo la bocca e mi disse:

  • Sorpreso, vero? E non è finita qui. Ho ancora tante di quelle sorprese in serbo! Sa, mio caro, debbo fare in fretta. Mi è stato dato poco tempo e il “Paron de Sora”. Che fa, perché sgrana gli occhi in quel modo? Non ha capito a chi mi riferisco? Ma è ovvio ! A Quello lassù, cui mi tocca sempre obbedire, maledizione! Ho la massima libertà, questo è vero, ma a dirigere le operazioni è sempre Lui, sempre maledettamente Lui. Stavolta mi ha dato un tempo che all’inizio mi sembrava bastevole ma appena mi muovo certi imbecilli che gareggiano ad essere più cattivi di me mi scombinano ogni cosa. Comunque debbo andare avanti e ci provo un gusto matto. Però non ho capito perché mi ha consentito tutta questa libertà. Sta a vedere che ha escogitato qualche fregatura delle Sue, una di quelle che rovescia a suo favore tutto quel che ho fatto. Sul tempo che mi concede non sgarra mai di un centesimo di secondo e debbo sbrigarmi. Mi sto divertendo come un matto a imbastire questa sceneggiata. Per mia fortuna ho trovato gli individui giusti ma debbo riconoscere che la strada me l’hanno aperta tanti miei sostenitori che si sono accaniti contro Il Figlio del “Paron de sora”, contro il quale non cesserò mai di combattere. Ne va della mia reputazione! Non so come andrà a finire ma quel che mi soddisfa è dare tanto fastidio a quel Figlio e a Sua Madre che mi ha tolto la primogenitura. Pensa! Sostituito da una donna! IO, il Magnifico tra gli Angeli sostituito da una donnetta qualsiasi. Perderò, come sempre, ma quanti fastidi e quante perdite procuro nelle loro fila. A proposito, quella sceneggiata che hai visto l’ho programmata per una di queste sere in una conventicola molto In e molto chic. Ma tu di queste cose non capisci nulla.  Credi pure a quella Donnetta di Lassù che è adatta ai pupi come tu sei.

Una grande risata risuonò sinistra e subito dopo una nube di fumo puzzolente da far vomitare lo circondò con un grande boato che mi fece sobbalzare sul letto e spalancare gli occhi spauriti ed increduli. Ci misi del tempo a convincermi che si trattava di un sogno, ma la mia mente ne restò in ogni caso sconvolta per parecchie ore, anzi per parecchi giorni.

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3 Responses to Sogno di una notte d’inverno – di Cesaremaria Glori

  1. Paola B. ha detto:

    Che sogno! Che descrizione perfetta!
    E UMORISTICAMENTE TRAGICA……

  2. Tonietta ha detto:

    Che strano, dott. Glori, lei non è solo perché ho fatto anch’io un sogno simile: con gli stessi personaggi e con quel tipo azzimato e tirato a lucido, così profumato da dare la nausea. E ho visto e udito pure tutti i suoi compari. Al risveglio, però è il fulgore di quella “Donnetta”, di Lei e del Suo Figliolo che mi hanno dato coraggio e che continuano a darmelo. Ed è certo: NON PREVALEBUNT.

  3. Diego ha detto:

    Caro Dott. Glori, questo Suo sogno è stato veramente profetico!

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