Rinvenuta la più antica traccia dell’Homo Sapiens: ha ben 153 mila anni

Rinvenuta la più antica traccia appartenente all’Homo Sapiens: ha ben 153 mila anni. Lo stupore degli archeologi

Rinvenuta la più antica traccia dell'Homo Sapiens
Preistoria (Foto da Canva-riscossacristiana.it)

Le prime forme di vita sulla terra, da intendersi come primi esseri umani, sono apparsi all’incirca 200.000 anni fa nell’attuale Africa orientale. Nel corso degli anni sono state condotte innumerevoli campagne di scavo e i rinvenimenti hanno portato alla luce, ad esempio, utensili dedicati alla caccia. Grazie alle moderne tecnologie è possibile capire in che modo hanno vissuto i primi ominidi, quali erano i loro usi e costumi e come si sono evoluti nel tempo.

Come si accennava in precedenza, la maggior parte delle scoperte è stata condotta in Africa e per quel che riguarda le impronte, le più antiche risalgono a non oltre 50.000 anni fa. Questo almeno fino ai primi anni 2000: sono trascorsi poco più di vent’anni e sono state riportate in auge delle tracce ben più datate: lo scenario ancora una volta continua ad essere il Sudafrica. Ma entriamo nel vivo.

L’Homo Sapiens, un breve excursus

I primi rudimenti
Utensili caccia (Foto da Canva-riscossacristiana.it)

Se fino ai primi anni 2000 le impronte dei nostri avi potevano essere datate non oltre 50.000 anni fa, oggi le cose sono nettamente cambiate e siamo al cospetto di ben 14 impronte appartenenti ai Sapiens. Attualmente la più antica risale all’incirca a 153.000 anni fa ed è stata attribuita anche essa all’Homo Sapiens. Rinvenuta in Sudafrica, è la riconferma che la zona fosse particolarmente prolifica ai tempi e può essere considerata la culla dei primi esseri umani.

È stato possibile portare a compimento questo ulteriore passo avanti nella storia grazie alle moderne tecnologie: in passato era alquanto difficile poter reperire queste impronte visto e considerato l’incedere del tempo e le azioni corrosive di acqua e vento. Una volta rinvenuto occorre essere particolarmente veloci nell’analisi dei dati, proprio perché possono essere spazzati via in un lampo.

L’importanza storica della scoperta appena compiuta: una traccia antichissima

Archeologo
Archeologo (Foto da Canva-riscossacristiana.it)

Ragion per cui si utilizza la luminescenza che consente di stabilire per quanto tempo un granello di sabbia è stato esposto al sole dunque, in parole più semplici, da quanto tempo è rimasto sepolto. A portare avanti gli studi è stato il Dipartimento della Nelson Mandela University che ha analizzato i dati e li paragonati agli studi precedenti. La traccia recentemente è ritrovata risale a 153.000 anni fa e fa pensare che nella zona costiera di Knysna possano esserci altre tracce.