Trinitari/Mercedari: liberare “qui sunt incarcerati pro fide Christi”

 

Mentre il patrimonium fidei  viene sgretolato dentro e fuori la Chiesa riandare a due grandi Ordini religiosi nati nel Medioevo per riscattare i cristiani ridotti a schiavitù dai musulmani e in pericolo di perdere la fede ci può consentire non solo di rendere un omaggio a uomini intrepidi e ricolmi di fede , ma anche raccogliere un testimone.

Anche noi potremmo diventare ben presto captivi cristiani…

I Trinitari e i Mercedari hanno alle spalle storie diverse ma condividono il medesimo carisma; la storia dei Trinitari inizia quando Papa Innocenzo III approva la Regola voluta da San Giovanni de Matha che prescrive di destinare un terzo di tutte le entrate dell’Ordine alla liberazione dei captivi cristiani nei territori musulmani.

Vent’anni dopo, in Spagna, San Pietro Nolasco organizza le prime redenzioni di cristiani spagnoli fatti prigionieri dai Mori e nel 1235 Papa Gregorio IX concede la Bolla di approvazione all’Ordine della Beata Vergine Maria della Mercede.

Con l’espansione dell’Islam le terre cristiane dell’Europa furono teatro d’incursioni da parte dei seguaci di Maometto che insieme a distruzione e morte videro il fenomeno della schiavitù che, può sembrare strano al cittadino europeo di oggi (per non parlare del cattolico medio), significava non solo perdita della libertà ma soprattutto pericolo di perdere la fede, fatto al quale gli schiavi erano esposti.

Un problema antico nella storia del cristianesimo.

Questo fu l’inizio e lo scopo per il quale fu istituito l’Ordine della Santa Trinità e degli schiavi; questo il miracolo e l’ispirazione della sua fondazione.  C’era a Parigi un … maestro, che si chiamava Giovanni di Provenza: uomo timorato di Dio, che serviva il Signore giorno e notte. Fin dalla fanciullezza egli portava in cuore un forte desiderio di abbracciare la vita religiosa, senza però precisa idea in quale famiglia entrare… giunto in giorno della sua prima messa…al momento della consacrazione, supplicò ancora il Signore di volergli benevolmente indicare in quale ordine religioso dovesse entrare per la sua salvezza. Nell’alzare gli occhi al cielo, vide la gloria di Dio e il Signore che teneva nelle sue mani due uomini con le catene ai piedi; dei due, uno era nero e deforme, l’altro bianco e macilento. Poiché indugiava lungamente nella consacrazione, il vescovo, l’abate e il maestro Prevostino con tutti gli altri presenti si domandavano con stupore che cosa stesse accadendo. Guardando verso il cielo, sia il vescovo che l’abate e il maestro Prevostino videro la stessa cosa e glorificarono il Signore; poi lo destarono ed egli, riavutosi, continuò la celebrazione. Terminata la messa, gli chiesero che cosa avesse visto; egli manifestò la visione avuta e glorificò il Signore. Allora anche gli altri testimoniarono di aver avuto la stessa visione… Riflettendo Giovanni dentro di sé, e poi con il vescovo di Parigi e l’abate di san Vittore sul significato della visione, stabilirono la Regola secondo la quale dovevano vivere e tutte le altre cose in essa contenute… Quindi, il maestro Giovanni, andò a Roma, si presentò al Papa, gli mostrò le lettere commendatizie, e gli narrò la visione avuta. Il Papa non gli credette e lo reputò pazzo insieme al vescovo che attestava tali cose. Giovanni se ne tornò a Parigi. Ma non molto tempo dopo, anche il Papa, mentre celebrava, ebbe la stessa visione del maestro Giovanni e, spiacente per non aver accolto la sua richiesta, mandò dei messi per rintracciarlo e perché lo riconducessero presto alla sua presenza; ma i messi non lo trovarono. Allora il Papa esclamò: Che me lo mandi il Signore!

Più tardi, quel sant’uomo, tornato a Roma, fu ricevuto dal Papa ed ottenne quanto desiderava. Siano rese grazie a Dio!

Così, nell’anno 1198 ebbe inizio l’Ordine della Santissima Trinità.” (Racconto anonimo XIII sec., Bibliot. Nazion. Di Parigi: cod. ms. lat. 9753, fol 10, V)

Le linee essenziali del nuovo Ordine erano: una particolare devozione alla Trinità; un più evangelico stile di vita religiosa; l’impegno per la redemptio captivorum e le opere di misericordia. I frati portavano un abito bianco segnato da una croce rossa e azzurra per ricordare il mistero trinitario. Era prescritto l’obbligo di investire un terzo dei propri beni per la redenzione e per le opere di ospitalità. L’astensione da carne, pesce e vino (salvo nelle solennità). Per i viaggi (e non dovevano essere pochi) la possibilità di utilizzare solamente la cavalcatura degli asini (per questo furono conosciuti anche come fratres asinorum).

Nel 1199, a pochi mesi di distanza dall’approvazione del Papa, san Giovanni de Matha venne ricevuto dall’Emiro Miramolino, che era il capo degli Almohadi nel Maghreb. Con sé portava una lettera di Innocenzo III nella quale si diceva che “entusiasmati dall’amor divino, coloro che consegneranno la presente, hanno fondato un nuovo Ordine religioso, con regola propria, nella quale si stabilisce che la terza parte di tutte le loro entrate deve essere impiegata per la redenzione degli schiavi. Per facilitare questa missione è consentito, qualora ritenuto opportuno, ricorrere allo scambio di schiavi pagani con quelli cristiani”. Ottenuta l’approvazione di Miramolino, Giovanni compì la prima redenzione liberando circa 150 cristiani.

Come Dio Padre di misericordia e Dio di ogni consolazione e datore di conforto in ogni tribolazione, per sua grande misericordia inviò Gesù Cristo suo Figlio in questo mondo per visitare tutto il genere umano che si trovava in questa terra schiavo e incatenato in potere del demonio e dell’inferno (…), così il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, le cui operazioni non hanno divisioni, ordinarono per loro misericordia e grande pietà di fondare e stabilire quest’ Ordine, chiamato Ordine della Vergine Maria della Mercede della redenzione degli schiavi di s. Eulalia in Barcellona del quale Ordine crearono loro fedele messaggero fondatore e promotore fr. Pietro Nolasco… I religiosi professi di quest’Ordine – con fede in Gesù Cristo con speranza nella salvezza e con vera carità di Colui che in questo mondo prese carne dalla gloriosa santa Vergine Maria – lavorino di buon cuore e di buona volontà e con ogni opera buona nel visitare e liberare quei cristiani che sono in schiavitù e in potere dei saraceni e di altri nemici della dottrina di Cristo e siano sempre allegramente disposti, se necessario, a dare vita per essi come Gesù Cristo la diede per noi” (Costituzioni dell’Ordine, 1272)

La fondazione dell’Ordine della Mercede risale al 1218 e, a differenza di quello della SS. Trinità, poiché avvenne in pieno campo di battaglia contro i Mori e san Pietro Nolasco si sentì interpellato in prima persona da questa situazione.  L’Ordine ebbe alla sua origine più cavalieri che sacerdoti.  Inizialmente fu: Ordine reale, militare e religioso della Madonna della Mercede per la redenzione degli schiavi e i suoi sacerdoti attendevano all’Ufficio corale nelle Commende dell’Ordine, mentre i cavalieri, che erano la maggior parte, sorvegliavano le coste e adempivano la missione rischiosa del riscatto dei prigionieri cristiani. San Pietro Nolasco fu il primo Commendatore o Maestro Generale dell’Ordine e quando furono trovati i suoi resti lo si trovò ancora armato di corazza e di spada .

San Pietro Nolasco nacque verso il 1180 a Mas Saintes Puellas (Tolosa, Francia), con la sua famiglia si stabilì fin da piccolo in Barcellona (Spagna) dove, seguendo le orme del padre, divenne un ottimo mercante.    Nel 1203 si ha notizia, a Barcellona, di un primo intervento del giovane Nolasco per liberare alcuni cristiani fatti schiavi dai Mori.

Insieme ad alcuni amici che condividevano la sua preoccupazione e il suo desiderio di liberazione degli schiavi la cui fede era in pericolo si dedicò a questo compito.  Questo gruppo di ‘redentori’ erano mercanti e questa attività si rivelò di grande utilità nella fase iniziale, poiché a coloro che esercitavano questa professione, essendo persone conosciute, era concesso facile accesso ai paesi musulmani. Il loro modo di esercitare la ‘mercanzia’ fu alternativo, ma non meno fecondo, alla scelta del francescanesimo: l’arte di mercante fu infatti esercitata non per arricchirsi comprando merci, ma facendosi essi stessi poveri per dare la libertà ad esseri umani bisognosi

E’ tramandata una lettera del Re Giacomo II al Papa Bonifacio VIII nel 1301, in cui ricorda questi primi tempi dove san Pietro Nolasco e altri laici “avevano grande devozione verso Gesù Cristo che ci redense con il suo sangue”.

San Pietro Nolasco stabilì che le redenzioni attirassero tutte le risorse economiche disponibili – non solo la “terza parte” come per i Trinitari – e che, in determinate circostanze, i religiosi avrebbero dovuto offrire la propria vita per gli schiavi (e per questo i Mercedari emettevano uno speciale quarto voto).

In una ricostruzione postuma si narra come la Beata Vergine fosse apparsa a san Pietro Nolasco dicendogli che, insieme con il suo Figlio, avrebbe gradito la fondazione di un Ordine religioso con lo scopo di liberare i prigionieri dalla tirannia dei Saraceni.  Incoraggiato da questa visione, san Pietro Nolasco ebbe da quel momento un solo pensiero: rischiare la vita per i suoi amici e per il prossimo.

Nella stessa notte la Vergine Santissima si era manifestata al beato Raimondo da Peñafort domenicano e al re Giacomo di Aragona, rivelando anche ad essi il suo desiderio e pregandoli di impegnarsi in un’opera così importante. Pietro si rivolse subito al b. Raimondo, suo confessore. Lo trovò già preparato da Dio e si affidò alla sua direzione. Intervenne allora il re Giacomo, onorato egli pure della visione della Beata Vergine e risoluto di realizzare il desiderio da Lei manifestato. Dopo averne trattato insieme, in perfetto accordo, si dedicarono alla fondazione dell’Ordine in onore della Beata Vergine, che avrebbero intitolato con il nome di Santa Maria della Mercede per la Redenzione degli schiavi.

Il 10 agosto dell’anno del Signore 1218, il re Giacomo pose in opera il progetto  maturato dai questi religiosi chesi obbligavano con un quarto voto a restare ostaggio presso le potenze pagane, se si fosse reso necessario per liberare i cristiani. Il Re concedette che i religiosi portassero sul proprio petto le sue insegne ed ebbe cura di ottenere da Gregorio IX la conferma dell’Ordine religioso che fu ottenuta nel 1235.

Il diritto medievale aveva sistematizzato due concetti diversi di schiavitù. La schiavitù propriamente detta, intesa come forma di privazione della libertà, anche se non si aveva diritto di vita su uno schiavo perché lo si poteva solo comandarlo durante il suo lavoro.   Nell’Europa medievale in realtà la schiavitù perse di mordente (non così per il mercato degli schiavi) anche perché la Chiesa estese a tutti gli schiavi i sacramenti e fece in modo di far proibire la schiavitù.

La captivitas, invece, indicava la condizione giuridica dei captivi, i prigionieri di guerra spesso sottoposti ad un regime semi-schiavistico.  Il captivus era colui che era stato sottratto con violenza dal suo mondo (religione, cultura e cittadinanza), ma non ancora asservito (servus) e sottoposto spesso ad autentici abusi non essendo considerato diversamente da un oggetto a cui poter infliggere ogni sorta di crudeltà a motivo del suo essere cristiano.

La contesa tra cristiani e musulmani rendeva più che mai vivo il problema in Europa e Trinitari e Mercedari furono i primi due Ordini religiosi a impegnarsi nella liberazione pacifica dei captivi cristiani e a organizzare lo scambio dei prigionieri ma, è importante ricordare, impegnandosi per la redenzione “captivorum, qui sunt incarcerati pro fide Christi”, cioè escludendo coloro che abiuravano o che erano fuori dal carcere, come liberi o come servi.

SanPietro Nolasco che… . più di una volta percorse a piedi l’intera Spagna per raccogliere elemosine e spesso gli accadde di « vendere anche quei beni che erano necessari al sostentamento dei confratelli e in tal modo ottenne la libertà dei prigionieri ». Sappiamo inoltre che Raimondo Nonnato, ostaggio presso gli infedeli, pur avendo le labbra sigillate da un gancio trasversale, non desistette tuttavia dal professare la fede in Cristo. Quanto ardore di carità in Serapione e in Pietro Pascasio! Il primo, crocifisso, fu straziato in tutte le membra, e il secondo fu ucciso mentre celebrava la sacra funzione. Ma come potremo ricordare ogni singolo episodio di tal natura, dal momento che assommano a ben mille e cinquecento i vostri confratelli che affrontarono il martirio in nome della fede e per il riscatto dei prigionieri? “ (Benedictus Pp. XV, epistula Dum tanta populorum,  1918)

Dare se stessi, il proprio corpo, la propria vita, per la salvezza dell’anima di un cristiano prigioniero: decisamente un altro mondo, decisamente un’altra Chiesa.

 

 

 

 

 

 

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