“Qui crediderit et baptizatus fuerit, salvus erit; qui vero non crediderit, condemnabitur” (Mc 16, 16).

Extra Ecclesiam nulla salus”. Concilio di Firenze, 1438.

di Carla D’Agostino Ungaretti

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zzzzbttsmQuella lapidaria frase di Gesù pronunciata, secondo l’Evangelista Marco, al momento della Sua Ascensione, ha sempre suscitato in me sentimenti contrastanti. Da un lato, conforto e speranza – perché so di essere stata battezzata il giorno dopo la mia nascita, mentre adesso (chissà perché) nelle nostre parrocchie si assiste al Battesimo di bambini che ormai hanno raggiunto l’età giusta per frequentare la scuola materna[1]; dall’altro, timore e sincera preoccupazione per tutti quei nostri fratelli che non conoscono Cristo o, avendolo conosciuto, lo hanno rifiutato. Infatti la dottrina della Chiesa ha sempre professato, dichiarato, insegnato che “Extra Ecclesiam nulla salus”, principio che reca in sé un ricchissimo significato teologico, dottrinale e pastorale, perché ci rammenta costantemente che Gesù, il Messia, il Cristo, il Verbo di Dio incarnatosi per la nostra redenzione, ha patito ed è morto offrendo Sé stesso in sacrificio per la salvezza di tutta l’umanità, quella salvezza che l’Uomo, il capolavoro di Dio, aveva perduto con il peccato originale e che non avrebbe mai potuto riguadagnare con le sue sole forze, ma solo con un intervento da parte del suo Creatore, motivato da quell’immenso e inenarrabile amore che Egli nutre per tutte le sue creature e che neppure la disubbidienza umana era riuscita a cancellare. Quindi saremmo autorizzati a pensare che tutti coloro i quali, in piena libertà (altro immenso dono del Padre), coscientemente e deliberatamente rifiutano il Cristo, rifiutando una così sublime offerta di amore, votano se stessi alla dannazione eterna.

Ma stanno veramente così le cose? Secondo me, cattolica “bambina” che si abbevera costantemente al Catechismo di S. Pio X, non ci sono dubbi; ma il mondo moderno ne dubita e, come rifiuta il concetto di peccato e accetta con difficoltà perfino l’idea di una vita ultraterrena, così finisce per non credere più all’esistenza dell’inferno e si lusinga di pensare che, se è vero che l’anima sopravvive alla morte fisica, allora si vada tutti in Paradiso, “buoni” e “cattivi”, perché la misericordia di Dio è talmente grande che accoglie tutti senza distinzioni.  Vale allora la pena di riflettere un po’ su questo problema.

Il concetto di redenzione traeva origine, nell’Antico Testamento, dal diritto di famiglia e della tribù:  le famiglie potevano pagare un riscatto per liberare un parente caduto in schiavitù. Nella trasposizione religiosa, la categoria di redenzione perde la  connotazione giuridica e l’idea del pagamento ”dovuto” a qualcuno. Infatti, facendolo uscire dall’Egitto, Dio“redime” il Suo popolo gratuitamente, senza dovere nulla a nessuno, in virtù del vincolo che Egli ha stretto con esso e della fedeltà di Dio a Sé stesso e all’uomo.  Il Nuovo Testamento collega il valore della “salvezza” operata da Gesù con la Sua morte alla “redenzione”, al “sacrificio”, al “riscatto”, ma non li realizza più solo in un gesto rituale, ma nel dare la sua vita: “Sumite: hoc est corpus meum … Hoc est sanguis meus novi testamenti , qui pro multis effunditur” (Mc 14, 22 – 24). Queste parole pronunciate da Gesù sopra il calice dovettero essere sommamente rivelatrici per gli apostoli,  poiché in esse appariva spiegato il senso che avevano avuto i sacrifici dell’Antica Alleanza che fu di preparazione e di anticipo. Infatti Gesù aveva parlato spesso della Sua morte come redenzione. Gli esempi da fare sarebbero molti, ma il primo che mi viene in mente è: “ … appunto come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti” (Mt 20, 28). S. Paolo, dal canto suo, ribadisce: “Dio … vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità” (1 Tm 2, 6); “Gesù Cristo … ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità …” (Tt 2, 14).

E così, dopo questo lungo preambolo, eccomi giunto al punta cui volevo arrivare che si riassume in una domanda brevissima: quale sarà il destino eterno dei non cristiani? Con quella espressione io intendo riferirmi non solo a coloro che appartengono a civiltà diverse da quella ebraico – cristiana, e quindi sono stati educati in religioni diverse, ma anche a coloro (soprattutto le persone colte) che hanno conosciuto Cristo ma, ciò nonostante, lo hanno rifiutato. Infatti,  poiché tutti sappiamo che la fede in Cristo, Verbo di Dio, è un dono dello Spirito Santo, supportato dall’educazione e dall’esempio ricevuti, ci si può domandare come mai per costoro lo Spirito non abbia operato. Ma il nome di Gesù significa “Dio salva” e allora se tutto quello che Egli ha detto in merito alla salvezza è vero, come ci ha dimostrato Lui stesso con la Resurrezione, allora si può ben comprendere che non si può equivocare sul significato del principio “Extra Ecclesiam nulla salus” che, con altrettanta icasticità delle parole di Gesù, ci insegna che non può esserci salvezza al di fuori della Chiesa fondata da Cristo perché “mediante l’Incarnazione, Egli si è unito a tutti gli uomini in modo tale che non vi è altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati” (CCC 432, 433, 434). Lo hanno affermato i Padri della Chiesa, San Tommaso d’Aquino, i Concili, i Papi; perciò non possiamo nutrire dubbi sulla sua veridicità.

Ma che significa quel “per molti”, espressione usata da Gesù al momento di istituire il Sacramento dell’Eucaristia e recepita dall’Ordinario della S. Messa secondo il rito di S. Pio V, che ora la Liturgia Eucaristica del Messale Romano ha tradotto con “per tutti”? Questa formula deve intendersi in senso letterale, o piuttosto come una metonìmia, indicante cioè una parte per il tutto? Nel primo caso – che sembra avvalorato dalle stesse parole di Gesù che ho citato in epigrafe – è evidente che i “molti” non sono “tutti”, ma solo coloro che, avendo accettato il Vangelo, si saranno fatti battezzare. Nel secondo caso sembrerebbe che la salvezza eterna sia offerta a tutti e tutti raggiunga, che siano stati battezzati o no.  Il Catechismo della Chiesa Cattolica sembra interpretare quel “per molti” in senso non restrittivo, ma estenderlo all’insieme di tutta l’umanità perché con la Sua morte di Gesù “compie la redenzione definitiva degli uomini” (nn. 613-614) e  con la Sua incarnazione offre “a tutti la possibilità di venire in contatto , nel modo che Dio conosce, con il mistero Pasquale”. Al riguardo cita addirittura un’icastica immagine di S. Rosa da Lima: “Al di fuori della Croce non vi è altra scala per salire al cielo”(n. 618).

Sorge allora un serio e, secondo me, anche un po’ angoscioso interrogativo: che ne sarà di coloro che non hanno conosciuto Cristo ovvero, avendolo conosciuto, non hanno ricevuto la Grazia dello Spirito Santo? La Chiesa ha sempre insegnato che possono salvarsi anche coloro che, senza loro colpa, non lo abbiano conosciuto come, forse, l’umanità vissuta prima della Sua venuta o le popolazioni dei popoli indigeni prima del contatto con i cristiani, vale a dire coloro che sono vissuti osservando la legge eterna del diritto naturale che, nella tradizione ebraico – cristiana, si incarna nel Decalogo, ma è condivisibile da tutti i popoli di ogni civiltà e di ogni cultura. Ma chi, oggigiorno, tra le persone colte non cristiane non conosce Cristo e non ha mai sentito parlare di Lui? Forse che il Dalai Lama o il Gran Muftì di Gerusalemme non conoscono i fondamenti del Cristianesimo? Il grande poeta indiano Rabindranath Tagore, insignito del premio Nobel per la letteratura nel 1941 e il Mahatma Gandhi, entrambi induisti, furono affascinati dalla figura di Gesù ma non si convertirono, forse per il pessimo esempio ricevuto da tanti cristiani. Ma allora bisogna intendersi sull’esatto significato di “salvezza” perché se rifiutiamo di pensare che questi grandi uomini siano all’inferno, dobbiamo ammettere  che anche loro ora siano in Paradiso, ma così finiamo per contraddire il principio dogmatico che al di fuori della Chiesa non c’è salvezza.

Lo stesso Dante era ben consapevole di questa aporìa teologica, tanto è vero che, nella Divina Commedia, pone in una posizione speciale i “buoni” – come il suo “maestro” e “autore” Virgilio – i quali, essendo vissuti nei secoli precedenti la nascita del Redentore, non potevano averlo conosciuto. Costoro vivono nell’anti – inferno: non sono dannati, ma neppure beati; non “soffrono le pene dell’inferno”, ma neppure godono della visione beatifica di Dio. Secondo Dante, sono nel “limbo”, ipotesi che però non è mai stata fatta propria dalla Chiesa perché ritenuta lontana da diversi punti importanti della fede cristiana. Ma come ha osservato il Prof. Massimo Viglione – che rispose on line a un quesito da me postogli in questo senso e che ora mi guida nella mia riflessione – cosa siamo autorizzati a pensare dei grandi spiriti, sicuramente degni di stima e ammirazione, ma vissuti prima di Cristo come, per esempio, Aristotele? Quest’ultimo, non cristiano, non può essere in Paradiso, “ma possiamo immaginarcelo travolto dal fuoco eterno, lui, l’istitutore della logica umana fondata sul diritto naturale, il teorizzatore della dimostrabilità dell’Atto Puro (Dio), l’esplicatore del principio di causa – effetto su cui si regge il divenire nel tempo e nello spazio, il pensatore politico della politeia”?  E, aggiungo io, come tutti gli altri grandi spiriti dell’antichità greco – romana, da Omero a Platone, ai grandi tragici Eschilo, Sofocle ed Euripide, a Giulio Cesare, a Cicerone, ad Augusto, sulle cui opere è fondata la nostra civiltà? Io, cattolica “bambina”, concordo col Prof. Viglione nel dire che sarei felicissima di incontrarli nell’Aldilà, anche loro redenti. Ma non dipende da noi. E altrettanto dicasi per Tagore e per Gandhi, con la differenza che questi ultimi hanno ben conosciuto il Cristianesimo, ma lo Spirito Santo non li ha illuminati. Perché?

E che dire dei bambini morti senza Battesimo? A questo punto il discorso si fa sempre più difficile, ma anche più interessante e sempre di più stimola la mia curiosità sia umana che spirituale. Quale sarà il destino dei bambini  appartenenti a famiglie non cristiane, educati dai loro genitori secondo la loro fede e morti anzitempo, o esclusi dal Battesimo perché nati morti (come accadeva molto spesso, nei secoli passati, senza colpa dei genitori) o uccisi ancora allo stato embrionale (come invece accade spesso oggi), o abortiti, o vittime di infanticidio appena nati, o morti annegati nell’attraversamento del Mediterraneo, come purtroppo è successo spesso negli ultimi tempi? Non è certo per colpa loro che queste disgraziate creature hanno ignorato Cristo. A me piace pensare che il Padre, infinitamente più amorevole di qualunque padre terreno, non li abbandoni nello stato di “limbo” , ma se ha consentito che la Chiesa, con l’autorità conferitale da Lui stesso, proclamasse Santi e commemorasse il 28 dicembre gli “Innocenti Martiri”, ossia tutti quei bambini dai due anni in giù, coetanei di Gesù,  nati come Lui a Betlemme, uccisi dalla follia omicida di Erode, (Mt 2, 16), i quali non fecero in tempo a conoscere  quel loro piccolo coetaneo, Figlio di Dio, e a giocare con Lui, altrettanto farà con quelle disgraziate creature escluse dall’incontro con il Redentore,  non certo per loro colpa, ma a causa dell’egoismo e della crudeltà degli adulti.

Concludendo questa mia riflessione, mi rendo conto di sollevare una vera aporìa, ossia un problema teologico e filosofico enorme la cui soluzione, non solo è ben lontana dall’essere stata trovata,  ma forse non lo sarà mai e meno che mai potrà essere risolta da me, umilissima cattolica “bambina”. Se il principio “Extra Ecclesiam nulla salus” è fuori discussione, mi azzardo a pensare che la Parola di Cristo, anche se difficile e strettamente legata alla Croce, è la strada più certa e sicura per arrivare in Paradiso, anche spesso impervia e irta di difficoltà. Per quanto riguarda tutte le altre strade … beh, anche in questo concordo con il Prof. Viglione: non poniamoci troppi problemi e lasciamo fare a Dio che sa bene quello che fa e non sbaglia mai. Negare l’esistenza dell’inferno è eresia, ma è eresia anche pensare che  le altre religioni siano del pari salvifiche, anche se è un’opinione molto diffusa e non sufficientemente contrastata da chi avrebbe il potere e l’autorità per farlo. La stessa Madre di Dio ha mostrato l’inferno ai bambini di Fatima ma la Chiesa, se ha il potere di proclamare i Santi e di venerarli nel giorno del loro transitus, non ha mai steso un elenco dei dannati, né cristiani né pagani, perché esso è di competenza solo di Dio. Quindi fidiamoci ciecamente della saggezza di Lui, infinitamente superiore alla nostra,  preghiamoLo affinché mandi lo Spirito Santo a tutti i nostri fratelli in umanità e lodiamo Gesù Cristo, rimanendo sempre abbarbicati a Lui.

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[1] Questa prassi, motivata (si dice) dal fatto che la mortalità infantile è stata praticamente sconfitta, mi lascia molto perplessa sull’effettiva fede dei genitori. Chi ha la gioia di diventare padre e madre non dovrebbe essere ansioso e felice  di vedere il proprio bambino diventare il più presto possibile cristiano, figlio di Dio, membro della Chiesa , ricevendo la Grazia Santificante? Invece neppure i parroci invitano a un Battesimo sollecito per raggruppare parecchi bambini in un’unica cerimonia rallegrata da applausi come in un teatro. E’ il segno dei tempi.

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14 Responses to Che ne sarà dei non-cristiani dopo la morte? Lasciamo fare a Dio…  –  di Carla D’Agostino Ungaretti

  1. Francesco ha detto:

    E’ una cosa che mi chiedo sempre anche io, specialmente nell’ultimo periodo. La risposta a cui sono giunto per ora è che dal punto di vista di Dio possono essere salvati, ma a noi questo punto di vista non compete (Matteo 19, 23-26), nel senso che dal nostro punto di vista dobbiamo agire come se si perdessero e quindi facendo tutto ciò che possiamo per convertire e battezzare. In Mc 16, 15-16 Gesù dice che chi sarà battezzato E crederà sarà salvato, ma SOLO chi non crederà sarà condannato. La mia conclusione è quindi: a voi non compete sapere chi viene condannato ma chi viene salvato. Ergo fate tutto per salvare tutti più che potete e sappiate che c’è una sola via data a voi di salvezza: Gesù Cristo. Il resto lasciatelo a me ma non contate su questo perchè è un abuso della misericordia di Dio (come oggi costantemente avviene).

    • Francesco ha detto:

      Ultima cosa: è vero che nelle altre religioni ci sono i cosiddetti “semi di verità” ma questo compete solo a Dio nel senso che Dio COME VUOLE userà misericordia. A noi compete combattere l’eresia e la menzogna che vengono dal demonio. Infatti è assolutamente VERO affermare (come per 2000 anni la Chiesa ha fatto) che le altre religioni vengono dal demonio e FALSO asserire che vengono da Dio. Nonostante questo possiamo sperare che Dio trovi un modo per operare anche in mezzo all’errore e al male, ma questo non ci autorizza a darlo per scontato e a comportarci come se non fosse importante la conversione degli eretici e la correzione degli errori, poichè non compete al nostro punto di vista.

    • Francesco ha detto:

      Ovviamente intendo “non sapere chi sarà condannato” perchè solo a Dio spetta leggere il cuore dell’uomo e quindi sapere se crede o meno. Però sappiamo cosa e chi considerare eresia-eretico o peccato-peccatore. Ultima cosa che dico davvero (come ricorda S. Agostino): è meglio fare il bene per l’amore di Dio che per paura dell’inferno; ma è anche meglio temere l’inferno e non peccare che non temere l’inferno e peccare. Quindi è meglio un catechismo di Pio X che dice che fuori dalla Chiesa non vi è salvezza e non omette di evangelizzare, piuttosto che uno che dice che Dio può anche salvare chi vuole indipendentemente e poi divente che Dio salva tutti automaticamente.

  2. Paola B. ha detto:

    Carissima MAESTRA cattolica bambina,
    come sempre ha posto in evidenza un quesito di dimensioni …”infinite”!
    Io mi baso molto su quanto dice Padre Pio:

    “A **TUTTI** Dio dà la possibilità negli ultimi istanti della loro vita di
    dirGLI SI’ oppure NO.”

    Cioè se LO riconosciamo come nostro Sommo Bene LUI non ci
    condanna.
    Questo mi consola molto quando anche a me vengono dubbi sulla
    salvezza di qualcuno che conosco o di qualche persona pubblica.
    E ovviamente penso anche a quanto disse il mio amatissimo Gesù:
    “Passeranno avanti a voi le prostitute…”

    Per quanto riguarda il Battesimo sono ASSOLUTAMENTE CONTRARIA
    a che venga amministrato molto tempo dopo la nascita del bambino: se
    non sbaglio questo è un frutto del C.V.II.
    Il Battesimo dovrebbe essere immediato!
    E i bambini abortiti, nati morti, annegati, sono certa con lei che fanno
    parte degli Innocenti Martiri.
    Non so se mi sono spiegata bene, perché sono molto ignorante.
    GRAZIE carissima.

  3. IL CAMERATA ha detto:

    Ricordiamo che il popolo ebreo fu il primo popolo a cui Dio si rivelò, il popolo eletto fra le tante nazioni pagane di quei tempi. Possiamo quindi presumere che gli ebrei veramente osservanti e praticanti in buona fede anche al giorno d’oggi, pur non essendo battezzati, saranno salvi.
    Del resto, nelle profezie sta scritto che il popolo ebreo si convertirà in massa al cristianesimo prima degli ultimi tempi a causa dei prodigi che Dio farà.

  4. Petrus ha detto:

    Gent.ma D.ssa Carla,
    concordo con quanto scrive e direi anche che nessuno va all’inferno senza saperlo come ebbe a dire San Pio da Pietrelcina. Penso che al momento della morte il Signore Gesù non farà mancare la luce dello Spirito Santo e illuminare le coscienze dei non cristiani per accettare la Verità cristiana, come quella esperienza soprannaturale particolare della signora colombiana Gloria Polo in cui faceva capire come anche i non cristiani potevano salvarsi accogliendo un Battesimo di desiderio nel Signore Gesù (fermo restando l’esame di tutta la vita). Infatti senza l’accettazione di Cristo come Unico Salvatore non ci può essere, appunto, Salvezza. Questo, penso, valesse anche per i pagani prima di Cristo quando Dio illuminava le coscienze per l’accettazione o il rifiuto di Sé come Unico e Vero Dio, ma come sappiamo le porte del Paradiso erano chiuse e queste anime aspettavano in un luogo di beatitudine naturale, in attesa della Redenzione. Comunque, come dice Lei, lasciamo fare a Dio.

  5. Mah! ha detto:

    Cosa sarà dei bambini abortiti? sarà valido per loro il battesimo di sangue? Cosa ne sarà di quelli tanto volutie a cui si sarebbe dato il battesimo, ma persi in un aborto spontaneo? Le domande sono tante e si spera nella misericordia di Dio che tutto conosce, anche le intenzioni.

  6. giorgio ha detto:

    Gentile signora,ma è proprio sicura che se lei fosse nata in Arabia e avesse incontrato un missionario cristiano si sarebbe convertita?Che colpa ne hanno quelli che non si convertono dal momento che hanno alle spalle secoli di educazione,cultura ,spiritualità diversa dalla sua?Paradossalmente,lo Spirito non li avrebbe accolti,il che è un’assurdità.Quindi,e concludo,il problema è troppo complesso teologicamente per poter SOLO accennarne in un sito

  7. Donato Franchino ha detto:

    La salvezza è solo appannaggio di chi crede nel Vangelo e Gesù Cristo. Per credente dobbiamo intendere praticante, cioè: “Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli”. Ognuno di noi ha ricevuto i propri talenti, ne daremo conto. Chi è nato in una famiglia cristiana, in paese cattolico rinnegando Cristo sarà più colpevole poiché avendo più motivi è più reo. Chi nasce in un paese o famiglia atea o non credente ha una possibilità di conversione più difficile e premio più grande. Saulo ha avuto una conversione “facile”, Cristo si è presentato a lui, ha visto ed ha creduto, chi invece nelle tenebre del proprio animo ogni giorno non avendo visto crede e combatte sé stesso è più guerriero nella Fede. Lui è morto in Croce affinchè noi credessimo sapendolo risorto. La salvezza è per tutti nel proprio libero arbitrio proporzionalmente ai propri talenti, ma solo nel nome di Cristo, che sia lodato sempre.

  8. Fabrizio ha detto:

    Posso azzardare una chiosa all’articolo? La marca teologica del ragionamento manca ancora di un elemento transitivo verso il sommo bene del Paradiso: è il Purgatorio (da non immaginare come una galera pluripiano a detenzione decrescente). La vita oltre la morte è una condizione di accresciuta consapevolezza conseguente alla liberta dai vincoli fisici, insieme al grado di smarrimento relativo alla preparazione (in vita) di tale coscenza. Il postmortem è la condizione animica descritta nel Cantico da San Giovanni della Croce che, se raggiunta negli stati prematuri o sapienti, è comunque libera di vedere il Cristo e aderirvi. L’inferno è per le anime già morte in vita. Irrecuperabili. L’asintoto superiore del Purgatorio sfocia nella beatitudine dell’adesione all’amore di Cristo: potrebbero mai l’anime d’un bimbo e quella di Platone non percepire tale Amore? Per tutti loro è una questione di tempo-mistico il superare l’Asintoto tra Purgatorio e la Comunione dei Santi, Corpo Mistico Paradisiaco della…

  9. andrea ha detto:

    Chi non riceve il sacramento del Battesimo, non entra nella Chiesa,
    e noi sappiamo che senza la Chiesa non c’e’ la salvezza, il Battesimo e’
    importantissimo, in questa epoca viene usata una coscienza personale nefasta,
    e molte persone dicono,lo battezziamo quando sara’ grande, perche’ sara’ lui a deciderlo,
    questi sono ragionamenti diabolici che oggi si fanno, se succede qualcosa, un incidente,
    una morte improvvisa,non entra in Paradiso,forse tutti non si ricordano quando siamo stati
    battezzati,ci sono i padrini perche’ il battezzato essendo piccoli non possiamo rispondere,
    il Sacerdote fa’ 3 domande, rinunci al mondo? rinunci a satana? rinuncia al peccato? i padrini
    rispondevano si si si si ma poi nella vita pratica che fanno? credono e praticano?o sono spariti?
    Per noi Battezzati, e’ un combattimento continuo,i richiami del mondo, contro satana, e contro il nemico
    personale la nostra natura debole, concepiti dal peccato di origine
    in caso di pericolo tutti noi possiamo…

  10. andrea ha detto:

    noi possiamo battezzare.
    In purgatorio quelli che non hanno ricevuto il battesimo, gli eretici
    i mussulmani, gli ortodossi, gli Anglicani che sono fuori dalla chiesa, non usufruiscono
    dei meriti i suffraggi delle anime che arrivano da questo mondo dei battezzati, perche’ loro
    rifiutarono il battesimo.
    SIA LODATO GESU’ CRISTO

  11. moira ha detto:

    Ricordo che la salvezza, vuol dire comunque il purgatorio e come rivelato da grandi mistici, il purgatorio, a certi livelli, non è esattamente una passeggiata!

  12. Franci ha detto:

    Secondo me andrebbero analizzati due concetti, cioè definendo meglio i termini:
    1) battesimo. Ricordando anche che “gratia non alligatur sacramentis”.
    2) conoscere Cristo. Che cosa significa davvero “conoscere Cristo” ? ( sia per quelli che non ne hanno mai sentito parlare sia per i “colti” che lo conoscono malamente)

    Per me, chiarendo bene i 2 punti qua sopra si capisce come Dio apre la strada del Cielo anche ai non cristiani di buona volontà. Non dimenticando che Dio ha aperto quella strada tramite Cristo (che è sempre Dio) – quindi quelli che si salvano passano tutti per la stessa Via. Via che in terra è rappresentata dalla Chiesa. Dunque “extra ecclesia nulla salus” rimane sempre valido. In pratica i “buoni” sono nella Chiesa senza saperlo. Mi risulta che questa sia teologia cattolica e che i buoni inconsapevoli fanno parte dell’ anima della Chiesa. (mentre il corpo sono i battezzati visibili, chiesa visibile).

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Che ne sarà dei non-cristiani dopo la morte? Lasciamo fare a Dio…  –  di Carla D’Agostino Ungaretti