Chi, il 31 agosto 2016, si fosse trovato nella chiesa di Santa Rita, una bella costruzione neo-gotica nel XV arrondissement a Parigi, avrebbe assistito a una scena a dir poco inquietante. È in corso una S. Messa tradizionale, con il Rito di sempre. La chiesa è gremitissima di fedeli, tra i quali anche alcuni esponenti locali del Front National. Improvvisamente, un folto gruppo di gendarmi in tenuta antiterrorismo, con elmetti e giubbotti antiproiettile, fa irruzione nella chiesa, trascina via dall’altare, ancora in ginocchio, il sacerdote con i paramenti sacri, incurante della sua età. Nel frattempo altri gendarmi spostano di peso i fedeli, molti vengono fermati, altri pesantemente malmenati. Foto dell’evento sono visibili sul web e la rivista Storia in Rete (n. 148/149, Febbraio/Marzo 2018) ne ha pubblicato una delle più significative. Di cosa si erano resi colpevoli il sacerdote e i fedeli per meritare un simile trattamento? Semplicemente, presidiavano la chiesa per evitare la sua prevista demolizione e la costruzione, al suo posto, di un parcheggio. 

Conseguenza del laicismo è che molte chiese in Francia sono di proprietà dei Comuni che, magari in mano a forze di sinistra, cercano in tutti i modi di far demolire questi edifici o di autorizzarne il cambiamento d’uso (in sale polifunzionali, discoteche, perfino moschee), non solo per il secolare odio della gauche verso la Chiesa, ma anche per evitare di sostenerne i costi di manutenzione. Si tratta spesso di chiese ricostruite nel XIX secolo sulle rovine di quelle distrutte dalla Rivoluzione, in stile neo-gotico. Ciò consente alle autorità di definire queste chiese “falsi storici”, definizione contestata dagli storici dell’arte, per facilitarne la distruzione. 

Nel 2016 lo stato francese ha messo in vendita 26 edifici religiosi, a cui, ovviamente, vanno aggiunte le “dismissioni” operate dalla Chiesa Cattolica. Un’ampia documentazione di questi scempi, nell’intera Europa, ce la fornisce Giulio Meotti nel suo testo: La fine dell’Europa –  Nuove moschee e chiese abbandonate, da cui sono state tratte molte informazioni qui riportate: “La Francia […] ogni anno abbandona e mette in vendita 20 chiese cattoliche. E al posto di una chiesa che stava lì da due, trecento anni, sorge un parcheggio”.   

Gli esempi sono innumerevoli, distribuiti in tutta la Francia. Fa male la distruzione di chiese in Vandea, dove centinaia di migliaia di cattolici vennero martirizzati durante le rivolte contro la Rivoluzione. Esemplare è il caso di una chiesa a Gesté. Siamo nella regione dell’eroica rivolta cattolica, monarchica e contro-rivoluzionaria, dove la distruzione dei villaggi, delle chiese, delle fattorie da parte delle “colonne infernali” giacobine fu totale.  

Ci ricorda Giulio Meotti: “La chiesa di Saint-Pierre-aux-Liens il 5 febbraio 1794 ha resistito per molti giorni all’assalto delle “Colonnes Infernales”, la brigata rivoluzionaria di Robespierre che in quell’occasione uccise trecento cattolici monarchici e diede fuoco all’edificio sacro. Ma nelle settimane scorse la storica chiesa è caduta sotto i colpi delle “decostruzione”, come è stata ribattezzata l’opera di dismissione degli edifici religiosi da parte dei sindaci socialisti”. Talvolta, le chiese distrutte vengono sostituite con “chiese” o con “sale polifunzionali” molto più piccole e moderne, spesso in quell’orribile stile “brutalista” in cui trionfa il cemento armato a vista. I difensori di questa scristianizzazione del paesaggio citano il venir meno del “sentire cattolico”, lo svuotamento delle chiese, la laicizzazione della società. 

Tutto ciò può essere vero, ma solo in parte. Sicuramente è vero che dopo il concilio (o a causa del concilio?), una drammatica crisi vocazionale ha investito la Chiesa. La frequenza alla S. Messa è diminuita. Però le S. Messe con il Rito di sempre, sia quelle “concesse” dalle varie diocesi, sia quelle della Fraternità Sacerdotale San Pio X, sono sempre piene, così come sono pieni i seminari “tradizionalisti”. Quindi il bisogno religioso non è venuto meno. Tuttavia si prefigura la scomparsa in Francia, entro il 2030, di un numero di chiese tra le 5.000 e le 10.000. Perché queste demolizioni? A Enrico Petrucci, su Storia in Rete, sorge un dubbio: “C’è un programma politico o un disegno dietro queste demolizioni? È esagerato ipotizzare che la famigerata “sostituzione etnica” passi anche dalla rimozione delle chiese parrocchiali di Francia?”.

Si chiede Philippe de Villiers, intellettuale cattolico tradizionalista e politico di destra: “Le campane suoneranno ancora domani?.  La stessa domanda, sotto forma di augurio, se la pose un altro intellettuale francese, Dominique Venner, che si suicidò qualche anno fa in Notre-Dame per protestare contro la dissoluzione della civiltà europea: “Mi auguro che in futuro, nel campanile del mio paesino come in quelli delle nostre cattedrali, continuiamo a sentire il suono rassicurante delle campane”.  

A queste distruzioni “legali” vanno aggiunti gli attacchi e gli atti vandalici di origine musulmana o laicista: chiese incendiate e vandalizzate, cimiteri profanati, statue divelte, quadri trafugati e preti aggrediti, talvolta assassinati come padre Jaques Hamel, sgozzato da terroristi musulmani nella sua chiesa di Saint-Étienne-du-Rouvray, in Normandia, mentre celebrava la Messa.  

Purtroppo, il fenomeno non riguarda solo la Francia. Nel Belgio, il comune di Bruxelles aveva dichiarato di voler trasformare la centrale chiesa di Santa Caterina in un mercato di frutta e verdura. In questo caso, tuttavia, la mobilitazione dei fedeli ha fatto desistere le autorità dall’insano proposito. Tuttavia anche in Belgio sono decine le chiese distrutte o trasformate in appartamenti, birrerie, “spazi culturali”. A cinquanta chilometri da Bruxelles, a Binche, otto secoli dopo la sua fondazione, la chiesa del Santo Salvatore è stata messa in vendita alla simbolica cifra di un euro. E a Mechelen un’imponente chiesa gotica è stata trasformato in hotel di lusso. 

Analoga la situazione in Germania: la chiesa di San Bernardo a Berlino è la venticinquesima a essere messa sul mercato. Sono 515 le chiese chiuse negli ultimi dieci anni. In tutta la Germania, chiese sono state trasformate a in negozi, palestre, ristoranti. La croce del campanile della ex Kapernaumkirche è stata sostituita dalla scritta “Allah” e la chiesa è una moschea. Nella diocesi di Essen sono 83 le chiese in lista d’attesa di demolizione.

 D’altronde, stiamo assistendo a una crisi vocazionale senza precedenti. In Germania, prima del concilio, venivano ordinati 400 nuovi sacerdoti all’anno. Nel 1993 le ordinazioni furono 238, 98 nel 2013 e 58 nel 2015. 

In Austria, una volta bastione del cattolicesimo e antimurale contro le invasioni musulmane, nella sola diocesi di Vienna almeno 150 parrocchie su 660 verranno chiuse nei prossimi anni.  Ma è forse l’Olanda il Paese più scristianizzato d’Europa (è un effetto del famigerato “catechismo” olandese?) Sono centinaia le chiese cattoliche dismesse, trasformate in parchi gioco, librerie, garage, moschee, come una celebre chiesa di Amsterdam, Saint Vincentius: dopo una messa all’asta di confessionali, banchi, crocifissi, candelabri, mentre i libri antichi del monastero di Louisaweg, in chiusura, sono stati svenduti. Due terzi delle attuali 1.600 chiese scompariranno in un decennio. 

Questa crisi non riguarda solo l’Europa: nel cattolicissimo Québec, che porta una croce e i gigli dei Borbone nella sua bandiera, terra di “cappe nere” di gesuiti, di conversioni di indiani, di chiese gotiche a somiglianza della madre patria Francia, dei 2.751 luoghi di culto censiti nel 2003 ne sono stati chiusi ben 400. Nell’intero Canada chiude una chiesa alla settimana.

E in Italia? La CEI, forse troppo occupata nell’accoglienza ai cosiddetti “migranti”, non fornisce dati ufficiali. Ma basta girare per le nostre città per trovare chiese sconsacrate e destinate ad attività profane. Secondo Riccardo Cascioli (il Giornale, 9 dicembre 2018) il numero delle chiese dismesse è nell’ordine delle migliaia. Ad Asti una è stata “riconvertita” a sala biliardo. A Treviso, Benetton ha acquistato la chiesa di San Teonisto per destinarla a spettacoli e a mostre. A Roma, la chiesa medievale di San Giovanni di Ficoccia è un ristorante di lusso. 

Scalpore ha recentemente destato la decisione dell’Ordine Domenicano di chiudere il convento di San Marco a Firenze. La chiesa è una delle culle del Rinascimento, abitata o frequentata da personaggi come il Beato Angelico, Sant’Antonino, Pico della Mirandola, Michelangelo, San Filippo Neri. Vi sono sepolti Poliziano e Pico della Mirandola. L’Ordine Domenicano ha giustificato la scelta con la penuria dei religiosi, anche se questi non mancavano nel convento e mandavano avanti una serie di attività religiose e culturali.

Tra la bizzarria pauperista e un ingenuo (forse) semplicismo è collocabile, se in buona fede, la proposta di Papa Francesco di vendere le chiese (“non hanno un valore assoluto” ha proclamato) e di destinarne il ricavato ai poveri. Proposta che, tra l’altro, denota una sconfortante insensibilità estetica e incapacità di “leggere” e capire il Bello, che avevamo già notato in altre occasioni.  

Già, secondo il Papa, le chiese non hanno un valore assoluto. Eppure, le chiese non sono semplici edifici per il culto o luoghi per la “mensa dei fedeli”, quest’ultimo sciagurato, protestantico strafalcione teologico-liturgico che, dopo il concilio, sembra aver obliterato il valore dogmatico del Santo Sacrificio, vero e attuale sul Calvario, della Santa Messa. 

Questa scellerata espressione distorcente il significato della Santa Messa è stata presa purtroppo così sul serio da modernisti come quelli della Sant’Egidio da utilizzare splendide chiese barocche romane come vere mense per extracomunitari, dove il profumo dell’incenso è stato sostituito dall’odore di pessimo ragù. Una chiesa è molto di più di un semplice edificio. E’ un attivo, agente presidio spirituale. Per Colui che ospita, per la sua consacrazione, per le sue immagini, è un vero e proprio “esorcismo di pietra”. D’altronde la Chiesa, nella sua millenaria saggezza, oggi forse perduta, ha sempre operato una “sacralizzazione del territorio”. 

Quando la barbarie protestante, con i suoi corollari di massacri e distruzioni, minacciava di dilagare dalla Svizzera e dalla Francia, la Chiesa della Controriforma, ben rappresentata da San Carlo Borromeo, costruì un “muro”, spirituale ancora prima ancora che fisico: tutto il Nord-Ovest alpino e prealpino venne sacralizzato con nuove chiese, santuari, sacri monti, Vie Crucis, cappelle, edicole. Tra l’altro, come ha ben dimostrato l’architetto e storico del paesaggio Gilberto Oneto, questi santuari e sacri monti erano tra loro allineati. Lo stesso era avvenuto secoli prima, quando il cronista Rodolfo il Glabro agli albori dell’anno mille scrisse: “Si sarebbe creduto che il mondo s’ornasse di un candido manto di novelle chiese”. 

Scrive Franco Cardini: “Organizzare simbolicamente un territorio […] equivale ad assumerne o a riassumerne il controllo, a renderlo permeabile a certi valori e impermeabile a certi altri, a stendere su di esso una sorta di corte sacrale che gli serva da tutela. Ed esigenze del genere sono profondamente sentite proprio in coincidenza con forti crisi di valori, quando si avverte la necessità di ribadire con energia e fermezza il legame fra una terra, un popolo e una realtà religiosa o filosofica o lato sensu culturale”.

Sconsacrare le chiese, distruggerle o destinarle ad altri scopi significa desacralizzare un territorio, un villaggio, una città. Significa privarlo delle sue difese spirituali, abbandonarlo al Nemico.

Ascoltiamo Marcello Veneziani: “In ogni chiesa è riflesso il travaglio di popoli e di generazioni, c’è il ricordo dei santi e dei martiri, il legame sacro di una comunità, la sua anima, la sua storia, la sua identità. E’ desolante vedere le chiese vuote, ma si può liquidare una fede cambiandole la destinazione d’uso, riducendola a pura assistenza sociale? […] è meglio che le chiese celebrino il Natale e allestiscano il presepe, piuttosto che ridursi a sedi per assemblee di migranti”.

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11 Responses to Chiese chiuse – di Antonio de Felip 

  1. Horacio Parenti ha detto:

    Vergognoso…l’ateismo francese è insoppotabile, ma se sono così antireligiosi, non credo che permeterebbero trasformare una chiesa cattolica in una moschea.

  2. antonio ascione ha detto:

    Ho fiducia nei lebreviani

  3. L'ITALIANO ha detto:

    Tutto ciò avviene in un Occidente criticato in epoche lontane dal Solo Papa Giovanni Paolo II.
    Ora si raccolgono i frutti marci di un percorso di morte e distruzioni durato svariati decenni, nel corso dei quali la vita e la dignità umana sono sati calpestati e lo sono tuttora, anche nel silenzio tombale di quelle voci autorevoli che, nel nome delle ovvietà istituzionali, oggi non osano minimamente criticare l’euro-totalitarismo ammazza-popoli. I novelli barbari assoldati dall’Alta Finanza potranno abbattere tutte le Chiese che vogliono ma non hanno capito che sono Destinati a perdere, divorati dalla loro stessa materia. Se vincessero il loro macabro modello, significherebbe che la materia vince lo Spirito; ma non è così e non sarà così perché l’ateismo materialista e globalizzatore sarà sconfitto dallo Spirito!

  4. antico ha detto:

    Buongiorno. Verissimo, dove si celebra il rito antico le Chiese sono piene. Noi, con sacrificio perché dobbiamo fare tre quarti d’ora sia andata che ritorno (e non è atto eroico ma giusto e doveroso), partecipiamo alla Messa di sempre al Priorato della Fraternità e la Cappella e sempre piena (sia alla Messa della mattina che del pomeriggio). Le risposte alle domande ,che ci poniamo in tanti, si trovano nel libro “lettera ai cattolici perplessi’ di mons. Lefebvre.. profetico ed esaustivo. Santa giornata. Siano lodati Gesù e Maria

  5. Stefano Mulliri ha detto:

    Io alla proposta di vendere le chiese , che secondo Sargon non hanno valore assoluto le nazionalizzerei e darei le chiavi ai carabinieri, in modo che ogni volta che devono officiare si devono prima presentare in caserma a chiedere le chiavi. Mentre la Chiesa Madre di Roma, la farei gestire ai bersaglieri.
    Sembra esagerato vero? Ma se non corriamo ai ripari finiranno vendute ai fondi sovrani dei petrolieri del golfo, allora si che qualcuno e più di uno si ritroverà a fare dei servizietti che non ha messo in conto quando entrò in seminario, lavande di piedi comprese e non solo il Giovedì Santo.

  6. Oswald Penguin Cobblepot ha detto:

    Il problema è ottimamente descritto in quelle frasi: “non hanno un valore assoluto”, e “destinarne il ricavato ai poveri”. Attenzione: dopo quest’insano pauperismo prima o poi dovremo fare i conti con una terribile citazione evangelica (Gv. 12,3-8): “Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli(…). Allora Giuda Iscariota(…) disse: «Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?». Questo egli disse non perché gli importasse dei poveri, ma perché era ladro(…). Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della Mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete Me».” Osservate la successione degli eventi: (i) Giuda finge di preoccuparsi dei poveri, e (ii) Gesù glielo ricorda: non sempre avete Me. Ossia: a forza di profanare e sconsacrare chiese, spariscono i tabernacoli e scompaiono gli altari. Senza i quali, non c’è Consacrazione delle Specie Eucaristiche. LJC da Gotham, il Pinguino.

  7. angela ha detto:

    Abbiamo fior di Chiese usate x musei o peggio, altre invece chiuse dalle Curie purtroppo costruendo chiese massoniche aperte al pubblico…. se le prime da noi risalgono alle invasioni napoleoniche ed approprio dello stato di proprietà della Chiesa, inteso come popolo e clero, le seconde sono state volute dai prelati da decenni.

  8. Signorinaanarchia ha detto:

    Di che vi lamentate? I centri polifunzionali sono di certo più utili… lo stato in Francia è laico e lí gli atei hanno gli stessi diritti dei baciapile diversamente dall’Italia…I fascisti del Front e i nostalgici di Luigi XVIII la domenica possono sempre andare a qualche concerto nazirock o a qualche rievocazione storica in costume… É il bello della società aperta ognuno occupa il tempo come vuole…;-)

    • Oswald Penguin Cobblepot ha detto:

      A parte che di centri polifunzionali in Francia ce ne sono a sufficienza, non si comprende che nesso logico ci sia tra la laicità dello Stato e l’equiparazione tra cittadini di diverse confessioni religiose, da un lato, e dall’altro la sconsacrazione delle chiese (che probabilmente lei preferisce trasformate in templi del dio denaro, oppure in discoteche di musica impegnata anarchopunk). Quanto ai fascisti del Front, oppure i nostalgici dei Borbone, non ce li vedo ai concerti nazirock. Quanto alla “società aperta”, stia attenta a non aprirsi troppo. Non so lei dove viva, ma il multiculturalismo multietnico la sta strangolando. Ah, dimenticavo… Io difficilmente uso termini offensivi, ma quando qualcuno li usa con me, divento antipatico. Da Gotham, il Pinguino.

  9. bbruno ha detto:

    Questa è la prova del fuoco della nostra fede…Ma questa fede deve resistere e purificarsi anche senza le chiese. Tenetevi le chiese, distruggetele anche, pardon, decostruitele pure ( e meglio ditrutte o decostruite che convertite in sale mense dei fedeli). Questo sarebbe ancora il grido di un Sant’ Atanasio….

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