di Roberto de Mattei

.

zzciIl supremo criterio di giudizio per un cattolico dovrebbe essere quello della Chiesa: amare e odiare ciò che la Chiesa ama e odia. Amare la verità, in tutta la sua unicità e integrità, odiare l’errore in tutte le sue molteplici espressioni. Ortodossia ed eterodossia restano il metro ultimo di giudizio a cui la ragione di un cristiano deve sottomettersi.

Il Papa Paolo II istituì nel 1542 la congregazione dell’Inquisizione romana, poi detta Sant’Uffizio e oggi congregazione per la Dottrina della Fede, allo scopo di tutelare la purezza dell’ortodossia; san Pio V, nel 1571, affiancò ad essa, la congregazione dell’Indice con il compito di segnalare tutti i libri difformi dalla retta dottrina cattolica. Nel 2002 è stato pubblicato dal Centre d’Etudes de la Renaissance dell’università di Sherbrooke L’Index Librorum prohibitorum 1600-1966, che raccoglie tutte le opere condannate fino alla soppressione dell’Indice, voluta da Paolo VI nel 1966. Dal protestantesimo all’illuminismo, dal liberalismo cattolico al modernismo, non c’è autore eterodosso che non sia stato individuato e condannato per il bene della Chiesa e la salvezza delle anime.

L’Indice costituiva un prezioso strumento per aiutare i cattolici a conoscere e detestare gli errori e le eresie; il S. Uffizio era il supremo tribunale a cui ogni cattolico poteva rivolgersi quando aveva qualche dubbio o perplessità in materia di fede o di morale.

Alla congregazione per la Dottrina della Fede, succeduta al S. Uffizio, si devono, negli ultimi anni, numerose notificazioni come la Dominus Jesus del 2000 o le Considerazioni circa i progetti legali di riconoscimento delle unioni omosessuali del 2003. Dopo lo sconcertante intervento del cardinale Kasper, in tema di divorziati risposati, al Concistoro del 20 febbraio 2014, e l’altrettanto inquietante documento Instrumentum laboris, presentato il 26 giugno, in preparazione al prossimo Sinodo sulla famiglia, sarebbe lecito attendersi dalla congregazione, oggi presieduta dal cardinale Gerard Mueller, una parola chiarificatrice sui gravi problemi sul tappeto in materia di famiglia e morale sessuale.

Oggi però si pretende di sostituire l’ortodossia con l’“ortoprassi”. La rivista internazionale di teologia “Concilium” ha dedicato il suo ultimo numero al tema: Dall’«anathema sit» al «Chi sono io per giudicare?», a partire dalla famosa frase di Papa Francesco sull’omosessualità: “chi sono io per giudicare”, pronunciata di ritorno dal Brasile, nel luglio 2013. Gli autori definiscono l’ortodossia come “una violenza metafisica”.

Essi ritengono che le formule e i dogmi non possono comprendere l’evoluzione storica, ma ogni problema vada collocato nel suo contesto storico e sociopolitico. Il concetto di ortodossia va superato, o quanto meno ridimensionato, perché, viene utilizzato come“punto di riferimento per soffocare la libertà di pensiero e come arma per sorvegliare e punire” (“Concilium”, 2/2014, p. 11). Al primato della dottrina va sostituito quello della prassi pastorale, come spiega a sua volta il padre Juan Carlos Scannone, intervenendo a sostegno del cardinale Kasper, nell’articolo Teologia serena, fatta in ginocchio, sulla “Civiltà Cattolica” del 7 giugno 2014.

 Le categorie di ortodossia e di eterodossia vengono accantonate come antiquate. E nascono nuove espressioni semantiche. Una delle più curiose è quella di “cripto-lefebvrismo”: un termine che il padre Angelo Geiger FI ha recentemente utilizzato sul suo sito americano per squalificare, oltre alla mia persona, un benemerito sito cattolico quale Rorate Coeli, colpevole di aver espresso la sua preoccupazione per quanto sta accadendo ai Francescani dell’Immacolata. Per padre Geiger tutto è normale e chi mette in dubbio questa normalità è un “cripto-lefebvriano”.

Chi sono i “ cripto-lefebvriani”? Sono coloro che, nella situazione di confusione contemporanea, pur non facendo parte della Fraternità San Pio X, guardano alla Tradizione cattolica come a un punto di riferimento. Sono i cattolici che vogliono rimanere ortodossi e, per esserlo, si richiamano al Magistero definitivo della chiesa, non meno “vivo” e attuale del Magistero indiretto e non definitorio dei vescovi e del Papa regnante.

Il padre Angelo Geiger accusa i Francescani fedeli a padre Stefano M. Manelli, Rorate Coeli e il sottoscritto di essere contro il Papa e il Vaticano II. Lo preghiamo di leggere il volume pubblicato dal suo confratello padre Serafino M. Lanzetta Il Vaticano II. Un concilio pastorale. Ermeneutica delle dottrine conciliari, Cantagalli, Siena 2014. L’opera, condotta sotto la guida del prof. Manfred Hauke, è valsa all’autore l’abilitazione alla libera docenza presso la Facoltà Teologica di Lugano.

Padre Lanzetta vi spiega che l’insegnamento del Vaticano II si situa sulla linea del Magistero ordinario della Chiesa, ma senza esigere un’adesione di fede. “La qualificazione teologica più adeguata per le dottrine da noi esaminate, salvo meliore iudicio, sembra essere quella di sententiae teologicae ad fidem pertinentes: questioni su cui il magistero non si è ancora pronunciato definitivamente, la cui negazione potrebbe condurre a mettere in pericolo altre verità di fede e la cui verità è garantita dal loro intimo collegamento con la Rivelazione” (pp. 430-431). La discussione di queste tesi teologiche è ancora libera e aperta. Il dato dottrinale del Vaticano II, scrive ancora padre Lanzetta, va letto alla luce della perenne Tradizione della Chiesa e il Concilio non può che iscriversi in questa ininterrotta Tradizione (p. 37). “Ciò che solo può far da guida nella comprensione del Vaticano II è l’intera Tradizione della Chiesa: il Vaticano II non è l’unico né l’ultimo concilio della Chiesa, ma un momento della sua storia” (pp. 74-75). “La perenne Traditio Ecclesiae è, quindi, il primo criterio ermeneutico del Vaticano II” (p. 75).

Padre Lanzetta, uno dei Francescani dell’Immacolata che hanno chiesto le dispense per lasciare il suo Istituto, è un “cripto-lefebvriano”? Se è così, il capo dei cripto-lefebvriani è Benedetto XVI, che ha proposto di leggere il Concilio Vaticano II alla luce della Tradizione e non la Tradizione alla luce del Vaticano II, come vorrebbe la scuola di Bologna. E se a padre Lanzetta padre Geiger vuole contrapporre mons. Agostino Marchetto, definito da Papa Francesco come “il miglior ermeneuta del Vaticano II”, egli dovrebbe sapere che padre Lanzetta e il prof. de Mattei fanno parte, assieme a mons. Marchetto, di un gruppo di studiosi che da oltre due anni, ognuno con la propria identità di teologo e di storico, si confronta in maniera costruttiva per approfondire il Concilio Vaticano II, senza reciproche demonizzazioni. La frase In necessariis unitas, in dubiis libertas, in omnibus caritas, cara a Giovanni XXIII, è respinta da chi si serve del Novus Ordo Missae e del Concilio Vaticano II per chiudere la bocca a chi pone delle domande in nome della retta fede cattolica.

Preghiamo il padre Geiger di sostituire le false etichette con dei buoni argomenti, se riesce a trovarli. Ciò che ci qualifica o ci squalifica dinnanzi alla Verità e a Nostro Signore Gesù Cristo, che è Via, Verità e Vita (Gv 4, 1-6), non sono le denominazioni polemiche, ma il buon uso della nostra ragione, che non può mai essere in contraddizione con la nostra fede. Alle accuse dei nominalisti, rispondiamo con le parole di san Paciano di Barcellona: Christianus mihi nomen est, catholicus cognomen.

.

fonte: Corrispondenza Romana

10 Responses

  1. Anche il mio nome è cattolica e cristiana come tutta la mia famiglia, e anche se adesso i Sigg. sinedristi che hanno condannato giudaicamente padre Stefano e Padre Gabriele , credono di avere vinto mandando la volpe nella casa , sappiano che a Dio non si sfugge e verrà un giorno che verranno giudicati per le menzogne e le calunnie che hanno messo in piedi. Padre Pio diceva, che tutto si paga davanti a Dio . Caro Professore grazie .

  2. La Legge di Dio trascende il contingente di ogni epoca: l’uomo, rispetto ad Essa, è sempre lo stesso. La missione divina, evangelizzatrice o pastorale, non può tradire con i suoi procedimenti, ritenuti opportuni, la sostanza del mandato.
    “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato” (Mc. 16, 15-16).
    “Se il tuo fratello commette una colpa, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo […] e se non ascolterà neanche l’assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano” (Mt. 18, 15-17).
    Al di fuori di ciò, si propongono soltanto sofismi ed eresie.

  3. Se fosse vero che il concetto di ortodossia va superato saremmo alla fine del Cristianesimo, ognuno potrebbe credere a ciò che vuole; per quanto riguarda i dogmi essi sono definizioni Ex-Chatedra, quindi, piaccia o non piaccia ai signori modernisti, sono infallibilmente veri e irreformabili, nessun magistero che contrasti con essi può essere ascoltato, neppure se fosse definitorio (l’infallibilità papale può solo proteggere e confermare il deposito della fede e non può MAI essere usata contro di esso, come ci dice in via dogmatica la Pastor Aeternus).
    Per la precisione il Magistero Straordinario, o definitorio, non può dire nulla di nuovo ma solo eplicitare ciò che è già contenuto nella rivelazione (Sacre Scritture + Tradizione), le Sacre Scritture e la Tradizione sono le 2 fonti dei dogmi, nessun dogma può essere “inventato”, quindi dovremo fare attenzione se si cercherà di trasormare un Sinodo pastorale che dovesse deviare dalla Fede in un Sinodo Dogmatico, magari addirittura impegnando l’infallibilità con parole come “definisco”: ciò potrebbe “normalizzare” molti tradizionalisti disinformati, ma un “dogma” che contrasti con Scrittura, Tradizione, o altri dogmi è un falso dogma, da non prendere neppure in considerazione.
    Per quanto riguarda il “chi sono io per giudicare?” Ci sono i 10 Comandamenti che ci permettono di giudicare ciò che è bene e ciò che è male, ma se proprio la rivista “concilium” vuole usare quella frase sappia almeno che, per motivi di coerenza, può completarla in QUALUNQUE modo, ad esempio: “Chi sono io per giudicare un mafioso?” oppure “Chi sono io per giudicare un cripto-lefebvrista?”
    Il Cristianesimo è perfetto anche per la sua logicità e coerenza; il modernismo si autocontraddice spesso e sul piano logico fa acqua da tutte le parti!

  4. Chiedo ospitalità per informare che la S. Messa in Rito Romano Antico presso l’Oratorio di S. Francesco Poverino in Firenze, dopo la solennità odierna, viene sospesa per il periodo estivo. La celebrazione riprenderà domenica 7 Settembre, sempre alle ore 10, con buona pace di qualcuno.
    Nel periodo di sospensione si effettueranno alcuni importanti lavori di restauro, ad es. i portali della facciata che dà sulla piazza della SS.ma Annunziata, e, con l’aiuto della Provvidenza, altri ancor più onerosi per una Confraternita nata nel 1410. Tra i confratelli spiccano i nomi di S. Bernardino, S. Antonino, il B. Carlo dei conti Guidi di Montegranelli, Paolo Uccello, Luca della Robbia, Pier francesco Fiorentino, Jacopo Vignali, Jacopo Chimenti, Francesco Morandini e tanti altri artisti, diversi dei quali ci han lasciato loro opere. Un nostro Crocifisso del Verrocchio (l’unico ritrovato: il Vasari parlava dei crocifissi del Verrocchio) è temporaneamente al Bargello, mentre una terracotta del 1454, S. Girolamo pentitente, è tornato a casa dopo l’esposizione a Palazzo Striozzi e al Louvre nell’ambito dlla grande mostra La primavera del Rinascimento. L’opera è variamente attribuita: c’è chi pensa sia l’unica scultura di Andrea del Castagno autore di un affresco alla SS.ma Annunziata che presenta un simile S. Girolamo, altri pensano ad Antonio del Pollaiolo.

  5. Grazie, professore. Persone come lei non mi fanno sprofondare nella sensazione terribile di essere rimasta sola sulla barca in tempesta.

    1. Mai cedere allo sconforto, Marilena. Anche quando fisicamente ci sentiamo soli in realtà non lo siamo mai. Inoltre ci son tanti giovani che operano alacremente. Nel Coordinamento Toscano Summorum Pontificum ci son giovani meravigliosi che non solo son indispensabili per la celebrazione della S. Messa nelle varie località, ma mantengon contatti con tutti i gruppi ed offrono esperienza ed aiuto ai gruppi che via via si costituiscono. E talvolta devon pure inghiottir rospi. Ma la loro gioia di servir il Signore non vien meno. Vuoi che questo impegno non abbia frutti? Li avrà e come! E già si vedono. E’ a loro che bisogna guardar con fiducia. I vecchi come me, ormai, continuano a lavorare nei limiti delle loro possibilità. Il futuro è altrove.

  6. Dio La sostenga, sempre. Per questo Le assicuro la mia preghiera, unita alla mia stima ma di essa assai più utile.
    Uniti verso il Trionfo di Colei che vince tutte le eresie
    Bruno

  7. “Bisogna inondare la terra con un diluvio di stampa cristiana e mariana, in ogni lingua, in ogni luogo, per affogare nei gorghi della verità ogni manifestazione di errore che ha trovato nella stampa la più potente alleata; fasciare il mondo di carta scritta con parole di vita per ridare al mondo la gioia di vivere” ( San Massimiliano Maria Kolbe ).
    La ricerca della Verità è lo scopo della nostra vita. Se quest’anelito disturba qualcuno, pazienza …. ce ne faremo una ragione ( citando un’espressione attualmente molto in voga ). Il compito dello Storico è proprio quello di analizzare i documenti e le tradizioni orali, le fonti iconografiche. Ciò che non è giusto è fare il processo alle intenzioni puntando il dito, accusando lo Studioso adamantino e coraggioso, di essere “contro il Papa e contro il Concilio Vaticano II “. Perché ? L’insegnamento della Chiesa va accolto nella sua interezza secondo l’ermeneutica della continuità. Nel rispetto della Tradizione apostolica. Senza incertezze e senza scelte relativistiche. Per il bene della Chiesa e del Successore di Pietro.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

 caratteri disponibili