DISCORSO DI SUA SANTITÀ PIO XII
AI PELLEGRINI CONVENUTI A ROMA PER LA SOLENNE
BEATIFICAZIONE DI TERESA EUSTOCHIO VERZERI

Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo
Lunedì, 28 ottobre 1946

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Essere, ed unicamente, uno strumento della Provvidenza, strumento di una cieca docilità nelle mani di Dio, e al tempo stesso del più perspicace e personale impulso nella esecuzione dei suoi disegni, tale Ci sembra, Venerabili Fratelli, diletti figli e figlie, la figura della novella Beata Teresa Eustochio Verzeri.

Quando, dopo le più sconcertanti vicissitudini, ella passò definitivamente dal soggiorno raccolto e contemplativo di Santa Grata all’alveare ronzante e fremente di Gromo, la parola che sgorgò dal suo cuore fu: Andiamo! È la parola che Gesù pronunziò, passando dal Cenacolo all’orto e al Calvario : « Affinché il mondo conosca che io amo il Padre, e come il Padre mi ha prescritto, così faccio; surgite, eamus, alzatevi, andiamo » (Io. 14, 31).

Anch’ella va alla missione che il Padre le ha data; va nella gioia dell’amore, del sacrificio, del distacco totale e assoluto, verso la fatiche senza tregua, verso i molteplici travagli e le penose prove dell’apostolato.

È questa non di rado la via del Signore, quando sceglie un’anima per il compimento di qualche grande opera. Egli dapprima la prepara naturalmente e soprannaturalmente, la fa visibilmente atta e pronta a ben adempire il suo ufficio; e poi sembra spogliarla di tutto, inceppa la sua azione, rende umanamente inattuabile l’esecuzione dei suoi propositi, fino al giorno in cui le darà centuplicato il frutto delle sue lagrime e dei suoi sudori.

Quale può essere il mistero e il motivo di quella apparente contraddizione, se non perché Iddio vuol mostrare ad un tempo, nella debolezza e nel nulla della creatura, che l’opera è tutta sua, nei doni e nelle attitudini, in lei largamente profusi, che Egli la chiama nondimeno a una vera e personale collaborazione?

Tutta la carriera terrena della Beata Verzeri non è forse una dimostrazione luminosa di questa disposizione divina? Essa fa risaltare in uno spiccante rilievo il carattere di stabilità e di opportunità delle opere autenticamente divine, non di quella opportunità effimera, occasionale, men durevole ancora delle foglie di primavera che il veniente autunno porta via, avvizzite disseccate. Gli avvenimenti passano, e le geniali invenzioni umane hanno ben presto fatto il loro tempo. L’opportunità delle istituzioni segnate col sigillo di Dio non è che la infinita pieghevolezza e capacità dei principi é dei mezzi eterni ad adattarsi ai bisogni e alle aspirazioni di tutti i tempi.

Ciò si rivela anche nella missione della nostra Beata. Dio l’aveva suscitata in un’epoca in cui tutta la società umana era sconvolta. Si trattava di ricostituirla e di rigenerarla in Cristo. Ma, mutilata e disorganizzata com’era, bisognava risollevarla intieramente con tutte le classi che la componevano e operare questo risorgimento cominciando dalla base, vale a dire dalla fanciullezza. Ella lavorò a tale impresa con l’amore che avevano ucciso la freddezza rigorosa del giansenismo e il selvaggio furore della rivoluzione, e questo amore ella attinse alla sua sorgente, il cuore di Gesù. Ecco perché voi siete, dilette religiose, con tutta verità, non solo per il vostro nome, ma per la vostra origine non meno che per il vostro spirito « Figlie del Sacro Cuore dì Gesù ».

È il vostro onore, è il vostro programma, è la condizione e la garanzia del vostro lavoro apostolico; siate sempre più fedeli a quello spirito; Noi invochiamo ardentemente da Dio su di voi questa grazia per l’intercessione del Cuore immacolato di Maria e della vostra Beata Madre.

E voi, diletti figli e figlie, pellegrini della vetusta Bergamo e di Brescia la forte, regioni benedette, ove la maestosa altezza delle Alpi si sposa colla fruttifera bellezza della pianura, terre di antica e alta civiltà, col suo popolo laborioso ed esperto in opere ed in arte, e, ciò che è ancor più, saldo nella fedeltà a Cristo, a Maria e al Papa! della Beata, che abbiamo ieri elevato agli onori degli Altari, e che voi con santo orgoglio chiamate vostra, le testimonianze contemporanee esaltano l’eroismo nel servizio di Dio e della Chiesa. Del fuoco di questo eroismo ognuno ed ognuna di voi deve portare una scintilla nel suo petto.

Oggidì anche in Italia si tratta di vedere e di determinare se la fede in Dio, la concezione cristiana del matrimonio e della famiglia, della scuola e della educazione, dei costumi e della felicità del popolo, il pensiero e l’azione cristiana, varranno anche per l’avvenire nella vita dei singoli e della società. Occorre quindi che i buoni tengano gli occhi bene aperti e facciano ogni sforzo, affinché gl’inestimabili tesori della fede cattolica e della morale cristiana, che per quasi due millenni hanno costituito la dignità e il bene del popolo italiano, e con la perdita dei quali tutto andrebbe perduto, siano a lui conservati intatti. Ma a tal fine sono necessari uomini e donne, che preghino, che rimangano, mediante la frequenza ai santi Sacramenti, in stretta, strettissima unione con Cristo, che in quotidiano anelito verso la perfezione sentano in sé tutta la forza della fede; uomini e donne, che, così in privato come in pubblico, nelle città e nei villaggi, in tutte le professioni e in tutti i mestieri, lottino con coraggio, con fermezza, con eroismo, contro ogni insidia aperta o subdola, per la causa di Cristo e della Chiesa.

Con questi sentimenti e con questi auguri impartiamo di cuore ai Venerabili Nostri Fratelli qui presenti, ai loro collaboratori del clero e del laicato, a tutti i diletti Nostri figli e figlie che in questa devota adunanza Ci circondano, alle loro famiglie, alle persone che sono loro care, la Nostra paterna Apostolica Benedizione.

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fonte: Sito della Santa Sede  

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Con la perdita degl’inestimabili tesori della fede cattolica e della morale cristiana, tutto andrebbe perduto. Magistero del Venerabile Papa Pio XII