Quanto belli erano in piazza, tutti di rosso vestiti, preferibilmente griffati (sono radical, sì, ma pur sempre chicchini), a fare girotondo tenendosi per mano.

Giro, girotondo, casca il mondo ma loro non se ne accorgono, salutano dal Titanic su cui si sono felicemente imbarcati e si risciacquano la coscienza con i flash mob da Villaggio Valtour. Che – come commentava una ragazzina – “neanche nel peggio grest”.

E si trovano tutti giù per terra, ma non se ne rendono conto. Hanno perduto tutto: voti, consensi, faccia, e persino il senso del ridicolo, che resta sempre l’ultimo baluardo. Ma non mollano. Le poltrone non saranno più frau, ma valgono comunque una sceneggiata, costi pure dei fischi a scena aperta.

I signori in rosso sono di estrazione variegata, tenuti insieme dalla schiuma vischiosa della rabbia contro il nuovo nemico oggettivo. Che è una colla potente e serve per cementare i cascami di ideologie diverse, ma parimenti autodistruttive.

Il nemico oggettivo, questo babau “condiviso” (per usare il loro gergo cattocomunistoide), oggi è il “populismo”, epiteto (ab)usato da lorsignori in tono sprezzante e denigratorio: dovrebbe significare, dal loro punto di vista, l’inabilità a governare di chi, mosso da mera demagogia, intercetti un consenso di pancia senza possedere la “competenza” dei professionisti del sistema. I generati dal sistema, nutriti dal sistema, lanciati dal sistema, applauditi dal sistema.

Visto da davanti, tuttavia, lo stesso identico termine “populismo” suona politicamente lusinghiero al sommo grado, perché riporta al senso vero, originario (e perduto) della democrazia, e titilla la voglia di riscatto identitario di un popolo reso servo delle oligarchie sovranazionali (facendogli credere peraltro che il giogo fosse inevitabile, e fosse per il suo bene). Populista diventa allora sinonimo di anti-sistema (dove il sistema è la tirannide travestita da democrazia) e significa il rifiuto delle strutture di un potere fattosi élite.

L’elitismo antipopulista

Ma perché la marmellata rossa, di laici clericali e di chierici laicisti, ha così tanto in odio il cosiddetto populismo? Perché lo teme. E lo teme perché la matrice degli antipopulisti – che sono immigrazionisti, globalisti, egualitaristi, progressisti, evoluzionisti, abortisti, omosessualisti, genderisti (tutte “qualità” intimamente collegate l’una all’altra e alimentate in blocco dai potentati finanziari) – è quella tipicamente elitaria che implica, dietro il buonismo ecumenico e la solidarietà universale, un effettivo disprezzo per il popolo. Anzi, per il genere umano, che essi vogliono “umanitariamente” ridurre, da bravi nipotini di Malthus. I plutocrati dediti alla filantropia, da coniugi Gates in giù, sono tutti dei malthusiani sfegatati, votati al decremento demografico, prodighi elargitori di programmi di sterilizzazione di massa e di omicidi seriali di innocenti.

Sono impregnati, gli antipopulisti, di una disposizione paternalistica e filantropica che presuppone un radicato complesso di superiorità verso tutti gli altri, i quali, non all’altezza, necessiterebbero di essere educati, guidati, eterodiretti e, all’occorrenza, resi destinatari di una carità pelosa e sempre, immancabilmente, interessata. Da bravi nipotini di Darwin.

Fatto sta che, inalberando la bandiera dei buoni sentimenti e spendendo una presunta, apodittica superiorità morale – con la chiesa ex cattolica a fare da garante stabile, su mandato non più di Cristo ma di Soros e dei suoi sodali – sono riusciti a irretire le masse e a cristallizzare un potere basato su un’autoinvestitura continuativa. Credevano nella propria inamovibilità.

Ma poi l’imprevisto è successo, il trillo di una campanella ha svegliato tanti che parevano assopiti e forse lo erano per rassegnazione. Il gioco è stato in parte scoperto. Si capisce allora come le élite e i loro scagnozzi più o meno consapevoli abbiano dovuto correre ai ripari moltiplicando le esibizioni a scopo promozionale, ieri arcobaleno, oggi tinta unita, domani chissà.

La religione umanitaria anticristiana

Il credo di Soros e della Bonino, rilanciato pari pari dal ripetitore di Santa Marta, è la nuova religione unica della società aperta (Open Society) multi etnica, multi culturale e multi religiosa: idolatra dei falsi diritti di minoranze artefatte, urlanti e iperfinanziate, spietata negatrice dei diritti veri delle maggioranze silenziose. Guardacaso i signori in rosso sono gli stessi che, sfilata la camicetta, teorizzano e praticano l’uccisione seriale degli innocenti: aborto ed eutanasia i loro cavalli di battaglia.

Che poi è l’agenda ONU, con i suoi obiettivi del millennio. Che, poi, è il decalogo del Nuovo Ordine Mondiale dell’internazionale massonica e paramassonica la cui rete è stesa in modo capillare ed è tanto radicata quanto agguerrita, ora pure incattivita perché tirata fuori d’improvviso dall’ombra confortevole nella quale era abituata a macchinare.

In questa rete globale, la saldatura tra organismi “umanitari” e neochiesa è ormai compiuta. Così come è compiuta la contraffazione della sempiterna legge naturale e divina, fatta ormai combaciare con la categoria secolare dei diritti umani, cioè del super-diritto positivo che è emanazione del potere sovrano.

Ma tutto questo armamentario, ideologico più che ideale, condito di mondialismo, pacifismo, fratellanza e filantropia universale, a ben vedere, è pari pari la filosofia coltivata da circa un secolo con costanza e impegno nelle conventicole a vocazione umanitaria, Rotary e Lions in testa. Il lavoro sistematico dei club – la cui forza di attrazione è la presunta “esclusività” capace di regalare agli adepti la lusinga di un certo tono di promozione sociale – è servito per preparare in sordina il terreno favorevole ad accogliere il verbo ora professato dai signorini in maglietta rossa. La minestra è sempre la stessa.

E può essere interessante ripassarne al volo la ricetta, giusto per capire che quanto ci propinano non l’hanno inventato loro, è un vecchio menu fisso. Ciò che è cambiato nel tempo è piuttosto la lista dei commensali. Ma anche questo era in programma.

 Il vivaio rotariano

Nato in America nei primi anni del Novecento come movimento sovrannazionale, sovraculturale, sovrarazziale – come dice don Curzio Nitoglia in una documentata analisi – il Rotary si è votato a riunificare tutte le nazioni in un Nuovo Ordine Mondiale mediante un sentimento di amicizia filantropica. Dall’America si è poi irradiato in ogni parte del mondo; in Italia è approdato nel 1923, quando è stato inaugurato il primo club a Milano.

È evidente la contiguità tra la dottrina e la prassi del club con la dottrina e la prassi della massoneria: la differenza consiste nella assenza, nel primo, dei connotati di segretezza e di esoterismo e dei rituali iniziatici che contraddistinguono la seconda. In sostanza, afferma don Nitoglia, “il Rotary appare come una massoneria pubblica e come l’anticamera di quella esoterica e segreta, ove i massoni possono facilmente pescare le persone, che vi sono entrate per ingenuità, per farne dei ‘fratelli a tre puntini’”.

A causa dei suoi motivi ispiratori (demo-plutocrazia, mondialismo, pacifismo), il Rotary fu soppresso in Italia sotto il fascismo così come nella Spagna di Francisco Franco, dove venne riammesso solo nel 1983.

Anche la Chiesa Cattolica espresse ben presto un fermo giudizio di condanna verso il Rotary, la cui “morale – parole dell’Osservatore Romano del 1928 – non è che un travestimento di quella massonica”. Su La Civiltà Cattolica – organo dei gesuiti – esso veniva definito apertis verbis come “un’emanazione massonica, una nuova specie di massoneria che opera in pieno giorno”. Sarà un decreto del Sant’Uffizio del 1929 a proibire ai chierici l’iscrizione alla associazione – divieto che in Spagna fu esteso anche ai laici battezzati – in quanto basata su una morale autonoma e laicista, una filosofia soggettivista e relativista e una concezione di fratellanza filantropica non compatibile con la virtù teologale della carità: perché la vera sorgente della beneficienza per i cattolici è l’amore di Dio e ha ad oggetto i benefici spirituali e l’edificazione dell’anima, non l’amore dell’uomo per l’uomo.

Questo giudizio della chiesa mutò, non per nulla, quando essa intraprese la deriva antropocentrica che la portò a sostituire il culto dell’uomo a quello di Dio, cioè a realizzare una vera e propria deificazione dell’uomo.

Giovanni XXIII prima, Paolo VI poi, cominciarono a legittimare il Rotary allacciando rapporti con le sue delegazioni.

L’apertura della chiesa conciliare all’orizzonte mondialista e sincretista si è fatta, ai giorni nostri, piena unità di vedute e di intenti.

 Il matrimonio (riparatore) tra Rotary e chiesa

Tant’è che nel 1999 Bergoglio viene addirittura nominato membro onorario del Rotary Club di Buenos Aires, la città ad altissimo tasso di massoneria di cui il gesuita era arcivescovo. Nel 2005 il Rotary lo premia “uomo dell’anno” con il Laurel de Plata, cioè l’Alloro d’argento.

Durante il giubileo 2016 – scrive il sito del Rotary – “migliaia di Rotariani, motivati da un invito speciale di Papa Francesco, si sono recati a Roma alla fine di aprile per celebrare un messaggio di compassione, inclusione e servizio all’umanità”. “Dopo l’udienza giubilare, Papa Francesco ha incontrato una piccola delegazione del Rotary guidata dal Presidente K.R. Ravindran”. Ravindran, che è Indù, ha raccontato di essere molto onorato per l’incontro col papa, che lo ha fatto sentire “più che mai orgoglio per il passato del Rotary, fede per il suo presente e ottimismo per il suo futuro”.

Non molto tempo prima, il Rotary aveva organizzato un evento pro-invasione con Radio Vaticana in cui rappresentanti del World Food Programme, Jesuit Refugee Service e UNHCR (UN Refugee Agency) discutevano dei modi per aiutare i rifugiati a ricominciare la loro vita in nuovi Paesi.

Sempre il Rotary, d’altra parte, è in prima linea nella diffusione scolastica, con relativi finanziamenti, del nuovo dogma omosessualista e genderista: confeziona progetti sull’inclusione, la lotta alle discriminazioni sessuali e sociali, l’abbattimento degli stereotipi di genere, il contrasto alla violenza sulle donne, e tutto quanto serve a propagandare l’indifferentismo sessuale e morale in vista della liquefazione identitaria delle nuove generazioni.

Fatto sta che l’agenda dell’internazionale massonica possiede ora l’imprimatur vaticano.

E anche quello episcopale. Nell’autunno 2010 il Rotary Club di Assisi ha consegnato al direttore del quotidiano della CEI Avvenire, Marco Tarquinio, il premio «Ideale Rotariano 2010». Motivo: «per aver saputo interpretare l’ideale di servizio che il Rotary pone alla base della propria presenza nella società».

Eppure, nel tempo in cui la Chiesa adorava Dio e non l’uomo, era molto esplicita l’Enciclopedia Cattolica (1948-1954) che, per la penna di monsignor Giovanni Battista Buzzetti, spiegava: “La mentalità ch’esso [il Rotary] proclama può facilmente diventare indipendenza dall’insegnamento della Chiesa, anche nel campo della fede e dei costumi e favorire l’infiltrazione di elementi massonici ed anticlericali”

Del resto, persino l’Espresso, in un’inchiesta alla massoneria del 2017, scrive: “il tema della cinghia di trasmissione fra massoneria ufficiale, non ufficiale e associazioni paramassoniche non è da trascurare. Nel tempio, come sostiene Venzi [Gran Maestro, noto peraltro per aver teorizzato la piena compatibilità tra chiesa e massoneria], ‘un fratello non mi deve sbagliare una deambulazione’. Vietatissimo parlare d’affari. In una cena al Rotary è diverso. Non si portano guanti e grembiule. L’ambiente è più informale. E il Venerabile o gli Ispettori Magistrali non sorvegliano”.

A margine, come nota di colore, segnaliamo come alle cene rotariane ci si possa imbattere non soltanto in prelati e in personaggi del demi-monde massonico. Il Gran Maestro Fabio Venzi, sempre lui – si trattava di fare chiarezza su come a Trapani e in Calabria la malavita organizzata incroci spesso la Loggia – sentito dalla Commissione parlamentare antimafia dichiarò: «Bisogna verificare gli ambienti di Rotary, Lions e Kiwanis, dove massoni regolari e irregolari si incontrano. La ’ndrangheta sceglie le obbedienze spurie piuttosto che sopportare le nostre riunioni a carattere filosofico-culturale».

 Delassus aveva capito tutto

Siamo partiti dalle magliette rosse e siamo arrivati alle degenerazioni criminal-massoniche delle accolite a sfondo “umanitario”. Ma a tenere insieme tutte queste cose un filo c’è. È rosso anche lui.

L’opera imponente e magistrale in cui monsignor Henri Delassus traccia la storia dei movimenti sovversivi – leggi: massoneria – che hanno mosso guerra alla civiltà cristiana, a partire dagli albori del processo rivoluzionario (cfr. H. Delassus, Il problema dell’ora presente. Antagonismo tra due civiltà. Effedieffe, 2015, vol. I) offre la chiave storica, teologica, concettuale, per comprendere a fondo le molteplici strategie di penetrazione del proteiforme tarlo massonico contro la religione rivelata, il diritto naturale e l’ordine sociale.

La religione che il Delassus definisce “americana”, perché ha avuto in America le sue origini e il suo sviluppo e americani furono gli adepti che l’hanno introdotta in Europa è – dice – una “religione umanitaria per il fine che si propone, che è di sostituire l’uomo a Dio”.

Compito dei framassoni infatti è “quello di introdurre nel cattolicesimo e in ciò che resta di stabile nelle altre religioni, elementi di dissoluzione, che le condurranno tutte a confondersi in una vaga religiosità umanitaria. I dogmi formano, per così dire, l’ossatura delle religioni, ed è altresì per essi che si distinguono fra di loro e sono separate le une dalle altre. Il grande sforzo degli apostoli della religione umanitaria deve dunque esser quello di farli sparire”. Ecco che “da lungo tempo si lavora ad abbassare le barriere dogmatiche e ad unificare le confessioni in modo da favorire le vie all’umanitarismo”.

Numerose società e molto attive si sono formate a questo scopo, tutte imbevute di due idee fondamentali: “1° che una religione assolutamente universale deve stabilirsi sulle rovine di tutte le religioni, e cioè mediante l’abbassamento delle barriere e l’abolizione dei dogmi; 2° che questa religione universale dev’essere una religione sociale, una religione umanitaria, una religione di progresso umano, che giunge sino a procurare all’uomo il paradiso sulla terra”.

Del resto, gli ordini della massoneria erano chiari. Bisognava “rovesciare tutte le frontiere […], abolire tutte le nazionalità, cominciando dalle piccole, per farne un solo Stato; cancellare ogni idea di patria; rendere comune a tutti la terra intera che appartiene a tutti; tutto preparare per una vasta democrazia […]”.

Gli “imbecilli”

Secondo le istruzioni, la confusione delle menti e l’abbandono dei principi devono passare per le parole. La medesima parola, tributata dal lessico naturale e cattolico, quindi famigliare, viene caricata di un significato altro, e così viene usata per creare una atmosfera morale viziata, che avvolge tutti e che tutti respirano.

In particolare, ciò vale per la diade “libertà e uguaglianza” in senso massonico, definita “la coppia incantatrice e misteriosa”, dove il mistero è contenuto proprio nella loro abbinata, perché, compenetrandosi, l’una porta nell’altra “un concetto che modifica il senso primo e naturale di ognuna di esse”. “La framassoneria – spiega Dellassus – non ha punto cessato di mistificare il pubblico con queste parole, ch’essa e i suoi prendono in un senso, e gli uomini onesti in un altro”.

Considerata da sola, infatti, la parola libertà “è il dono più prezioso che Dio ha fatto alla natura umana, che la pone in un regno così superiore a quello degli animali: il dono di fare degli atti che non siano necessari, che, per conseguenza, portano seco la responsabilità e il merito, e permettono perciò a ciascuno di noi di innalzarsi indefinitamente”.

La parola uguaglianza, da sola, “applicata al genere umano, indica che nella diversità delle condizioni la comunanza di origine e di fine ultimo dà a tutte le personalità che lo compongono una stessa dignità”.

La massoneria “voleva che il senso da essa stessa posto nella unione di queste due parole fosse inteso dai suoi adepti e tenuto nascosto al volgo”. Ed “era lì il suo mistero”.

L’uguaglianza che la massoneria si prefiggeva di stabilire nel mondo era infatti una cosa molto diversa da quella di cui sopra, che ha a che fare con la nostra comune origine e i nostri comuni destini. Era invece “l’uguaglianza sociale, quella che deve abolire ogni gerarchia e per conseguenza ogni autorità”.  Essa è indissolubilmente legata alla libertà, sempre in senso massonico. “L’uguaglianza voluta – continua infatti l’Autore – non si troverebbe che nella libertà, vale a dire nell’indipendenza di tutti rispetto a tutti, dopo avere spezzato tutti i vincoli che uniscono reciprocamente gli uomini. Dunque non più padroni né magistrati, non più preti né sovrani, e perciò non subordinati per qualsiasi titolo: tutti uguali nel livello massonico, tutti liberi della libertà degli animali, che possono seguire i loro istinti”.

Ora, è proprio in base alla comprensione (o non comprensione) di queste cosiddette “parole sacre”, che si distinguerebbero, in seno a coloro che bazzicano le varie associazioni, i diversi “strati” sociali con i rispettivi gradi di ascesa nella scala gerarchica di logge e retro-logge. Le categorie sarebbero sostanzialmente tre, spiega Delassus: “gli spiriti penetranti, gli spiriti inquieti e gl’imbecilli”. La differenza tra i tre tipi umani viene chiarita così: “I primi non tardano molto a conoscere il senso vero: i secondi non devono esser condotti a quest’alta conoscenza che a gradi e per mezzo di emblemi che loro si propongono a decifrare. Dai terzi non si esige altro che tengano dietro ad occhi chiusi e senza riserva, pur tenendoli vincolati con la paura, se mai violassero il sacro giuramento”.

Di questi ultimi (gli imbecilli), ancora, viene detto: “Essi non sapevano della massoneria se non quanto si poteva far loro sapere senza pericolo, e non avevano motivo di inquietarsi, pensando che non appartenevano se non ai gradi inferiori, nei quali la sostanza delle dottrine non appariva che confusamente attraverso l’allegoria, e dove molti altro non vedevano che un’occasione di divertirsi e banchettare allegramente”. In poche parole, a loro basta(va) mangiare, bere e spassarsela in compagnia.

Ma l’Alta Vendita – vertice del carbonarismo – sollecitava il coinvolgimento anche di costoro. Recitavano infatti le Istruzioni: “Non ne mancano in Italia ed altrove che aspirino agli onori, molto modesti, del grembiule e della cazzuola simbolica. Ve ne sono altri diseredati o proscritti. Accarezzate tutti questi ambiziosi di popolarità; arruolateli nella framassoneria: l’Alta Vendita vedrà poi quello che se ne potrà fare per la causa del progresso […]. Intanto essi serviranno di vischio per gl’imbecilli, gl’intriganti, i borghesi e gli spiantati. Essi faranno gli affari nostri credendo di fare i propri. Serviranno d’insegna alla bottega […]. È sulle logge che noi facciamo assegnamento per raddoppiare le nostre file; esse sono, senza che lo sappiano, il nostro noviziato preparatorio. Esse discorrono sempre dei pericoli del fanatismo, della felicità dell’uguaglianza sociale e dei grandi princìpi della libertà religiosa. Esse hanno, tra due banchetti, delle scomuniche fulminanti contro l’intolleranza e la persecuzione […]. Vi è qui tutto il necessario per formare degli adepti. Un uomo imbevuto di queste belle cose non è lontano dalle nostre idee; altro non occorre che irregimentarlo […] Nelle circostanze presenti non bisogna ancora levarsi la maschera. Contentatevi di girare attorno all’ovile cattolico; ma, da buoni lupi, afferrate al passaggio il primo agnello che vi si offrirà nelle condizioni volute”.

Ecco perfettamente descritte, a cavallo tra Ottocento e Novecento, le varie figure archetipiche che a tutt’oggi si stagliano immutate sulla scena sociale, con caratteristiche spesso autenticamente caricaturali.

Ecco spiegati anche gli “imbecilli” con la maglietta rossa. E non solo loro.

Share →

33 Responses to Dal Rotary alla Loggia: ecco l’élite delle camicie rosse – di Roberto Dal Bosco e Elisabetta Frezza

  1. Luigi R. ha detto:

    Sono soprattutto degli ipocriti buonisti… e purtroppo tanti cittadini (ingenui più che in malafede) cadono nel tranello delle magliette rosse. E mai che si interessino di quella sempre più grande fetta di italiani che sono poveri o che lo stanno diventando.

  2. leo ha detto:

    Direi che la maschera si sono decisi a calarla, se a 24 ore di distanza dal 13 03 13, il gran maestro in tv ci diceva entusiasta che per la Chiesa Cattolica, niente sarebbe stato come prima

  3. Annarita ha detto:

    Quante belle storie e vignette avrebbe fatto Guareschi sui nuovi trinaricciuti. Una desolazione vedere l’intelligenza umana così evaporata, che nostalgia dei grandi uomini che costruirono con preghiera e lavoro la nostra bella civiltà, la nostra cultura, la nostra Fede, le nostre città, i bei girdini, le cose buone. Ora tra vegani, effemminati, animalisti, chierici sbragati e telefonini dipendenti, invischiati in una marmellatona stomachevole, c’è da piangere, o da tirarsi su le maniche e fare quello che va fatto con coraggio, pazienza e con lo sguardo lontano, oltre lo schifo, per intravvedere come un giorno tornerà a risplendere la Chiesa e la società umana….se Dio vorrà.

  4. D.A. ha detto:

    Sono idioti, ma utili.

  5. antonio ascione ha detto:

    a proposito,vogliamo lanciare il progetto di Guareschi in concettodi santità…se non è stato lui un profeta,chi altri?

    • Stefano Mulliri ha detto:

      Caro Antonio , la nuova chiesa 2.0 ha un’altra idea di santità, i suoi futuri modelli sono l’ariano Enzo Bianchi e i vari Ciotti Gallo , Farinella Zanotelli, e via vomitando, gente che di Dio ne ha fatto a meno, salvo trarre i benefici che derivano da il far parte del clero.

  6. Ulysse ha detto:

    Qui si parla di tutto forche’ da dove provengono i soldi per comprare le magliette rosse. Forse dalla elite, dal sistema dei poteri forti. Dopo le magliette verdi abbiamo anche le rosse, un po’ di perequazione per favore. No i soldi per acquistare le magliette rosse sono stati dati sottobanco dalla lega! Ecco dove sono finiti i 49 milioni di euro mancanti all’appello dei magistrati di Genova.
    PS Dato che al potere ci sono i populisti se parliamo di “poteri forti” specifichiamo per cortesia (dell’Europa, degli Usa, della Cina, del Senegal…)

  7. Alberto S. ha detto:

    Oltre al resto, molto interessante il sodalizio fra il signore vestito di bianco e il Rotary. Altro inequivocabile tassello del rovesciamento di prospettiva della chiesa oggi ex cattolica. Quei divieti, anatemi e scomuniche che una volta sostenevano la fede in Nostro Signore Gesù Cristo e indicavano con chiarezza l’unica Via ossia Lui… sono stati man mano e dolcemente sostituiti da “inviti speciali”, per ricambiare le cortesie di nomine e premi evidentemente azzeccati e graditi.

  8. Marisa ha detto:

    Grazie per questo report così dettagliato.
    Ci (mi) mancava la notizia della nomina a membro onorario del Rotary all’arcivescovo Bergoglio e dei suoi pasticciamenti , da papa, con rotariani assortiti.
    Le tessere del puzzle emergono via via.

  9. vittoria ha detto:

    poveri loro…. che pena che fanno….schizzinosi rosso comunista, da vomitare,subito.

  10. Un prete ha detto:

    Andate sul sito dell’ Azione (ex) cattolica Italiana……https://azionecattolica.it/una-maglietta-rossa-fermare-l-emorragia-di-umanita

  11. Ma dai! ha detto:

    Sono na-babbi Natale? Bisognerebbe dividere gli extracomunitari che sbarcano tra questi buoni di cuore in maglietta rossa, che possano finalmente mettere in pratica a spese loro ciò che vanno a proclamare in piazza. Dopo aver fatto emergere il viscidume di Francia e Germania, potremmo mettere in luce la falsa carità di questi rotariani, che fanno i belli sulla pelle degli italiani.

  12. bbruno ha detto:

    “… e non solo loro”, ma anche la figura in vestaglione bianco, camicia rossa nell’anima, che siede in Vaticano. E magari fosse “imbecille”, sa bene quello che fa, anche se l’aura da “imbecille” (pagliaccio) gli giova molto e giova molto a quello che fa. Rotariano e massone lui stesso, non solo per associazione compositiva…

  13. Tonietta ha detto:

    Strano che ieri Mattarella nelle sue “stravaganze” istituzionali, non abbia convocato Conte indossando una Lacoste rossa, come in uso fra i più chic delle foto qui postate.

    • Luigi R. ha detto:

      E c’è pure da dire… quanto in qua un presidente della repubblica in Italia è mai intervenuto in maniera così diretta e di parte (soprattutto di parte) sulle scelte di un governo già formato e in piena efficienza? La repubblica italiana ha un governo non presidenziale (è il presidente del consiglio che dirige le scelte); tutto d’un tratto, a causa del nuovo ministro Salvini, (guarda che strana coincidenza) il presidente della repubblica conta, e anche assai. I casi della vita!

      • bbruno ha detto:

        certo che interviene, fosse anche nella maniera più smaccata, come in questo caso.. Quando qualcuno osa intralciare i piani dei Signori Incogniti posti a governare il mondo, allora tutti gli Affratellati scattano agli ordini, non importa se anche smodatamente: la populace deve capire chi comanda. il guaio che spesso questa ‘populace’ è terrorizzata e si lascia fare, e si mette a cuccia, . Ma li vorrei vedere questi Signori se si trovassero contro lo sbarramento della gran parte del popolo! Salvini di fronte a tale intromissione non doveva, non deve, fare altro che buttare il tavolo a gambe all’aria: e indurre il popolo a sfidare a viso aperto e muso duro la prepotenza di quei Signori! Lo vedremo il Mattarella dare ordini alla guardia pretoriana?

        • Luigi R. ha detto:

          Comunque Salvini non è il tipo che si arrende o fa dietro front. Quello che dice lo mantiene e non potrebbe fare altro che mantenere la parola perché ne va della sua coerenza nei confronti di quell’ampio elettorato che l’ha votato. Ovviamente per lui non è, e non sarà semplice, tenuto conto pure che da parte degli alleati di governo 5 stelle, sulla posizione nei confronti dei migranti, non ha una condivisione ideologica (vedo ahinoi Fico e in buona parte Toninelli, e anche un po’ Di Maio). I 5 stelle sul problema migranti non hanno mai avuto idee chiare (diciamo un ni piuttosto che un si o un no), questo per non deludere l’ampia sponda sinistroide dell’elettorato 5 stelle.
          Ritornando a Salvini, credo farà di tutto per non screditarsi nei confronti dei milioni che credono e sperano in lui. Io rimango fiducioso.

  14. piero nicola ha detto:

    “Il diavolo fa le pentole e non i coperchi”. Oppure: “Non si devono fare i conti senza l’Oste”. La nazione, con ciò che la caratterizza, è una realtà quasi indistruttibile, contro la quale i “bucanieri” si stanno scornando. Il popolo, senza bisogno di molta consapevolezza, si è stufato delle novità stupefacenti e tossiche, non rinuncia alla propria tradizionale identità, né alla morale elementare, perciò, se trova un capo che abbastanza soddisfi la sua esigenza basilare, lo segue, e non ce n’è più per nessuno.

  15. Ivan G. ha detto:

    Ottima osservazione quella del sig. Luigi. Oggi anche l’arbitro è sceso in campo e per Salvini la partita si fa sempre più dura. Stiamo vivendo una fase cruciale per i destini dell’Italia e di questa Europa da operetta; i prossimi mesi ci faranno capire se e come i poteri forti sapranno ribaltare una situazione molto difficile (per loro). Comunque, questo dovrebbe essere l’ultimo Parlamento europeo a maggioranza di partiti che rappresentano queste élites. Il banco ce l’hanno ancora loro, ma i giocatori (il popolo) ha finalmente capito che le carte erano truccate.

  16. Marisa ha detto:

    don Ciotti Luigi.
    ‘Chiesa povera e Certosa ricca’:

    https://www.radiospada.org/2018/07/chiesa-povera-e-certosa-ricca/

    • Alessandro2 ha detto:

      Questo fa il povero con i soldi degli altri (esiste una versione più volgare di questo motto, che non riporto).

  17. IL CAMERATA ha detto:

    Anche senza la camicia rossa garibaldina li riconosciamo ugualmente questi sinistrati e comunardi vecchi e nuovi; sono i relitti sconfitti dalla storia, che hanno sulla coscienza i milioni di morti causati dalla loro perversa ideologia marxista leninista stalinista maoista castrista e polpottiana.

    • Luigi R. ha detto:

      Saranno anche dei “relitti” ma purtroppo sono ancora tantissimi, e anche molti in fascia giovanile che credono in tale deleteria ideologia. Tanti non si redimono neppure sulle evidenze dei disastri della sinistra. Sono cocciuti e presuntuosi. Quest’anno hanno persino celebrato il cinquantesimo del ’68: il concentrat “perfetto” di utopie maldestre e disastrose.

      • Alessandro2 ha detto:

        Caro Luigi, come darle torto.. Tuttavia, questa militanza è qualcosa di ancor più sottile, di veramente diabolico. Avendo fatto osservare alla mia anziana mamma come fosse ridicolo festeggiare il ’68, si è rivoltata contro di me con tono sorprendentemente aspro e stizzito. Le sue parole sono state più o meno queste: il ’68 ha prodotto qualche eccesso, ma c’era bisogno di novità (“di una ventata d’aria fresca”, ha detto); prima era tutto opprimente e antiquato; le classi dirigenti e la Chiesa non si erano rese conto che il mondo stava cambiando; “meno male che c’erano Krusciov, Kennedy e Papa Giovanni” (sic), ecc.
        Mia madre, nata in povertà appena dopo la guerra, è stata madre esemplare (casalinga, parca amministratrice familiare), moglie fedele, severa e giusta educatrice, brillante autodidatta culturale, ed è tuttora fervente cattolica.
        Il succo è questo: le generazioni precedenti la mia e gran parte delle successive hanno subìto un vero e proprio lavaggio del cervello, per cui con poche eccezioni tutte le “liberazioni” dal 1945 al 1968 ed oltre erano giuste e…

        • Alessandro2 ha detto:

          …necessarie. Per questo motivo penso che ci sia lo zampino (è il caso di dirlo) di un fattore preternaturale.

        • Luigi R. ha detto:

          Anch’io conosco persone che parlano con nostalgia del 68 senza rendersi conto di come abbia contribuito a distruggere il concetto di famiglia (ovviamente non solo la famiglia). Ma io le faccio parlare; francamente non mi va più di discutere anche in maniera accesa con persone a me abbastanza care, come facevo fino a poco tempo fa. Contenti loro… e poi non riuscirei mai a fargli cambiare idea. Rimanessero con loro balorde convinzioni, io rimarrò con la mia.

        • IL CAMERATA ha detto:

          Cari amici, non si tratta solo del ’68…..il mese scorso a Genova hanno commemorato il 30 giugno 1960!!! Quando i rossi e i portuali riuscirono con la violenza ad impedire il nostro congresso nazionale del MSI e fecero cadere il governo Tambroni che si reggeva con i nostri voti. Per loro fu la “seconda resistenza” ed ogni occasione è buona ai sinistrati per rievocare le loro “presunte vittorie”.

          • Luigi R. ha detto:

            È vero che non si tratta solo del ’68, ma nel ’68 ci fu una messa a fuoco di quegli episodi che rappresentarono dei preludi per una sorta di unificazione di teorie più o meno dannose per l’umanità (e non specificatamente per la famiglia). Da rilevare anche soprattutto come anno “eccessivo” (in una espressione estetica anche kitsch), l’aspetto spesso ridicolo di quel tardo pop beat musicale (e di moda vestiaria) italiano (appunto proprio il ’68) i cui testi delle canzoni esprimevano – spesso – un campionario di neo luoghi comuni “giovanilistici” (vedi “come potete giudicar…”, e diversi altri).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

 caratteri disponibili

Dal Rotary alla Loggia: ecco l’élite delle camicie rosse – di Roberto Dal Bosco e Elisabetta Frezza