In attesa della lettura della sentenza che lo vede coinvolto, intervistiamo Danilo Quinto per ricapitolare i passaggi che lo hanno portato ad essere ingiustamente processato.

Può ricordarci innanzitutto per quale motivo si trova a processo?

Nel 2012 fu pubblicato il mio primo libro, intitolato “Da servo di Pannella a figlio libero di Dio”. La storia della mia conversione: da dirigente del Partito Radicale, di cui sono stato Tesoriere per 10 anni, al Cristianesimo. In una delle oltre 200 pagine di quel libro, che conteneva accuse gravissime e documentate sul mondo radicale (rimaste senza risposta), usai due parole in corsivo – “servo sciocco” – nei confronti di un ex deputato radicale. Un’espressione benevola, una metafora, tratta, come ognuno sa, dalla Commedia dell’Arte e dal Teatro goldoniano. Ricevetti notizia della querela per diffamazione nel mese di settembre di quello stesso anno.

Da quanto tempo va avanti?

Il rinvio a giudizio fu notificato nel mese di settembre del 2016 e il processo si aprì 2 mesi dopo. In un’udienza successiva, il pubblico ministero chiese l’inserimento di un secondo capo d’imputazione, che riguardava un altro passaggio del libro, nel quale riportavo – per dare un esempio di come Marco Pannella agiva anche nella vita personale delle persone – quanto mi raccontò lo stesso querelante a proposito dell’intervento di Pannella per favorire la separazione indolore da sua moglie. Cosa che in seguito effettivamente avvenne. Tra rinvii, ascolto delle deposizioni del querelante e dei testimoni, cambio “in corsa” del giudice che mi era stato assegnato, destinato ad altro incarico, si è giunti allo scorso 16 gennaio, con il mio interrogatorio e le conclusioni delle parti. Il giudice ha proposto il rinvio del dibattimento, solo per la lettura della sentenza, a lunedì 4 febbraio, alle ore 13.00. Il processo si svolge a Roma, a piazzale Clodio, palazzo B, aula 5. Io sarò lì. L’udienza è pubblica. Si può assistere. 

Che cosa rischia?

Il reato di diffamazione è stabilito dall’art. 595 del codice penale, che dice: Chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo precedente, comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a milletrentadue euro. Se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a duemilasessantacinque euro. Se l’offesa è recata col mezzo della stampa [5758bis] o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a cinquecentosedici euro. Se l’offesa è recata a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza, o ad una Autorità costituita in collegio, le pene sono aumentate”. 

Per dare un esempio, come ha riportato lo scorso 6 gennaio Maurizio Blondet, “Nel dicembre 2014, a La Zanzara, Oliviero Toscani disse di Salvini a commento di una foto del ‘capitano’ a torso nudo: «Ma poverino, non ha proprio niente da fare. In quelle foto sembra un maialino sotto il piumino. Uno che dice di uscire dall’Europa e poi si fa fotografare così. (…) Salvini fa i pompini, va benissimo per quello. A chi li fa? Salvini fa i pompini ai cretini, fa anche rima. Prende per il culo chi lo vota».  Nel luglio 2018, il fotografo dei Benetton,  è stato condannato ad una pena pecuniaria: 8.000 euro più le spese legali (https://www.liberoquotidiano.it/news/personaggi/12431066/oliviero-toscani-matteo-salvini-fa-i-pompini-condannato-tribunale.html)”. Le querele per diffamazione, di solito, si risolvono così: con una sanzione pecuniaria.

Chi c’era a sostenerla in aula il 16 gennaio scorso?

Innanzitutto, mia moglie Lydia, che è stata lo strumento che Dio ha scelto per la mia conversione, con la quale ho condiviso tutte le scelte che abbiamo fatto negli ultimi 15 anni, che ci hanno portato a rimanere sempre uniti, spesso soli, ma inginocchiati davanti alla Croce. Poi, quattro amici sacerdoti e qualche decina di persone, che sono venute un pò da tutt’Italia.

Teme per la lettura della sentenza del 4 febbraio prossimo?

Le rispondo con parole che rispecchiano la mia vita. Lo dico con umiltà: io ho timore solo di Dio. Suo Figlio ha insegnato: «Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze. E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo. Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure, nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri! Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli». (Mt 10,26-33). Non è un caso che queste parole – che Gesù rivolge ai Suoi amici e che sono state ripetute da Sua Madre nella prima apparizione di Fatima – le rivolsi a Pannella, prima di dimettermi.

Certo, gli uomini, sulla terra, possono perseguitare. Anche questo l’ha insegnato Gesù (Mt 10, 16-20) ed io l’ho vissuto sulla mia pelle. Dopo l’ultimo incontro con Pannella (2005), nel quale gli annunciai le mie dimissioni (con lui che m’invitò insistentemente a continuare a lavorare per lui), chiedendo la liquidazione dei miei anni di lavoro (dal 1987 al 2005a prestazione occasionale) e – non avendo ricevuto alcuna risposta – dopo l’apertura della causa di lavoro, che poi anni dopo ho “regolarmente” perso, con ricorsi rigettati senza neanche aprire la causa, sia in primo sia in secondo grado (rimanendo senza liquidazione e senza pensione, a 63 anni), i radicali – dai quali mai, nei decenni precedenti, avevo ricevuto la minima contestazione del mio operato – mi denunciarono per appropriazione indebita relativa ai miei stipendi di 10 anni come responsabile della Tesoreria del partito: stipendi scritti nei bilanci, conosciuti da tutti, perché presenti nelle mie relazioni quindicinali al gruppo dirigente, approvati dai revisori dei conti e dai congressi all’unanimità. Stipendi sui quali pagavo le tasse regolarmente. Fu la stessa testimone dell’accusa a dichiarare in primo grado, a seguito di una domanda del giudice, che le indicavo di evidenziare nei bilanci che lei redigeva le somme di cui mi sarei appropriato. La conoscenza dell’avente diritto dei fatti di causa (“consenso dell’avente diritto”, la chiama l’art. 50 del codice penale, che è causa di giustificazione del comportamento di una persona) nel mio caso non è stata considerata. La condanna definitiva in quel processo, profondamente ingiusta, è stata di 10 mesi, con pena sospesa e non menzione. Sono diventato, mio malgrado, un caso giurisprudenziale. Non vorrei che la stessa cosa accadesse per la denuncia di diffamazione”.

Quale pensa che sia la cosa che più di lei ha dato fastidio ai radicali e a Giacinto Marco Pannella quando ancora era vivo?

Il mio sottrarmi alla condizione di “servo” nella quale mi ero relegato per gran parte della vita. La scoperta della bellezza della fede e l’accoglimento della Grazia. Questo dono straordinario che mi ha concesso Dio e che mi ha consentito di pregare per i miei nemici, nel corso di questi anni e di gridare dai tetti la verità su un’ideologia che ha trovato, per vincere, la complicità di molti cattolici, affascinati dal desiderio di “liberarsi” da qualsiasi vincolo di origine naturale e quindi divino. Sono stati i cattolici che volevano abortire o divorziare o che ora vogliono sbarazzarsi con l’eutanasia del “peso” di anziani che non sono utili socialmente o che accettano senza battere ciglio i matrimoni tra persone dello stesso sesso o l’equiparazione dei figli nati dall’incesto con i figli nati nel matrimonio o che Emma Bonino, la “grande italiana” parli dagli amboni degli altari per spiegare la sua campagna – “Ero straniero – l’umanità che fa bene”, alla quale ha dato la sua adesione politica l’”uomo vestito di bianco” – che vuole dimostrare la necessità per l’Italia di dotarsi ogni anno di qualche centinaia di migliaia di migranti. Un disegno di sostituzione della popolazione condiviso dalla Nuova Chiesa. Sono tutte cose che ho scritto nei miei libri e nei miei articoli, che hanno avuto e avranno – perchè io non mollerò – il “filo conduttore” del legame che in questi decenni si è consumato tra una parte consistente del mondo cattolico (compresi quei parlamentari che con i loro comportamenti hanno sostenuto il maggiore strumento di propaganda dei radicali, Radio Radicale) e l’ideologia pannelliana, di cui sono stato tra i protagonisti, dedicandomi soprattutto a trovare le risorse economiche – decine di milioni di euro – per tutte le campagne radicali. Ho tentato di essere testimone di una realtà che ho vissuto per qualche decennio, svelandone le strategie e le tattiche di seduzione. E’ questo che Pannella ha mal sopportato, insieme al doversi privare delle mie capacità, tanto che nell’ultimo colloquio che avemmo insistette molto perchè io rimanessi al suo servizio. Non potevo farlo, perchè la mia vita, grazie al mio incontro con Gesù, era cambiata. Anche per questo, nel corso di questi anni – considerando le “aperture” che le gerarchie ecclesiastiche hanno dato a quell’ideologia, a partire dalle telefonate e dagli inviti rivolti a Pannella e a Emma Bonino, dalle dichiarazioni di stima verso lo “spirito di Pannella” e la sua “eredità spirituale”, mi sono chiesto giorno dopo giorno – come ha fatto nella sua vita, in modo impareggiabile, il mio amico Mario Palmaro – Cattolici, dove siete? Con chi state? Con Dio o con Baal? 

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6 Responses to Danilo Quinto: “Non mi si perdona di essere diventato un uomo libero” – di Cristiano Lugli

  1. Oswald Penguin Cobblepot ha detto:

    Nihil novi sub sole. Se questa non è persecuzione anticattolica, allora non saprei proprio come definirla. Ma quello che mi fa più imbelvagire in questo momento non è la lettura degli abusi patrimoniali o giuridici subiti dall’intervistato (alla faccia di chi parla di legalità-diritti-giustizia). No! L’aspetto più rivoltante è la collusione della neochiesa coi persecutori, con la razza dei divorzisti-abortisti. (Stra)parlano di inclusione, di misericordia, e poi alla prova dei fatti avallano con il loro silenzio l’eutanasia, e se ne sono ben guardati dal protestare contro le unioni (in)civili. LJC da Gotham, il Pinguino.

  2. albert ha detto:

    Ogni commento è sperfluo: non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere.

  3. Marco Boggia ha detto:

    La domanda con cui si conclude l’articolo dovrebbe essere stampata a caratteri cubitali ed esposta in ogni bacheca di parrocchia. Ma non illudiamoci: il veleno inoculato è stato mescolato con una adeguata dose di morfina.

  4. ciro patitucci ha detto:

    E’ proprio vero che i convertiti o coloro che denunciano una realtà che han vissuto per anni ma da cui ne son venuti fuori sono scomodi… per ovvi motivi… se possibile si cerca di farli tacere! Solo gli stupidi non cambiano mai idea, stima e apprezzamento per Danilo QUINTO…

  5. Cesaremaria Glori ha detto:

    Il 16 gennaio ero accanto a Danilo e a Lydia nell’aula n.5 del Tribunale Penale di Roma. Quale squallore in quell’edificio! Bagni impraticabili, grigiore e bruttezza architettonica, assenza di comodità per la gente che è costretta a starsene in piedi per ore, assenza di personale che si prendesse cura dell’ambiente, mancanza di un locale di ristoro ove consumare qualcosa da mettere nello stomaco. Ci sono soltanto distributori automatici. Questo squallore trova poi l’eguale negli arredi, nei colori, nell’ambientazione che sa più di vecchia caserma che di un luogo ove si amministra la Giustizia. Ho ascoltato poi attentamente il P.M. nella sua balbettante arringa di accusa, intervallata sovente da interventi del giudice. Solo Dio potrà difendere Danilo e per questo ho fiducia soltanto in Lui. Come avverrà non lo so. Ma certamente Dio saprà trovare nella Sua perfezione la forma di giustizia più consona al suo figlio ritrovato.

  6. Carlucci ha detto:

    Forza Danilo. Una preghiera per te.

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Danilo Quinto: “Non mi si perdona di essere diventato un uomo libero” – di Cristiano Lugli