“Dear Mr. Fantasy” è il nome di questa nuova rubrica musicale che citerà canzoni di singoli o di gruppi, stranieri e italiani, che hanno influenzato il ’68. Visti i numerosi commenti suscitati dalla breve rubrica precedente: “Il ’68 e la musica”, abbiamo inteso proseguire la lettura critica di quegli anni attraverso l’esplorazione del vasto panorama musicale che va dal rock’n’roll al blues, dal folk al jazz, dalla musica celtica al rythm’n’blues, dal country al progressive rock e così via, attraverso generi e sottogeneri musicali diversi. Il compito che ci siamo prefissi è e sarà soltanto quello di fornire un’interpretazione critica non esaustiva del brano menzionato, né tantomeno di fornire tutte le indicazioni del singolo autore o del singolo gruppo. Pertanto, ci potranno essere ulteriori spazi di approfondimento, alla luce del tanto materiale a disposizione (dischi, testi, note biografiche, ecc.). La lettura che abbiamo voluto dare alla “colonna sonora di quegli anni” (“formidabili” per qualcuno come Mario Capanna) è inserita all’interno della costatazione di un processo di secolarizzazione, che ha visto la progressiva marginalizzazione o addirittura espulsione della presenza di Dio dalla vita dell’uomo. Quindi, nella società moderna non poteva rimanere esente da questa carica rivoluzionaria la musica, ossia i suoi interpreti, più o meno consapevoli di questo fenomeno di contestazione generale e generazionale.

 

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Le influenze musicali dei Traffic

“Caro Mister Fantasia, suonaci un motivo, qualcosa che ci renda felici;
fai qualunque cosa, ma portaci fuori da questa tristezza”

Nel 1967 il gruppo musicale inglese dei Traffic incideva il loro primo album con il titolo: “Mr. Fantasy”. Il ricorso all’immaginazione e alla fantasia era un punto di riferimento costante in quegli anni, non solamente perché alcuni autori della cosiddetta “Scuola di Francoforte”, in particolare Herbert Marcuse, inneggiavano al potere liberatorio della fantasia (pensiamo a uno degli slogan più frequenti dell’epoca: “L’immaginazione al potere”) ma soprattutto per il motivo che il veicolo della fantasia, spesso accompagnato dall’uso di droghe, alcool e di costumi alquanto licenziosi, conduceva ad una rivolta contro la cosiddetta “società conformista e borghese” e il suo sistema autoritario (religioso, familiare, militare, politico, sociale).

Questa presunta liberazione da tutto ciò che impediva la felicità della persona traspariva quindi in tutte le forme di protesta, dal vestire all’arte, dalla politica alla musica, dalla letteratura al teatro, dalla scuola al lavoro. Questo brano dei Traffic con questo titolo emblematico mi è sembrato riassuntivo del clima culturale di quegli anni ed anche il testo esplicita i sentimenti giovanili dell’epoca: “Caro Mister Fantasia, suonaci un motivo, qualcosa che ci renda felici; fai qualunque cosa, ma portaci fuori da questa tristezza. Canta una canzone, suona la chitarra, rendila vivace. Tu sei quello che può farci ridere tutti quanti ma facendolo ci fai scoppiare in lacrime. Per favore, non rattristarti, se fosse un’idea che ti eri fatto. Noi non abbiamo saputo nulla di te per tutti questi anni”.

In Italia, agli inizi degli anni ’80, Carlo Massarini condusse una trasmissione su Rai 1 intitolata appunto “Mister Fantasy” ed in precedenza, negli anni ’70, lo stesso Massarini aveva scelto come sigla iniziale della trasmissione radiofonica Per voi giovani un altro brano dei Traffic: “Glad”, tratto dall’album “John Barleycorn must die”.

 Ritornando al testo di Dear Mr. Fantasy credo che balzi agli occhi immediatamente come il desiderio di legittima felicità si scontri con la tristezza e la desolazione. L’appello alla Fantasia diventa non solo personificato ma addirittura invocato al punto tale che diventa una preghiera laica di intercessione, di liberazione appunto dalla tristezza. Con poche frasi, ripetute nella canzone, si fa sentire il vuoto della vita senza l’energia sprizzante e feconda di Mr. Fantasy, che ha sostituito il Padre e lo Spirito Santo. Mister Fantasia può essere così invocato come l’attesa non più procrastinabile della Parusia: “Noi non abbiamo saputo nulla di te per tutti questi anni”.

Il testo fu scritto dal batterista britannico di origine italiana Jim Capaldi (1944-2005) e musicato da Steve Winwood (1948) e Chris Wood (1944-1983), rispettivamente chitarrista e tastierista della band inglese. Il brano musicale riscosse da subito un largo successo commerciale ed ebbe anche i favori della critica, tanto che fu riproposto, solo per citarne alcuni, dai Grateful Dead (famoso gruppo della West Coast californiana), dal leggendario chitarrista Jimi Hendrix (che conobbe e suonò con la band inglese), da Crosby, Stills and Nash (che aggiunsero al pezzo alcune strofe). Dal punto di vista della storia della musica, i Traffic ereditavano il contributo musicale della Spencer Davis Group, un gruppo rock originario della zona di Birmingham formatosi agli inizi degli anni ’60, ai tempi dei più famosi Beatles e Rolling Stones.

Tra i brani divenuti classici della Spencer Davis Group ci fu Gimme some lovin’, suonato e interpretato da numerosi gruppi musicali in tutto il mondo. Il sound caratteristico della band inglese era ispirato originariamente dal Rythm’n’blues di chiara ascendenza afro-americana. Icona del gruppo, nonostante la giovanissima età, fu quel poliedrico polistrumentista di nome Steve Winwood, che incarnerà l’anima dei successivi Traffic.

Considerato l’enfant prodige della musica rock britannica, Winwood suonava il pianoforte, l’organo, la chitarra oltre ad essere voce solista del gruppo. La particolarità della sua voce soul (derivata, come il R&B, dalla musica afro-americana) caratterizzerà il gruppo anche nella produzione musicale successiva, dal già citato LP John Barleycorn must die del 1970 a When the eagles flies del 1974. Nella loro musica, tipica di quello che sarà chiamato progressive rock, si incontrano generi e stili musicali diversi: folk, blues, soul, jazz, fino alla musica indiana. Dave Mason (1946), un altro componente del gruppo, suonava il sitar e cercò di orientare il sound dei Traffic verso quelle atmosfere orientali che avevano ammaliato anche i Beatles, soprattutto con George Harrison. Queste suggestioni psichedeliche ed orientaleggianti dei Traffic costituiranno un altro filone di ricerca alternativa che accompagnò anche diversi gruppi dell’epoca. Ultime due note sul brano Dear Mr. Fantasy: sembra che il brano influenzò Hey Jude dei Beatles uscito nel 1968 e che nella versione statunitense fu inserito nell’album dal titolo diverso (Heaven is in your mind).

 

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4 Responses to DEAR MR. FANTASY. Le influenze musicali dei Traffic – di Fabio Trevisan

  1. Bruno PD ha detto:

    Gent.mo Fabio,
    ora ascolto altre cose, ma ai…miei tempi mi cibavo di queste. Ricordo con piacere i Traffic, i Byrds, Manfred Mann, i Them di Van Morrison, Donovan, e tanti complessini originali e meritevoli, meno noti (penso per esempio agli Zombies di Colin Blunstone) e spesso spiazzati in Italia dalle “cover” dei nostri complessini.
    Lei mi sa spiegare perchè è nato il funesto mito dei Doors, che ai tempi miei erano uno dei tanti complessini, non certo il più amato nè il più apprezzabile? Mi sembra una cosa inspiegabile: hanno imbroccato un paio di brani e poi….noia mortale!
    Lei che ne pensa?
    Bruno PD

    • Redazione ha detto:

      Ha ragione nel citare tanti complessini originali e meritevoli di quell’epoca, lei ha citato gli Zombies ma potremmo citarne molti altri e lo faremo in seguito. Per quanto riguarda i Doors credo che il mito sia nato attraverso la figura del vocalist e front man del gruppo statunitense, Jim Morrison. Anche di questo prometto che ne parleremo. Grazie
      Fabio Trevisan

    • Giusy ha detto:

      Steve éunmusicista completo e straordinario .la sua esecuzionediMr Fantasy dal vivo andrebbe ascoltata ognigiorno

  2. Bruno PD ha detto:

    Moody Blues, Animals, Lovin Spoonful, Young Rascals, Kinks………
    Bruno PD

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