Ritorna il calcio che conta. Non il più bello perché il più bello, lo sanno tutti i veri amanti del football è la Championship, la seconda divisione inglese.  Ritorna la Champions League. Ma ritornano anche, con grande trepidazione a camuffare la sindrome da astinenza dei tifosi meneghini, le due milanesi.

 

MILANO – L’Internazionale di Spalletti ha battuto in rimonta e all’ultimo minuto il Tottenham di Pochettino e già i giornalisti nostrani si sono affrettati a dire che il calcio italiano ha riacquistato il posto che gli spetta, mentre la Premier League, ormai non conta niente e sarà presto schiacciata dalla superiore tattica italiana. Peccato si siano dimenticati del dominio degli Spurs per 80 minuti. Vittoria immeritata e questo è il calcio, ma bisogna dirlo.

Il riassunto più bello della settimana di football europeo è l’istantanea del Guardian Sport: «Liverpool impress, Ronaldo ridiculousness and cows, cows, cows» .

 

LIVERPOOL – Il L’pool batte 3-2 il Paris Saint-Germain solo quando al 91esimo, al termine di una partita rocambolesca, il ciclopico Firmino firma la rete decisiva. (30′: Sturridge 36′: Milner (pen) 40′: Meunier 83′: Mbappe 90+1′: Firmino).

Come spesso ci è capitato di vedere in passato, anche questa volta siamo felici per l’applauso reciproco dei tifosi di PSG e Liverpool al termine della partita.

 

CHARKIV – Mentre il Barcellona distruggeva 4-0 PSV Heindhoven, con una bella tripletta di Messi, al Metalist Stadium di Charkiv (Ucraina) aveva inizio l’incontro tra Shakhtar Donetsk e Hoffenheim, la partita in cui l’allenatore della squadra tedesca, Julian Nagelsmann, è diventato il tecnico più giovane a essersi mai seduto su una panchina della massima manifestazione continentale. 31 anni compiuti da poco e 2-2 il risultato finale, con i Tedeschi due volte in vantaggio con Grillitsch (6’) e Nordtveit (38’), poi raggiunti da Ismaily (27’) e Maycon (81’).

 

MADRID – Quei fissati di Florentino Perez e del suo allenatore Julen Lopetegui, si sono fissati gli obiettivi che i Blancos devono raggiungere quest’anno: «La priorità è vincere la Champions nel Wanda Metropolitano (lo stadio dei rivali dell’Atletico, n.d.r). E se può essere contro il Barcellona, ​​meglio …», Hala Madrid. Partono bene contro una ASRoma imballata, alla quale sono stati superiori in tutto, tecnica, tattica e mentalità. L’unico dei giallorossi a provare qualcosa è stato Under, ma contro Sergio Ramos (al momento fiero detentore dei seguenti record: maggior numero di espulsioni nella storia della Liga (19) – maggior numero di espulsioni nella storia del Real Madrid (24) – maggior numero di cartellini gialli nella storia della Champions League (37) non c’era molto da fare. I capitolini possono consolarsi con la certezza che Olsen è un buon portiere e con l’unica buona notizia della serata romana: l’esordio di Zaniolo.

Rimane il capolavoro balistico di Mariano Diaz (porta la numero 7 a buon diritto) leggermente più memorabile di quello di Harvey Barnes del West Bromwich Albion, dobbiamo ammetterlo, ma non troppo volentieri.

 

VALENCIA – Momento triste della serata: espulsione di Cristiano Ronaldo (la prima della carriera) per aver tirato i capelli a un avversario. Fatto forse da poco, se non fosse che il giocatore più forte del mondo è uscito in lacrime come un pulcino alle prime trasferte. Parafrasando Boskov: «Giocatore che siede terra e piange come bambino senza giocattolo per espulsione in prima partita di Champions, forse forse vero campione, ma non vero uomo».

 

MANCHESTER – Ma torniamo alle belle notizie. Nel giorno del compleanno di David Seaman, l’uomo del mare, indimenticato portiere dell’Arsenal, nonché dei Citizens, parte male la Champions League del Manchester City: sconfitta per 1-2 contro il Lione all’Etihad Stadium. Una gara che il Telegraph ha definito “indolente”, «una squadra convinta di vincere per il solo fatto di essersi presentata in campo». Con questa sconfitta, Guardiola, pur seduto in tribuna, ottiene un altro record: è il City il primo club inglese a perdere 4 gare consecutive di Champions. Qualificazione comunque non a rischio, in teoria.

 

DA QUALCHE PARTE IN SVIZZERA  – Vittoria schiacciante invece per il Manchester United che batte 0-3 una squadra in Svizzera.

 

Passiamo alla Coppa più Pittoresca d’Europa, in attesa che riabilitino la terza competizione, l’Europa League.

 

LUSSEMBURGO – Dopo i “Bauscia” ritornano in Europa anche i “Casciavitt”. Fate le vostre analisi tattiche. L’AC Milan è tutto qua. Un 0-1 in casa della selezione impiegati comunali del Lussemburgo.

 

THESSALONIKI – Maurizio Sarri – personaggio a me personalmente antipatico, ma gran conoscitore di football – finora con il Chelsea ha vinto tutte le 6 gare ufficiali disputate, i suoi giocatori lo stimano, la tifoseria lo adora. Una storia già vista, possiamo dire, con una differenza: in Inghilterra la stampa ha capito subito quello che in Italia non ha capito in tre anni. In Inghilterra la stampa sa fare il proprio mestiere. Il Chelsea ha riportato una vittoria per 1-0 nella bolgia infernale dello stadio di Thessalonica, infuocato dai bengala dei tifosi del PAOK (andate a vedervi il video), con un’azione orchestrata da Jorginho, tanto bella da meritarsi di entrare nel manuale del calcio. Il resto sono cows.

 

LIPSIA – Mentre sono certamente da notare la vittoria dei Celtics e il pareggio dei Rangers Glasgow redivivi. Vince il premio non-sense dell’anno il derby fra Lipsia e Salisburgo alla “Red Bull Arena”.   Una partita che fino ad una decina di anni fa sarebbe stato impossibile vedere a questi livelli, anche perché l’RB Lipsia è nato nel 2009. In realtà “RasenBallsport”, letteralmente “Sport della palla su prato”, abbreviato RB, sta evidentemente per Red Bull, una sorta di pubblicità occulta. Secondo lo statuto Uefa due club “collegati”, come nel caso di Lipsia e Salisburgo, non potrebbero partecipare alla stessa competizione – In tale caso si qualifica la squadra meglio piazzata in campionato (sarebbe stato il Salisburgo) -. Invece la partita si fa grazie a un cavillo: l’indagine ha però portato entrambe le squadre a qualificarsi in quanto ritenute autosufficienti ed autonome l’una dall’altra: la Red Bull è proprietaria effettiva del Lipsia, ma risulta main sponsor del Salisburgo. Così si arriva alla Red Bull Arena dove si possono ancora vedere i vecchi ingressi, grandiosi e monumentali, che ricordano l’architettura razionalista di matrice nazista. Nato come Zentralstadion, l’impianto del governo della Germania Est poteva contenere fino a 100mila persone, fu costruito sopra una collina artificiale di 23 metri, a sua volta creata con 1.5 milioni metri cubi di macerie della seconda guerra mondiale dei palazzi del centro bombardati pochi anni prima.

 

Nonostante i malumori di  Salisburgo che hanno spinto tempo fa la tifoseria a mandare una lettera di protesta al presidente della Red Bull per ribadire proprio disappunto per essere trattati come “squadra satellite del Lipsia”, il risultato dell’incontro è: Satelliti 3 – Lipsia 2.

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One Response to Dio, palla e famiglia. Qualche considerazione di un forzato del calcio – di Matteo Donadoni

  1. Cristiano doc ha detto:

    È ritornato l’Antijuventino.
    ma basta!!scriva di calcio
    lasci perdere i pulcini bagnati della Juve
    Ma si puo essere cosi in malafefe
    e scrivere articoli su un blog Cristiano…..

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Dio, palla e famiglia. Qualche considerazione di un forzato del calcio – di Matteo Donadoni