Una volta, a Shreveport, in Louisiana, un piantatore del Sud disse a uno dei fratelli Marx che, se lo avesse trovato di nuovo a parlare con sua figlia, lo avrebbe ammazzato. Il solo fatto che gli impedì di sparargli, fu che quel pomeriggio era impegnato in un linciaggio. Finì bene. 

Come è peraltro andata bene alla Juventus ieri a Madrid, perché senza il dispositivo VAR, avrebbe perso probabilmente 4 a zero, meritatamente. In questo modo la qualificazione è ancora aperta, per quanto non sia un mistero per nessuno che l’Atletico voglia vincere la competizione, dato che la finale di quest’anno sarà disputata al Wanda Metropolitano.

MADRID – Proprio al Wanda abbiamo visto una squadra che non ha un gran gioco, se non a tratti, contro una squadra che non ha un gioco. La Juventus del teorico della partita brutta ma vincente si è ritrovata a manovrare il pallone per larghi tratti, senza però mai riuscire a produrre un’azione realmente pericolosa. Per quanto sia simpatica la tattica di buttare il pallone deliberatamente in fallo laterale per costringere gli avversari a esporsi al contropiede, quella di Allegri è tutta nell’analisi di Pirlo (non certo un antijuventino): «L’Atlético ha verticalizzato spesso, perché i suoi centrocampisti avevano sempre la testa alta prima di ricevere palla, la Juve non l’ha mai fatto, sempre tutti in orizzontale». Maestoso in ciò Rodrigo e straordinario il 4-4-1-1 senza palla del Cholo, tecnico dall’eleganza comunicativa non verbale rispondente a standard neolitici, ma che sa come si guida un battaglione all’assalto, come si esalta il popolo irsuto e come funziona il gioco di posizione.

Pallido come una magnolia in fiore, ma senza averne la poesia, invece il martedì sera con i pareggi per 0 a 0 di Lione – Barcellona, che ha pensato bene di presentarsi in campo con una divisa buona forse solo per i Gilet Gialli e Liverpool – Bayern Monaco, che rimandano tutto alla gara di ritorno per non farsi troppo male.

LIVERPOOL – Klopp era privo del suo miglior difensore, van Dijk (non l’incombente ghignante van Dyke, ritratto dall’aria di saper come andrà a finire appeso nella sala consiliare di Furnes, ma il calciatore). Per la verità non aveva nemmeno l’altro, Lovren. Per gli amanti delle statistiche, bontà loro, il Liverpool realizza così una striscia ancora aperta di 20 partite consecutive in Europa senza sconfitta ad Anfield Road (ben 14 vittorie e 6 pareggi). L’ultima sconfitta casalinga dei Reds in Europa risale al 2014, quando il Real Madrid s’impose per 0-3.

Intanto, però, questi sono i quarti di finale della coppa più affascinante del mondo, la FA Cup: Millwall vs Brighton; Wolves vs Man United; Swansea vs Man City; Watford vs Palace.

La scorsa settimana invece era andata così:

ROMA – Non è ancora chiaro se sia più stucchevole la sceneggiata della Wanda televisiva (quella di Icardi non quella di Montanelli) o l’eccessiva esposizione della mamma di Zaniolo sui social. Certo che, se esistesse il campionato della cattiva gestione delle situazioni paracalcistiche, Inter e Roma avrebbero le bacheche fantasmagoricamente piene di trofei. Resta il fatto che gli imperiali hanno quasi vinto per 2 – 0 sul Porto di Conceição. Quasi, perché il solito teatrino di sfortunate coincidenze verso il finale ha portato alla rete dei Lusitani, che in questo modo potranno giocarsela in casa.

Resta anche il fatto, sempre per gli amanti delle statistiche, che Nicolò Zaniolo è il più giovane calciatore italiano ad aver realizzato una doppietta in Champions League. Non solo, come ha spiegato De Rossi: «Unisce fisico e tecnica. Secondo me e secondo tutti è un grande giocatore e diventerà un campione». La sensazione che trasmette dal campo aggredendo l’avversario e trottando palla al piede è di dominio, fisico e tecnico, soprattutto si vede che il ragazzo gioca con caparbietà, termine desueto. Potrà diventare il nuovo Totti, o più precisamente, il nuovo Falcao. Ma per ora è solamente Zaniolo.

AMSTERDAM – L’Ajax ha giocato bene quasi quanto il Norwich City, attualmente in testa alla Championship, il campionato più bello del mondo, e vincente in trasferta per 0 a 4 contro i Bolton Wanderers. Riproponiamo la bella azione che ha portato al vantaggio del bravo finlandese Teemu Pukki (ex Celtic e Brøndby), che, se l’avesse fatta il Manchester City, starebbero tutti in televisione a pontificare su quanto sia lustra la pelata del genio Guardiola. L’Ajax ha giocato meglio del Real Madrid, ma a differenza dei canarini inglesi (sono detti “The Canaries”), ha perso.

 

MANCHESTER – Non si fa in tempo a dire “Pogba è rinato” che subito lo United perde in casa contro il PSG, del resto favorito. I Red Devils, che dopo aver esonerato Mourinho sembravano improvvisamente aver imparato a giocare al calcio vincendole tutte, sono praticamente fuori. A questo punto uno, mentre sorseggia un gin pensando alla faccia dello Special One, potrebbe anche ricordarsi che nel football, soprattutto inglese, non è mai detta l’ultima fino al 90’… del ritorno. Freeze. 

 

Share →

One Response to Dio, palla e famiglia. Un po’ di calcio per dimenticare Bergoglio – di Matteo Donadoni

  1. Feder77 ha detto:

    L’analisi di Andrea Pirlo è consona, ma non deve essere relativa solo alla partita di Coppa in questione: la Juventus di Massimiliano Allegri, nonostante Cristiano Ronaldo, non verticalizza quasi mai. Pjanic è colui che, più di altri, guarda e agisce in orizzontale e palla indietro. La Juventus, nonostante tutto, risulta ancora in corsa e, probabilmente, passerà il turno perché, nonostante il risultato dei primi 90′, è di gran lunga più forte dell’Atletico, almeno nelle individualità. Il problema è il gioco: la Juve di Allegri non possiede un modulo, un’organizzazione specifica, una dimensione strategica, almeno in Europa. Possiamo dire che la Juve attuale agisce in campo con il modulo Bergoglio: non verticalizzate mai; passare in orizzontale e indietro.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

 caratteri disponibili

Dio, palla e famiglia. Un po’ di calcio per dimenticare Bergoglio – di Matteo Donadoni