Due giorni fa abbiamo pubblicato l’articolo di Michele Majno sul divieto a p. Manelli di visitare la tomba dei genitori. Questa cattiveria ha turbato molti lettori e aperto un dibattito su ciò che si può e si deve fare in circostanze così eccezionali. Vi proponiamo ora la lettura che p. Ariel S. Levi di Gualdo fa di queste pagine dolorose di Storia della Chiesa e saremo ben lieti di ospitare ulteriori contributi su un argomento che non cessa di addolorare e turbare i tantissimi fedeli che hanno sempre visto nei Francescani dell’Immacolata e nel loro Fondatore una guida sicura e una vera testimonianza di Fede cattolica.

PD

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Francescani dell’Immacolata. Che fare dopo il crudele divieto imposto a p. Stefano M. Manelli?

di p. Ariel S. Levi di Gualdo

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zPadre ManelliDue giorni fa questa rivista ha pubblicato un articolo sulla «cattiveria allo stato puro» con la quale è stato ulteriormente colpito l’anziano fondatore dei Francescani dell’Immacolata [qui].

Dalla cronistoria del fatto riportata con precisa fedeltà nell’articolo di Michele Majno sortiscono fuori in modo implicito certi preti — ed è d’obbligo ribadire ancora “certi” — appartenenti come tali a una specie degenere. Forse l’autore di questo articolo, narrando certi fatti dolorosi, di questo non si è neppure accorto, io invece sì: subito. Cercherò allora di venire in soccorso all’autore di questo articolo ed ai lettori per spiegare: «Quello che i preti non dicono».

Nel malaugurato caso in cui mi accadesse qualche cosa di simile a quanto accaduto al Venerabile Padre Stefano Maria Mannelli, mi comporterei come lui. In caso contrario cadrei in contraddizione con il mio indelebile carattere sacerdotale, quindi con me stesso e con i miei scritti stampati e pubblicati.

Per rendere chiara l’idea vi fornisco uno stralcio tratto da un mio libro:

«[…] Se infatti nel corso dei secoli si fosse prestata obbedienza solo a pontefici, vescovi e superiori maggiori veramente autorevoli e santi, che ne sarebbe stato della Chiesa e del sacerdozio in sé, posto che attraverso la libera obbedienza altrettanto liberamente accettata e solennemente promessa, il presbìtero ha deciso di acquisire la propria piena libertà vera? Tutti sono capaci a ubbidire a una figura autorevole di grande personalità, spiritualità e santità di vita, ma non è questa la sfida rivolta al presbìtero e al religioso; la sfida è quella di ubbidire a un vescovo o a un superiore maggiore fragile, limitato e mediocre, purché costui non chieda cose contrarie alla dottrina e al Magistero della Chiesa e non usi la propria autorità per commettere ingiustizie, perché in tal caso è doveroso disubbidire e informare la suprema autorità ecclesiastica dei suoi abusi, affinché sia ripristinata la giustizia violata” [E Satana si fece trino. Ed. Bonanno, 2011. cit. pag. 143. qui]».

Andando al di là dei comprensibili umori e delle comprensibili amarezze, andrebbe quindi colto e capito che la delicatezza di tutta la vicenda è davvero straordinaria, visto che qualcuno preso da impeto di passione pare non averla colta, al punto da ipotizzare una eventuale citazione in giudizio del responsabile dell’ennesima disumanità verso il Padre Stefano Maria Mannelli presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo [qui].

Va bene che il Santo Padre ha da poco rinnovato il passaporto della Repubblica Argentina [qui, qui], però, cari amici e cari lettori: cerchiamo perlomeno noi di dimostrare di essere cattolicamente seri e di non esagerare con colpi di scena ad effetto, perché casomai non fosse a lui chiara la dignità del mandato che gli è stato conferito e la paternità universale che dovrebbe esercitare, a noi è invece tutta chiara: una dignità intimamente legata al mistero della Rivelazione e della Redenzione [Mt 16, 13-20].

È pertanto necessario chiarire — Corte Europea a parte — che il responsabile di quanto è stato disposto nei riguardi di questa Congregazione non è il Padre Fidenzio Volpi o.f.m. capp. ma chi lo ha nominato e approvato: il Sommo Pontefice, che di questo gioco al massacro non può certo essere all’oscuro [C.I.C. can. 334, testo: qui]. Non a caso, in modo coerente e ineccepibile, il commissario replica verso certe critiche a lui rivolte affermando: «Noi tutti ci siamo sempre rimessi alle decisioni della Santa Sede, chiedendo previamente, nel mio caso, che fosse autorizzato ogni atto di governo da compiere […] Pertanto ciascuna critica si estende alla Congregazione dei religiosi che mi ha nominato, e al di là di essa, al Romano Pontefice. Non basta pregare per il Papa: bisogna anche prestargli obbedienza» [vedere lettera: qui].

La vicenda del Padre Fondatore dei Francescani dell’Immacolata è resa dunque molto particolare dalla sua straordinaria delicatezza, perché nel cosiddetto caso di specie l’Autorità Suprema alla quale appellarsi è oramai solo quella di Dio Padre Onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili … perché non stiamo dissertando su un provvedimento preso da un vescovo diocesano, o di un provvedimento preso dal capo di un dicastero romano, che può essere impugnato presso il supremo tribunale ecclesiastico o attraverso una supplica rivolta direttamente al Sommo Pontefice. Stiamo parlando di un provvedimento approvato personalmente dal Santo Padre, che è supremo Pastore della Chiesa universale, ed in quanto tale non è previsto verso di lui appello alcuno [C.I.C. can. 333 §3, testo: qui], perché non esiste sulla terra chi possa giudicarlo, essendo egli — cosa che noi crediamo per fede — il Vicario di Cristo in terra.

Siamo di fronte a un caso di straordinaria delicatezza e di gravità a tratti inaudita dinanzi al quale bisogna sospendere il giudizio per evitare danni molto maggiori, perché la palese ingiustizia — sicuramente affatto voluta — è stata comunque direttamente approvata dal legittimo Successore di Pietro, di cui nessuno di noi può porre in discussione l’autorità, perché facendolo non si andrebbe a disquisire sul piano della legittima speculazione teologica, su quando e in quali precise circostanze il Romano Pontefice è o no infallibile o quando i criteri di infallibilità sono applicabili e applicati ex cathedra Petri; si andrebbe a intaccare il dogma di quella legittima autorità che Pietro ha ricevuto dalla volontà e dalle mani del Verbo di Dio fatto uomo. Cosa questa chiara a un sant’uomo come il Padre Stefano Maria Mannelli, addolorato ma sereno, che mai si sognerebbe di porre in discussione la pietra sulla quale il Cristo ha fondato la sua Chiesa, per chiedere, al di là di essa, una non meglio precisata giustizia terrena alla Corte Europea dei Diritto dell’Uomo.

Il giudizio spetta ormai all’Onnipotente e nessun credente che nutra autentico e sacro timor di Dio, vorrebbe essere a tempo e luogo al posto di chi questo giudizio lo dovrà ricevere.

Sono da sempre convinto che i Francescani dell’Immacolata non abbiano fatto nulla per meritare questo provvedimento così sproporzionato e che tutto sia legato ad una tremenda vendetta diabolica di alcune agguerrite frange della Compagnia delle Indie che non hanno mai digerito che questi “piccoli fratonzoli plebei” nati appena agli inizi degli anni Settanta del Novecento, abbiano osato organizzare eccellenti convegni internazionali per smontare la teologia di discutibile cattolicità del “Tommaso d’Aquino” dei gesuiti, vale a dire Karl Rahner [qui, qui, qui], per seguire con Pierre Teilhard de Chardin e via dicendo …

Opinioni, queste mie, che espressi subito in privato a diversi laici cattolici e confratelli sacerdoti appena fu decretato il commissariamento di questa Congregazione religiosa.

Senza fare torto al diretto interessato potrei chiamare a mia testimonianza il confratello anziano Antonio Livi, insigne filosofo e teologo metafisico, che al convegno su Karl Rahner partecipò attivamente assieme al teologo domenicano Giovanni Cavalcoli [qui] ed all’eminente capo anziano della nostra “Riserva Indiana”: Brunero Gherardini [qui].

Queste le parole che espressi ad Antonio Livi due anni or sono: «Ti confesso una mia paura: temo che il convegno promosso dai Francescani dell’Immacolata con le relative pubblicazioni che ne sono seguite, a quei frati, se non peggio alla loro intera congregazione, sarà fatto pagare molto caro, perché tutti noi che abbiamo toccato Karl Rahner, siamo stati rigorosamente bruciati [qui, qui]».

O forse è solo un caso che tutti i frati teologi e filosofi che di quel convegno furono promotori e presso il quale furono competenti e illuminati relatori [qui, qui], a commissariamento appena decretato furono presi e spediti ai quattro angoli estremi del mondo?

A maggior ragione vi invito a pregare assieme al Padre Stefano Maria Mannelli per quelle che saranno le sorti future di questi personaggi che nel corso degli ultimi cinquant’anni hanno infettato la Chiesa con le peggiori derive teologiche: il rahnerismo spinto ai massimi estremi, l’ecumenismo selvaggio, il sincretismo in Oriente che consegue logico al fatto che si era partiti furbescamente per inculturare e si è poi finiti stupidamente inculturati [qui], la Teologia della Liberazione in America Latina, i personaggi a dir poco ambigui inseriti come docenti e amministratori nelle scuole e nelle università gestite dalla Compagnia [qui], senza che alcuno paventi commissariamenti di sorta …

… pregate per loro, ridotti ormai alla sincretistica Compagnia delle Indie. Perché dopo questo pontificato arriverà inesorabile il giorno in cui, ciò che resta della Compagnia — che dalla metà degli anni Settanta a oggi è calata del 45% e dove l’età media dei padri è ormai al di sopra dei settant’anni, se si togliesse dal conto l’incorporato esercito di sincretisti orientali mezzi buddisti e mezzi cattolici — finirà col rimpiangere Clemente XIV, pontefice putacaso proveniente come il Padre Stefano Maria Mannelli dall’Ordine dei Frati Minori Conventuali. E ricordando Clemente XIV, che nel 1773 soppresse la Compagnia, è probabile che diranno: “Ah, quel sant’uomo del Ganganelli [qui], come fu con noi clemente e misericordioso!”.

Per adesso si commissariano però i Francescani dell’Immacolata con la risibile scusa del Vetus Ordo Missae, per presunti sospetti di “derive lefebvriane” e per — udite, udite! — spirito di obbedienza non particolarmente perfetta [vedere lettera del commissario apostolico qui]. Non si commissaria però — e per motivi ben più gravi e soprattutto reali — la decadente ma pur sempre potente Compagnia delle Indie, dove molti de li boni gesuiti celebrano invece con messali personalizzati, fanno prendere la Santissima Eucaristia self-service direttamente ai fedeli che se la intingono di propria mano come un biscottino dentro il calice del Prezioso Sangue [Redemptionis Sacramentum, n. 104, testo: qui], che concelebrano l’Eucaristia con pastori protestanti in Germania, Belgio, Olanda, Stati Uniti [vedere graviora delicta 172 c. Testo: qui], che in molte delle loro chiese spesso non si attengono alle norme liturgiche stabilite dalla Chiesa e si lanciano in esotiche bizzarrie [qui], che ripetutamente e per lunghi anni certe loro frange di teologi si sono fatti pubblica beffa del magistero di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI nei centri di formazione teologica, Pontificia Università Gregoriana inclusa, ed ai quali dobbiamo la gran parte del meglio del peggio degli ultimi cinquant’anni di storia della Chiesa.

Domani, Dio che misericordioso lo è sul serio, non per vezzo popolare né per audience, forse provvederà diversamente, forse provvederà anche severamente …

Più volte mi sono domandato come questa vicenda, che potrebbe rischiare di passare alla storia come una macchia indelebile di un pontificato, possa o meno essere racchiusa in uno scambio di battute riferito dal Santo Padre stesso: «Alcuni cardinali mi hanno fatto diverse battute: “tu dovresti chiamarti Adriano, perché Adriano VI è stato il riformatore, bisogna riformare”. Un altro mi ha detto: “Il tuo nome dovrebbe essere Clemente, così ti vendichi di Clemente XIV che ha soppresso la Compagnia di Gesù [qui]».

E se domani fosse eletto al Sacro Soglio un pontefice proveniente dalle fila dei francescani che prendesse il nome di Ignazio e non trovasse di meglio da fare che commissariare ciò che resta della Compagnia delle Indie? Perché spesso, per castigare, bisogna sapersi anzitutto mascherare a dovere per gettare fumo negli occhi con buona arte. Satana è mica scemo: nell’ovile giunge camuffato da timido agnello, non certo nella sua veste di lupo, quella la tira fuori dopo, quand’è entrato dentro.

Ubbidendo, il Padre Stefano Maria Mannelli non protegge in modo acritico questo papato, perché in una prospettiva cattolica ben più profonda e tutta quanta escatologica egli protegge — come tutti noi uomini e sacerdoti di fede — l’istituzione del papato e il mistero del dogma petrino. E così deve essere, perché non può essere diversamente per un sacerdote che abbia veramente fede, pronto a proteggere col proprio doloroso martirio bianco la pietra sulla quale Cristo in persona ha edificato la sua Chiesa, pur non avendo noi mai pronunciato un voto solenne di speciale obbedienza al Papa, ed è forse per questo che, grazie a Dio, ubbidiamo a lui e alla Santa Chiesa di Cristo, anziché ubbidire a quella superbia ed a quella arroganza intellettuale che spinge da sempre gli accoliti del demonio al di là del bene e del male, sino al punto di commissariare chi difetta nella … santa obbedienza.

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39 Responses to Francescani dell’Immacolata. Che fare dopo il crudele divieto imposto a p. Stefano M. Manelli? – di p. Ariel S. Levi di Gualdo

  1. Marco Gori ha detto:

    Grazie, come sempre, per le Sue parole limpide e chiare.
    Anche io sospetto che l’accanimento nasca dalle critiche mosse a Karl Rahner e alla sua “teologia” che stanno portando la Chiesa quasi alla dissoluzione;
    dico quasi perchè so che le porte degli inferi non prevarranno mai e che la missione dei cristiani è di essere agnelli in mezzo ai lupi, come Padre Mannelli.
    Preghiamo il Paraclito che salverà la sua Chiesa, la nostra Chiesa

  2. giampaolo ha detto:

    Limpidi e razionale analisi…corsi e ricorsi storici: padre Pio docet! Padre Manelli un giorno sarà canonizzato e già adesso con la sua santa obbedienza sta facendo incavolare satanasso che pure se la ride sotto i corni…
    Don Ariel dovrebbe andare alla congregazione per la dottrina della fede o far parte del collegio G8 dei cardinali per la riforma della curia romana…ma come sempre i più coraggiosi e cattolici danno fastidio

    • Ariel S. Levi di Gualdo ha detto:

      Beh, veramente io puntavo molto più in alto, come può vedere da questo link, nel 2023, mi sono eletto Sommo Pontefice …
      Alcuni hanno sorriso, altri hanno capito che tra le righe scrivevo sul serio, altri invece si sono proprio arrabbiati per questo mio libro.

      http://www.lastampa.it/Page/Id/1.0.1582293870

      • Mariateresa ha detto:

        Reverendo, Le assicuro che, invece, l’ho apprezzato in sommo grado! Non solo quel libro, tutto quanto scrive! Grazie!

  3. Cesaremaria Glori ha detto:

    Caro don Ariel,
    sono perfettamente d’accordo con lei su tutto e non da oggi soltanto. Prima di leggere questo suo preciso e prezioso intervento stavo per scrivere al direttore Paolo Deotto per promuovere una preghiera di massa di tutti i lettori di Riscossa Cristiana e di tutti i blog collegati e di quelli collegabili appositamente per questa evenienza. Una preghiera a Gesù per la Sua più dolorosa piaga, quella sulla spalla destra rivelata a San Bernardo e fatta sopportare anche a San Pio, come ci ha trasmesso San Giovanni Paolo II (vedasi il mio intervento – purtroppo con molti errori scaturiti da un trascinamento da Word di un mio vecchio lavoro con correzioni mal riuscite). Gesù ha promesso che non negherebbe la grazia se ci appellassimo a quella Sua santissima e dolorosissima piaga. Facciamolo tutti insieme il 13 maggio prossimo invocando che sia fatta giustizia per il bene della Chiesa e del benemerito Ordine dei F.I. Gesù Cristo è la verità e le Sue promesse le mantiene, specialmente se a rivolgerci a Lui saremo in tanti. Caro don Ariel, faccia sua questa proposta e la diffonda e la faccia diffondere. Non potrà fallire. E’ lei stesso che lo ha detto: l’unico giudice in questo caso è Dio e a lui ciascuno di noi può rivolgersi ed è giusto che siamo noi fedeli a farlo e non i diretti interessati. Coraggio! Tutti i pronti il 13 maggio così coinvolgiamo anche la Madre: di Gesù stesso e nostra. Non saremo delusi. Saremo un esercito imbattibile!

  4. sergente ha detto:

    ai Francescani dell’immacolata viene esercitata un certo tipo di violenza, esercitata dal potere della Chiesa. Noi utilizziamo la nostra
    facendo conoscere alle porte del Vaticano la risposta della ribellione popolare.
    Chi la fa l’aspetti. Troppo comodo sparare su postazioni disarmate. Facciamoci sentire.

  5. peccatore ha detto:

    Grazie don Ariel.
    Preghiamo per la Chiesa. Sta prendendo una piega davvero dolorosa…

    • Pucci Cipriani ha detto:

      Di fronte a chi predica l’obbedienza assoluta faccio mie le parole di Gnocchi e Palmaro: “…se mai questi ottimi frati dovessero accettare il diktat , presto seguirebbero altre, più dure repressioni verso coloro che nel mondo celebrano e seguono la Messa di sempre. L’esercizio iniquo del potere fonda la sua forza sul silenzio delle vittime e pretende, anzi, il loro consenso. Ma la storia insegna che hanno avuto la meglio coloro che davanti all’ingiustizia non hanno taciuto…”
      Preghiera e vicinanza per i i Francescani dell’Immacolata che, per restare fedeli a Dio e ai Carismi dei fondatori, dovrebbero abbandonare quell’Ordine divenuto non più dei Frati dell’Immacolata (FI) ma dei Frati Iscariotiti (FI)

      • Dante Pastorelli ha detto:

        Uscire dall’ordine in massa – la maggioranza dei frati son “manelliani” – significa fondare un altro Istituto. E chi mai l’approverebbe? Coloro (e Colui) che li sta perseguitando? La sempre più evanescente Ecclesia Dei? Si può immaginarla schierata contro il Papa? Potrebbero i frati chieder la dispensa dai voti ed incardinarsi come preti secolari: e dove? quali sono i vescovi disposti ad un atto così coraggioso e dalle gravi conseguenze? Si pensa forse che i bravi frati non conoscan le vie da seguire o che non le abbian già imboccate, magari sinora senz’esito?
        C’è chi li incita ad aggregarsi alla S. Pio X: ed è proprio quel che a Roma aspettano per dimostrar fondate le accuse di criptolefebvrismo.
        Quindi tocca ai FFI valutare i pro ed i contra e muoversi con la massima cautela, come credo stian facendo, in attesa di sviluppi che consentano una riorganizzazione senza strappi e fratture irrimediabili. Di fratture nella Chiesa di questi Papi conciliari tutti santi ce ne son già state a sufficienza.

        • Ariel S. Levi di Gualdo ha detto:

          Ah, quanto mi costa … quanta umiltà mi si impone, a me maremmano di nascita, dover ammettere che un fiorentino sia così saggio nelle sue lapidarie analisi!

  6. Luigi ha detto:

    Se continuano ad ubbidire al commissario verranno eliminati, fatta eccezione per i fedeli a Volpi, è solo questione di tempo, altrimenti se inizieranno a disubbidire verranno scomunicati. Ma poi, scomunicati da chi? Da questa Chiesa ultra relativista? E allora tra i due mali è meglio la scomunica.

    • Ariel S. Levi di Gualdo ha detto:

      No, la scomunica non è un male minore ma il peggio del peggio che possa colpire qualsiasi devoto sacerdote e qualsiasi devoto fedele, quando essa proviene dalla legittima autorità ecclesiastica.
      Forse lei non ha colto bene ciò che pensavo di avere scritto con una certa chiarezza sulle righe: qui non si tratta di ubbidire al Padre Fidenzio Volpi ma di ubbidire o non ubbidire al Romano Pontefice.
      Io credo che questo provvedimento di commissariamento sia sbagliato, forse domani ce lo dirà o ce lo proverà la storia; ma se per tutta risposta si disubbidisse all’autorità del Sommo Pontefice, si commetterebbe un errore molto più grave.
      Io preferisco ubbidire a un comando errato del Sommo Pontefice, purché esso non mi comandi cose in conflitto col dogma cattolico ed il deposito della fede, piuttosto che fare la cosa giusta in disubbidenza alla suprema Autorità della Chiesa.
      Sarà poi chi ha imposto un comando sbagliato, a risponderne a Dio, non io che gli ho ubbidito.

  7. Diego ha detto:

    Dobbiamo sicuramente pregare molto ma dobbiamo anche cercare di far conoscere al Santo Padre la portata di questa ingiustizia e cosa ne pensiamo in merito, se è in buona fede o ha agito con leggerezza potrebbe forse cambiare idea; se invece è in malafede, che Dio lo perdoni!

    • Ariel S. Levi di Gualdo ha detto:

      Caro Diego.

      Proprio per questo discutiamo e pubblichiamo articoli e recensioni e non le dico a quale rischio e pericolo spesso ciò viene fatto, quando per esempio si è preti dipendenti in fede e obbedienza non a noi stessi ma alla legittima autorità ecclesiastica.
      Però le dirò: certe autorità ecclesiastiche non ti richiamano (ed a cosa?) … non ti prendono di petto (e con quale ragione?) … quindi agiscono operando il peggio del peggio: facendoti terra bruciata attorno, secondo la tipica tecnica dei pavidi.
      Io credo che l’ossequio alla verità, operato sempre con l’auriga virtù della prudenza, valga come equo pagamento sia questo che molto altro ancora, consapevoli che per quanto di straordinario ci è stato dato – il sacerdozio ministeriale – dovremo seriamente rispondere a Dio per quello che si è fatto e, soprattutto, per quello che si è omesso di fare.

  8. roberto ha detto:

    A quando l’abominio della desolazione?
    Dn 9,27: “Egli stringerà una forte alleanza con molti… farà cessare il sacrificio e l’offerta; sull’ala del tempio porrà l’abominio della desolazione e ciò sarà fino alla fine”

    • Pucci Cipriani ha detto:

      Insieme non potranno mai stare e certamente stanno trovando una soluzione e penso che alcuni vescovi sarebbero disposti ad accoglierli. Il Kommissario che, per prima cosa, ha tentato di impossessarsi dei “beni” (ed ha fallito)non si aspettava la reazione dei “laici” e la levata di scudi di tanti fedeli…non si aspettava nemmeno la fedeltà di tanti a p. Manelli che si è cercato di far passare per pazzo. I frati rimasti fedeli al Carisma dei fondatori e all’Ordine dell’Immacolata sono la stragrande maggioranza e sono sottoposti ad una inaudita persecuzione…Penso che qualcosa si stia muovendo ma intanto il Kommissario che vede il suo totale fallimento è infuriato e promette fulmini, saette, scomuniche roghi…vuol vendere cara la pelle. Ma sappiamo bene che, il più delle volte, le “Volpi” finiscono in pelletteria.

      • Dante Pastorelli ha detto:

        Proprio perché la situazione è in movimernto i FFI fedeli al loro carisma dovrebbero restar uniti e non disperdersi nei rivoli aperti da qualche vescovo. Rifuggire dal divide et impera.
        Tempo al tempo. Può darsi che venga anche il tempo d’un’azione clamorosa. Chissà, noi non abbiamo la sfera di cristallo.

  9. mIm ha detto:

    tutto condivisibile tranne nel tono esacerbato da una giustificata acredine giustizialista; conosco padre Stefano per essere un membro della MIM, come ancora mi vanto di dire nonostante il formale scioglimento, e immagino che lui vorrebbe abbassare i toni per evitare ulteriori danni al suo Istituto e ai suoi fratelli; allora prendiamo solo quello che ha fatto di buono papa Francesco finora per l’umanità, anche se anch’io, come molti di voi sa che la sua può essere una direzione pericolosa. Abbiamo Maria che veglia su di noi e che ci ricorda che Dio è giustizia e amore insieme. Prego che padre Stefano sia capace di resistere a questa scellerata cecità e ricordo a chi sta perpretando questo comportamento indegno che padre Stefano è anziano e malato; in nessuna religione ci si accanisce contro i deboli come state facendo voi che vi professate discepoli di Cristo

    • Ariel S. Levi di Gualdo ha detto:

      Che Padre Stefano sia anziano e malato è fuori dubbio, ma che sia debole no, mi permetto di dirle che in questo si sbaglia.
      Beninteso: capisco cosa intende dire.

      Il martire – che si tratti di martirio di sangue o di martirio bianco – è reso forte dalla fede e dalla grazia di Dio, mentre i deboli, da sempre, sono i suoi persecutori.
      Il martire ha capito e fatto suo il monito: “Nell’amore non c’è paura; anzi l’amore perfetto caccia via la paura” [Gv 4, 18-19].

      Padre Stefano ha la forza della fede e, come San Pio da Pietrelcina, ha ubbidito all’autorità della Chiesa anche quando gli uomini di chiesa sono stati i suoi peggiori detrattori ed i suoi più accaniti persecutori.

      • mIm ha detto:

        la ringrazio per queste belle parole su padre Stefano, molto spesso ci capita di considerare il prossimo come un’estensione del nostro Io: ho pensato che padre Stefano, minato dalle malattie e dalla vecchiaia e continuamente attaccato, potesse essere “indebolito” nella fede, avere dubbi, paura di aver compiuto errori, di aver pregiudicato la fede dei suoi fratelli, di aver deluso Nostra Signora in qualche modo. Questo è ciò che avrei certamente subìto io al suo posto ma la mia fede è ondivaga e, per fortuna, padre Stefano è di un’altra tempra; i veri “deboli di fede” lo conoscono e per questo lo attaccano come sciacalli sulla preda. Sono vicino a lui e a tutti i pilastri della fede cristiana e spero che lo spirito di sacrificio e il coraggio di padre Stefano abbiano la capacità di “svegliare” i suoi persecutori

  10. Maria Luisa ha detto:

    Ci sono lati negativi ,ma anche positivi .sia nell’agire che nel non agire . Proseguendo nel ragionamento del Signor Dante Pastorelli , potrei dire che se c’e’ ‘ chi li incita ad aggregarsi alla SSPX ,ed e’ questo che a Roma aspettano per dimostrare fondate le accuse di criptolefebvrismo ‘ c’e’ anche chi a Roma si aspetta l’obbedienza assoluta ( che , ricordiamocelo bene , e’
    l’unica vera stampella sulla quale si regge l’obbligo di accettare il Vaticano II e quel che né e’ seguito ,che e’ davanti agli occhi di tutti ) proprio per completare la distruzione dei F.F.I. e proseguire imperterriti nella persecuzione della ‘ riserva indiana ‘. Criptolefebvrismo ? C’e’ qualcuno che ha veramente paura di questo ‘ bollo d’infamia’ ? Penso che dovremmo avere molta piu’ paura nell’ esaltazione pubblica di atei ,eretici ,infedeli ,pubblici peccatori da parte di chi dovrebbe proclamare la Verita’ . Ne riparleremo ad Ottobre , quando i scismatici e i difensori della ‘ pastorale ‘ e della ‘ collegialita’ , useranno non piu’ fucili e pistole , ma cannoni da corazzata , se vogliono ottenere quello che penso. Per ora , concordo con chi sostiene che,almeno da parte dei laici , accettare l’ingiustizia sia vera ingiustizia , cosa di cui dovremo rendere conto davanti a Dio.

    • Dante Pastorelli ha detto:

      Il problema non è avere o no paura del bollo d’infamia del criptolefebvrismo da parte di chi conosce e bene la storia della Fraternità S.Pio X. Il problema è come vien presentata e condannata, e come vien recepita dall’opinione pubblica la situazione d’una congregazione tacciata di scisma e perfino di eresia. Entrare in questa cerchio di fuoco sarebbe un suicidio per i FFI, che han saputo farsi amare per il loro equilibrio. Ci sono momenti per parlare e momenti per tacere. Come ci sono istituti tradizionali che invece di parlare col rischio della chiusura preferiscono agire e formare, presentando senza pericolose polemiche la retta dottrina. A buon intenditor… Il tempo è galantuomo. Anche per quel che riguarda il Vaticano II.
      Per noi che, salvo qualche sberla episcopale, non abbiamo niente da perdere, è facile suggerir strategie e comportamenti. Dall’interno le circostanze si valutan diversamente.

  11. Mario ha detto:

    Nei giorni scorsi parlavo di questa vicenda con un francescano che fa parte “di una stanza dei bottoni” il quale mi ha detto, convinto, che p. Mannelli si rifiuta di parlare con il Commissario e che non si può ai nostri giorni imporre ai propri frati di portare sotto la tonaca solo mutande e canottiera . . .
    La seconda cosa la lascio cadere ma la prima è vera o è accusa infondata?

  12. Annarosa Berselli ha detto:

    Un Pontefice come il nostro, fissato con la povertà, preseguita dei frati che seguono
    Madonna Povertà in modo incredibilmente virtuoso?

  13. pucci cipriani ha detto:

    Sono sconcertato e amareggiato, si sta ripetendo quello che succedeva negli anni 60 : “all’inferno ma col papa”. Se noi avessimo allora caninamente obbedito non ci sarebbe stata piu’ la messa cattolica…disobbedimmo agli uomini per obbedire a Dio . E abbiamo avuto ragione.

  14. Giusi ha detto:

    Lucidissima e completa analisi che andrebbe studiata (e la studierò) anche in tutti i riferimenti ai quali rimanda. Ribolle il sangue a leggere queste cose, soprattutto se si fa il confronto con tutte le eresie che vengono consentite e blandite. Io sono una semplice simpatizzante che ha fatto dei pellegrinaggi (più esercizi spirituali che pellegrinaggi) con i F.F.I. (Fatima e Padre Pio) e si è ingenuamente chiesta perchè non fossero così tutti i sacerdoti. E’ sorto anche a me il sospetto se facciamo male o bene a lanciare strali (nel mio piccolo sono la prima). Il 27 aprile ho avuto la fortuna di assistere ad una messa ad Arre (PD) concelebrata dal Cardinale De Paolis, Don Nello Castello, un Frate dell’Immacolata e un altro sacerdote in commemorazione di Don Attilio Negrisolo. Prima mi sono confessata dal Frate perchè ritengo che a pensar male del Papa si faccia peccato (e già mi si prospetta alla mente la conclusione andreottiana, sono proprio irrecuperabile!). Ho umilmente chiesto al Frate (che mi pareva un angelo) in confessione perchè secondo lui avveniva tutto questo. Risposta: “Se no come facciamo a farci santi?”. Mi son venute le lacrime agli occhi e ho pensato che Padre Manelli dev’essere proprio un santo ad aver creato quest’ordine e che è logico che venga attaccato da Satana prorio come è avvenuto a Padre Pio che, non dimentichiamolo, chiamava la Famiglia Manelli: la mia famiglia.

    • cattolico ha detto:

      Roncalli ha perseguitato Padre Pio (oltre a Suor Lucia) e Bergoglio ora perseguita Padre Manelli: e poi li fanno santi, papi di tal fatta, è mai possibile? ma lo sa, cara Giusi, che nel 1960 Montanelli intervistò papa Giovanni e il discorso cadde su San pio X, al che Montanelli esclamò “ha, il papa “santo”; questo fece sobbalzare Roncalli sulla sedia, che batté un pugno sul tavolo, adirato e contrariato esclamando “ma quale santo!”, cercando poi di controllarsi. Eh sì, spiegò Montanelli, sapevo che Roncalli era stato segretario del Vescovo di Bergamo Giacomo Radini-Tedeschi, punito da Papa Sarto per il suo orientamento modernista (lo stesso Roncalli fu rimosso dall’insegnamento per le sue inclinazioni moderniste (era amico anche di Enrico Buonaiuti, il prete scomunicato per modernismo). Mi spieghi lei come fa ad esserci la “comunione dei santi” se taluni di loro odiano gli altri in questo modo.

      • Giusi ha detto:

        Lo scopriremo solo vivendo diceva una canzone (noi solo morendo cioè nascendo alla vita eterna). Certo quello da lei citato non rientra tra i miei santi preferiti. Per fortuna ce ne sono tanti: si può scegliere…

  15. Leonardo ha detto:

    Non è semplice parlare favorevolmente dei francescani dell’immacolata in questo periodo storico. Bravo Don Ariel, tanto prima o poi la giustizia e soprattutto la verità verranno fuori. Ed i responsabili di questa persecuzione verranno giudicati dalla storia e soprattutto da Dio.

    • Luigi ha detto:

      La giustizia verranno fuori, è probabile; ma è probabile anche che quando accadrà ciò potrebbe essere tardi e i FFI ridotti al lumicino, nel migliore dei casi, e accorpati nell’ordine dei frati cappuccini, nel peggiore dei casi, o quasi! Purtroppo sino ad ora non ci sono segnali positivi.

  16. Annarita ha detto:

    In effetti quando si viene colpiti personalmente dall’autorità, non c’è che obbedire, poi sarà Dio a dare ciò che è giusto ad ognuno (non vorrei essere nè padre Volpi , nè Papa Francesco in questo momento), però quando l’autorità mette a repentaglio le anime o pretende che uno aderisca all’errore, la storia cambia, non è lecito obbedire. In questo caso però l’obbedienza ad un atto personale ingiusto è applicare eroicamente la virtù, un guadagnare meriti. Peccato per padre Fidenzio e i persecutori di questo ordine, che fanno la parte di Giuda Iscariota, speriamo in un loro pentimento, finchè c’è vita, c’è speranza.

  17. itala ha detto:

    La cosa che mi sconcerta di più, non è il reagire di noi poveri laici, ma quella dei sacerdoti. Cerco di spiegarmi in poche parole, se ci riesco,. E’ il continuo colpo al cerchio e alla botte. Se da un lato essi dicono che ci sono delle posizioni molto ambigue derivanti dal CCII e che i guai sono visibili e anche palpabili, dall’altro si invoca l’ubbidenza quasi cieca ai superiori. E’ vero che l’ubbidienza ai superiori genera, ma è anche vero che un padre, che giustamente pretende che i propri figli gli obbediscano anche se non è molto bravo come papà, viene esautorato dalla patria potestà quando commette azioni vili contro la vita dei figli, ad esempio il non mantenimento,o la prigionia, o altre cattiverie . Il Papa ha dato al Volpi le disposizioni per il commissariamento dell’ ordine, ma certamento non quello di ridurre allo stremo il fondatore dell’ordine, ne all’impedimento di movimento. Il padre Stefano non è un claustrato, ne’ tantomeno un povero scemo che ha bisogno di essere condotto con il passeggino a spasso.Padre Volpi ha ridotto al silenzio i terziari, i fratelli della MIM sotto pena di scomunica ( ridicolo e anche vile , paura della verità ‘ ? ) . Certo non è il potere della Corte Europea di intervenire sulla questione. Però chi può, ha il dovere di intervenire, sia esso laico o sacerdote. Non è ne’ cristianamente ne moralmente accettabile il perpetrarsi di un’azione così cattiva. Il Padre Stefano certamente obbedisce per quello che gli compete, ed è giusto così. Ma coloro che possono la devono smettere di passare la palla, quando è il momento bisogna tirare in porta, anche con il rischo di sbagliare. Basta dire si può ma non si può; si deve ma non si deve; vorrei ma non oso. Questo non ci porterà a niente, ma al solito tiepidume revulsivo e inconcludente, il cui unico risultato è l’annientamento di ogni cosa buona e santa ed il primeggiare della falsità.Vogliamo i vari Kasper, Maridiaga e consimili a capo della Chiesa ? Sì ! Benissimo , allora continuiamo con il cerchiobottismo, e le cose andranno sempre peggio. Se non riusciamo per quello che possiamo nemmeno difendere un Santo come Padre Stefano, ma che razza di cristiani siamo ? Credo che da Pilato avremmo dovuto imparare qualcosa: A non lavarcene le mani.

    • cattolico ha detto:

      Itala, il suo commento è commovente, mi tocca il cuore; tanto più che io sono originario proprio di quelle parti, non molto distante da Firenze, e so per esperienza quanta cattiveria, invidia e malanimo a volte ci sia tra i miei concittadini (ma anche coraggio ed eroismo, quando la misura è colma, ed adesso lo è sicuramente). Sarebbe opportuno che anche uno, un solo sacerdote, vescovo, monsignore, alzasse la voce in Curia a Firenze e credo che molti laici lo seguirebbero. A Firenze ci sono stati altri casi di ribellione, come all’Isolotto, negli anni ’70. Possibile che nessun ecclesiastico si muova? tutti don Abbondio? mi tornano sempre in mente le parole dette in varie apparizioni recenti dalla Madonna “stavolta la Chiesa la salveranno i laici” (ad ex. a Schio, Vicenza, al veggente Renato Baron). Sursum corda, quindi. Pace e bene

      • Dante Pastorelli ha detto:

        Premesso che il card. Betori, a quanto risulta, si è speso per far restare a Firenze il p. Leopoldo, non credo che per prender posizione su questo gravissimo caso si debba aspettare l’imbeccata di qualche prete. Noi laici abbiamo fatto sentir la nostra voce, ognuno nei limiti delle sue possibilità, e continuiamo a farlo. Ma ribadisco che non possiamo esser noi a stabilir la condotta dei frati, che son sufficientemente intelligenti, maturi e ricchi di sensibilità per seguire le strade loro indicate dalla coscienza di sacerdoti.

  18. adriano bellotti ha detto:

    mi pare che il discorso sia impostato in un modo strano. Da un lato p. Ariel riconosce che contro i francescani dell’immacolata si sta commettendo una palese ingiustizia, poi dice che la cosa migliore è subire in silenzio. Ma l’obbedienza alla verità dove va a finire? Sono anch’io sicuro che p. Manelli con la sua santa pazienza stia guadagnado meriti di fronte a Dio – e nella sua condizione di recluso, cosa può fare se non obbedire? – ma non possiamo scordarci che questa scandalosa persecuzione ha anche portato confusione e dolore tra i fedeli e li ha lasciati in balia di preti che ben poco hanno di cattolico. Il bene supremo non è la “salus animae”? E in nome di questa non dobbiamo muoverci, se necessario anche di fronte alle autorità civili, vedi corte dei diritti dell’uomo, proprio per rimarcare le ingiustizie che si stanno facendo? Mi sembra che non si voglia capire che viviamo in un periodo in cui la Chiesa è nel disastro. Pensate solo allo smarrimento che i fedeli hanno avuto davanti al provvedimento assurdo di vietare la S. Messa in vetus ordo. non nascondiamoci dietro a un dito: qui abbiamo un Papa che ha contraddetto il suo predecessore. Non è questa una cosa grave? E allora predicare l’obbedienza a ogni costo non diventa andar dietro a quanti stanno portando nella chiesa il caos? Per quel poco che so, lo stesso S. Atanasio fu perseguitato e scomunicato, ma non si arrese. Non mi pare che stiano vivendo tempi migliori rispetto a quelli di S. Atanasio, anzi. Da questo articolo sembra che, in fondo, tutta la persecuzione contro i francescani dell’immacolata sia nata dal fatto che si sono messi contro i gesuiti. Io credo che la ragione sia ben più profonda e comporti la stessa fede, quindi abbiamo tutti l’obbligo di ribellarci contro questa persecuzione. Certo, per dei laici è più facile, ma mi auguro davvero che anche i frati sappiano trovare la strada di una ribellione doverosa contro un’autorità che tradisce la sua stessa missione e non lavora più per il bene delle anime.

  19. Lotario ha detto:

    Concordo con quanto scritto da Adriano Bellotti. In toto.
    Capisco la posizione del Rev. Padre Levi di Gualdo, anche se non penso che, se i fedeli elevassero forte e chiara la loro voce contro ciò che sta accadendo, di per se stesso metterebbero in discussione o addirittura in pericolo l’autorità del Sommo Pontefice. In realtà non mi sembra che qualcuno invochi le dimissioni del Pontefici o la sottrazione dell’obbedienza (Come ai tempi del Grande Scisma d’occidente) quanto piuttosto siamo qui a contestare dei singoli atti da Lui (O da chi per Lui) posti in essere.
    La legittima autorità, non può dunque emanare degli atti illegittimi, o illegali, o ingiusti persino, o empi addirittura?
    Personalmente continuo a credere ed a sostenere che dovremo cominciare coll’ … inondare le scrivanie delle Sacre Congregazioni romane con delle lettere di biasimo e di protesta per quanto sta accadendo: potrebbe essere redatta una lettera tipo, che ognuno dovrebbe scaricare, datare e firmare e spedire a Sua Santità ed a una serie di Eminentissimi Cardinali (Segretario di Stato; Dottrina della Fede; Istituti di Vita consacrata; Segnatura Apostolica e chi più ne ha più ne metta).
    Quanto poi al caso specifico riguardante il Rev. Padre Mannelli, io trovo grave, anzi gravissimo, che un anziano di ottant’uno anni sia trattato così, quasi agli arresti domiciliari, impedito persino di pregare sulla tomba dei propri genitori! Ma che scherziamo?
    Posso capire che il Padre non voglia ribellarsi e che viva questa persecuzione in spirito di obbedienza e di umiltà e sono certo che il Signore e la Madonna Santissima ne terran conto e lo ricompensaranno di qua e quando sarà il tempo, anche di Là e che per i suoi meriti pioveranno grazie su grazie su tutta la Chiesa e sull’umanità.
    Ma noi, noi che vediamo quanto sta accadendo, davvero ce ne dobbiamo star fermi e buoni?
    Non c’è forse il pericolo che il nostro silenzio non ci renda complici dell’ingiustizia che viene perpetrata?

  20. Annita ha detto:

    Oltre che pregare, non c’è proprio altro da fare?

    • Ariel S. Levi di Gualdo ha detto:

      Una volta, un “cattolico impegnato” mi chiede: ma i preti, oltre a celebrare la Messa, non potrebbero fare qualche cosa di più concreto?
      Gli risposi: “Vuole indicarmi lei, qualche cosa di più utile e concreto, a parte la Messa, per edificare, nutrire e sostenere il Popolo di Dio?”.

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Francescani dell’Immacolata. Che fare dopo il crudele divieto imposto a p. Stefano M. Manelli? – di p. Ariel S. Levi di Gualdo