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Nel 1953, con il titolo “Quella chiara e onesta faccia”,  Giovannino Guareschi scriveva su Candido una toccante commemorazione di Giovanni Faraboli, capo dei sindacalisti socialisti di tutta la Bassa, morto qualche giorno prima in un ospizio, solo e dimenticato da tutti.

Guareschi aveva incontrato quell’omone il Primo Maggio di quarantacinque anni prima, quando dopo qualche ora dalla nascita, lui lo aveva preso tra le braccia e, fattosi alla finestra della cucina, aveva mostrato ai compagni il neonato annunciando l’arrivo di un “nuovo campione dei rossi socialisti”. Nonostante la profezia a dir poco errata, Faraboli aveva lasciato a Guareschi un ricordo inscalfibile, tanto da tratteggiarlo nella figura di Peppone e da scrivere, in quell’articolo su Candido, “anni e anni sono passati carichi di travaglio da quel lontano primo maggio, ma intanto mi è rimasto nella carne il tepore delle mani forti del capo dei rossi di allora”.

Questo racconto lo abbiamo ascoltato tante volte e ieri mattina, in viaggio verso Roncole Verdi, centouno anni esatti dalla nascita di Guareschi, abbiamo ripreso l’aneddoto per augurare un buon Primo Maggio ai nostri amici ricordando il compleanno a di Giovannino. A dire la verità, una volta tornati a casa la sera, ci siamo un po’ vergognati di aver ricordato questo fatto senza prima aver compreso fino in fondo di cosa si trattasse veramente.

Pensavamo di essere bravi, Luca e io, perché abbiamo letto tanto di e su Guareschi e abbiamo creduto, per tutto questo tempo, che la teoria fosse più che sufficiente per imparare. Ieri, tuttavia, durante la giornata di commemorazione della nascita di questo grande uomo, che si è svolta con la partecipazione di tanti amici che non hanno mai smesso di amarlo, abbiamo compreso qualcosa che non si trova semplicemente sfogliando un libro. Ieri abbiamo incontrato gli abitanti di quella fetta di terra tra il Po e l’appennino tanto cara a noi guareschiani. Personaggi di un Mondo piccolo che ancora esiste, silenzioso e nascosto dai riflettori.

Conoscere questa gente disegnata o raccontata è un conto, vedersela davanti in carne e ossa, mentre parla con la calata tipica della Bassa e ti guarda con franchezza severa, è tutta un’altra storia. Un conto è leggere la vicenda di Giovanni Faraboli in un saggio, un altro conto è incontrare una persona che ti racconta quanto i suoi nonni volessero bene a quel sindacalista e ti spiega che nel suo paesino tutto quel che serve sta attorno alla piazza e quello che non c’è, è superfluo.

Abbiamo letto tanti aneddoti sul giorno della nascita di Guareschi, ma ieri davanti al busto di Faraboli c’era un mazzo di fiori rossi e solo in quel momento ci siamo resi conto di chi dovesse essere quell’uomo e perché Guareschi gli volesse così bene.

Abbiamo letto tante pagine sulla lotta politica del dopoguerra, ma solo ieri abbiamo incontrato alcuni anziani con le lacrime agli occhi che ci hanno detto, con un sospiro di sollievo, che il tempo è galantuomo, che finalmente possono parlare di Giovannino Guareschi e che sempre difenderanno quell’uomo onesto e coraggioso.

Ieri, insomma, è stata una giornata preziosa, tanto più perché l’abbiamo trascorsa con vecchi e nuovi amici che ci hanno insegnato qualcosa in più. Abbiamo ascoltato Enrico Beruschi, che ha letto per noi un racconto della saga familiare guareschiana e, anche se li conosciamo tutti a memoria, come sempre ci siamo commosssi. Abbiamo partecipato alla presentazione di Davide Barzi e dei ragazzi che con lui collaborano al progetto Don Camillo a Fumetti e che ora, grazie al successo ottenuto, si cimenteranno a riprodurre una raccolta di racconti tratti dal Corrierino delle famiglie. E abbiamo salutato Alberto, che ci ha accolto e ci ha permesso di trascorrere del buon tempo, speso per qualcosa di radicalmente, totalmente buono.

Il tempo trascorso nei luoghi guareschiani è sempre prezioso. Non solo Guareschi ha salvato e continua a salvare tante persone ma anche il Mondo piccolo, lungi dall’essere solo un bel contorno, è l’ancora di salvezza a cui l’uomo moderno può e deve aggrapparsi per resistere: perché l’unico mondo fatto dall’uomo che sa di essere piccolo e che per questo mette al centro Dio.

Con l’amico Enrico Beruschi

 

Il busto di Giovanni Faraboli a Fontanelle

 

La tomba di Giovannino Guareschi, a Roncole Verdi

6 Responses

  1. Che bello! Mi avete fatto venir voglia di tornare in quei posti “fra il Po e l’Appennino” dove conosco anche io tanti amici, tutti accomunati da quel sano ed essenziale realismo che ha fatto dire ad uno dei vostri questa perla d’aforisma ” tutto quel che serve sta attorno alla piazza e quello che non c’è, è superfluo.” PAROLE SANTE.

  2. Ma allora i giovani puliti e per bene ci sono ancora. Complimenti ragazzi, il mondo che vi abbiamo preparato noi vecchi è veramente brutto, ma come vedete ci sono dei grandi maestri. Fate conoscere a Guareschi a più persone possibile e non solo ai giovani. Anche gli anziani ne hanno bisogno, forse ancora di più.
    Elelena De Palma

  3. È sempre bello tornare in quei luoghi, soprattutto con una bella compagnia. Propongo che Riscossa Criostiana oppure Progetto Mondo piccolo o tutti e due insieme organizzino un pellegrinaggio guareschiano. È possibile o sono un visionario?

  4. Mi consola tantissimo vedere che Guareschi continua a parlare a tutte le generazioni, così come mi consola che i ragazzi di oggi siano disposti ad ascoltare i suoi insegnamenti e a metterli in pratica. Se mi è consentito, invito tutti a seguire il sito e l’attività di questi ragazzi: http://www.progettomondopiccolo.com/

  5. Ho seguito il consiglio di Francesco e sono andata a vedere il sito di progetto Mondo piccolo. È davvero bello e ben fatto. Mi piace soprattutto l’idea di Vivere guareschianamente. Bravi, cerco di farlo anche io per quello che posso.

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