La straordinaria tracotanza, volgarità, protervia e meschinità delle parole vomitate da Guy Verhofstadt nell’emiciclo del Parlamento europeo contro l’Italia, contro il governo italiano e il suo presidente del Consiglio, è decisamente un buon segno. La prova provata del fatto che forse, davvero, dalle nostre parti qualcosa è cambiato: deve essere saltato un qualche collegamento con la stanza dei bottoni se i buro-tecno-plutocrati che ci giocano dentro sono preda di simili crisi di nervi. Scioccato dal non disporre più, nella provincia italica, dei propri camerieri sull’attenti, l’establishment sbrocca e dà – diplomazia! – del «burattino» a chi non risponde più al telecomando, proprio come quel bue che diede del cornuto all’asino. Un caso di scuola da manuale di psicanalisi.

Il travaso di bile dell’europarlamentare ed ex premier belga, leader dell’alleanza dei democratici e dei liberali per l’Europa (ALDE), si manifesta innanzitutto nel proemio del suo intervento, dove Verhofstadt esprime il proprio struggimento per la degenerazione politica che ha investito l’amata Italia, assoggettata ora alla nefasta diarchia Salvini – Di Majo colpevole di plurimi reati: refrattaria alle politiche europee in tema di asilo e immigrazione (il «signor Salvino – sic – è specializzato a bloccare i porti ai migranti») e di diplomazia estera (caso Maduro); succube del Cremlino (è la sublime frenesia del «ha stato Putin» in versione europarlamentare); responsabile della stagnazione economica perché priva di una strategia di crescita; capace soltanto di «una tattica per farsi rieleggere con regali e debiti», il che, detto da un suddito del paese che massacrò mezza Africa per espropriarne i diamanti, è bellissimo.

All’elenco delle contumelie contro il legittimo governo in carica di uno stato sovrano segue, incidentalmente, il non-troppo-velato avvertimento sul possibile futuro della economia italiana, una regressione di linguaggio ed intenzioni che fa intravvedere come, dietro l’apparato obbediente del pachiderma europoide, si nasconda di fatto una cosca inconcludente. 

E poi arriva il colpo di teatro, ovvero l’insulto ad personam; il quale è, appunto, un esempio tipico di proiezione freudiana: «Allora la mia domanda per lei, presidente Conte, è: per quanto tempo ancora sarà il burattino mosso da Salvini e Di Maio?». Con annessa lezione di galateo istituzionale rivolta al bersaglio diretto, perché un intero popolo intenda: «Lo invito a una cosa: a prendere ispirazione da illustri compatrioti italiani: Spinelli, Ciampi, Giorgio Napolitano, Mario Draghi, e non dimenticare la mia buona amica Emma Bonino». Perché? Perché «questi sono gli uomini e le donne che sono la grandezza dell’Italia e sua grande ruola (sic) in Europa, questa la differenza tra Lei, signori Conti (sic), e tutti questi grandi personaggi che ha dimenticato».

Illuminato a giorno nel cielo di Bruxelles, riappare così il pantheon dei grandi d’Europa caduti in disgrazia nell’empia Italia del governo populista. Si parte da lontano, dal mitico “fondatore” Spinelli (il padre dell’eurodeputata quota-eugenioscalfariana Barbara Spinelli, un perseguitato dai fascisti talmente perseguitato da essere confinato al mare a scrivere il suo manifestino mazziniano per l’Europa federale), per passare in rassegna le pietre miliari della oligarchia tecno-massonica, necrofila e globalista, votata a distruggere le nazioni e le loro identità.

A ricordare all’Italia quali debbono essere i suoi dèi, doveva apparire nel teatrino annesso alla stanza dei bottoni un opaco burocrate affetto da incontinenza verbale, proveniente da un Paese che dell’uccisione seriale degli innocenti – bambini, malati, eluane – ha fatto la sua macabra bandiera. E si capisce la sua affezione profonda per le Bonino (11.000 feti frullati con la pompa della bicicletta) e i Napolitano (quelli che si adoperano per lasciar morire di fame e di sete creature indifese). 

Non c’è molto da aggiungere a commento dell’indecente esibizione. Vorremmo solo osservare, a margine, una strana ma perfetta corrispondenza: quella tra il pantheon di Verhofstadt e il pantheon di Bergoglio, vincitore quest’ultimo del premio Carlomagno 2016 (additò proprio allora i suoi «grandi d’Italia»: Napolitano, Bonino… ma guarda), nonché devoto idolatra di fratelli massoni, di mercanti di carne umana, di utilizzatrici finali di pompe da bicicletta, di pervertiti e pedofili a volontà. 

Se l’albero si riconosce dai frutti, sorge spontanea la domanda: che l’Albero di Verhofstadt sia lo stesso dell’inquilino di Santa Marta?

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11 Responses to Il pantheon massonico di Verhofstadt e di Bergoglio – di Elisabetta Frezza e Roberto Dal Bosco

  1. Carmelo ha detto:

    Scusate, ma vogliamo ricordare anche che in Italia esiste un garante dell’unità d’Italia, della sua dignità e del suo onore, sempre pronto a richiamare i grandi e inscindibili vincoli con l’Europa, i diritti sacrosanti degli immigrati, degli extracomunitari, dei marziani, degli extragalattici, salvo poi dimenticare i terremotati di casa nostra (“non vi lasceremo soli”), il delirio di onnipotenza e di impunità di certa magistratura (è il presidente del CSM), il comune sentire della maggior parte del popolo italiano da cui è lontano anni luce.
    Grazie ed è il caso proprio di dire “che Dio ci aiuti”.

  2. Assunta ha detto:

    Scorrevolmente chiarissimi! S’imprime bene il quadretto Bruxell.

  3. bbruno ha detto:

    risposta: è lo stessissimo.

  4. Nicola Buono ha detto:

    Sé adesso questi danno i numeri, cosa succederà mi domando dopo le elezioni politiche europee di Maggio? Perché allora non dico che i sovranisti saranno la maggioranza ma sicuramente cresceranno moltissimo in Europa con numeri tali da mettersi di traverso e di mettere i bastoni tra le ruote delle elite massoniche di Bruxelles condizionandone di brutto la politica. Il tizio che ha sclerato lo ha fatto non soltanto perché il governo gialloverde non è prono ai desiderata di Bruxelles, ma anche perché sa benissimo che la Lega salviniana sta crescendo e rafforzandosi nei sondaggi al pari degli altri partiti sovranisti europei e teme quindi anche il post 26 maggio. Coraggio a Maggio, diamogli un’altra mazzata.

  5. Felice ha detto:

    Grazie, Sig.ra Frezza e Sig. Dal Bosco.
    Felice

  6. L'ITALIANO ha detto:

    Quando lo Schiavo si ribella al padrone è normale che quest’ultimo si arrabbi diventando violento con il proprio servo.
    E’ quanto sta accadendo oggi in Europa con un’Italia che non è mai stata Sovrana ma che sta tentando di diventare Sovrana.
    E’ una impresa difficile anche perché, nell’ultimo settantennio, i pochi che hanno cercato di fare gli interessi dell’Italia sono stati fatti fuori.
    Accadde al democristiano Pella, il cui Governo venne fatto cadere nel gennaio 1954 in ordine ai drammatici fatti di Trieste del 1953; è accaduto a Mattei che per voler dare una indipendenza petrolifera all’Italia saltò con in aria, con il proprio aereo, nell’ottobre 1962; per i notti fatti di Sigonella – ottobre 1985 – il Governo Craxi andò in crisi.
    E’ evidente che l’Alta Finanza vuole un’Italia prona ai suoi voleri e perversi desideri, sempre pronta a rispondere a comando:
    zi padrone
    Quanto al liberal-comunista Verhofstadt, nel suo concitato attacco a Conte – che lo ha snobbato – è apparso come uno dei tanti militanti rossi dei cosiddetti centri sociali funzionali…

  7. L'ITALIANO ha detto:

    Esimi Elisabetta Frezza e Roberto Dal Bosco,

    ma non scrivete cose politicamente scorrette altrimenti come reagirà il quotidiano cattocomunista Avvenire, come noto sempre più a sinistra e sempre più estremista del giornale comunista Il Manifesto?

  8. Oswald Penguin Cobblepot ha detto:

    Pares cum paribus facillime congregantur. Da Gotham, il Pinguino.

  9. Cesaremaria Glori ha detto:

    Buon segno in una battaglia, di qualsiasi natura essa sia, quando uno dei contendenti si lascia prendere dall’irritazione e abbandona il criterio di studiata prudenza di non offendere mai il nemico se l’offesa lo lascia non solo indenne ma anche più determinato e più attento a capire il perché di questa improvvisa debolezza tattica. La scelta di Verhofstadt scava un abisso tra la sua parte e quella avversaria.. D’ora in avanti non sarà più possibile tentare una ricucitura e, soprattutto, si è persa per sempre la possibilità di dividere l’avversario ormai reso risoluto ad andare sino in fondo. D’ora in avanti non saranno più possibili toni , diciamo così, democratici, velenosi ma prudenti e formalmente inattaccabili. Se ne sono resi conto i partner italiani (PD, LEU e compagnia brutta nonché lo stesso Berlusconi ansioso di far intendere che ha ripudiato i paria della politica europea) i quali si sono scatenati sgarrando nei toni e nella scelta delle reprimende quasi tutte declamate con uniforme imprecisione e prive di riscontro nella realtà. Buon segno per il governo attuale.

    • jb Mirabile-caruso ha detto:

      C. Glori: “Buon segno per il governo italiano”.

      Direi “ottimo segno”, signor Glori.

      E aggiungerei anche che il trio Di Maio-Conte-Salvini dovrebbe essere profondamente consapevole del fatto storico che il presente Governo Italiano è, di fatto, il leader assoluto – almeno nel mondo occidentale e dintorni – di una svolta epocale che annunzia il Futuro e seppellisce il Passato.

      Dei tre Membri di questo Trio, specialmente Salvini deve davvero capire che questo Governo è destinato ad essere in questa presente legislatura e legislature future, qualsiasi scivolata al Passato essendo un crimine contro la Storia!

      Un crimine sarebbe soprattutto perché agevolerebbe la corsa del presente Padrone del mondo nella sua folle corsa verso la realizzazione della sua dittatura sull’intero Pianeta.

      Una folle corsa che deve essere, invece, ostacolata con ogni mezzo e a prescindere!

  10. Aurelio ha detto:

    Notevole il fatto che:
    – Conte è stato proposto/imposto dai 5S
    – e due anni fa i 5S, che in precedenza a Bruxelles erano stati insieme a Farage, cercarono di associarsi proprio al gruppo ALDE, ricevendone uno sdegnato diniego!

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