14 luglio san Camillo de Lellis

 

L’assistenza infermieristica è oggi una professione sanitaria svolta con autonomia professionale diretta alla prevenzione, alla cura e alla salvaguardia della salute personale e comunitaria. L’infermiere svolge la sua funzione, sulla base di precise norme legislative etiche e deontologiche, e partecipa alla identificazione dei bisogni di salute e formula i relativi obiettivi assistenziali, pianifica, gestisce e valuta l’intervento assistenziale infermieristico, garantisce la corretta applicazione delle prescrizioni diagnostico-terapeutiche; agisce sia individualmente che in collaborazione con gli altri professionisti sanitari e sociali.

Non sempre è stato così, e per molto tempo la figura dell’infermiere è stata relegata ad un ruolo di mero supporto al medico. Un’altra caratteristica della figura infermieristica inoltre è stata a lungo quella di essere prevalentemente femminile. Nulla di strano, in sé: il “prendersi cura” è stato un compito assolto per secoli dalla donna. Non solo nel Cristianesimo, ma anche presso altre religioni e culture la donna è sempre stata una figura accanto alla persona sofferente.

Il santo patrono degli infermieri è san Camillo de Lellis, ricordato dalla Liturgia il 14 luglio, una data storica per altri motivi infausta, dato che celebra il trionfo della Rivoluzione Francese..

Camillo nacque alla metà del ‘500 in provincia di Chieti. Figlio di un ufficiale al servizio del re di Spagna,Camillo era un giovane pigro e rissoso, e il padre decise, quando compì vent’anni, di avviarlo alla carriera militare. Ma, appena arruolato, un’ulcera al piede lo costrinse ad abbandonare il servizio. Per farsi curare fu costretto a recarsi a Roma, presso l’ospedale di san Giacomo degli Incurabili. Dopo essere stato curato e guarito venne assunto come inserviente presso l’ospedale stesso, ma ben presto perdette il posto a causa della sua scarsa propensione al lavoro.

Raggiunto dalla notizia della morte del padre, decise di tornare ad arruolarsi come soldato di ventura, conducendo poi una vita dissoluta. Abbandonò ancora una volta il mestiere delle armi, e si mise a vagabondare per l’Italia, fino a quando non capitò presso i frati Cappuccini del convento di Manfredonia, nel Gargano. Qui iniziò il suo percorso verso la conversione: nel 1575 decise di abbracciare la vita religiosa e di diventare un frate cappuccino, ma l’antica piaga al piede tornò a dargli problemi: fu così costretto a tornare a Roma per curarsi.

Rimase nell’ospedale degli Incurabili per ben quattro anni.

Fu per lui il momento della svolta della sua vita: si scoprì capace di aiutare i malati, imparò a curarli, dimenticò ogni vecchio vizio: la sua vita prendeva significato e gusto nell’aiutare i sofferenti e nel cercare persone che si consacrassero con lui ai malati per solo amore di Dio.

Ne trovò cinque, che nel 1582 portò con se all’ospedale di Santo Spirito. Qui maturò definitivamente la sua vocazione all’assistenza dei malati e, insieme a questi primi cinque compagni che, seguendo il suo esempio, si erano consacrati alla cura degli infermi, decise di dare vita alla “Compagnia dei Ministri degli Infermi”.

Il Santo Spirito era il glorioso Hospitium Apostolorum, uno dei più antichi ospedali del mondo, voluto direttamente dal Papa Innocenzo III nel ‘200  e da lui affidato ai religiosi di Santo Spirito. Sisto IV, il Papa della Cappella Sistina, aveva rinnovato l’ospedale con una tale magnificenza da riproporre almeno idealmente il valore originario:un culto d’amore dovuto a Cristo, Dio e uomo, ammalato nei poveri.

Purtroppo, assieme alla bellezza strutturale non era stata parallelamente sviluppata la capacità di assistere, di curare, e a questo pensò Camillo con la sua grande fede e con la competenza nell’assistere i malati che aveva sviluppato.

A Roma ebbe modo anche lui di incontrare quello straordinario

personaggio che era Filippo Neri, e sotto la sua guida spirituale riprese gli studi, e infine venne ordinato sacerdote.

Camillo impressionò il pontefice stesso per l’eroismo con cui lui e i suoi compagni assistevano i malati, e proprio questo voto, quello di curare i malati anche con pericolo della propria vita, fu aggiunto ai tradizionali voti religiosi nello statuto del nuovo Ordine religioso che venne presentato al papa e ne ebbe l’approvazione..

L’Ordine si espanse rapidamente in molte città italiane in cui Camillo fondò nuove comunità tutte al servizio dei grandi nosocomi cittadini. Le prime comunità sorsero a Milano, Genova, Bologna, Mantova, Napoli, Palermo.

Quando Camillo e i suoi cominciarono a lavorare nell’ospedale maggiore di Milano, la “Cà granda”, trovarono anche qui, com’era accaduto a Roma, i luoghi di degenza in tale stato di degrado che Camillo li considerò “causa di morte” per sporcizia e mancanza di igiene.

Camillo e i religiosi del suo ordine divennero riconoscibilissimi per la loro divisa:  portavano sull’abito nero una ben visibile croce di panno rosso, un segno di vita, di speranza; un segno che per ogni sventurato annunciava il soccorso.

Camillo fu un vero anticipatore degli sviluppi dell’assistenza ospedaliera, in particolare di quella infermieristica.

Se Giovanni di Dio aveva parlato di fare del bene come fratelli, Camillo spiegò ai suoi che per i malati bisognava essere “madri”, avere cioè la tenerezza di una madre, e assistere “con piacevolezza”, come amava dire, cioè con gentilezza, con il sorriso. Più facile a dirsi che a farsi, certamente, ma Camillo per mostrare come si doveva fare, fu capace anche di lasciare anche la guida dell’Ordine e tornare a lavorare in corsia.

Dopo aver lasciato la guida dell’Ordine, pur gravemente malato, continuò ad assistere i malati fino alla morte, avvenuta il 14 luglio 1614 nel convento della Maddalena, che era diventato sede del suo Ordine, dove fu tumulato.

I resti del fondatore (canonizzato nel 1746) sono venerati nel santuario del paese natale, Bucchianico, vivace centro di pellegrinaggi.

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2 Responses to Il santo del mese: S. Camillo de Lellis – di Paolo Gulisano

  1. Michele D. ha detto:

    vorrei aggiungere,quando a San Camillo fu chiesto come mai volesse lo stemma crociato sulla veste talare ,lui rispose : “PER DIFENDERE I MORIBONDI DAI DIAVOLI”!!! ……..a quei tempi i cattolici,ma soprattutto i consacrati sapevano bene che e’ nel momento del trapasso che un anima e’ maggiormente tentata dal maligno, e che e’ lodevole per un moribondo avere oltre i sacramenti ,avere davanti a loro immagini sacre!! …..

  2. vittoria ha detto:

    …e pensare che al gg d’oggi, ci sono infermieri che invece di aiutare il malato, di “divertono” a ucciderlo,come ha fatto l’infermiere inglese con i piccoli neonati.
    Oh Dio vieni a salvarci da tutto questo Male…

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