San Luigi Orione è uno degli ultimi grandi santi prodotti nell’800 dal Piemonte. La terra da cui era partito il Risorgimento e il primo progetto di scristianizzazione della società ad opera del regime sabaudo-massonico, fu anche la terra di una straordinaria reazione cattolica fatta di santità. Il più grande tra questi santi fu Don Bosco, e tra coloro che ebbero la grazia di incrociare la loro strada con il grande santo di Valdocco ci fu anche un giovane alessandrino, Luigi Orione, ancora oggi chiamato semplicemente da tanti “Don Orione”.

Quest’uomo fu una meravigliosa e geniale espressione della carità cristiana, una delle personalità più eminenti del secolo scorso per la sua fede cristiana apertamente vissuta. Ebbe la tempra e il cuore dell’Apostolo Paolo, tenero e sensibile fino alle lacrime, infaticabile e coraggioso fino all’ardimento, tenace e dinamico fino all’eroismo. A tutti sapeva indicare la via del bene. Sempre pronto e chino sui bisogni dei poveri, spese la sua vita cercando di colmare di amore i solchi della terra, pieni di egoismo e di odio. Il cuore di questo stratega della carità fu “senza confini perché dilatato dalla carità di Cristo”. Quest’umile figlio di un selciatore proclamava che “solo la carità salverà il mondo” e ripeteva a tutti che “la perfetta letizia non può essere che nella perfetta dedizione di sé a Dio e agli uomini, a tutti gli uomini”.

Studi recenti, che sono stati evidenziati anche su Riscossa Cristiana dal direttore Alessandro Gnocchi, hanno messo in luce il ruolo di don Orione come amico e difensore di Padre Pio, uno dei pochi che sostenne coraggiosamente il santo cappuccino anche nel momento più buio della persecuzione vaticana, quando Roma si accaniva con ferocia inaudita contro di lui.

Luigi Giovanni Orione nacque a Pontecurone nella diocesi di Tortona il 23 giugno 1872 da onesti e semplici genitori, in particolare la madre fu una saggia educatrice e gli fu di valido aiuto nelle sue future attività con i ragazzi. Lavorò nei campi nella sua fanciullezza, frequentando un po’ di scuola e dedito alle pratiche religiose. A 13 anni entrò tra i Frati Minori di Voghera, purtroppo a causa di una grave polmonite, dovette ritornarsene in famiglia. Ristabilitosi, aiutò il padre nella selciatura delle strade, esperienza che gli risulterà molto utile per comprendere le sofferenze e la mentalità degli operai. Nel 1886 entrò nell’oratorio di Torino diretto da san Giovanni Bosco, ove rimarrà per tre anni, assistendo anche alla morte del Fondatore.

L’insegnamento ricevuto e l’esperienza vissuta con il grande santo non si cancellò più dal suo animo, costituendo una direttiva essenziale per le sue future attività in campo giovanile. Tuttavia, quella salesiana non si rivelò la sua vocazione. Abbastanza inaspettatamente lasciò l’Oratorio di Torino e nel 1889 entrò nel seminario di Tortona per studiare filosofia per due anni, al termine del corso, proseguì gli studi teologici, alloggiando in una stanzetta sopra il duomo, nel quale prestava servizio per le Messe; riceveva anche un piccolo compenso per le sue necessità.

Nel duomo ebbe l’opportunità di avvicinare i ragazzi a cui impartiva lezioni di catechismo, ma la sua angusta stanzetta non bastava, per cui il vescovo, conscio dell’importanza dell’iniziativa, gli concesse l’uso del giardino del vescovado. Il 3 luglio 1892, il giovane chierico Luigi Orione, inaugurò il primo oratorio intitolato a san Luigi; l’anno successivo riuscì ad aprire un collegio detto di san Bernardino, subito frequentato da un centinaio di ragazzi.

Il 13 aprile 1895, venne ordinato sacerdote, celebrando la prima Messa fra i suoi ragazzi, che nel frattempo si erano trasferiti nell’ex convento di Santa Chiara. Attorno a lui si riunirono altri sacerdoti e chierici, formando il primo nucleo della futura congregazione; si impegnò con tutte le sue forze in molteplici attività, che riprendevano alcuni dei punti fermi del suo antico  maestro don Bosco: visite ai poveri e ammalati; lotta contro la Massoneria; diffusione della buona stampa; frequenti predicazioni, cura dei ragazzi.

Si precipitò a soccorrere le popolazioni colpite dal terremoto del 1908 a Messina e Reggio Calabria, inviando nelle sue Case molti orfani, divenne il centro degli aiuti sia civili che pontifici. Papa Pio X gli diede l’incarico, che durò tre anni, di vicario generale della diocesi di Messina. Stessa operosità dimostrò negli aiuti alle vittime di un altro terribile terremoto, quello della Marsica nel 1915, accogliendo altri orfani, a cui diede come a tutti, il vivere, l’istruzione, il lavoro.

Se san Giovanni Bosco era stato l’esempio per l’educazione dei ragazzi, san Luigi Orione fu l’esempio per le opere di carità: girò varie volte l’Italia per raccogliere vocazioni e aiuti materiali per la sue molteplici Opere. Per curare tante attività, fondò la Congregazione dei Figli della Divina Provvidenza e le Piccole Missionarie della Carità; dal lato spirituale e contemplativo, fondò gli Eremiti della Divina Provvidenza e le Suore Sacramentine, a queste due Istituzioni ammise anche i non vedenti.

Ancora lo spirito missionario lo spinse a mandare i suoi figli e suore nell’America Latina e in Palestina sin dal 1914; ben due volte per sostenere le sue opere, si recò egli stesso nel 1921 e nel 1934 in Argentina, a Buenos Aires, dove restò per tre anni organizzando scuole, colonie agricole, parrocchie, orfanotrofi, case di carità dette “Piccolo Cottolengo”. Sempre in movimento conduceva una vita penitente e poverissima, sebbene cagionevole di salute, organizzò missioni popolari, presepi viventi, processioni e pellegrinaggi, con l’intento che la fede deve permeare tutte le fasi della vita.

Gli ultimi tre anni della sua vita li trascorse sempre a Tortona, facendo visita settimanale al “Piccolo Cottolengo” di Milano e a quello di Genova; cedendo alle pressioni dei medici e dei confratelli, si concesse qualche giorno di riposo nella riviera ligure, a Sanremo, dove morì dopo pochi giorni, il 12 marzo 1940.
Venne tumulato nella cripta del Santuario della Madonna della Guardia di Tortona, da lui fatto edificare. Venticinque anni dopo nel 1965, fu fatta la ricognizione della salma che fu trovata completamente intatta e di nuovo tumulata.

La sua opera terrena trovò continuità grazie ai suoi figli spirituali, alla sua congregazione, che continuò a fiorire anche dopo la sua morte e nelle terribili circostanze della Seconda Guerra Mondiale. Il fondatore della “Piccola Opera della Divina Provvidenza” venne dapprima beatificato il 26 ottobre 1980 e quindi canonizzato il 16 maggio 2004 da papa Giovanni Paolo II.

5 Responses

  1. …ma anche la sua opera finita miseramente nel calderone del sincretismo religioso, per il quale tutti i modi – o non modi – di pensare dio sono ugualmente legittimati. Nella presentazione di uno dei suoi istituti , a lui espressamente intitolato, a Londra – leggo – parlando della cappella in esso presente, la si definisce chiaramente, senza pudore alcuno, come luogo dove possono trovarsi a lor agio, per la loro meditazione e preghiera, i credenti di ogni religione, senza discriminazione alcuna… Davvero una brutta fine per l’ Opera di colui che l’ aveva fondata all’ insegna del motto paolino : Intaurare omnia in CHRISTO! Ora i suoi, chiamamoli figli, vogliono instaurare tutto nella brodaglia del più puro indifferentismo. Che fedeltà al loro Fondatore! E che fedeltà, al principio, sempre de sacra Scriptura, per il quale nessuna opera di carità vale senza la Carità, che è frutto della Speranza e della Fede CRISTIANE.

    1. Idem per il Cottolengo: da Piccola Casa della Divina Provvidenza a “casa (casino? Sorry…..) della solidarietà”, naturalmente per maomettani ed africani per i quali gli odierni pseudopreti e pseudosuore vanno matti. Chissà poi perché….

  2. Ottima scelta dottor Gulisano. Don Orione è un esempio da riproporre e invece lo tradiscono. Grazie per il suo impegno,la seguo sempre e ritengo molto utile quello sche scrive per una persona di fede che vuole orientarsi in questo mondo.

  3. E poi, quella ‘canonizzazione’ da parte di un ‘papa’ massone, lui stesso poi finito alla stessa ‘gloria’ grazie a un altro ‘papa’ massone… Non sa tutto di una presa in giro per colui che ha combattuto la massoneria? E poi quale fu davvero il senso del rapporto cordiale di Don Orione col Bonaiuti, il prete modernista ‘vitando’?

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