In un’orgia di melensaggini, non si dice l’unica cosa che si dovrebbe dire: una società di disperati, avendo rifiutato Dio, ormai non sa fare altro che condurre alla morte. Gli squallidi profittatori radicali fanno del “diritto al suicidio” un’altra delle loro battaglie (in)civili. Siamo quasi al fondo della fogna, con una coerenza folle. E perché non suicidarsi anche solo per taedium vitae? Anch’esso può diventare una sofferenza terribile…

di Paolo Deotto

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Diversi anni fa vissi molto da vicino una storia di grande sofferenza. La moglie di un cari amico, affetta da una gravissima forma di tumore, passò gli ultimi due anni della sua vita immobilizzata in letto, tra dolori incessanti. Quando Dio volle, morì. Il marito non si staccava un attimo da lei e mai avrebbe pensato di “liberare” sua moglie. Si affidava al Signore, ben consapevole che comunque, dal punto di vista medico, la battaglia era persa.

Le esequie furono celebrate da un prete cattolico (ve lo dicevo prima, sono ricordi tanti anni fa e ancora c’erano preti cattolici). Ricordo che quel sacerdote parlò della Grazia che la defunta aveva avuto: quei due anni di sofferenze l’avevano finalmente riavvicinata al Signore, da cui si era allontanata tanti anni prima. Lei stessa, a un certo punto del suo doloroso cammino, aveva chiesto l’assistenza del sacerdote. Aveva ricominciato ad accostarsi a quei Sacramenti che da tanti anni aveva dimenticato ed era morta in pace, dopo una serena confessione e dopo aver ricevuto l’Estrema Unzione.

Già, proprio così: la malattia, la sofferenza, erano Grazie che permettevano a un’anima persa di ritrovarsi e di comprendere di nuovo il motivo per cui nasciamo, viviamo, moriamo.

E così per altri – quanti esempi abbiamo nelle vite dei Santi – la sofferenza può essere invece l’offerta in espiazione, per i nostri peccati e per quelli del mondo, l’avvicinarsi sempre di più alle sofferenze patite dal Signore per riscattare le nostre colpe.

La sofferenza ha un senso e un valore, come ogni istante della vita che il Signore ci dona. Siamo noi a costruire tanti, troppi istanti della nostra vita senza senso, quando cadiamo nel peccato. Ma Cristo si è fatto uomo e ha patito per noi per darci la possibilità di guadagnare la vita eterna.

Fuori da queste poche nozioni, che i nostri nonni conoscevano benissimo, anche se illetterati, non c’è assolutamente alcuna speranza. Niente di niente. E i fatti ce lo dimostrano.

La società “laica”, fieramente orgogliosa della sua disperata e disperante libertà, non sa dare una risposta alla sofferenza e alla morte. Finché può, fa finta che non esistano e infatti ormai non si pronuncia quasi mai la parola “morte”. “Fine vita” è più soft.

La società “laica” è intrisa di morte, perché tutti i suoi neo-diritti puzzano di cadavere. Una società che autorizza la madre ad ammazzare il bambino che porta nel suo seno, e le fornisce il servizio gratis, è una società già morta, schiacciata dalla sua demoniaca disperazione.

E allora, per favore, piantiamola di far retorica su questo ennesimo vergognoso episodio. Un uomo di quarant’anni, evidentemente ingannato dai cattivi insegnamenti che aveva avuto da finti amici, cade nell’abisso della disperazione. I suoi parenti (ma che bei parenti), i suoi amici (?), lo appoggiano nei suoi desideri malsani. Certo, è molto ma molto più difficile condividere la sofferenza, vedere una persona amata (?) star male e sapere che non si può più fare nulla.

Quell’amico di cui parlavo in apertura visse due anni al capezzale della moglie, e Dio sa quanto l’amava. Soffrì con lei fino all’ultimo. Aveva, guarda caso, sempre il Rosario tra le dita.

In più, a rendere ancora più squallido il quadro, ecco il solito radicale che deve prendere il posto di primo attore. Questa volta è di turno tale Marco Cappato: “Spero di essere incriminato”. Ma a che punti si può arrivare per soddisfare la propria libidine di essere sotto i riflettori?

Comunque, non manca di aggiungere che lui non ha “istigato” DJ Fabo al suicidio, ma lo ha “aiutato”. Sottigliezze giuridiche, già, perché l’importante è essere a posto con la legge, il nuovo idolo di chi, non credendo più in Dio, arriva a credere a tutto: anche che una legge sia sufficiente a rendere bella e buona quella che è solo una porcheria. La “legge” che deve essere fatta dallo “stato”, il nuovo deus ex machina che tutto può e la cui parola è “verbo”.

No, non riesco a commuovermi per tutta questa vicenda. Siamo solo di fronte all’ennesimo trionfo del diavolo e quindi non c’è proprio nulla di commovente. Il diavolo puzza, va scacciato con le dovute preghiere e digiuni.

Comunque si voglia girare la frittata, il risultato è sempre uno solo: la società scristianizzata si sta uccidendo da sola, giorno per giorno. Con l’aborto, con la distruzione della famiglia, con le droghe, con l’omosessualità. E di qui a breve, con l’eutanasia e con il nuovo diritto, il “diritto al suicidio”. Né può avvenire altrimenti, perché la vita, senza un riferimento trascendente, è una corsa senza senso. Quando si esauriscono tutti i piaceri che se ne possono ricavare, la vita diventa comunque un fardello. E allora, perché non fare una bella legge che garantisca comunque il diritto al suicidio? Perché chi soffre di taedium vitae non dovrebbe essere libero di suicidarsi? Basterebbe una piccola liberalizzazione al commercio delle armi, così severamente regolato in Italia: “E’ libero l’acquisto di un’arma corta, pistola o rivoltella, per solo uso personale. Su sé stessi”. Certo, bisognerebbe stabilire con cura anche il numero massimo di cartucce acquistabili, perché il primo colpo magari può scappare a vuoto. L’importante è che tutto avvenga nella legalità. O no?

In questa festa di morte, in questo sbarazzarsi del malato grave negandogli quell’amore totale che sa condividere il dolore fino in fondo, non abbiamo finora sentito la voce della CEI. Ma in una neochiesa il cui CEO ebbe già a dire che lui non sapeva dare una spiegazione al dolore, forse è meglio così.

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57 Responses to Il suicidio di “DJ Fabo” non mi ispira alcuna commozione – di Paolo Deotto

  1. leonardo ha detto:

    Grazie per i suoi articoli,caro Deotto

  2. Piero Vassallo ha detto:

    il diavolo è necrofilo
    ecco la lezione che dobbiamo apprendere dai suicidi
    spaventoso infine è il silenzio della Santa Chiesa Cattolica

    • Raffaele ha detto:

      Si è trattato di una maxi-Messa Nera, celebrata sui mass media.

      Non ci sono parole per il silenzio della Chiesa, caro professore. Divorzio: parlò solo Fanfani, e Paolo VI. Aborto: parlò solo Paolo VI, e poi Giovanni Paolo II. Disprezzo della vita umana, etichettata un vincolo da cui liberarsi, secondo la tradizione gnostica: non una parola

      • Alessandro2 ha detto:

        Aborto: molte battaglie anche da Benedetto XVI, Papa legittimo in esilio.

        • Raffaele ha detto:

          Certamente! I famosi “princìpi non negoziabili”: Vita, Famiglia, Libertà di educazione. Che poi volevano dire semplicemente: “Mentre siete immersi nel “mondo occidentale”, non fatevi trascinare a partecipare allo sterminio dei piccoli e dei deboli, alla dissoluzione della famiglia, al lager riedukativo di Stato”

  3. Annalisa B. ha detto:

    Penso alla terribile sofferenza del Cuore di Gesù per queste anime perse: tutto questo è davvero troppo triste.

  4. Tonietta ha detto:

    Leggo proprio ora che mons. Paglia, dolendosi di questa vicenda, se la prende con la società e con chi non riesce a far sentire utili queste persone. ” Il problema è far capire all’altro che lui, per me, è importante, è parte della mia vita, e la sua morte mi dà un dolore enorme “, dice il solerte uomo di Dio. È il solito Paglia, quello che non si sa perché mai giri vestito da prete, visto che di spirituale ha poco o niente e che di parole di vita eterna non riesce a proferirne neanche mezza. Un tempo si diceva che il suicidio era offesa a Dio, unico padrone della vita e della morte e che chi avesse commesso questo terribile gesto di ribellione al suo Creatore avrebbe meritato l’inferno; certo, quando ancora l’inferno esisteva, ora che invece non esiste più, lasciamo pure da parte ogni avvertimento per la salvezza delle anime perché ciò che conta è il corpo di cui ognuno è padrone assoluto e che può trattare come meglio crede, nella buona e nella cattiva sorte.
    Ha ragione, Direttore: se questa gente neanche sa più dare una spiegazione al dolore, è meglio che taccia e non parli per niente.

    • Luis ha detto:

      Il suicidio sarà anche un’offesa a Dio ma saranno guai per chi si permette di giudicare gli uomini che arrivano a questo terrificante gesto. Nessuno si può immedesimare nella psiche delle persone che soffrono sia fisicamente che psicologicamente; semplice esprimere anatemi quando non siamo noi a vivere esperienze terribili. È ovvio che Il suicidio è sempre negativo; e anche per un non cristiano.

      • Stefano Mulliri ha detto:

        Caro Luis, qui il problema è che si derubrica il peccato, questa si grande offesa a Dio, e si rischia di cadere nel solito “chi sono io per giudicare”, cosa quanto mai sbagliata e deleteria ,perché è lo stesso Gesù che ci invita a correggere e ammonire, sopratutto quando il peccato mortale è più che evidente. Ora lei capisce bene, che il dramma di tutta questa vicenda sta proprio qui, e cioè che per molti pastori come il Paglia e altrettanti molti cristiani non si tiene più conto della grande offesa che si fa a Dio mettendolo sullo stesso nostro piano, e decidendo noi la consistenza del peccato. Questo caro Luis io lo chiamo peccato contro lo Spirito Santo, qui se non si ripara, la probabilità che si faccia la fine di Sodoma è tutt’altro che remota.

  5. Luis ha detto:

    Non siamo obbligati a dover sopportare dolori allucinanti quando i farmaci non servono pressoché a nulla e siamo coscienti che moriremo più o meno presto; e in ogni caso è facile dare affermazioni precise quando non siamo noi a soffrire e a vivere in un incubo. Questo a mio parere è un atteggiamento egoistico e anche un pochino presuntuoso.
    Questo non vuol dire affatto che personalmente io sia d’accordo con eutanasia e tanto meno col testamento biologico; il discorso purtroppo è terribilmente complesso e con aspetti molto diversi (vedi caso Englaro dove la decisione fu del padre) per dare affermazioni categoriche. E per favore non si facciano paragoni con l’aborto.
    Mia madre (cattolicissima) pochissime settimane prima di morire (e sapeva che gli rimaneva poco da vivere) disse al suo cardiologo: “dottore io non voglio soffrire!”, e non “sia fatta la volontà di Dio”. Siamo realisti, Nessuno di noi vuole soffrire, o meglio, tuttalpiù soffrire il meno possibile. E la volontà di Dio non sempre coincide con la nostra.

    • Leo ha detto:

      Premesso che le cure palliative al giorno d’oggi fanno molto per alleviiare le sofferenze. Rimango convinto del fatto che – grazie alla visione Cristiana della vita e della morte – non è tanto (o non principalmente) la sofferenza in sè a far andare una persona verso la disperazione. Si può essere disperati, infelici, e odiare la vita anche nelle migliori condizioni possibili, se non si riesce a dare un senso alla propria esistenza. Ed è esattamente quello che accade all’uomo occidentale oggi: quando si voltano le spalle a Dio (all’unco vero, quello Cattolico) manca un senso, un perchè profondo della propria esistenza. La vera disperazione è una cosa più profonda del dolore fisico: è quella che si sperimenta quando la propria esistenza è “abbassata” ad una prospettiva orizzontale, animale. Gli ospedali, la ricerca medica, non hanno più senso di esistere se si cede alla prospettiva della “rottamazione”. E, grazie a Dio (quello Cattolico), gli ospedali e la ricerca medica sono nati da una precisa domanda, che viene direttamente da Dio (quello Cattolico): “dov’è tuo fratello?”…

      • Luis ha detto:

        No. Le cure paliativi antidolorifiche in molti casi non hanno più effetti efficaci. Purtroppo il dolore intenso è cosa prettamente umana; il cattolico spesso è anche il primo che non lo sopporta. Fede e umanità non coincidono. Sono quasi sempre due cose diverse. Il nostro corpo è sempre laico.

        • Fabio ha detto:

          No, Luiss. Dissento. Oggi le cure palliative sono estremamente efficaci praticamente sempre. Tutto è nelle mani del medico e nella sua preparazione.
          Te lo dico con una monumentale cognizione di causa.
          Chi perde Dio, la fede, perde tutto. Anche la capacità di sopportare la sofferenza. Anzi, la più piccola sofferenza ci sembrerà sempre ingiusta e insopportabile.
          Rifletti. Ti dico queste parole con amore fraterno, credimi.

          • Luis ha detto:

            Cure paliative a parte , non esiste un nesso, benché lei lo vede, tra sopportazione del dolore e fede, esiste solo un nesso psicologico tuttalpiù. Ho conosciuto e conosco cattolici che non sopportano neppure il dolore di una piccolissimo ago dentro la pelle. Con tutto il rispetto ma io è da un anno e più rifletto anche su questo.

    • Lucio ha detto:

      Mi dispiace dovermi basare sul suo esempio. Sua madre disse: «Non voglio soffrire». Compren-sibilissimo da parte di chi soffre; bisogna essere contro l’accanimento terapeutico. Molto diverso è dire: «Dottore, mi uccida», cosa che porta ad un omicidio e suicidio insieme.
      Ogni volta che si discute su una questione che comporti un risvolto morale, a mio avviso occorre scindere l’aspetto soggettivo da quello oggettivo; cioè il caso singolo, riferito ad un certa persona, da quello generale. Per fare un esempio, per così dire, “leggero”, un uomo che sta morendo di fame ruba una mela. Non credo che bisogna essere esperti di Teologia Morale per dire che quell’uomo non compie un peccato (mi si perdoni l’uso di questo termine obsoleto: ma credo che tra Cattolici ci s’intende). Ciò non toglie, come regola generale, che il furto è un peccato.
      Qualunque cosa si voglia dire, il caso di cui qui si sta trattando è un suicidio/omicidio (il fatto che siano diretti o indiretti non cambia la responsabilità morale). E’ da notare peraltro che l’omicidio è stato effettuato da più persone.
      Se si è atei il discorso non vale in quanto un blocco mentale o ideologico impedisce di arrivare all’origine; ma tuttavia anche così non si può dire di essere di se stessi: la ragione non può non cogliere la contraddizione.

      • Lucio ha detto:

        Chiedo scusa. L’ultima frase del mio messaggio qui sopra del 28/2, ore 23:35 («Se si è atei, ecc…») l’ho posta erroneamente qui. Intendevo invece metterla in fondo a mio messaggio delle ore 23:28 di risposta a Davide. Lì infatti ha senso.

      • Luis ha detto:

        Il problema è che l’accanimento terapeutico spesso si sovrappone al normale fine vita.
        No sempre si distingue.

  6. purtroppo però dall’accademia pontificia per la vita…arriva l’appello per una legge sull’eutanasia in italia…che tristezza…paglia…lo stesso che spera che lo spirito di pannella soffi su di noi..altro che spirito santo, quello gli da fastidio..ovviamente uomo del bergoglio..

  7. Davide ha detto:

    Però ci sono anche persone (come il sottoscritto) che ritengono loro insindacabile diritto a poter evadere nel caso il proprio corpo si trasformi in una prigione insopportabile…. e la mia vita è MIA, non VOSTRA; non avete nessun diritto di impormi le vostre decisioni.
    Augurando il riposo eterno al pover Fabo, spero che presto il diritto ad una morte dignitosa, venga presto riconosciuta anche qua in Italia; questa sì che è una vera e propria battaglia di civiltà; a differenza dei ‘diritti’ LGBT, dei bagni ‘gender neutral’ e dell’abominio dell’aborto.
    Saluti

    • Raffaele ha detto:

      Lei ha esposto un programma di peccato mortale. La vita non è sua: non se l’è data, né l’ha acquistata

      • Tonietta ha detto:

        Caro Raffaele, mi ha tolto le parole di bocca. Volevo dire proprio questo al signor Davide. E, scusi, Signor Davide, la sua vita lei se l’è data da sé? Rifletta, dunque su questo. E se la vita, che è un fatto così strabiliante, ci è stata data da Uno molto più potente di noi, come togliercela da noi stessi senza offenderlo?
        Libero comunque, di pensarla come vuole. Ma con le questioni dell’aldilà non ci si scherza.

        • Raffaele ha detto:

          Storicamente -sempre riferendoci agli ultimi secoli, vergognosamente lordati dal Demonio, carissima signora:

          1- “Io sono mio”: uomo massone dedito al culto del proprio Io (XVIII secolo). Conseguenze dirette: autoliberazione dalla Sposa e dalla Famiglia, perciò libertinaggio, matrimonio=contratto commerciale, divorzio.
          2- “Io sono mia”: donna aizzata contro ogni uomo, a partire dal marito (XIX-XX secolo). Conseguenze dirette: autoliberazione dal Dono e Compito dato dall’uomo, cioè il figlio. Aborto.
          3- “La mia vita è mia”: ognuno consegnato alla Solitudine integrale, cioè a una condizione infernale già in questo mondo. Ovvia conseguenza: suicidio, non appena la fruizione di “esperienze” (i gay californiani ne hanno circa mille ciascuno nella vita- dati statistici) ha stancato

    • claudia ha detto:

      Ha ragione nel dire che la sua vita non è nostra. Ma non è nemmeno sua, gent. sig. Davide. Sta cadendo in un grosso abbaglio. Come fa a dire che la sua vita è sua, quando lei non ha fatto niente per essere al mondo? Quando non ha potuto decidere né il luogo, il tempo o le circostanze? Quando non ha deciso i genitori, i parenti o la classe sociale? Quando non ha scelto se essere maschio o femmina, alto o basso, biondo o moro? Quando non può impedire un mal di pancia, di denti o decidere di qualunque altra malattia?
      Però non è così difficile la vita e non ci vuol molto per capirlo: basta riconoscere l’evidenza, ossia che noi dipendiamo da Chi è sopra di noi, che ci ha voluti e creati per amore. E’ stato Lui a chiamarci alla vita e ce l’ha donata per conoscerlo, amarlo e servirlo in questa vita e per goderlo poi nell’altra. Ed è stato Lui che si è incarnato e ha sofferto, per puro amore, per salvarci dal peccato nostro. In questa prospettiva tutto si semplifica e ogni cosa trova il suo posto e il suo valore: la vita, la morte, il dolore. E si può solo dire grazie.

    • Alberto S. ha detto:

      Davide,
      ma certo che la tua vita non è “nostra” (sto rispondendo a quel tuo “vostra”)… esattamente come non è neppure tua: caso mai, è del Padreterno, e tu ne risponderai a Lui al momento buono; come ognuno della propria, ovviamente.
      Poi, una morte dignitosa è un dovere, non un diritto: e la doverosa dignità con cui ci si presenta a Dio non è una propria pseudo scelta del momento e del modo, bensì l’accettazione (magari piena di dolore, fatica e atrocità, anche se è umano sperare di no) di quello che ha scelto Lui nel Suo disegno misterioso. Voglia Iddio che io possa morire così, e che (conoscendo purtroppo la mia debolezza) non mi lasci annientare dal male se quella sarà la mia strada.

    • Lucio ha detto:

      A me fa impressione quando sento dire: «La vita è mia». Io mica mi sono fatto da me. Se proprio dovessi ragionare in questo modo non sarei neanche mio, semmai dei miei genitori; i quali a loro volta sarebbero dei proprî genitori. Risalendo così di generazione in generazione possiamo giungere a Colui di cui siamo veramente. La “nostra” vita è sua, e noi abbiamo il dovere di farne l’uso migliore, secondo i suoi decreti.

      E’ chiaro che se si è atei, questo discorso non vale

    • Leo ha detto:

      Colui che le ha dato il corpo, le ha anche dato la libertà di farne quello che vuole, ma c’è un dettaglio al quale la invito a fare attenzione: quel Colui chiederà conto dell’uso che lei avrà fatto del corpo, a prescindere dalla gioia o dal dolore che potrà avere avuto nel corso della vita. E non potrà neanche rispondere “non sapevo”, perchè sempre quel Colui le ha anche dato le… “istruzioni per l’uso”, leggasi Vangelo e Magistero della Chiesa Cattolica. Saluti.

      • Michele ha detto:

        Pensi che il crande capitale, attraverso i grandi media, sostenga alcune battaglie cattive ed altre buone?

        Se esce qualche sporadica parola buona, dal coro dei media, è solo per mantenere in noi la fiducia in loro, è per farci abboccare, è il pezzettino di formaggio che invoglia il topo verso la trappola. Non è il caso della campagna per l’eutanasia, un leitmotiv che va avanti da anni, per il vantaggio del grande capitale.

  8. roberto ha detto:

    Un pagano che non crede in Gesù, preferisce la morte che soffrire dopo un esistenza felice e piena di vita.La sofferenza può portare alla conversione o alla disperazione e quindi al desiderio di terminare la propria vita.Per i cristiani è altra cosa perché hanno la fede nella vita eterna.Per il non credente tutto finisce qui.Finita la vita finito tutto.In questi casi è lecito uccidere una persona?Anche se lo chiede espressamente?Penso di no.Bisogna aiutarlo e dissuaderlo e non assecondarlo.Questo vale anche per le donne che vogliono interrompere la gravidanza.Tutto sta diventando spettacolo per i media per ingannarli e far passare la legge della morte.

    • Luis ha detto:

      La sofferenza, quella vera, di solito porta alla disperazione e, se non si ha fede, quasi sempre non la si otterrà dopo, e se la si ha, di solito la si perde o tuttalpiù là si mette in seria discussione. La realtà del vivere nella forte sofferenza è ben più cruda e triste di quanto noi, sani, potremmo supporre.

  9. Leo ha detto:

    Triste il “silenzio assordante” della Chiesa Cattolica (ma anche dei cosiddetti “politici” cattolici) in questa vicenda…. C’è ormai uno strano – e nenahce tanto velato – senso del “pudore” rispetto al confronto su questi temi… tutti si guardano bene dal (almeno provare a) controbattere i media mainstream, apertamente schierati a favore dell’eutanasia. Eppure Qualcuno ha detto: “.. chi si vergognerà di Me io mi vergognerò di lui…”. Saluti.

    • Tonietta ha detto:

      Questo atteggiamento, caro Leo, è quello che un tempo veniva definito “rispetto umano”, una specie di ignavia che ci fa vergognare di manifestare la nostra fede. E’ una grossa tentazione, lo so, su cui bisogna esercitare una gran forza per scacciarla, ma questa ‘virilità’ ci richiede Gesù.
      Per questo invochiamolo spesso dicendo: “Signore, accresci la mia fede”.

  10. Stefano Mulliri ha detto:

    Certo il silenzio assordante da parte di chi avrebbe dovuto gridarla dai tetti questa benedetta verità, che della vita solo IDDIO può disporne,è la conferma semmai c’è ne fosse bisogno, che la chiesa si è arresa e consegnata al nemico, con tutte le conseguenze che ne derivano. Ora non sappiamo cosa si diranno tra di loro dentro i palazzi, però una cosa è certa; che da ora in avanti qualsiasi cosa succederà, qualsiasi legge faranno, quelli che contano della gerarchia ex cattolica hanno le mani sporche di quello stesso sangue.

  11. Alberto 1.1 ha detto:

    Non valesse il principio cardine della nostra civiltà, secondo il quale la vita è indisponibile, quali freni impedirebbero agli uomini di ammazzarsi tra di loro?
    Invece di pretendere dallo stato un aiuto per le famiglie segnate da disgrazie come quella che ha colpito questo povero uomo, impossibilitato ad attendere alle funzioni più’ semplici, che cosa pretendiamo? Pretendiamo che sia proprio lo stato ad eliminarli in quanto non più’ funzionali e di peso a questa società. Ognuno che sia colpito da una sciagura simile si sentirà, d’ora in avanti, moralmente obbligato a farsi ammazzare. Così’ come moralmente impegnati si sentiranno i medici a toglierli dai piedi affinché non abbiano più’ a gravare sui bilanci degli stati.
    La sensazione che ciò stia già accadendo è forte: il Cazzaniga da Saronno e la sua banda potrebbero essere solo la punta dell’iceberg di una situazione già fuori controllo?
    Come non pensare alle parole di Papa Ratzinger sulla grande razionalità che sta al fondo dei precetti di Fede?
    Questo è quanto mi chiedo in questi giorni apocalittici.

  12. Annarosa Berselli ha detto:

    Spero vivamente che Fabo si sia salvato ed abbi avuto – come afferma la Chiesa – il tempo infinitesimale di pentirsi,
    tempo che solo Dio conosce!

  13. Francesca ha detto:

    Semplicemente perfetto. Lucido e adamantino. Quando si dice avere le idee chiare e la fede salda! Grazie!

  14. Marco Crevani ha detto:

    La civiltà cristiana, sull’esempio del Buon Samaritano, ha fatto di tutto per curare o almeno alleviare il dolore, consentendo progressi giganteschi alla medicina. E’ terribile, per chi conosce l’efficacia della nutrizione tramite gastrostomia, sapere che il sig. Englaro in 18 anni non volle mai praticarla alla povera Eluana. Il sondino naso-gastrico, oltre poche settimane, diventa sì una umiliante tortura, mentre la gastrostomia è discreta e consente alla persona una vita più confortevole. Per non parlare dell’amore e della dedizione che fanno miracoli, anche di ripresa delle persone molte volte non in stato di “incoscienza” o di “coma” come si dice spesso a sproposito, ma “non contattabili” perché non in grado di trasmettere messaggi a chi sta intorno. Chi saprà spiegarmi come uno di questi “angeli crocifissi” (come li chiamava don Oreste Benzi) in 3 anni passati con me le uniche due o tre ore di “presenza” (con risate a tutto spiano e segnali di risposta a saluti e domande) le ebbe durante una festa patronale dedicata a Gesù Bambino, cominciando appena sentì le…

  15. vittoria ha detto:

    Cappato-Caronte, ha già pronte altre due anime da trasportare all’inferno!
    Infatti ci sono altre due persone che hanno chiesto di suicidarsi…
    E se non hanno i soldi per andare in Svizzera,ci pensa il partito radicale, che di soldi ne intasca tanti!

  16. saro ha detto:

    Da quarant’anni fanno cantare ai bambini durante la Messa che”la nostra festa non deve finire, non deve finire e non finirá, perché la festa siamo noi…..”e poi ci meravigliamo che cresciuti questi bambini trovando un mondo che é invece di una festa, é una valle di lacrime, alla prima tragedia non sappiano trovare nessuna risposta e sprofondono in una depressione.
    Mi ha molto addolorato quando davanti ai bambini dell’ospedale Bambin Gesù a dicembre bergoglio ha detto che non c’é nessuna risposta al dolore dei bambini.
    Siamo in una tremenda tenebra spirituale , che la Madonna ci aiuti.

  17. vittoria ha detto:

    Con tutto quello che ci sarebbe da fare nel nostro Paese, ad iniziare da quei poveri che non riescono a comprarsi nemmeno le medicine…. e le famiglie che arrancano per arrivare a fine mese, gentiloni che fà? dice che è urgente una legge che “regoli” il fine vita.
    Ma cosa abbiamo da regolare??????? ignorante che non sei altro?!!!!!!!!!
    La vita ci è donata di Dio, e SOLO Lui ne è il padrone assoluto.
    Ma tanto a parlare con quesit”senza Dio” non serve a nulla.

    • Maria Teresa ha detto:

      Ma è ovvio Vittoria… In questo regno satanico dette persone inefficienti devono essere indotte al suicidio assistito, meglio se con morte cerebrale, per poter favorire gli sciacalli dei trapianti… Dite che sono troppo cinica? No, è la realtà che stiamo vivendo.

  18. IL CAMERATA ha detto:

    Ovviamente condivido pienamente la sua posizione, caro direttore, però ho pregato Dio che perdoni il suicidio di questo Fabo, poiché ho provato ad immedesimarmi nella sua situazione di cecità e paralisi totale e mi sembrerebbe di essere sepolto vivo, senza vedere nulla e poter fare il minimo movimento: sinceramente anch’io preferirei morire che trovarmi in una simile situazione corporea!

    • Alberto S. ha detto:

      Chiara e opportuna osservazione. Credo che non sia in discussione ciò che ognuno potrebbe preferire per sè in situazioni così tremende: per quanto riguarda me, voglia Iddio che non debba passarci! e chissà, in caso, cosa riuscirei a pensare; d’altra parte non è stato anche Nostro Signore a chiedere per un istante di allontanare da Lui il calice? Peraltro, proprio un credente specie se cristiano dovrebbe essere relativamente ben disposto e accogliente nei confronti della morte, benché credo sia comunque terribile arrivare a desiderarla. Ma il punto è che, indipendentemente da ciò che nel dolore e nella fatica si possa pensare, preferire, desiderare eccetera… disporre in questo modo della propria vita (figuriamoci di quella d’altri) è peccato mortale, punto e basta. Siamo perfino liberi di desiderarlo e farlo, ma tale rimane. La pietà per una tragedia e il timore di essere chiamati a viverla non modifica ciò. Chissà quanti sedicenti amici di tale Fabo hanno pregato per lui come hai cristianamente fatto tu; questo sì che sarebbe stato “accompagnarlo”, e non in Svizzera.

    • Lucio ha detto:

      Il suo, caro Camerata, è un concetto del tutto diverso e non anticristiano. Desiderare morire non significa volersi suicidare. Anche il Profeta Elia , «desideroso di morire, disse: “Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri”». Può capitare a chiunque, per un motivo valido, di desiderare ad un certo punto che la sua vita terrena abbia termine: come fece Elia (Cristiano ante litteram) il buon Cristiano demanda al Creatore il soddisfare o meno questo suo desiderio.

    • Luis ha detto:

      Appunto, hai detto bene. Siamo sinceri e non facciamo i perbenisti (e buonisti) come spesso noi esseri umani tendiamo ad esserlo: quasi tutti, al posto del DJ, avrebbero desiderato morire; non arrampichiamoci sugli specchi e ricordiamoci che viviamo ancora sulla terra.
      La questione è fin troppo complessa per avere delle posizioni nette e “chiuse” da qualunque punto di vista (sia dall’estremo dei radicali di Cappato che dall’altro)… e lo ridico fino alla nausea a costo di essere apertamente criticato.

  19. Ivan Sanna ha detto:

    Premesso che pregherò comunque per l’anima di questo mio giovane conterraneo, non mi è del tutto chiara la dinamica con cui sia assurto poche settimane fa (almeno così mi pare) all’onore delle cronache, quale talentuoso dj che nonostante la malattia deliziava le giovani generazioni con la sua arte, per poi venire di punto in bianco strumentalizzato (oserei dire sacrificato sugli altari mediatici) per perorare la causa dell’eutanasia. Non vorrei fare dietrologia spiccia, ma mi pare che la vicenda abbia veramente dei risvolti inquietanti

    • Tonietta ha detto:

      Ha usato proprio il verbo giusto, caro Ivan: hanno preso la palla al balzo per sacrificare questa persona fragile nella sua terribile condizione, probabilmente poco consapevole del vero senso della vita e soprattutto contornata da gente altrettanto poco attenta (usando un eufemismo)al suo destino di bene.
      Gli avvoltoi, quando c’è sentore di cadavere, sono sempre pronti e in casa radicale – e non solo- di loro nidi ve ne sono a iosa.

  20. Alberto S. ha detto:

    In generale, neppure a me la vicenda ha suscitato commozione, quanto piuttosto una profonda tristezza. Ma ciò che mi intristisce parte da ancor prima della morte di questa persona e dell’indegno spettacolo-utilizzo che ne viene fatto. La sua vita, diciamo così, “precedente” l’incidente (brutto termine, ma è solo per intenderci) è stata enfaticamente descritta come “piena” soltanto perchè era (pare, stando a quanto ho letto, quindi senza voler essere offensivo) smodata e sopra le righe. Va bene, affare suo: però mi urta assai che oggi sia questo il requisito di una vita perchè essa sia ritenuta degna e vivibile. Quindi le vite normali, di fatica-serietà-dignità quotidiana non lo sarebbero. Beh, se si parte da questo aberrante presupposto è inevitabile che se poi qualcosa va storto la vita diventi intollerabile. Logica conseguenza dell’avere declassato la “vita” terrena da dono di Dio, che Egli ci concede (non in proprietà ma in “comodato d’uso”) per guadagnarci quella eterna vicino a Lui, a un casuale e febbrile “carpe diem” sradicato, fugace e senza senso.

  21. irina ha detto:

    Arriviamo a riflettere sui problemi quando siamo al capolinea. Il problema nasce molto prima. Agli esseri umani le domande, serie, si presentano fin da piccoli piccoli. E’ attraverso queste domande, anche, che Dio, Uno e Trino, bussa alla nostra porta. Le domande sono semplici ed anche le risposte lo sarebbero se solo non ci facessimo confondere dal mondo. Nessuno di noi sa quante volte il Buon Dio abbia bussato alla porta di questo uomo, vicino alla sua maturità, nè sappiamo che cosa lui abbia risposto, nè sappiamo se mai qualcuno abbia per lui pregato, dalla sua nascita in avanti, o se lui abbia mai pregato. Ci mancano molti elementi di giudizio. Gli “amici mondani” l’hanno portato a questa morte plateale, davanti al mondo, che lui ha accettato secondo lo schema mentale del mondo. E’ stata una morte usata. Forse Dio, Uno e Trino, è da tempo che da lui aspettava risposte che mai son venute. Con tutto il cuore gli auguro di aver, negli ultimi istanti, compreso e chiesto perdono.Signore pietà.

  22. vittoria ha detto:

    …se poi aggiungiamo, a tutto questo letamaio (passatemi il termine) che si sta sollevando intorno a questa “misera” storia di morte, che ci si mette pure Omissis, dicendo, nell’ospedale del Bambin Gesù di RM che: non c’è risposta alla morte e alla sofferenza, bè cosa aspettarci ? se non un futuro intriso di morte spirituale! secolarizzato e relativista…
    Mi torna in mente S.Giuseppe Moscati,il medico Santo di Napoli…grandissimo Uomo di scienza e di Dio.
    ah! quanto Amore e Carità, Egli poneva nell’anima e nel corpo sofferente dell’ammalato!
    Con Uomini di questo calibro come si può dubitare che non esiste il Paradiso, o l’Inferno se si pensa a Caronte-cappato.

  23. vittoria ha detto:

    Libertà di decidere…della propria vita( nel bene e nel male) a piacimento!!! poveri illusi, costoro che coltivano queste idee ispirate da Satana!
    La vera libertà non sta nel fare ciò che si vuole,o ciò che il mondo ti propone, perchè seguire questo tipo di libertà raccoglie solo morte,solitudine e disperazione( è proprio il caso dell’uomo che è andato a farsi uccidere in Svizzera), ma la vera libertà stà nell’obbedienza alla volontà di Dio.

  24. Luciano Pranzetti ha detto:

    Pigolando pigolando, il cardinal Bagnasco, dopo una serpentina di lo dico/lo nego, si appella al buon cuore del legislatore affinché, nella discussione che si avrà fra poco al Parlamento, si faccia cura di rispettare la “dignità” del suicidando. Tenera vigliaccherìa paludata da “comprensione”! Mio padre, 41nne, visse dal marzo al luglio del 1950 e sopportò dolori indicibili per il morso del cancro. Gli unici lamenti erano gorgoglianti preghiere a Santa Rita. Accanto la moglie e i figlioletti. Oggi, invece, accanto al malato terminale sta un cappato becchino. Che tristezza!

  25. Maria Teresa ha detto:

    il “signor” Paglia, dopo avere elogiato la spiritualità di un certo leader politico, non ha fatto in tempo a tirar fiato che il partito da lui elogiato ne ha combinata un’altra delle sue……. Raglio d’asino non sale in cielo ed anche Dio vede e provvede……. a smascherare certi pastori.

  26. Annarè ha detto:

    Questi radicali sono come degli avvoltoi, si posano sul capezzale del sofferente e invece di aiutarlo a salvarsi l’anima, portando conforto, istigano al suicidio, finanziano il suicidio, aitano a suicidarsi. Siamo in una società diabolica, mostruosa, dove nessuno vuole sacrificarsi per portare vero conforto a chi soffre, allora ci si toglie il peso, ci si auto convince che la vita che soffre non è dignitosa, eppure Gesù ha fatto il suo atto più sublime appeso su una croce. Fanno schifo, perchè aprofittano del caso pietoso per fare propaganda e tutti i media a fare da cassa di risonanza. Come se la vita di Febo fosse stata più dignitosa dentro le discoteche, che sul letto. l’istigatore si è autodenunciato per fare pubblicità mortifera, sarebbe bello (ma non succederà) vederlo andare in galera, perchè non solo istiga al suicidio, ma propone una legge che rende i medici degli assassini (già molti lo sono grazie alla legge 194), perciò istiga anche all’omicidio.

  27. Annarè ha detto:

    Luis lei ha ragione a dire che la realtà di chi soffre pene indicibili è ben diversa da quello che si possa pensare e che pertanto lo sconforto ed il desiderio di morire può esserci, ma le dico una cosa, è proprio perchè la sofferenza è tanta e violenta, che ci devono essere persone attorno pronte al sacrificio, a passare tempo con questi che soffrono a pregare soprattutto perchè lo sconforto non attanagli queste anime, pregare incessantemente, perchè Dio porti sollievo alle soffferenze e abrevi la prova. Ceeto che se invece di persone che pregano per te, che ti accudiscano e confortino e ti portino tutto ciò che possa alleviare la tua sofferenza, ti trovi in mezzo al nulla, ad istituzioni che ti fanno sentire un peso, sacerdoti che non sanno più dire nulla di sensato e veritiero, amici e parenti che non pregano più, per forza ti vien voglia di suicidarti. Le persone sofferenti che si sentono amate, e che sono seguite non solo materialmente, trovano in Dio la forza per offrire. E’ certo che siamo deboli, per questo abbiamo bisogno di preghiere e di grazie.

  28. vittoria ha detto:

    Cari amici di RC. per chi lo volesse, Vi invito a leggere la bellissima storia di Nino Baglieri..
    .ttps://www.ninobaglieri.it/
    una storia di Amore e NON di morte, come avrebbero voluto i medici e che comunicarono alla sua mamma, che invece, come dice Annarè ,ha trovato la forza di continuare a viviere, grazie al sacrificio dei suoi”santi”genitori”
    Nino è morto da qualche anno,ed è ora “a faccia a faccia” con Dio, lasciandoci un esempio di rara virtù umana e spirituale.

  29. Rosario ha detto:

    Che articolo … complimenti. Mia madre che ha fatto la volontaria per 20 anni in ospedale dice di non sentirsela di dire nulla e’ troppo affranta da questa vicenda. Discutendone sui social media mi si chiede con sicumera:cosa c’entra bergoglio… Vai sull’Avvenire e scopri che il sacerdote che era stato attenzionato della vicenda dichiara candidamente:”Abbiamo iniziato a conversare, ognuno sulle proprie esperienze: io gli raccontai le mie, lui la musica e la discoteca. Siamo così arrivati a sfiorare il tema della vita e della morte, e se abbiamo nominato Dio è perché lo ha fatto lui. Non c’è stato più tempo, però, per approfondire un discorso in quel momento inattingibile: mi ha salutato con un «per favore, torna», ma poi non è stato più possibile fino all’ultimo giorno”. non c’e’ stata più l’occasione capite…quel disperato anelava di bere alla fonte eterna ma non c’e’ stata l’occasione. Mi ricorda uno dei tanti sacerdoti che ho pregato di affiancarmi arrivare al matrimonio misto sacramentale con mia moglie ortodossa e mi e’ stato detto :figliolo scrivi al vescovo.

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