LO SCENARIO Per decenni siamo stati educati a credere che i migranti clandestini nordafricani fuggissero da vite miserabili, e che si imponesse quindi il dovere di accoglierli, sempre e comunque.

Non vi è mai stato spazio per una diversa lettura degli eventi. Dubitare che il motore dell’immigrazione fosse la povertà assoluta, e supporre che esistesse una regia politica, dietro ai trafficanti di uomini e ai loro affari, significava passare per “complottisti”, parola magica dal potere paralizzante, mentre non allinearsi all’idea di un’accoglienza incondizionata valeva l’accusa di “razzismo”, un’altra parola magica che abbonda nei rituali della comunicazione di massa.

L’insediamento del nuovo governo ha finalmente posto un limite ai fatti ed ha chiarito le idee, aprendo uno spiraglio sul vero scenario dell’immigrazione, un fenomeno che mostra incongruenze enormi, mai chiarite, e che nasconde più di quanto mostri.

In primo luogo, va notato come, da parte delle istituzioni nazionali e internazionali, non vi sia mai stata un’indagine conoscitiva degna di questo nome – non una – sulle cause dei flussi migratori.

Da quando sono iniziati gli sbarchi di clandestini in Italia, Grecia e Spagna – sono ormai quasi trent’anni – corredati da migrazioni via terra meno pubblicizzate ma quantitativamente ben più cospicue, nessuno ci ha mai spiegato, precisamente, quale grado di povertà segnasse la vita dei migranti, quali crisi avessero colpito le loro società, da quali calamità fuggissero, perché l’evento, senza precedenti nella storia, avesse coinvolto intere fasce di popolazioni nordafricane.

Era plausibile che non fossero fornite spiegazioni su un macro-fenomeno che minacciava di cambiare il volto della società europea? Eppure, così è stato.

La pubblica informazione si è sempre limitata a registrare gli effetti senza analizzare le cause, cosicché, per decenni, l’opinione pubblica si è dovuta accontentare di un sottinteso o, per meglio dire, di un’apparente ovvietà: si conveniva che il motore dell’immigrazione fosse l’inguaribile sottosviluppo del Sud del mondo e il richiamo irresistibile della ricchezza europea. Questi sono i primi conti che non tornano.

Tale lettura degli eventi, infatti, non spiega neppure in parte l’invasamento migratorio che, dalla fine degli anni 80, ha attraversato i paesi dell’islam mediterraneo. Un invasamento sincronico: con gli stessi tempi, gli stessi mezzi e le stesse modalità, intere masse di popolazione dal Nord Africa si sono riversate in Europa come se fuggissero da una rovina incombente. Quale rovina?

Il sottosviluppo di quelle aree è storia vecchia, e non aveva mai dato luogo ad esodi di massa. meno ancora secondo le modalità che sono diventate l’icona dei “viaggi della speranza”: imbarcazioni di fortuna, donne incinte, migranti senza un vestito di ricambio, scorte d’acqua insufficienti.

In realtà già a partire dagli anni 50, centinaia di migliaia di algerini, marocchini e tunisini erano partiti per l’Europa (in nave, non su barconi) per lavori stagionali o a termine.

Un flusso di migranti economici che avveniva nell’ambito di accordi bilaterali tra i paesi interessati – Francia, Germania e Paesi Bassi – e attraverso gli uffici del lavoro europei.

I migranti, scaduto il contratto di lavoro, tornavano però in patria, non indossavano la divisa del profugo per obbligare gli europei all’assistenza.

Che cosa era cambiato, nella vita delle società islamiche nordafricane, perché i migranti passassero dalla dignitosa condizione di lavoratori al ruolo di disperati di professione? Non era cambiato nulla.

Al tempo dei primi grandi flussi migratori, i paesi di provenienza – Maroc-

co, Algeria, Tunisia, Egitto, Libia, Giordania, – non erano stati colpiti né da calamità naturali, né da epidemie, né da crisi economiche, né da carestie né da guerre: i barconi carichi di “disperati” non avevano alcuna ragione di esistere.

Del resto, un migrante vero, che liberamente maturi la decisione di costruire una nuova vita in un paese straniero, tiene a presentarsi come soggetto potenzialmente attivo e produttivo nella società che lo accoglie, non vi arriva come fosse un rottame, con la promessa di rappresentare, da quel momento in poi, soltanto un “problema”. Una migrante vera non aspetta di essere incinta per migrare.

Certo occorre intendersi: non stiamo affermando che l’emigrazione sia stata e sia una “farsa”. I clandestini hanno sempre avuto, in teoria, buoni motivi per abbandonare paesi avari di futuro, incapaci di offrire una qualità di vita. Il punto non è questo.

Il punto è che, in pratica, gli extracomunitari  non sarebbero mai emigrati se un colossale sistema organizzativo non si fosse attivato, lungo la dorsale mediterranea africana, per promuovere, favorire, organizzare gli imbarchi. Non stiamo però parlando del solo sistema approntato dai trafficanti di uomini, tagliagole nordafricani che non avrebbero mai potuto  pianificare una strategia che ha movimentato milioni di persone.

Parliamo piuttosto di  una cabina di regia  che coordinava  l’immigrazione, attraversata da una catena di comando della quale trafficanti e scafisti sono sempre stati, soltanto,  l’ultimo anello.

L’esistenza di un sistema di potere “garante” dei flussi  migratori, facilmente si deduce già  ad una prima valutazione: i trafficanti non sono mai stati fermati né dalle polizie nazionali né dall’Interpol.

Un sistema di potere che era evidentemente trasversale ai governi europei  e che ne controllava l’operato, badando a che nulla ostacolasse i “viaggi della speranza. Di fatto, i governi  non hanno mai attuato le ovvie contromisure del caso (blocchi navali e chiusura dei confini di terra).

Un sistema di potere, infine, che attraverso  il sistema mediatico, con rare eccezioni, ha  manipolato l’opinione pubblica per impedire di comprendere che non era in atto una migrazione spontanea, ma un’invasione organizzata. Quando si prenderà atto, in altro paragrafo, delle cifre dell’immigrazione musulmana, si converrà che altro termine non è possibile usare.

 

 

“ Non esiste un diritto di invasione dell’Italia,

né un dovere dell’Italia  di lasciarsi invadere”

 

Mons. Alessando Maggiolini, allora vescovo di Como

( “ il Giornale”, 29 novembre 1998)

 

 

La morte di migliaia di migranti, lungo gli anni, non nobilita  la menzogna dei “viaggi della speranza”, che non hanno mai rappresentato un’emigrazione, ma una ricollocazione geografica di popolazioni musulmane pianificata da conduttori nascosti e  attuata  con modalità artefatte, tali da disegnare un quadro di “disperazione” che obbligasse i paesi europei all’accoglienza.   Una disperazione, ne abbiamo preso atto, che non regge ad un’analisi razionale.

Quindi non era in campo solo un sistema organizzativo alla partenza, che preparava, anche scenicamente, le migrazioni,  ma altresì un sistema di potere all’arrivo, che garantiva ai migranti accoglienza e  credibilità.

Un sistema di potere con la forza e l’influenza necessarie per controllare la classe politica e orientare  l’opinione pubblica in tutta Europa.

Qual è il senso di tutto questo?

La risposta è storia: un insediamento forzato.

Qualcuno mirava alla creazione di un islam europeo, tale da ipotecare il destino stesso dell’Europa. Oggi  gli immigrati  dei “viaggi della speranza” costituiscono una nazione islamica all’interno della UE, con un numero di membri complessivo pari agli abitanti di Grecia e Belgio messi insieme.

Che di ipoteca si tratti, sulla vita dell’Europa, lo apprendiamo dagli stessi musulmani  che non di rado parlano chiaro – ne prenderemo atto nel corso della trattazione- evidentemente contando sul rincretinimento ormai proverbiale che regna nell’Europa democratico-progressista.

Nel 1999 Mons. Giuseppe Bernardini allora arcivescovo di Izmir (Smirne, Turchia), in occasione del 2° Sinodo Continentale dei Vescovi depositò presso la Segreteria Vaticana un documento da lui redatto nel quale si legge: (1)

“Durante   un   incontro   ufficiale sul dialogo islamo – cristiano, un autorevole personaggio musulmano, rivolgendosi ai  partecipanti,  disse   ad un  certo punto con  calma  e  sicurezza:

Grazie alle vostre leggi vi invaderemo,

grazie alle nostre leggi religiose vi domineremo’.

“C’è da crederci perché il dominio è già cominciato con i petrodollari, usati non  per  creare  lavoro  nei  paesi  poveri del Nord Africa o  del   Medio Oriente , ma  per  costruire  moschee  e centri culturali nei paesi cristiani dell’immigrazione islamica  compresa  Roma,   centro della  Cristianità. Come non vedere in tutto questo un chiaro programma di espansione e di conquista?”   

Già, come non vedere? Ma era questione di cecità o di complicità?

Par di capire che Mons. Bernardini volesse sottintendere quest’ultima: la

complicità di un potere, interno all’establishment europeo, che condivideva il progetto di espansione dell’islam.

Del resto, si ripete, come avrebbe potuto procedere una simile operazione senza una “sponda” europea?

A meno di credere, bene educati dall’informazione pubblica, che l’immigrazione, fenomeno “epocale” e “incontenibile”, avesse  una forza superiore a quella dei governi, che di fatto non l’hanno mai fermata, quando vi sono sempre stati abbondanti motivi per farlo.

a)I flussi migratori avevano luogo nell’ambito di un’attività criminale, quale è la tratta di esseri umani, di norma  corredata da violenze e stupri.

b)Gli scafisti si macchiavano di  crimini infami, come gettare bambini fuori bordo,  come zavorra, per alleggerire le imbarcazioni.

  1.  I barconi violavano sistematicamente le norme che regolano il transito nelle “acque interne” e nelle “acque territoriali” secondo le norme stabilite dalla “Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare” (UNCLOS) entrata in vigore il 16 novembre 1994,
  2.  L’entrata clandestina in un paese, via mare o via terra, è di per sé un reato

 

ANCORA UNA VOLTA I CONTI NON TORNANO In condizioni di   “normalità”, senza cioè che un potere superiore imponesse ai governi l’inazione, di fronte a questo festival del crimine,  i governi europei avrebbero tollerato solo il primo sbarco, al quale non sarebbe seguito un secondo. I paesi interessati infatti – Italia, Spagna, Grecia – avrebbero immediatamente attivato i canali diplomatici presso i paesi di provenienza dei migranti, con le richieste del caso, che in condizioni di “normalità” sarebbe state soddisfatte, e avrebbero immediatamente predisposto blocchi navali, anche e soprattutto per non perpetuare le morti per annegamento che hanno sempre funestato i “viaggi della speranza”

Tutto questo non è accaduto.

I governi europei, in un clima di ebetismo generale, hanno formalmente rinunciato al diritto-dovere di esercitare il proprio diritto di sovranità territoriale e politica, sotto la pressione, evidentemente, di  un sistema di potere complice delle migrazioni: un potere “forte”, più forte dei governi.

Docili a tale potere, ONU, aministrazioni americane e  istituzioni europee  non hanno mai monitorato le cause delle migrazioni né mai  pianificato  programmi di cooperazione e di assistenza.

Se la  vita dei migranti,  nei paesi di provenienza, fosse stata davvero impossibile,  non sarebbe stata cosa ovvia per le Nazioni Unite, per i paesi industrializzati, per le istituzioni umanitarie, per le Ong sempre alla ricerca di qualcuno da soccorrere, aiutare  arabi e africani nelle loro patrie come sempre accade attraverso i programmi di aiuto internazionali?

Tutti i paesi di provenienza dei migranti erano membri dell’ONU e della Lega musulmana mondiale.

Perché l’ONU non ha aperto  dibattiti sulla “disperazione” dei migranti nordafricani, quando l’ONU campa di dibattiti?

Perché l’Arabia,  presidente della Lega musulmana mondiale,  non faceva  sentire la sua voce per risparmiare ai fedeli musulmani l’emigrazione  nell’Europa degli infedeli?

 

PER L’ENNESIMA VOLTA I CONTI NON TORNANO I conti tornano alla sola condizione di prendere atto di una verità storica fondamentale. All’interno del  sistema  europeo, sin dal primo dopoguerra,  opera un centro di potere finanziario sovranazionale,  tracimato dal mondo bancario alla politica con aspirazioni di  potere globale.

Un centro di potere che utilizza le democrazie per i suoi scopi, che si enucleano in un obiettivo epocale: la creazione di un mondo unico, globalizzato, retto da un’autorità centrale.

Questo gruppo di pressione  opera da mezzo secolo dietro le quinte di eventi economici, sociale e culturali, che appaiono spontanei ma che tali non sono, coerenti con tale programma. L’immigrazione è uno di questi eventi, utile a destabilizzare – se non distruggere- il “vecchio” ordine sociale europeo e crearne uno nuovo, in un nuovo ordine del mondo.

Impegnata in questa impresa è anche  la sinistra “liberal”- o “progressista”, se si preferisce – che ha sempre operato per favorire il fenomeno migratorio, mai per scongiurarlo.

In pratica i progressisti hanno a loro volta offerto “sponda” ai migranti clandestini, non per aiutarli a vivere  dignitosamente in casa propria, ma per aiutarli a vivere, in modo spesse volte parassitario, in casa altrui. Usiamo quest’espressione avendo davanti agli occhi l’immagine di legioni di giovanotti africani che vagano nelle nostre città in piena forma fisica, senza far niente,  di norma  forniti di auricolari.

Le tristi e vergognose ( per noi italiani) vicende legate al caporalato di cui sono vittime le fasce più basse dei migranti africani, non cancellano la beffa  di questo “ceto medio” giovanile africano che noi ospitiamo.

Non possiamo fare a meno di constatare, infatti, che se la benevolenza che è  riservata a costoro, fosse applicata ai pensionati poveri italiani, ospiti fissi dei mercati ortofrutticoli nei quali, come è noto, essi vanno alla ricerca, tra gli scarti, di qualcosa di commestibile, la qualità della vita dei nostri vecchi sarebbe garantita, mentre, come è noto, non lo è.

Appare chiaro che la solidarietà della sinistra verso i migranti è ideologica, quindi falsa: la solidarietà vera ispira altri comportamenti, e non spartisce nulla con l’ossessione dell’accoglienza.

In proposito, Benedetto XVI: “Prima ancora che il diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra” (dal discorso del 5 agosto 2013, in occasione della “Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato”).

 


1) “Avvenire”, quotidiano dei Vescovi italiani,  14 ottobre 1999, p.19.

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16 Responses to Immigrazione di massa: un’invasione pianificata dal nuovo ordine mondiale (prima puntata) – di MDG

  1. Mario Grossi ha detto:

    Invasi dagli africani, invasi dagli asiatici, noi italiani non facciamo più figli e quelli che ci sono non hanno nessuna intenzione di rimanere in Italia tutti tesi ad inseguire sogni di realizzazioni egoistiche e spesso astratte, presto ci estingueremo e lasceremo il posto ad arabi, cinesi, magrebini e slavi. Perché quarant’anni di cultura comunista e anticattolica hanno distrutto la voglia di vivere e il neocapitalismo globalfinaziario imperante vuole il meticciato… questo discorso lo sappiamo a memoria e ormai non si torna indietro. Si può assistere solo al disfacimento del nostro popolo.

  2. Raffaele ha detto:

    Invito il signor Grossi a considerare che MAi -nel mezzo secolo che abbiamo alle spalle, diciamo- ci sono stati spostamenti di voti e di intenzioni di voto paragonabili a quelli di quest’anno.
    Gli Illuminati predicano dall’altro delle loro cattedre, e la popolazione non perde tempo a sentirli. Desidera vivere.
    Mai -credo- in questi 50 anni un Governo ha avuto il consenso (e sovente la simpatia attiva) del 65% degl’Italiani.
    P.S. Fra gli Illuminati predicatori ci sono molti preti e la maggioranza dei Vescovi, come sappiamo. Idem. La popolazione non perde tempo a sentirli.

  3. Fabio ha detto:

    Credo che occorra essere consapevoli che chi in massimo grado favorisce l’invasione e il degrado morale è esso stesso un immigrato, il più nocivo e pericoloso. Perciò va rimpatriato con urgenza in argentina

    • jb Mirabile-caruso ha detto:

      Fabio: “…chi in massimo grado favorisce l’invasione e il degrado morale
      ……….è esso stesso un immigrato, il più nocivo e pericoloso…”.

      Un fantoccio è solo un fantoccio, signor Fabio, e può essere rimpiazzato in qualsiasi momento. Occorre squarciare le tenebre dell’occulto per identificare CHI nomina il suo fantoccio di turno ancor prima della farsa conclavica, oops…volevo dire concloaca.

  4. Marco Boggia ha detto:

    La nostra società. Accecata, non sa vedere quel che è evidente. Senza spina dorsale, è incapace di ogni reazione. E’ percorsa in lungo e in largo da vere pulsioni di autodistruzione, documentate quotidianamente da Riscossa Cristiana. “Moritur et ridet”, muore e ride, come l’impero romano al suo epilogo. Si pongono le basi della nostra distruzione e ci interessiamo di vacanze e Champions League. Le parole citate di mons. Maggiolini proclamano l’ovvio. Ma chi si premura di ripeterle, oggi?

  5. Catholicus ha detto:

    Qualcuno sostiene che gli intellettuali siano più stupidi della gente comune : secondo questa tesi non ci sarebbe alcun modo di confrontarsi seriamente con un intellettuale, poiché egli deve sempre difendere la sua ideologia, i suoi mèntori (anche per garantirsi lo stipendio e il posto), etichettando i dissenzienti come populisti, fascisti, stalinisti. Quindi il messaggio che cerchiamo di fargli arrivare diventerebbe irricevibile, essendo il destinatario irriformabile, totalmente incapace di ragionare con la propria testa, di usare il ben dell’intelletto; qualcuno ricorda la trama del film di fantascienza anni ’50 “L’invasione degli ultracorpi?”; descrive perfettamente la situazione attuale (ma anche quella delle sinistre storiche)

    • jb Mirabile-caruso ha detto:

      Catholicus: “…poiché egli [l’intellettuale] deve sempre difendere la sua ideologia,
      ………………i suoi mèntori (anche per garantirsi lo stipendio e il posto)…”.

      Ma nel presente contesto, caro Catholicus, essendo il Mentore occulto una identità “straniera” rispetto alle diverse nazionalità europee e non solo, si pone ad ogni singola nazionalità l’urgente necessità di legiferare, possibilmente a livello costituzionale, sulla definizione del crimine che l’intellettuale – o qualsivoglia Cittadino – commette scegliendo di lavorare per uno straniero e, quindi, CONTRO la propria Nazione.

      Lavorare, per esempio, a favore dell’INVASIONE della propria Nazione da parte di negri e musulmani organizzati da un Potere apolide che questa invasione vuole implica un crimine che non può, a mio parere, essere meglio definito che di “Alto Tradimento”.

      E si pone anche ad ogni Cattolico italiano ed europeo la decisione di come reagire efficacemente nei confronti di un falso papa che ha scelto, anche lui, di fare il fantoccio al soldo del medesimo
      Potere apolide.

  6. IL CAMERATA ha detto:

    Ringraziamo San Salvini che ci ha messo una pezza (per ora) ed infatti è attaccato dalle toghe rosse, dai soloni di Bruxelles e dai seguaci di Soros,Ma quanto potrà resistere il capo della Lega al suo posto degli Interni? Il giorno che tornasse un “Alfano” di turno, le ONG riprenderebbero a sbarcare negroni sulle nostre coste! Teniamoci caro il Matteo nazionale e preghiamo che Dio lo conservi nel suo ufficio delicato perché un sacco di gente ne vorrebbe la morte!

  7. Ivan ha detto:

    cito da questo articolo che volantinerei da un biplano come d’Annunzio
    “Docili a tale potere, ONU, aministrazioni americane e istituzioni europee non hanno mai monitorato le cause delle migrazioni né mai pianificato programmi di cooperazione e di assistenza.Se la vita dei migranti, nei paesi di provenienza, fosse stata davvero impossibile, non sarebbe stata cosa ovvia per le Nazioni Unite, per i paesi industrializzati, per le istituzioni umanitarie, per le Ong sempre alla ricerca di qualcuno da soccorrere, aiutare arabi e africani nelle loro patrie come sempre accade attraverso i programmi di aiuto internazionali?” Punto….e tutto il resto è noia….

  8. Ivan ha detto:

    II Parte: a scanso di equivoci..il “e tutto il resto è noia” oltre che a render omaggio ad un cantautore italiano del calibro di Califano, voleva significare che ogni altra considerazione filoimmigrazionista, immanentista, ONGista toutcourt viene inevitabilmente a schiantarsi contro il muro di raziocinio e buon senso dei ragionamenti espressi in questo articolo. E ciò, ainzitutto in rispetto profondo di chi questo disegno aberrante lo subisce in prima persona, sulla propria pelle, coloro che vengono più o meno costretti o allettati a far questo balzo nel vuoto, in seconda istanza in rispetto e considerazione della Nostra civiltà e della Nostra storia.

  9. Cesaremaria Glori ha detto:

    Domanda per l’autore dell’interessantissimo scritto che è condivisibile al 100% : Il mons. Alessandrini che si ” presume volesse intendere” deve leggersi Bernardini, il vescovo di Smirne?

    • Mario Di Giovanni ha detto:

      E’ come dice Lei: deve leggersi Bernardini. Ho già inviato alla redazione la richiesta di correzione.
      La ringrazio dell’apprezzamento e della segnalazione.
      Cordialità L’autore

  10. Carla D'Agostino Ungaretti ha detto:

    Come si può non essere d’accordo? tutti questi musulmani che ci invadono hanno il proposito (non tanto segreto) di conquistarci e convertirci tutti all’islam, come ha detto apertamente “l’autorevole personaggio musulmano” al 2° sinodo dei Vescovi. L’islam è una religione di conquista e vede il Cristianesimo come un concorrente da sbaragliare. E ci riesce perché noi siamo arrivati allo sfacelo della fede. E’ un po’ quello che avvenne alla caduta dell’Impero romano da parte dei barbari, con la differenza che quelli rimasero conquistati dalla nostra cultura, tanto superiore alla loro, e dal Cristianesimo che raccolse il meglio dell’eredità pagana. Ora non abbiamo più neppure la consolazione di poter opporre un vero Cristianesimo a questa massa di pseudo religiosi che neppure si è opposto a chi ha tagliato le gole e teste.

  11. Ivan G. ha detto:

    Ottimo articolo che cerca seriamente di far luce su un fenomeno epocale. Occorre osservare come l’innesto di forze giovani e aitanti si verifichi in un’area fortemente declinante e decadente (in particolare sotto il profilo spirituale, religioso e morale) quale quella europea. Ciò deve destare grande preoccupazione e stimolare riflessioni come queste.

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