Un momento di lettura distesa, magari impegnativa, ma ristoratrice. Un’idea per trovare un’occasione di svago tra le incombenze della settimana, che quasi mai sono piacevoli per chi abbia a cuore la fede in Cristo e la salvezza delle anime. È quanto Riscossa Cristiana intende offrire ai suoi lettori ogni domenica. Per quanto è possibile, ci piacerebbe richiamare alla memoria di chi l’ha vissuta e far conoscere a chi non ne ha mai avuto neppure il sentore l’atmosfera di quelle belle domeniche in famiglia in cui si andava a Messa, ci si metteva a tavola per il pranzo della festa e poi si leggevano quegli articoli così ben scritti che i giornali ora non pubblicano quasi più. Poi, sarà nuovamente lunedì, ma, come accadeva nelle belle famiglia di una volta, lo guarderemo con occhi diversi. Buona lettura.

23 settembre 1968 – 23 settembre 2018 Omaggio a a padre Pio

 

 

 

Dall’Epistolario – volume primo – Padre Pio a padre Benedetto.

San Giovanni Rotondo, 13 novembre 1918

J.M.J.D.F.C.

Mio carissimo padre,

Gesù sia con voi sempre e vi faccia santo! Tremante sono a voi, e prima che incominci la deposizione della mia orribile posizione, mi fo premura a chiedere notizie della salute del padre lettore Agostino. In verità ho anelato sempre notizie al riguardo, ma nulla ho potuto sapere né da lui e né da altri. Fatemi la carità di dirmi voi qualche cosa della di lui salute.

E adesso veniamo al duro e dolorosissimo per me. Se debbo seguitare, come è necessario per non far torto alla verità, ad esporre con sincerità e schiettezza quanto si passi nel mio interno, credo che la mia mostruosità vi muoverà di più a ripugnanza e genererà in voi più stanchezza verso di me, e rassegnarmi dolorosamente anche questa volta a non aver risposta alcuna da voi. Ma fiat semper! esclamerò nella pace della mia amarezza che è superlativamente amarissima.

La mia mostruosità apparisce ributtante ai miei occhi istessi, come a quelli di Dio Purezza, e di ogni uomo; io mi aborro e mi odio; specialmente dal non saperne il modo come uscire da questa mostruosità. Padre, sono indegno di proferire questo nome e dirigere a voi la mia povera parola. Sono ridotto al punto da sembrarmi che la tentazione di disperazione di me stesso si sia già incorporata e che io già disperi. Sono assediato da ogni punto, costretto da mille istanze a cercare affannosamente e disperatamente colui che crudelmente ferì e continua ad impiagare senza mai farsi vedere contraddetto in ogni modo, chiuso per ogni lato, tentato per ogni verso, impossessato totalmente da altrui potere, sinistro o buono, io non il so: mi dimeno impotente nella ricerca del sommo bene, ma che!… ogni ricerca riesce vana.

Ah! padre mio, che vulcano io sento e constato che va riaccendendosi sempre più nel mio spirito. Mi sento bruciare ancora tutte le viscere. Breve, tutto è posto a ferro e fuoco, spirito e corpo. Ed io con l’animo pieno di tristezza e con gli occhi inariditi ed isteriliti dal versare lacrime, devo assistere, contro mia voglia, a tutto questo strazio, a questo sfacelo completo, senza poterne ritirare l’occhio perché impotente a poter reagire.

Ahimè infelice! chi mi libererà da questo corpo di morte? chi mi estrarrà da questa fornace accesa che con fuoco inestinguibile brucia, e non mai consuma?… Mio Dio, se è possibile, deh! passi da me il calice amaro che io vado giustamente bevendo per la tanta mia abominazione dinanzi agli occhi tuoi! Oh Dio! immetti in me un po’ di speranza che io ti rispecchi alla fine e veda, qual tu mi sei, il mio Dio, il tutto mio, il bene dell’anima mia, purgato e rifatto al crogiuolo del tuo giusto rigore!

Padre mio, vivo morto, è vero, da tempo, ma trascinavo i giorni quando l’opera devastatrice non era così al completo, tutti gli agenti non erano accorsi a prestar l’opera loro… ma ora che la prova sta per toccare la sua cima, sono ridotto al punto che l’animo angosciato e soverchiato si è riversato stanco su di sé, e come abbandonato a se stesso, non più ha lena a volere, perché oppresso dalle tante disfatte nella ricerca del sommo bene che non riesce a ritrovarlo. Vorrei, e mi sforzo sempre a volerlo, anche per rendere meno malagevole la posizione mia quasi disperata, acquietarmi alle dichiarazioni fattemi dalla guida, ma che! il solo dire credo costituisce per me un atroce martirio, e quando si è giunti a proferire questo credo, che amarezza rimane in fondo all’anima che si va spegnendo alla luce creata, senza vedere altra luce!

Ma il più delle volte, e questo è ordinario, ed il peggio si è, che sparisce dalla mente ogni assicurazione, ogni dichiarazione, ogni esortazione, ogni consiglio che le è venuto dalla guida; ogni favore ricevuto dall’alto sparisce anch’esso, e se di questo ne ha memoria è per lei di maggior tortura, perché scorge sempre più la bontà di Dio da una parte, la malizia e l’ingratitudine e la sua mal corrispondenza da un’altra parte. Posto in questo stato, che è continuo, l’animo si vede solo, isolato da tutto e rigettato per la propria malizia dalla faccia del suo Dio. In questo stato si sente il bisogno di ritirarsi da ogni ambiente esterno e ritirarsi nel silenzio e nella quiete. Ma perché fugge la compagnia degli altri? L’anima porta con sé la convinzione che gli astanti abbiano a leggere sulla sua fronte il marchio del rigetto che Dio di lei ne ha fatto. Ma un altro strazio ancora; ritiratasi l’anima nel suo e per un più forte impulso che ella sente di ricercare Dio, si agita ancora di più in questa affannosa ricerca e non riuscendo se non vana la sua ricerca, si ripiega sopra di sé stessa e sentesi impietrire il cuore per il dolore, ed il corpo agghiacciato ed irrigidito perché il dolore che esperimenta nell’anima se lo sente anche riversare sul corpo, che agghiacciandogli il sangue e gli agghiaccia anche le membra.

Allora al dolore che esperimenta l’anima e il corpo per le ricerche riuscite vane, viene ad aggiungersi lo spavento della solitudine. Vorrebbe uscire da questa terrorizzante solitudine in cerca di aiuto, in cerca di conforto. Molte volte si riesce a frenare ed a soffocare in sé questo bisogno, ma molte volte vano riesce ogni tentativo. Avvicinata la compagnia per l’impellente bisogno di essere aiutato, confortato, pur riconoscendo che conforto al suo dolore non lo troverà, incomincia a sentire il martirio che le viene cagionato dalla compagnia per le ragioni poc’anzi dette. Deh! padre mio, come debbo fare? mi sento proprio morire, non sento quasi più la forza di vivere. La mia crocifissione continua ancora; nell’agonia si è entrato da tempo e dessa si va facendo sempre più straziante; ditemi, quando si partirà? fino a quando vorrete prolungare il mio consummatum est? Ah! padre, non siate ancora duro con il vostro figliuolo. Del resto, io pronunzierò sempre il fiat della rassegnazione.

Vostro affezionatissimo figlio

 

 

*** *** ***

 

 

San Giovanni Rotondo, 22 ottobre 1918

J.M.J.D.F.C.

Mio carissimo padre, Gesù, sole di giustizia, rifulga sempre sul vostro spirito, avvolto nelle misteriose oscurità della prova, voluta da lui stesso e direttamente! O padre, perché siete così angosciato, così pieno di timori sul vostro spirito? Tranquillizzatevi perché Gesù è con voi ed è contento di voi. Mi strazia l’anima sapervi in tanta sofferenza spirituale ed oh! quanto ho pregato e prego per voi nostro Signore, il quale mi fa sentire al cuore ch’egli è per voi sempre quello, anzi ha raddoppiato le sue grazie le sue preferenze, le sue predilezioni verso il vostro spirito.

Come dunque potete persuadervi che Dio fa ruggire le calamità intorno a voi, e che voi ne siete in gran parte la causa? O padre, non temete, per carità. Voi non siete affatto colpevole di questo ruggire di tempeste. Nessun timore dovete avere per l’anima vostra; Gesù è con voi e voi gli siete carissimo. Questa è tutta la verità dinanzi a Dio. Calmatevi e lasciate che il Signore vi provi come vuole, perché il tutto riuscirà per la vostra santificazione.

Non tacqui nell’ultima, no, per falsa pietà, come voi mi riprendete, per non avvertirvi di quanto si va accumulando sul vostro [spirito] per l’impenitenza dell’anima vostra, come voi falsamente temevate, ma tacqui perché non sentivo la forza di farvene a riguardo una riprensione. Non vogliate, per carità, fare quest’altro torto alla divina bontà col non voler uscire da cotesta falsa persuasione.

Il flagello attuale nei fini di Dio è di avvicinare l’uomo alla divinità, come fine principale, come fine secondario ed immediato poi è di scagionare le persecuzioni contro i figli di Dio che ne seguirebbero per parte dei figli di questo, qual giusto frutto della presente guerra. Non abbiate paura poi che la iniquità non arriverà a schiacciare la rettitudine; ma l’iniquità stessa schiaccerà se medesima, e trionferà la giustizia.

Cosa dirvi a riguardo di ciò che mi dimandate del come sia avvenuta la mia crocifissione? Mio Dio, che confusione e che umiliazione io provo nel dover manifestare ciò che tu hai operato in questa tua meschina creatura!

Era la mattina del 20 dello scorso mese in coro, dopo la celebrazione della santa messa, allorché venni sorpreso dal riposo, simile ad un dolce sonno. Tutti i sensi interni ed esterni, non che le stesse facoltà dell’anima si trovarono in una quiete indescrivibile. In tutto questo vi fu totale silenzio intorno a me e dentro di me; vi subentrò subito una gran pace ed abbandono alla completa privazione del tutto e una posa nella stessa rovina. Tutto questo avvenne in un baleno.

E mentre tutto questo si andava operando, mi vidi dinanzi un misterioso personaggio, simile a quello visto la sera del 5 agosto, che differenziava in questo solamente che aveva le mani ed i piedi ed il costato che grondava sangue. La sua vista mi atterrisce; ciò che sentivo in quell’istante in me non saprei dirvelo. Mi sentivo morire e sarei morto se il Signore non fosse intervenuto a sostenere il cuore, il quale me lo sentivo sbalzare dal petto. La vista del personaggio si ritira ed io mi avvidi che mani, piedi e costato erano traforati e grondavano sangue. Immaginate lo strazio che esperimentai allora e che vado esperimentando continuamente quasi tutti i giorni.

La ferita del cuore gitta assiduamente del sangue, specie dal giovedì a sera sino al sabato. Padre mio, io muoio di dolore per lo strazio e per la confusione susseguente che io provo nell’intimo dell’anima. Temo di morire dissanguato, se il Signore non ascolta i gemiti del mio povero cuore e col ritirare da me questa operazione. Mi farà questa grazia Gesù che è tanto buono? Toglierà almeno da me questa confusione che io esperimento per questi segni esterni? Innalzerò forte la mia voce a lui e non desisterò dal scongiurarlo, affinché per sua misericordia ritiri da me non lo strazio, non il dolore perché lo veggo impossibile ed io sento di volermi inebriare di dolore, ma questi segni esterni che mi sono di una confusione e di una umiliazione indescrivibile ed insostenibile.

Il personaggio di cui intendevo parlare nell’altra mia precedente non è altro che quello stesso di cui vi parlai in un’altra mia, visto il 5 agosto. Egli segue la sua operazione senza posa, con superlativo strazio dell’anima. Io sento nell’interno un continuo rumoreggiare, simile ad una cascata, che gitta sempre sangue. Mio Dio! È giusto il castigo e retto il tuo giudizio, ma usami al fine misericordia. Domine, ti dirò sempre col tuo profeta: Domine, ne in furore tuo arguas me, neque in ira tua corripias me! Padre mio, ora che tutto il mio interno vi è noto, non isdegnate di fare giungere sino a me la parola del conforto, in mezzo a si fiera e dura amarezza.

Io prego sempre per voi, per il povero padre Agostino, per tutti.

Beneditemi sempre,

Vostro affezionatissimo figlio

fra Pio

 

2 Responses

  1. Oggi che mi sento così attratta dalla spiritualità di P.Pio (anche leggendo di lui nell’ottimo “Settimanale di P.Pio”), realizzo sempre più l’immensità di questo Santo; e più mi rammarico di non avere avuto all’epoca la possibilità di poterlo avvicinare fisicamente; ma ero troppo giovane quando di lui si parlava e davvero non se ne capiva ancora la grandezza. Ora considero beati coloro che gli hanno potuto aprire il cuore, anche quelli che venivano rimproverati, cacciati, ripresi aspramente; perché tutto volgeva alla salvezza della loro anima. E mi immagino inginocchiata nel confessionale di fronte a lui: chissà come mi avrebbe trattata e cosa mi avrebbe detto guardando nell’anima mia? Credo che con molta probabilità avrei dovuto darmi alla fuga …

  2. “Sforzatevi di entrare per la porta stretta” (Lc. 13, 24); “Il Dio che atterra e suscita, che affligge e che consola” (Manzoni, 5 maggio, vv. 105-6). I primi due pensieri che questa lettura mi ha rammentato. Forse sono solo due citazioni da rinfacciare contro quelli che l’hanno trattato per decenni come un isterico, affetto da delirio paranoide, un truffatore che si era inflitto ferite simulanti le stigmate. Oppure un pervertito, dedito ad ignobili effusioni con le sue adepte (fin dentro il confessionale); nella migliore delle ipotesi, era solo il deteriore prodotto di una religione popolaresca, superstiziosa ed ignorante (leggere “Dossier padre Pio: cronologia e documenti di un grande inganno”, Kaos Edizioni). Basta così! Chi ha seminato tanto buon seme in terra, ne sta raccogliendo il buon frutto in Cielo. LJC.

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