di Lino Di Stefano

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Può la fotografia assumere i connotati dell’arte? La risposta è positiva quando appunto l’artista riesce ad elevare la propria visione del mondo a quell’altezza universale che, notoriamente, incarna l’attività umana tesa a creare opere alle quali si ravvisa un pregio estetico mercé figure, toni, espressioni, suoni etc. La fotografia, insomma, non rappresenta un’arte ‘minor’ laddove essa riesce a generare prodotti culturali che si traducono in giudizi di valore.

In tali ultime categorie rientra anche la fotografia sicché bene ha fatto, nella fattispecie, Aldo Vitturini a sottoporsi al giudizio degli appassionati con una mostra – dal titolo ‘Foto’  – presso la MUEF ARTGALLERY di Roma, Via Poliziano, 78; esposizione che si protrarrà fino al 21 di ottobre in un clima di larga partecipazione di pubblico come è avvenuto all’atto dell’inaugurazione, il 7 del menzionato mese.

L’Autore, romano di nascita, ha esperito lunghi soggiorni all’estero e dopo uno di questi ha ritenuto di eseguire degli scatti, trenta per l’esattezza, in cui incapsulare, innalzandoli nella sfera dell’arte – usando, volutamente, la tecnica  del ‘bianco e nero’ – alcuni momenti vita dei seguenti Paesi quali la Francia, gli Usa, il Brasile e la città di Napoli, còlta, quest’ultima, nei suoi aspetti deteriori come il degrado non solo degli edifici, ma anche dell’abbandono dei rifiuti in istrada.

E qui, la tonalità del ‘bianco e nero’ raggiunge alti toni di realismo anche perché, sia detto senza offesa, la negligenza e l’indisciplina costituiscono la caratteristica di una comunità per tanti altri versi così ingegnosa; pure degli aspetti della capitale francese rivelano una cruda concretezza allorquando scoprono alcuni angoli della metropoli alle prese con la vita di ogni giorno e al cospetto di un portico i cui pilastri emanano ombre che sembrano scalini in un gioco di luci ed ombre e in un dinamismo di rara efficacia.

Tante immagini della vita quotidiana in Brasile e in America rispecchiano nelle loro cadenze ritmiche la realtà propria delle grandi megalopoli con i loro possenti ponti e i loro alti grattacieli; e ciò, sempre nell’energico contrasto delle gradazioni di luci ed ombre la cui efficacia è fuori discussione. L’artista, però,  nella raffigurazione di alcuni tratti della città di Roma raggiunge il massimo dell’espressività fotografica poiché il conflitto bianconero rivela un’intensità che lascia sbalordito il fruitore delle immagini.

E, nel caso di cui si parla, ci riferiamo, in particolare, sia di uno scorcio del Lungotevere, di Castel Sant’Angelo e della basilica di San Pietro comprese delle nuvole nello sfondo, bensì pure sempre ad uno scorcio geometrico, del Palazzo del Foro Italico e delle gigantesche sculture di atleti ripresi nelle dinamiche movenze. Un posto a parte occupano, nella Città eterna, da una parte, l’acquedotto Claudio e il Gazometro e, dall’altra, delle scene di vita di tutti i giorni durante i quali gente comune sale, affannata, le scale, legge i giornali o riposa sulla celebre gradinata.

A ragione, in definitiva, i critici d’arte Carlo Fabrizio Carli e Francesco Giulio Farachi osservano, rispettivamente, che l’Autore “non è disposto ad abbandonare a cuor leggero la strada vecchia per la nuova, e rinunciare agli alchemici procedimenti di stampa nella camera oscura” e che “questa trentina di scatti ‘presi’ da Vitturini nel corso di tempi e momenti diversi, dagli anni ’60 fino a oggi, restituisce atmosfere e visioni, esplorazioni e sguardi dello stesso fotografo”.

Tutta da gustare, pertanto, questa mostra la quale dimostra ancora, se ve ne fosse bisogno, che la tecnica di riprodurre immagini su materiale fotosensibile è e rimane arte.

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La fotografia come arte in un’interessante mostra nella Capitale – di Lino Di Stefano