DISCORSO DI SUA SANTITÀ PIO XII

AI PARROCI E AI QUARESIMALISTI

Mercoledì, 23 marzo 1949

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Il santo tempo quadragesimale vi ha riuniti ancora una volta intorno a Noi, diletti figli, desiderosi di ascoltare i Nostri consigli e di ricevere la Benedizione Apostolica per la vostra attività sacerdotale fra i fedeli affidati alle vostre cure.

Dubiteremmo Noi di accogliervi oggi con un cuore almeno alquanto alleggerito in confronto degli anni scorsi? Non già quasi che l’ora presente imponga al Clero in Italia doveri meno ardui e meno gravi di conseguenze. E tuttavia, se riandiamo col pensiero al corso di questo ultimo decennio, possiamo dire con un certo sollievo: La guerra è cessata; le piaghe morali, che nei primi tempi del dopoguerra sfiguravano il volto del nostro caro popolo, sono state in buona parte curate e la sua fisonomia appare già più normale. Ricordate anche l’ansietà che stringeva i cuori l’anno passato a questa stessa data: quale sarebbe stata la manifestazione della volontà del popolo italiano verso il fondamento cristiano della sua civiltà ?

Il difficile passo fu felicemente varcato, ed umili azioni di grazia si elevano ancora alla Provvidenza divina per suo misericordioso intervento.

Ma anche a voi, diletti figli, va la Nostra gratitudine; gli ultimi dieci anni di azione pastorale in Roma dicono infatti una grandiosa somma di lavoro, di zelo, di abnegazione, di coraggio, e, massime nelle parrocchie della periferia, di atti spesso eroici per la causa di Cristo e la salute delle anime. Ed ecco che ora un’altra circostanza solleva i nostri spiriti e sembra dar loro le ali: Roma si prepara all’Anno Santo, che, secondo le comuni previsioni, condurrà alla eterna Città numerosi gruppi di fedeli da quasi tutti i Paesi del mondo. La preparazione materiale e organizzativa è in pieno sviluppo. Ma assai più importante che cammini di pari passo la preparazione spirituale a quell’anno di perdono, di grazia e di salvezza. Agli sforzi che già lodevolmente si compiono a tale scopo debbono cooperare tutti coloro che hanno la cura ordinaria delle anime.

Senza dubbio anche le opere straordinarie nelle loro molteplici forme di zelo sono utili, anzi indispensabili; specialmente oggi, di fronte all’indifferenza religiosa e all’ateismo, un vastissimo campo aperto al loro esuberante fervore. Nè vi è pericolo che questo apostolato straordinario sia stimato al di sotto del suo valore; si ha invece non di rado l’impressione che tale stima possa andare troppo oltre, non senza qualche danno della cura ordinaria delle anime, cui sopra accennavamo.

Questa invero rimane sempre l’elemento principale e fondamentale dell’apostolato, almeno ove le istituzioni ecclesiastiche hanno messo salde radici e le condizioni religiose sono in qualche modo normali. Sempre e in ogni caso sarà necessario d’insegnare la dottrina della fede ai parrocchiani, giovani e vecchi, ma soprattutto ai bambini e agli adolescenti; sempre i fedeli dovranno trovarsi insieme la domenica per assistere al santo Sacrificio; sempre bisognerà amministrare loro i santi Sacramenti. E poichè parliamo della cura d’anime, Noi pensiamo qui specialmente al Sacramento della Penitenza, che richiede nel sacerdote una vita assolutamente esemplare, unita al senso di responsabilità, alla chiarezza e alla sicurezza del giudizio, al dominio di sé, alla prudenza e al tatto. Sempre altresì poveri e bisognosi busseranno alle porte della chiesa; sempre vi saranno malati da assistere e da confortare con gli ultimi Sacramenti, sempre defunti per cui si avranno da celebrare le esequie; sempre il sacerdote dovrà trovare tempo per i colloqui personali coi suoi parrocchiani, e sempre la direzione delle organizzazioni e delle associazioni cattoliche esigerà da lui dedizione e pazienza, anche quando egli potrà affidare ai suoi collaboratori laici quegl’incarichi che questi sono in grado di adempire non meno bene di lui.

Tutto ciò è ministero ordinario. Esso è meno appariscente degli atti straordinari e delle grandi manifestazioni; è lavoro di tutti i giorni; si compie silenziosamente e passa spesso inosservato. Eppure dovrebbe in ogni tempo agire nel modo possibile perfetto, anche e precisamente al presente, poichè tutte le anime che le attività straordinarie guadagnano a Cristo o formidabili eventi conducono a Lui, debbono finalmente rientrare anch’esse nella cura ordinaria continua e profonda. Questa deve dare a tutti la sicurezza di essere accolti fra le braccia materne della Chiesa; per suo mezzo principalmente la Chiesa adempie l’ufficio di annunziare Cristo e di ammaestrare e guidare ogni uomo, affine di condurre tutti alla perfezione in Cristo Gesù (cfr. Col. 1, 28).

Ora dunque al centro della preparazione dei fedeli all’Anno Santo parecchi parroci hanno posto la Messa per gli uomini. In questa Messa, che aduna la domenica gli uomini della parrocchia, essi dischiudono loro la sostanza e senso della santa liturgia. Il primo frutto di tale pratica è di far loro prendere parte in una maniera cosciente e personale al divino Sacrificio dell’altare. Ma questa partecipazione deve avere un eco, una risonanza nella vita quotidiana; perciò quegli zelanti pastori insegnano loro ad unire al sacrificio di Cristo i loro propri sacrifici, di cui la professione della fede e la condotta cristiana offrono durante la settimana abbondanti occasioni.

Noi lodiamo una tale usanza nel suo spirito e nel suo metodo. Essa pone il sacrificio della Messa al suo vero posto, al cuore stesso della vita e di tutta l’attività dei vostri uomini. E’ già molto confortevole di vederli seguire devotamente la liturgia della Messa, soprattutto quando si pensa alla indecorosa ignoranza di tanti circa un mistero così sublime.

Tuttavia è di somma importanza considerare gli effetti che dalla Messa per gli uomini si irradiano anche nel campo ecclesiastico e civile. Infatti

1°) Istruiti e abituati a venerare e ad amare Santo Sacrificio della Messa, i vostri uomini diverranno facilmente uomini di preghiera e faranno della loro famiglia come un santuario di preghiera. E strettamente necessario. Chi potrebbe negare che lo spirito di orazione va diminuendo, mentre lo spirito del mondo guadagna terreno fino in seno a famiglie, che pretendono di rimanere cattoliche e fedeli a Cristo? Se la crociata per la preghiera in famiglia accolta con fervore in altri Paesi; se perfino noti attori del più grande centro cinematografico del mondo si sono messi al servigio di una causa così santa; come potrebbero i cattolici della Città eterna rimanere inferiori?

2°) Gli uomini, che si applicano seriamente a penetrare senso e la portata del Sacrificio della Messa, non possono mancar di avvivare in loro stessi lo spirito di dominio di sé, di mortificazione, di subordinazione delle cose terrene alle celesti, di assoluta obbedienza alla volontà e alla legge di Dio, specialmente se voi avrete cura d’inculcare loro tali sentimenti. È questo un bisogno dell’ora presente, non meno del rinnovato zelo per la preghiera, poichè oggi molti – tra i quali è doloroso di veder anche non pochi cattolici – vivono come se loro solo fine fosse di formarsi un paradiso sulla terra, senza alcun pensiero ai novissimi, all’al di là, alla eternità.

La tendenza naturale dell’uomo caduto verso le cose terrene, la sua incapacità di comprendere le cose dello Spirito di Dio (cfr. Cor. 2, 14), purtroppo favorita ai giorni nostri dalla complicità di tutto quanto lo circonda. Spesso Dio non vi è negato, ne ingiuriato, ne bestemmiato; Egli è come assente. La propaganda per una vita terrestre senza Dio è aperta, seduttrice, continua. Con ragione si è osservato che generalmente, anche nei « films » indicati come moralmente irreprensibili, gli uomini vivono e muoiono come se non vi fosse nè Dio, nè la redenzione, nè la Chiesa. Noi non vogliamo qui mettere in discussione le intenzioni; non è però men vero che le conseguenze di queste rappresentazioni cinematografiche neutre son già estese e profonde. Si aggiunga poi la nefasta propaganda deliberatamente voluta per la formazione della famiglia, della società, dello Stato senza Dio. È un torrente le cui acque fangose tentano di penetrare fin nel campo cattolico. Quanti ne sono stati già contaminati! Con la bocca essi si professano ancora cattolici, ma non si accorgono che la loro condotta smentisce coi fatti quella professione.

Non vi è dunque più tempo da perdere, per arrestare con tutte le forze questo sdrucciolare delle nostre proprie file nella irreligiosità e per risvegliare lo spirito della preghiera e della penitenza. La predicazione delle prime verità della fede e dei fini ultimi non solo nulla ha perduto della sua opportunità ai nostri tempi, ma anzi divenuta più che mai necessaria ed urgente. Anche la predica sull’inferno. Senza dubbio si deve trattare un simile argomento con dignità e con saggezza. Ma quanto alla sostanza stessa di questa verità, la Chiesa ha, dinanzi a Dio e agli uomini, sacro dovere di annunziarla, d’insegnarla senza alcuna attenuazione, come Cristo l’ha rivelata, e non vi è alcuna condizione di tempi che possa far scemare il rigore di quest’obbligo. Esso lega in coscienza ogni sacerdote a cui, nel ministero ordinario o straordinario, è affidata la cura di ammaestrare, di ammonire e di guidare i fedeli. Èvero che il desiderio del cielo è un motivo in se stesso più perfetto che non il timore delle pene eterne; ma da ciò non consegue che esso sia per tutti gli uomini anche motivo più efficace per tenerli lontani dal peccato e convertirli a Dio.

Meditate, diletti figli, le parole che il Signore alla vigilia della sua Passione rivolse all’Apostolo Pietro: Ecco che Satana va in cerca di voi per vagliarvi come grano (Luc. 22, 31); parole di un impressionante significato nel momento in cui viviamo. Esse valgono non solo per i pastori, ma anche per tutto il gregge. Nelle formidabili controversie religiose, di cui siamo testimoni, non si può fare vero assegnamento che sui fedeli, i quali pregano e si sforzano, anche a prezzo di grandi rinunzie, di conformare la loro vita alla legge di Dio. Tutti gli altri, nell’ordine spirituale – e di questo si tratta – si offrono allo scoperto ai colpi del nemico.

3)Un altro effetto della Messa per gli uomini,salutare non solo per loro personalmente, ma anche per le famiglie, sarà che essi chiuderanno gli occhi e cuore a tutto ciò che nella stampa, nel « film », negli spettacoli, offende pudore e viola la legge morale. Dove infatti, se non qui, dovrà veramente attuarsi lo spirito di penitenza e di abnegazione in unione con Cristo?

Quando si pensa, da una parte, alle nauseanti crudezze e impudicizie che si mettono in mostra nei giornali, nelle riviste, sullo schermo, sulle scene, e, d’altra parte, alla inconcepibile aberrazione di genitori che vanno coi loro figli a dilettarsi di simili orrori, il rossore sale sul volto, rossore di vergogna e di sdegno. La lotta contro questa peste, specialmente segnalandone le manifestazioni alle pubbliche autorità, ha conseguito già confortanti risultati e Noi nutriamo fiducia che essa divenga sempre più efficace e benefica.

Grazie al cielo, in alcune nazioni, particolarmente in quelle di più larga produzione cinematografica, i cattolici lavorano metodicamente e con felice successo alla moralità e alla dignità del « film ». Piaccia a Dio che i fedeli, i quali affluiranno a Roma durante l’Anno Santo, possano riportare nelle loro patrie l’impressione che anche i cattolici dell’Urbe sanno essere in questo campo vigilanti e operosi.

4°) Noi attendiamo dalla comune assistenza degli uomini alla Santa Messa anche un altro frutto di capitale importanza: vogliamo dire lo spirito di filiale docilità e di piena adesione al Romano Pontefice, e di fraterna e stretta unione fra loro, ogniqualvolta si tratta di difendere la causa della Chiesa.

La causa della Chiesa! I suoi nemici hanno scatenato contro di lei una violenta campagna di parole e di scritti. Per loro tutti gli argomenti, anche i più assurdi, son buoni, se servono al fine cui tendono, e questo fine è di disgregare l’unità e la cooperazione dei cattolici, di scuotere la loro fiducia verso il Vicario di Cristo, i Vescovi, il Clero. La loro arma preferita è la calunnia, perchè ben sanno che essa non è mai del tutto inoffensiva, ma inocula negli spiriti il dubbio, il sospetto, la critica, e nei cuori una disaffezione, che talvolta giunge fino all’odio. Cosi l’obbedienza e la concordia sono esposte al pericolo di venire a poco a poco corrose e distrutte. Rileggete le parole di Cristo sul « padre della menzogna » (Io. 8, 44): lo stesso vale per questa campagna di calunnie.

Dite ai vostri parrocchiani che non si lascino sedurre nè traviare; che non prestino fede alle false accuse del nemico; che non leggano le sue pubblicazioni senza grave causa e senza la necessaria licenza, e in ogni caso senza essere abbastanza preparati per sapere come si risponde a quegli attacchi. Così saranno resi vani gli sforzi dell’avversario diretti ad indebolire e, se potesse, a spezzare la unità e la compattezza dei cattolici, unità la cui base visibile è la roccia di Pietro e la cui invisibile sorgente di forza sono il Sacrificio divino e la santa Mensa eucaristica.

Ben altri frutti possono ancora raccogliersi dalla Messa per gli uomini. Noi non ne abbiamo menzionati che alcuni fra quelli che sembrano maggiormente corrispondere alle necessità dell’ora e meglio servire alla preparazione interna dei fedeli romani all’Anno Santo.

Con questa fiducia, invocando su di voi e sul vostro lavoro apostolico la grazia dello Spirito Santo e la protezione della Madre Immacolata del Redentore, v’impartiamo con effusione di cuore la Nostra paterna Benedizione Apostolica.

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fonte: Sito della Santa Sede

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La predicazione delle prime verità della fede e dei fini ultimi non solo nulla ha perduto della sua opportunità ai nostri tempi, ma è anzi divenuta più che mai necessaria ed urgente. Anche la predica sull’inferno – Magistero del Venerabile Papa Pio XII