Da tempo è imbarazzante commentare parole e prese di posizione dell’inquilino di Santa Marta Jorge Mario Bergoglio. Soprattutto se si ha la pretesa di farlo alla luce del depositum fidei. Non vi è quindi da rimanere stupiti per le dichiarazioni di Francesco dinanzi alle rivelazioni del vescovo Viganò sulla potente rete omosessuale nella chiesa. Con la consueta espressione tra l’irritato e il moralistico tanto popolare tra le beghine progressiste, è sbottato in una curiosa affermazione: la verità è silenziosa e mite.

Si chiama apoftegma una frase, un detto che riunisce in sintesi concetti profondi e universali. Spiace non poter annoverare le parole del successore di Pietro tra le prestazioni intellettuali degne di tale elevata distinzione. Non tanto nel merito della questione, l’esistenza di un ramificato centro di potere omosessuale in grado di determinare carriere e orientare scelte dottrinarie, un’ovvietà i cui contorni non cambiano in base alle intenzioni di chi ha scoperchiato la pentola. Non sorprende il silenzio alternato ad acrobazie verbali, poiché doctores tiene la iglesia, dottori ha la chiesa capaci di giustificare o celare qualsiasi fatto dietro formule o parole alate.

Ciò che colpisce è il contrario, ovvero la povertà argomentativa del Papa, la scarsa profondità intellettuale (studiata o reale?) che traspare da ogni suo gesto o dichiarazione. Per questo, intendiamo riflettere sulla verità con leggerezza, lontani da tentazioni confessionali. La verità non è mite né silenziosa. Non serve essere teologi per riassumere il significato cristiano di verità. Gesù, il principale di Bergoglio, disse di sé: Io sono la via, la verità e la vita. Fu chiarissimo e per nulla silenzioso in tre anni di predicazione. Non fu certo mite scacciando i mercanti dal tempio, chiedendo ai suoi di rinnegare tutto per seguirlo, prendendo posizione contro l’ipocrisia e i cattivi comportamenti (chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me conviene che gli sia appesa una macina da mulino e gettato nel profondo del mare, Matteo, 18-6).

Nel Vangelo di Giovanni, Gesù rassicura gli uomini: conoscerete la verità e la verità vi farà liberi. (Gv, 8-32). Nessun silenzio, dunque. Quanto alla mitezza, la verità è bisognosa piuttosto di coraggio e di fortezza. La verità è spesso dura, dolorosa, sgradevole, tutto fuorché mite. L’iconografia tradizionale la rappresenta nuda, spogliata dei travestimenti, priva del velo di Maya di trucchi e orpelli. Le scritture impongono non il silenzio, ma la testimonianza della verità. Ma la chiesa che si ritiene profetica per essersi liberata dalla dottrina come di una zavorra non ci crede più. “Le vostre parole siano sì sì no no, il di più vien dal maligno”. Neanche al Maligno crediamo più. Il silenzio attuale contraddice il brano di Matteo in un misto di omertà e arroganza del potere.

Per restare sul terreno laico, secondo Johan Huizinga il valore di una parola è determinato dal termine che ne esprime il contrario. Il contrario di verità è menzogna, per cui giocare con la verità precipita nel falso, di cui è maestro il sorpassato Maligno. Mefistofele è stato mandato in pensione, tutto è diventato gaia profezia. Sono tempi maledetti quando i pazzi conducono i ciechi, diceva Re Lear, e la verità è nascosta dal silenzio. Ma la verità, mite o severa, esiste, piaccia o meno al regnante Pontefice. Egli ne dovrebbe essere testimone e garante: pontifex, colui che costruisce ponti, a Roma antica era l’autorità insieme civile e religiosa che connetteva il mondo degli uomini con quello degli Dei.

Sgomenta che si gettino ponti tra verità e menzogna con l’arma del silenzio spacciata per mitezza. Abbiamo promesso leggerezza: strappa il sorriso una singolare dichiarazione di un allenatore di calcio, José Mourinho. Il tecnico portoghese, in polemica con la stampa inglese, ha citato Hegel: la verità sta nell’intero. Proviamo a invertire i fattori, attribuendo a Bergoglio le parole dell’uomo di sport. Tutto tornerebbe in equilibrio, giacché, al di là di Hegel, l’intero, l’”organon” per un credente, tanto più se Papa, dovrebbe essere Dio, il tutto, via, verità e vita. Ma chi è lui per giudicare, fosse pure una banda di mascalzoni che tiene in ostaggio la Chiesa? Il papa gesuita non sembra possedere la chiarezza dottrinale di un suo cardinale, l’africano Robert Sarah, il quale in un editoriale apparso sul Wall Street Journal ha parlato, relativamente al tema scottante dell’omosessualità, di diritto alla verità rispetto a una condotta oggettivamente disordinata e contraria al piano di Dio sull’uomo, pur confermando che la pulsione in sé non costituisce peccato.

Il mite Bergoglio ha chiamato “cani selvaggi” i credenti avversi al suo insegnamento. Mirabile mitezza. Non resta che citare un pensiero di Fedor Dostoevskij, secondo il quale è preferibile avere torto con Gesù che ragione contro di lui. O il proverbio cinese per cui il punto più in ombra si trova sempre sotto la lampada. La verità è conquista, ma non sempre trionfa. La delusione più cocente è dare ragione a un intellettuale intriso di zolfo come Michel Foucault. “Ogni società ha il suo regime di verità, la sua politica generale della verità, cioè i tipi di discorsi cioè che accoglie e fa funzionare come verità “.

Per chi teme le conseguenze della verità, vale la parola di uno scrittore latino cristiano, Tertulliano: la verità non arrossisce. Purtroppo, chi è infastidito da una controversia e dalle sue conseguenze, si preoccupa della verità come un cacciatore si preoccupa della lepre. Oltre la triste vicenda emersa nel memoriale di Viganò, turba prendere atto di affermazioni papali cha ci paiono figlie di visioni come quelle di uno Zygmunt Bauman. La società è liquida, mutevole, soggetta a continui cambiamenti di prospettive, dunque anche la verità diventa liquida, conviene il silenzio per non essere contraddetti domani. Ma il cristianesimo, antica architrave della civiltà europea, ha la pretesa di conoscere la verità ultima, crede(va) nell’esistenza permanente della legge naturale posta da Dio nel cuore della sua creatura.

Fuoriuscire da quel sistema di principi significa consegnarsi al relativismo morale e culturale che sta ci distruggendo. E’ diventata normale l’espressione liquida “la mia verità”, dinanzi alla quale insorse un poeta spagnolo ben poco cristiano, Antonio Machado: “La tua verità! No, la Verità/ e vieni con me a cercarla. / La tua, tienitela. “. Un desiderio di assoluto che il mondo contemporaneo occidentale circoscrive alla verità scientifica sperimentale, che è piuttosto esattezza, o relega all’ermeneutica, la verità come interpretazione. Oppure allorché sconfina in ambiti spirituali estranei, come il buddismo, la cui verità minimale riguarda il dolore. Le quattro nobili verità di Siddharta non riguardano che la presa d’atto del dolore della condizione umana, la sua origine e i modi per sfuggirgli.

La modernità occidentale ha della verità un concetto tassonomico, sino al pensiero di Alfred Tarski e Ludwig Wittgenstein. Per loro la verità è l’estensione della logica formale, tanto da teorizzare le “tavole della verità”, tabelle utilizzate per definire i concetti e per determinare la veridicità/dimostrabilità di proposizioni complesse. Verità con l’iniziale minuscola, comunque affidata a teorizzazioni assai distanti dal silenzio invocato dal papa. A meno che Bergoglio non intendesse separare le verità spicciole, i fatti quotidiani, dalla Verità di cui è depositario.  In questo caso sfugge al pastore argentino, che si vanta di puzzare di pecora, l’enorme eco di ogni sua parola nel gregge, il discernimento da adottare nel linguaggio, l’importanza di esprimere i concetti secondo il significato cristiano e non in base ai canoni correnti, che nel passato sarebbero stati definiti mondani.

Tale schema interpretativo è l’unico in grado di spiegare un’altra esternazione assai dubbia di Francesco, quella con cui ha chiesto ai suoi interlocutori – i giornalisti al seguito del viaggio in Irlanda – di dare da sé un giudizio sui fatti esposti dal suo vescovo Viganò. Un incoraggiamento al soggettivismo unito a una sconcertante deresponsabilizzazione. A proposito di verità e linguaggio, altrettanto preoccupante è stato chiamare l’incontro di Dublino forum “delle famiglie”, avallando così l’ipotesi dominante- apertamente anticristiana- secondo cui non esiste più il modello di famiglia naturale, ma tanti modelli quanti ne può inventare l’immaginazione.

Rimane insuperata la definizione di verità che ascende ad Aristotele, accolta da Tommaso d’Aquino nella formula adaequatio rei et intellectus. La verità consiste nella corrispondenza, nell’accordo tra la realtà e la sua rappresentazione linguistica e concettuale. Nessun silenzio più o meno mite può relegare la verità nella banalizzazione individualista o addirittura nella sua negazione, all’origine di tanta parte della cultura moderna. Non possiamo, non vogliamo credere che il pontefice regnante non conosca queste realtà o che, coscientemente, si faccia banditore di concezioni non veritative, trincerato in un silenzio imbarazzato travestito da una bonaria indulgenza la cui conseguenza, come minimo, è il relativismo morale, un male contro cui la Chiesa è insorta fino al 2013 in nome dei principi permanenti e dell’unione di via, verità e vita. Poi è giunto un uomo “dalla fine del mondo “e ha prevalso l’adeguamento al pensiero dominante.

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16 Responses to La verità non è mite né silenziosa – di Roberto Pecchioli

  1. Nuccio Viglietti ha detto:

    Chiesa odierna perfettamente allineata coi tempi…mondialista caciarona pressapochista…basta collegarsi con TV2000…concentrato del peggio.

  2. jb Mirabile-caruso ha detto:

    L’uomo
    ‘dalla fine del mondo’: “La verità è silenziosa e mite”.

    Il nostro personaggio, evidentemente, fa confusione tra Verità ed omertà, confusione, la sua, che è di fatto una costante della sua mente. Meno evidente è, invece, se questa sua confusione sia vera o artata; non è comunque di nostra pertinenza deciderlo, ma di Dio. A noi Cattolici è oltremodo sufficiente sapere che il personaggio in questione è, nella migliore delle ipotesi, paurosamente INADEGUATO all’altissima carica che ricopre al punto di non capire – sempre per nostra concessa migliore ipotesi – le implicazioni teologiche delle sue irresponsabili affermazioni, spesso apertamente conflittuali con il Depositum Fidei della Chiesa.

    Il tutto, in soldoni, coagula in questa inquietante domanda: può il Fedele cattolico attendere con profitto, e senza incorrere in conflittualità di sorta, la Santa Messa la quale implica la sua accettazione di essere in comunione con le segrete intenzioni, e seguire le orme, di un inadeguato Pastore?

  3. angela ha detto:

    Semplicemente Bergoglio ,che è eretico e quindi non è cattolico, in senso alcuno, mentre Dio è solo cattolico che significa universale, intende con la sua mitezza silenziosa nei confronti del peccato, confermare ancora una volta che ha abolito san Paolo e la Bibbia tutta, dato che Sodoma e Gomorra ora sono da approvare, lui chi è x giudicare l’omosessualità? I giornalisti applaudono al gender ed allora gliel’ha detto di ragionare coi loro parametri anche x i don, mica saranno razzisti nei loro confronti! Si è sostituito a Dio costui e chiamarlo Papa, cioè Vicario di Dio, è bestemmiare “che c’è tra Dio e Belial”.

  4. Alessandro2 ha detto:

    L’ultimo post del bravo Sandro Magister fa il paio con questo dell’ottimo Valli: https://goo.gl/av9y6K . Ve ne riporto l’inquietante finale: “Una personalità che si è forgiata attraversando non pochi passaggi oscuri, da lui stesso ricordati anche di recente, che lo portarono ad affidarsi per alcuni mesi a una psicoanalista e che in ogni caso hanno lasciato tuttora in lui una non risolta inquietudine interiore. Per superare la quale ha confessato lui stesso, ad esempio, di aver scelto Santa Marta come sua residenza per motivi psichiatrici e di rifiutare di leggere gli scritti on line dei suoi oppositori per salvaguardare la propria salute mentale”.
    Uno così, qualunque altro lavoro avesse fatto, sarebbe stato definito: una testa di…. (omissis). E licenziato.

  5. Marcus ha detto:

    Il silenzio di Bergoglio serve semplicemente a non dover dire la verità riguardo alla testimonianza di Mons. Carlo Maria Viganò. Per giustificare tale silenzio, Papa Francesco non ha trovato di meglio che ricorrere ad una frase – “la verità è mite e silenziosa” – che, se interpretata alla lettera, porta alla rinuncia di proclamare la Verità. Mi pare che si tratti di un atteggiamento certamente sconcertante, ma perfettamente in linea con la prassi del cattolicesimo vaticanosecondista (pseudo-cattolicesimo) il quale non vuole in alcun modo entrare in conflitto col laicismo dominante, cosa per la quale ha silenziato la Verità.

  6. amos previero ha detto:

    A me dell’affare Viganò interessa poco: L’unico dato certo è il fatto che tutto, per l’ennesima volta, viene dall’America, questa Sodoma e Gomorra dei nostri giorni che da decenni mette a ferro e fuoco il pianeta e dove non arriva con il ferro e con il fuoco spande fango su tutto e su tutti indifferentemente pur di arrivare ai suoi fini: sovvertire, distruggere e poi ricostruire magari coi suoi vari piani Marshal e quindi ricattare. A me sto papa non piace proprio per niente ma voglio essere buono pensando che stia agendo per fermare il tentativo di mettere l’un contro l’altro armati cristianesimo e islam con l’unico mezzo che ha a disposizione: il dialogo interreligioso, per quanto non stia mettendo in risalto una difesa delle comunità cristiane siriane che stanno difendendo Assad garante della convivenza religiosa, convivenza presente a Damasco come Sarajevo e in certa maniera in Iraq dove Hussein teneva a freno Sunniti e Shiiti e aveva a suo fianco Tarek Aziz cristiano cattolico. Luoghi guarda caso massacrati dai grandi esportatori di democrazia.

    • Alessandro2 ha detto:

      Bravissimo. Le manca un solo passo: dagli esecutori (gli USA) risalga ai mandanti. In un attimo, tutto le sembrerà molto chiaro.

      • amos previero ha detto:

        Tanto per citare uno tra i tanti episodi più che significativi in materia. La figlia di Aldo Moro in un intervista aveva raccontato come il padre, tornato a casa dopo una giornata di lavoro, le avesse confidato che sarebbe stato eletto presidente della camera dei deputati Pietro Ingrao. La figlia gli obiettò esterrefatta: “come, state eleggendo alla terza carica dello stato un comunista? Avete avvisato gli americani?” Il padre sembrò cadere dalle nuvole, poi alzò il telefono e chiamò l’ambasciata americana. Era il 1976 e due anni dopo sappiamo che fine ha fatto l’onorevole Moro lasciato cadavere in una Reanault rossa (guarda caso) in via Caetani a metà strada tra piazza del Gesù dove era la sede della DC e via delle botteghe oscure dove c’era quella del PC (guarda ancora il caso).

  7. vittoria ha detto:

    ..quando si dice…arrampicarsi sugli specchi.
    il comportamento di El papa esprime,così bene questo concetto…

  8. Catholicus ha detto:

    Oggi, 12 settembre, si festeggia il SS.mo nome di Maria, “nome dolcissimo / nome d’amore” quello della Madre di NSGC e, per grazia Sua, anche Madre nostra, tenerissima, affettuosa, premurosa, ma allo stesso tempo anche debellatrice di tutte le eresie, Vergine potente contro il Male, Fortezza Inespugnabile, Regina delle Vittorie (de Maria Numquam satis …).
    Uniamoci quindi anche noi ai cori angelici che lodano il Suo Santissimo Nome :
    “dai coori angelici / dell’aarmonia / A a a ave Maria / Ave Mari a a !”
    La festa del SS.mo nome di Maria istituita per celebrare la vittoria contro i turchi a Vienna, quella della Madonna del Rosario istituita per celebrare la vittoria di Lepanto contro gli ottomani : la Nostra Madre Celeste ben si merita il tittolo di REGINA DELLE VITTORIE ! Speriamo che arrivi presto anche la Sua vittoria contro i massoni modernisti (servi di Satana), sia politici che ecclesiastici. Dai modernisti eretici, apostati, satanici, liberaci, o Madre ! Amen

  9. bbruno ha detto:

    E intanto chiama CANI SELVAGGI i suoi oppositori, cristiani anch’essi..Quanto è MITE e SILENZIOSO il papa della misericordia!

    • Luigi R. ha detto:

      Uno dei termini peggiori che Bergoglio potesse utilizzare a scopo di mera difesa, o perlomeno di tentativo di difesa. Uscita molto infelice; non riesco a capire come tanti cattolici ancora credono a ciò che dice.

      • jb Mirabile-caruso ha detto:

        Luigi R.: “…non riesco a capire come tanti cattolici ancora credono
        ………….a ciò che dice”.

        Non solo credono a ciò che dice, ma credono persino che è il Papa della Chiesa di Cristo, con tutte le gravissime implicazioni che questo comporta! Per questi cattolici, tanto per fare un esempio, tutta questa abominevole storia di perversione omosessuale venuta a galla nello Stato americano della Pennsylvania è addebitabile alla Chiesa di Cristo, mentre Questa nella realtà storica, deprivata del Suo Papa com’è stata, sprofonda impotente in una sorta di coma indotto da sessant’anni!

        Non solo, ma anche i cattolici di fede sedevacantista falliscono di prendere atto della logica, consequenziale realtà che la Chiesa di Cristo è senza Papa e che per smascherare l’imbroglio bergogliano che spaccia con totale successo la sua neochiesa pedofila e sodomita per la Chiesa di Cristo, occorre intervenire per ridare a quest’ultima il Suo Papa.

        Incredibile ma vero: siamo quasi tutti caduti in un colossale inganno senza averne il pur minimo sospetto! Ma siamo ancora svegli?!

  10. angela ha detto:

    san Giovanni Battista si è fatto tagliare la testa per un caso solo… e qui si tace per complicità col male.

  11. Luigi B ha detto:

    «La verità genera odio; per questo alcuni, per non incorrere nell’odio degli ascoltatori, velano la bocca con il manto del silenzio. Se predicassero la verità, come verità stessa esige e la divina Scrittura apertamente impone, essi incorrerebbero nell’odio delle persone mondane, che finirebbero per estrometterli dai loro ambienti. Ma siccome camminano secondo la mentalità dei mondani, temono di scandalizzarli, mentre non si deve mai venir meno alla verità, neppure a costo di scandalo»

    Sant’Antonio da Padova

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