di Clemente Sparaco

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zzzzmfrntLe parole di Mons. Galantino, segretario generale della CEI (intervista a Radio Vaticana del 10-8-2015), con le quali apostrofava i capi dei partiti di opposizione all’immigrazione clandestina (“piazzisti di quattro soldi”), hanno fatto detonare una contraddizione intrinseca al mondo cattolico. Hanno manifestato, nei contenuti e nelle forme, supponenza, ostentata, per altro, come schiettezza e immediatezza espressiva. Basterebbe una battuta a liquidarle: la carità non s’impone!

Né le eventuali pecorelle da ricondurre all’ovile si insultano, tanto più quando sono rappresentative della maggioranza del popolo italiano, che, come ha rivelato una recente analisi statistica di Mannheimer (Il Giornale 13-6-2015), è contraria all’immigrazione incontrollata, senza regole, esorbitante, insopportabile in relazione alle reali capacità di accoglienza (l’idea di “accogliere tutti” era condivisa nel 2010 dal 52% degli italiani; oggi solo dal 17%. Coloro che pensano che “gli immigrati sono la principale causa della delinquenza” sono passati dal 35% al 42%).

La fede, ridotta a moralismo o, peggio, a ideologia, scade in fariseismo, per cui si potrà sempre rimbrottare ai vescovi che predicano accoglienza, compassione e solidarietà: “Ma voi siete sicuri di aver fatto tutto quello che dovevate fare per i profughi?” (così il Governatore del Veneto, Luca Zaia). In effetti, quando si vogliono imporre dei principi, foss’anche quello sacrocanto della solidarietà verso chi scappa da guerre o da miserie, si fa emergere tutta l’incapacità che si ha nel dirigere le coscienze. S’innesca, quindi, una reazione che arriva fino al rigetto e si manca proprio di carità, in quanto gli Italiani con i loro problemi concreti sono lasciati a se stessi, senza esempi, senza testimonianze, senza riferimenti autentici.

Ed è ancora più odiosa l’invasione di campo fatta, in relazione a quello che è un nervo scoperto della politica italiana: la diminuzione reale di sovranità che si è consumata in questi ultimi anni. Si badi bene, non è una questione astrusa, lontana dai problemi concreti, perché quella diminuzione comporta una corrosione della democrazia e della libertà, nella misura in cui le decisioni importanti, determinanti, sono prese altrove, da potentati, lobbies, organizzazioni internazionali etc., che non sono il popolo sovrano.

Il contesto in cui la questione umanitaria dell’accoglienza viene posto è, infatti, quello di un’Italia che ha visto ben 3 Presidenti del Consiglio succedersi senza legittimazione popolare. Nel 2011, si ricorderà, Berlusconi, che aveva vinto le elezioni del 2008, fu costretto a rassegnare le dimissioni, senza mai essere stato sfiduciato dal Parlamento, per far posto al Governo tecnico dell’ex commissario europeo Mario Monti. Contestualmente al maturare di quella crisi di governo, sempre nel 2011, era avviata, sotto mandato ONU, una campagna aerea contro il regime di Gheddafi che avrebbe portato alla sua caduta e uccisione (20-10-2011) con conseguente destabilizzazione della Libia. Anche in questo caso furono pressioni internazionali (Francia, USA) a determinare l’evento. L’Italia piuttosto lo subì, visto che aveva sottoscritto vantaggiosi accordi con la Libia, che prevedevano anche il controllo del flusso dei migranti verso le coste italiane.

Come conseguenza diretta di quella campagna è aumentato esponenzialmente il flusso dei migranti (come evidenzia il grafico).

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Oggi, pertanto, paghiamo il conto della destabilizzazione del Medio Oriente, delle Primavere arabe sponsorizzate dagli Americani (il cui frutto più visibile sono le efferate violenze dell’ISIS), dei sogni di grandeur di Sarkozy e della Francia, delle nuove tensioni da guerra fredda con la Russia di Putin. Siamo come stretti in una morsa, al centro di movimenti di faglia che ci stritolano, fra un mondo di miseria che bussa alle porte e l’Europa che, mentre rifiuta e respinge i profughi, offre all’Italia una finta collaborazione con l’unico effetto di rovesciarle addosso una “bomba” demografica migratoria. Ci troviamo nelle strettoie della geopolitica mondiale, sottoposti ad un gioco perverso, fra un Islam sempre più prepotente e violento e un cristianesimo perseguitato e ripiegante, fra potenze emergenti (Cina, India etc.) che ci sottraggono terreno e spazio e la nostra economia che arranca.

Il problema principale sembrerebbe essere la mancanza di una gestione programmatica che parta dalla Ue e l’incapacità dei Governi centrali di affrontare il fenomeno. Ma, prima ancora, c’è un punto critico che va affrontato: se si aprissero indiscriminatamente le frontiere agli immigrati illegali, se, nella fattispecie, lo facesse l’Europa, l’emergenza immigrazione, non solo non si risolverebbe, ma assumerebbe proporzioni ancora più grandi. “I Paesi europei lo sanno, per questo ci sbattono la porta in faccia. L’Italia fa finta di non capirlo per mancanza di coraggio politico e per buonismo ideologico” (Gianandrea Gaiani, La Nuova bussola quotidiana, 5-7-2014).

Nella misura in cui le proporzioni del fenomeno assumono contorni da travaso di interi popoli in Italia o in Europa, si moltiplicano problemi economici, sociali, di ordine pubblico, di convivenza e, non ultimo, di civiltà (sempre secondo l’analisi statistica di Mannheimer il 40% degli Italiani ritiene che “la presenza di tanti extracomunitari indebolisce la nostra identità nazionale”, privandoci “delle nostre radici culturali”). “Sicurezza e legalità – ha dichiarato mons. Bagnasco, presidente della Cei, intervistato da Avvenire il 12-6-2015 – sono un dovere preciso di uno stato democratico e civile, ma questo dovere non può essere chiusura e non accoglienza verso chi è disperato”.

Tanto più urgente il problema dei clandestini si pone, poi, in uno stato, come l’Italia, che non riesce a garantire legalità e sicurezza. Nel 2014 degli oltre 170mila immigrati sbarcati 64.886 hanno avanzato richiesta di asilo. Ma, tenendo conto che i centri di prima accoglienza ospitano 80.150 disperati, gli uomini di Alfano hanno calcolato che almeno 50/60 mila immigrati sono scappati senza lasciar traccia. In effetti, non tutti gli immigrati che presentano l’istanza per ottenere lo status di rifugiato, aspettano nei centri di prima accoglienza l’esito della richiesta. Così in Italia di extracomunitari senza identità ce ne sono, solo per il 2014, almeno 50mila in più: immigrati senza nome e cognome e, quindi, senza fedina penale.

Ha osservato, a tal proposito, il politologo Giovanni Sartori: “i clandestini sono persone che vivono in un paese illegalmente, senza titolo né per entrare né per restare. Dal che dovrebbe conseguire che è non soltanto diritto ma anche dovere di uno Stato impedire l’immigrazione clandestina (che può anche essere di indesiderabili) ed espellere chi risiede in un paese senza averne il diritto. Questo, sottolineo, è anche un dovere dello Stato. Se i cittadini sono tenuti a sottostare alle leggi del loro Stato, alla stessa stregua lo Stato li deve tutelare da persone che sfuggono alle leggi e che sono legalmente inesistenti” (Imola oggi, 31-5-2015). E ci sarebbe da richiamare i cosiddetti buonisti alle loro responsabilità anche penali, nel momento in cui dei clandestini commettono reati contro residenti italiani o, comunque, in regola. Né ci dovrebbe essere deroga verso la criminalità piccola e grande indotta dall’emigrazione, compresi quell’abusività largamente tollerata e diffusa ai margini delle nostre strade e non solo.

Nelle zone d’ombra del nostro sistema giuridico, nei provvedimenti indultivi, nelle sanatorie, nell’ipergarantismo dei giudici, che finisce per garantire chi delinque e non per tutelare i cittadini, si nasconde forse il problema. Si nascondono e prosperano i furbetti del quartiere, quel sottobosco politico pronto a trasformare l’emergenza immigratoria in business dell’assistenza con distruzione di ingenti risorse pubbliche, sottratte a milioni di italiani disoccupati o in condizione di povertà (“mafia-capitale”, per intenderci!). Allora, l’incertezza della pena conferma, per altra via, la diminuita sovranità del nostro Stato.

L’insostenibile leggerezza del buonismo catto-comunista

A livello morale, c’è un punto fermo, e queste sono le persone realmente coinvolte, con il carico della loro umanità dolente. Profughi da terre insanguinate, migranti economici sfuggenti alla fame o all’emarginazione, trattati come bestie in Libia e vittime di un razzismo senza remore, spesso oggetto di stupri, violenze e abusi di ogni sorta.

Siamo di fronte ad un evento epocale, che coinvolge interi popoli, uomini, donne, bambini. La crisi dei governi africani, le guerre in Medio Oriente, la paura dell’Isis e l’aumento delle violenze terroristiche, hanno contribuito all’incremento esponenziale dei profughi sulle nostre coste.

Ma occorre anche non eludere due grosse questioni:

  1. Innanzitutto, bisogna valutare le garanzie reali di accoglienza dignitosa degli immigrati, a fronte di numeri esorbitanti e crescenti. Detto in modo brutale: cosa possiamo loro offrire? Soldi, casa, lavoro? Un’ospitalità limitata nel tempo o incondizionata?
  2. Inoltre, bisogna non forzare l’accoglienza oltre ogni limite ragionevole, sottovalutandone le conseguenze sociali a carico delle “popolazioni accoglienti“. Detto in modo brutale: quante migliaia, se non milioni, di persone il nostro sistema potrà sopportare?

Accogliendo tutti, l’Italia corre il rischio di alimentare il business dei trafficanti di carne umana, offrendo con la collaborazione interessata degli altri paesi europei un taxi che traghetta con minor dispendio e rischio per gli scafisti i migranti dall’altra parte. Né il governo italiano ha saputo far valere le sue ragioni a livello europeo ed internazionale nell’indirizzare, ad esempio, una nuova missione stavolta non per destabilizzare, ma per riportare la Libia in un quadro di ordine e di pace.

Senz’altro ha contribuito ad indebolire la posizione del nostro paese la situazione politica interna e la divisione dell’opinione pubblica. Perché, anche in questo caso, l’Italia appare stretta tra due fuochi: da una parte una sinistra postcomunista, internazionalista e pacifista, irretita sui temi del postcolonialismo e del dovere dei paesi ricchi di farsi carico della povertà del Terzo Mondo, e dall’altra la Curia sensibile con i suoi sogni di fratellanza universale, ma non sempre attenta alle situazioni di esasperazione, allarme sociale, conflitto, sperequazione, che certe decisioni innescano.

Queste due diverse posizioni permettono alla retorica politica di nascondere il proprio imbarazzo di fronte al problema, la propria inettitudine sul piano internazionale. Inoltre convergono in una sorta di attacco alla diligenza, dove per diligenza s’intende quel poco di autodeterminazione che ancora ci resta.

Ma al di là di ogni altra considerazione, resta che la solidarietà e, nella fattispecie, l’accoglienza, dovrebbe essere un atto libero, non coartato, non imposto dall’alto o, peggio ancora, subito nel quadro di una diminuzione reale della sovranità. In altri termini non si può obbligare all’accoglienza. Sarebbe un’assurdità, se non addirittura un’immoralità.

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12 Responses to L’accoglienza forzata e la sovranità violata – di Clemente Sparaco

  1. giorgio rapanelli ha detto:

    Sarà un disastro: i responsabili? Il papa, Galantino, il vescovi buonisti, i politici buonisti. Presto il popolo si ribellerà. I terroristi colpiranno. Solo un miracolo ci può salvare.

    • catholicus ha detto:

      Temo che si sia ad un passo dal disastro, ad un punto di non ritorno. Se la piazza esploderà, spareranno alzo zero, come fece il generale Bava Beccaris suo tempo? speriamo che l polizia prenda le difese del popolo italiano, anziché bastonarlo come fossero tutti delinquenti coloro che protestano. certo è che non c’è niente di buono all’orizzonte, le votazioni non le vogliono, quasi tutti al parlamento, temono per la seggiola, per il potere e i loro lauti introiti. Renzi, la Mogherini, Alfano, a chi obbediscono? non certo al popolo italiano, ma a poteri forti che tramano nell’oscurità per la nostra rovina. Senza andare al voto, l’Italia è morta e sepolta.

  2. giulia ha detto:

    Guai a chi si azzarda a dir che condivido le idee di quel gruppo, ma oggi ancor di più non condivido, ma capisco, cosa ha portato alla nascita del primo KKK … mai letto Via col Vento?
    Ci hanno fatto diventare un popolo di razzisti MA NON PER COLPA NOSTRA! ma ce le ricordiamo le urla e le manifestazioni contro il controllo agli zingari?!
    Sia mai che gli si prendano le impronte digitali: è razzismo!
    Il controllo dei cittadini di notte: ronde fasciste!
    Il poliziotto di quartiere: militarismo!
    Vogliamo parlare dei dati di cui parla l’articolo?! 52% a favore dell’immigrazione nel 2010 e 17% nel 2015?! ma sti benemeriti idioti ci dovevano mettere così tanto ad arrivarci?! occorreva una laurea in fisica quantistica?!
    Con tutti gli errori che può aver fatto (infinitesimali rispetto a TUTTI gli altri politici ma accresciuti e gonfiati più di tutti gli altri) BOSSI LO DICEVA NEI PRIMI ANNI 90!!!!!!!!!!

  3. giulia ha detto:

    Non è giusto! non dovevamo arrivare a questo punto!
    Faccio fatica ad accostarmi alla confessione… perché come posso, in fede, confessare ciò che provo quando sento anche solo nominare gli immigrati e giurare davanti a Dio di “promettere di non offenderlo mai più”?! perché purtroppo ogni fibra del mio corpo sente che non è giusta l’invasione che stiamo subendo e sento che se anche mi confesso questa opinione non cambierebbe?
    Come fate voi?

    • lamoriciere ha detto:

      Parole che denotano la Sua sincerità Signora Giulia. È una situazione che ci dilania.

    • Frama ha detto:

      L’Occidente ha destabilizzato il Medio oriente e nulla si è fatto per superare la povertà in Africa. L’ONU ha dormito sonni beati, pur guadagnando da dio….
      Noi abbiamo propagandato la denatalità e gli aborti come strada verso il benessere…Tutti errori che ora ci mandano il conto.
      Davamo per scontato che alcuni popoli dovessero essere più poveri, ma la tecnologia che ha portato internet in tutto il mondo, ha spinto i più poveri a
      invidiarci prima ancora di conoscerci realmente e non nella pubblicità.
      Intanto il Vangelo è sempre valido e non si finisce mai di leggerlo e rileggerlo
      per capire la strada ed i comportamenti verso gli altri. Tutto quello che si
      fa per il Signore, anche se ci scomoda, finisce per essere premiato.

  4. ivano ha detto:

    Si sta preparndo il terreno per future cruente guerre etniche e religiose. Questa immigrazione selvaggia sarà di ostacolo ad una reale integrazione (ammesso che quelli di religione islamica la vogliano). Al contrario si formeranno “cittadelle” o “ghetti” di varie etnie, veri Stati nello stato, sempre più chiuse nelle proprie tradizioni e a causa della crisi economica e l’ autoemarginazione, sempre più accecate dall’odio contro l’occidente che pure gli accoglie. Saranno quindi inevitabili conflitti sociali, religiosi, politici, che sfocieranno inevitabilmente in guerra civile. La storia del Libano è maestra. E’ inconcepibile come i nostri politici, e i nostri intelletuali, sociologi, storici, non riescano a capire questa realtà così evidente. Ancora più incredibile la cecita della chiesa, che ha politica ha sempre indicato la via della saggezza, ancorchè non sempre ascoltata. Devo pensare che l’elezione di questo Papa, sia un monito dello Spirito Santo, ad evitare per il futuro il ripetrsi di…

  5. Tella ha detto:

    Cara Giulia, le stanno inculcando troppi sensi di colpa. Non credo che debba confessarlo.

  6. Federico Fontanini ha detto:

    Cara Giulia, dobbiamo distinguere tra insensibilità verso le sofferenze del prossimo e perciò anche di quanti fuggono da guerre, fame e persecuzioni e lo sdegno per politiche sbagliate che non controllano i flussi migratori illegali. Avvertire l’ingiustizia dell’invasione in atto non mi pare sia peccato!

  7. Tella ha detto:

    Cestinati i principi non negoziabili di Benedetto XVI, siccome su qualche principio bisogna pur fondarsi la nuova chiesa ne ha partorito un altro: porte aperte per tutti senza se e senza ma.

  8. Luisa S. ha detto:

    La fratellanza universale non esiste se non in ragione del fatto che abbiamo un unico Dio che ci ha chiamati alla vita per “conoscerlo amarlo servirlo in questa vita e goderlo nell’altra in Paradiso”. Se questo Dio non è conosciuto come Unico e rivelato per mezzo del Suo Figlio, se ognuno ha il suo dio a cui obbedisce nel modo che da questi è richiesto: sgozzare gli infedeli, ghettizzare le caste impure, offrire sacrifici umani, siamo si fratelli ma come Caino e Abele.
    Oggi c’è una pastorale per ogni gruppo o esigenza, possibile che non ce ne sia una anche per i migranti mirata a far conoscere l’Unico vero Dio come tra l’altro è dovere di ogni credente ma soprattutto di chi si fa sacerdote per donare la Grazia sacramentale?

  9. massimo trevia ha detto:

    non sono giusti i sensi di colpa!o meglio,abbiamo una vitale reazione a qualcosa che dei falsi pastori ci stanno imponendo! infatti la scomunica al comunismo è ancora valida e in sintesi afferma che anche a solo manifestare simpatia per simboli comunisti vi si incorre!secondo voi,un papa sorridente col crocefisso comunista che si porta poi a roma,la caritas che dal 2005 fa parte del marxista”world social forum”hanno in antipatia il comunismo ,oppure…..?e quindi……non vedo l’ora che arrivi il sinodo!

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