LA BALLATA DEL CAVALLO BIANCO,

QUANDO L’EPICA CI PARLA DEL NOSTRO TEMPO

di Luca Biffi e Chiara Gnocchi

 

 

 

Sabato 19 maggio alle ore 16 presso la “Casa Sacro Cuore” (via Vandelli 46, Colombaro di Formigine, Modena) l’appassionato studioso di Chesterton Fabio Trevisan terrà un incontro dal titolo “La Ballata del Cavallo Bianco: immagini, musiche e brevi letture”, incentrato su questo poema epico, scritto da uno dei più importanti autori cristiani del Novecento. Avremo così modo di coglierne non solo il significato profondo, ma anche la bellezza poetica.

Proprio in occasione di questo intervento, abbiamo chiesto a Fabio Trevisan di anticiparci alcuni degli aspetti più interessanti della Ballata, con particolare attenzione circa l’attualità e il contenuto spirituale del poema.

Qual è stato il motivo che l’ha spinto a presentare questa conferenza-spettacolo sulla Ballata del cavallo bianco.

Dopo aver letto e meditato a lungo su questo poema epico che Chesterton pubblicò nel 1911, ho creduto opportuno far sentire e far intravedere la bellezza di questo capolavoro attraverso musiche e immagini che accompagnassero i versi. Il grande scrittore inglese infatti insisteva nel poema ad utilizzare verbi come “scrutare”, “guardare”, “cantare”, “vedere” per farci assaporare la continuità della tradizione. Si parla infatti di ballata laddove cantori, poeti tramandano storie antiche, leggende che altrimenti sarebbero andate perdute.

Qual è il significato del cavallo bianco?

Chesterton si faceva accompagnare dall’autista nel villaggio di Uffington, nel sud dell’Inghilterra, dove dall’età preistorica era apparsa tra l’erba sulle colline di gesso la figura stilizzata di un cavallo bianco lunga più di 100 metri e larga più di 32 metri. Nei pressi di quel cavallo bianco preistorico si era combattuta, nel IX secolo, la battaglia decisiva tra i cristiani capeggiati da Re Alfred (venerato dalla tradizione popolare come Santo) contro i pagani Danesi. A Chesterton non interessava comprendere il vero significato di quel cavallo bianco (tante ipotesi sono state prodotte nei secoli) ma piuttosto desiderava recuperare la purezza, l’integrità di quel disegno.

In che senso?

Il candore del cavallo era metafora dell’anima e le possibili erbacce che avrebbero potuto coprirlo erano i peccati degli uomini, le eresie, le forze del male che avrebbero potuto sfigurarlo. Bisognava quindi, come avevano fatto da tempi remoti, custodire innanzitutto il proprio cuore, sradicando la zizzania, piegandosi e inginocchiandosi con cura per preservare la purezza del disegno, la pulizia del contorno, il lindore dell’anima gradita a Dio.

Un poema cristiano quindi?

Un poema cattolico scritto, pensato e visto da un uomo che ufficialmente aderirà alla Chiesa Cattolica Romana (così amava chiamarla) nel 1922, il che significa che cattolico pienamente lo era già prima. Non a caso due dei suoi saggi più famosi: “Eretici” e “Ortodossia” datano rispettivamente 1905 e 1908 e nello stesso anno 1911 iniziava i famosi racconti di Padre Brown.

In poche parole può dirci i contenuti del poema epico?

La ballata del cavallo bianco si apre con un ringraziamento, segno dell’umiltà di Chesterton, verso coloro e soprattutto colei, la moglie Frances, che “ha messo la croce nelle sue mani”. Da allora, come scriveva Chesterton, i suoi occhi si aprirono e poté vedere il segno di salvezza, la croce di Cristo. Si tratta quindi, sin dalla dedica iniziale, del manifesto esplicito della sua fede cattolica che si innesta nella tradizione popolare della santità di Re Alfred. C’è l’iniziale desolazione spirituale del Re che, vinto dai pagani, chiede soccorso alla Madonna in preghiera. C’è la visione della Vergine Maria che lo incoraggia, lo sprona. C’è l’adunata di tutte le forze amiche per combattere il male, c’è la battaglia, la vittoria, l’impegno per preservare la purezza dal peccato.

Sembrerebbe quasi un programma di esercizi spirituali…

Una suora dell’ordine di sant’Alfonso Maria de’ Liguori, suor Bernadette Sheridan, ha dedicato parte della sua vita a meditare sul poema epico di Chesterton quale salutare esercizio spirituale. Nel poema si colgono le due anime che caratterizzano l’opera di Chesterton: quella poetica-pittorica e quella spirituale-filosofica. Arte, spiritualità, contemplazione permeano il poema e rivelano la profondità concettuale, la bellezza delle immagini suggerite, il fascino delle leggende evocate.

Qualcuno ha parlato della lungimiranza “profetica” di Chesterton, come scaturisce dal finale.

“Profezia” è un termine talmente abusato che non lo utilizzerei. Parlerei piuttosto di saldezza nella fede, nell’ortodossia, nella difesa del dogma e di un corretto concetto di tradizione. Come egli scrisse nella prefazione “la tradizione è come un telescopio che permette di allargare la visione della storia”. Re Alfred nel finale ha infatti una “visione” e non una profezia; egli raccolse la cura che sin dai tempi antichi i contadini ebbero per salvaguardare l’integrità di quel cavallo bianco e la fece presente ai suoi tempi, il IX secolo, affinché quel cavallo non sbiadisse per l’incuria e i peccati dell’uomo.

Si può parlare di un’attualità di questo poema?

Quello che è stupefacente e sconvolgente è la freschezza, a distanza di più di un secolo, di questo componimento epico. Chesterton sembra, nel proiettare la tradizione che dal cavallo bianco passa attraverso gli occhi di Re Alfred, che ci inviti a scrutare dagli occhi di Alfred, come scrive sin dalla dedica iniziale. Questo significa che le tristi condizioni di Alfred possono essere assimilate alle nostre condizioni attuali. Infatti la desolazione del Re nel vedere la sua terra e l’amabile croce di Cristo calpestate e oltraggiate dai pagani, i cattolici dispersi e confusi, remissivi e incapaci di vedere; l’incapacità di riconoscere i propri peccati e di lottare per la salvezza dell’anima portano il Re cattolico a ritirarsi presso l’isola di Athelney a pregare, a chiedere luce, grazia e conforto spirituale.

Ed è qui che avvenne la visione della Vergine Santissima?

Proprio così! Questa grande visione supporta infatti la visione finale e costituisce l’esplicito mandato a lottare nella fede e a riunire nella lotta tutti i cattolici ormai senza speranza e questo a partire dalla costatazione umile della propria inadeguatezza. La Madonna infatti riporta alla realtà delle condizioni: “Voi siete ignoranti e coraggiosi”. Questo appello richiama in parte all’inconsapevolezza dei destini ma stimola alla battaglia che, prima di tutto, è un combattimento spirituale.

Può dire qualcosa riguardo le musiche che si ascolteranno?

Sappiamo che la tradizione ci ha consegnato Re Alfred che, durante il ritiro sull’isola e prima dell’adunata dei capi dei combattenti cristiani, suonava un’arpa che portava sulle spalle. Questo strumento musicale può essere assimilabile anche nelle dimensioni all’arpa celtica. Pertanto il sottofondo musicale doveva essere un’arpa celtica. Non solo, ad avvalorare questo accostamento c’è la chiamata di Colan il Celto, uno dei capi cristiani più coraggiosi a soccorrere il Re. Ho inserito pure una musica che richiamasse un altro grande scrittore inglese, Tolkien, che esplicitamente con l’amico Clive Staple Lewis riconobbe l’influsso positivo (lo si può leggere nel meraviglioso saggio “Sulle fiabe”) che esercitò Chesterton nei suoi confronti.

Un invito quindi a venire, ascoltare e vedere…

Ho voluto parlare di Chesterton attraverso questo poema per invitare a guardare, com’egli fece, la visione del Re che vide la Madonna. Non è un gioco di parole, è la sostanza spirituale della lotta di un cristiano che ho cercato di condensare in un’oretta di immagini, musiche, brevi letture.

Arrivederci allora il 19 maggio…

A Dio piacendo!

 

 

 

 

 

 

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One Response to L’angolo di Gilbert K. Chesterton ––– Grandezza e attualità di uno scrittore cattolico – rubrica quindicinale di Fabio Trevisan

  1. Hobbit ha detto:

    Oggi abbiamo potuto “scrutare”, “guardare”, “cantare”, “vedere” la rappresentazione della “Ballata del cavallo bianco”, che Fabio Trevisan, regista, con l’ausilio di due narratori e un addetto alla consolle, ha offerto ad un pubblico attento e assorto in religioso silenzio. E’ stato un pomeriggio di serena meditazione della sana dottrina cattolica, offertoci da laici, che ancora credono che il l’ultimo invito di Gesù Cristo :”Andate e annunciate il Vangelo a tutte le genti” non sia stato riformato dall’ultimo Concilio che ha aperto le porte al modernismo e al luteranesimo. “Portae inferi non praevalebunt”.

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