Se dalla lettera di Carlo Maria Viganò non è emerso di certo un mondo sconosciuto fuori e dentro le mura leonine o alle stesse redazioni dei difensori d’ufficio, il silenzio paralizzato del destinatario era prevedibile se non scontato, considerando un dato imprescindibile dell’intera vicenda: l’attenzione “benevola” dedicata da questo pontificato a quel fenomeno omosessualista che è il comune denominatore di tutti i fatti denunciati.

Alla omosessualità infatti, è stato riservato largo spazio, nonostante la estraneità del tema, addirittura in seno a due sinodi sulla famiglia, che sono stati poi sublimati nell’inno finale innalzato da Bergoglio alla letizia dell’amor profano. Ora, tanta attenzione la si può spiegare perfettamente solo con le distorte logiche del potere e dei suoi equilibri interni.

In altre parole, una volta che l’omosessualità nella chiesa è diventata tanto pervasiva e plateale da coinvolgere in un modo o nell’altro anche tutto un apparato di potere capace di dettare le proprie condizioni e che dunque non poteva essere messo in discussione, bisognava cominciare a legittimare la prima per prevenire la delegittimazione del secondo. Per non condannare gli uomini bisognava abolire il reato cambiando i criteri di valutazione. Dopo la trovata conciliare del peccato che non prevede peccatori, si doveva passare alla soluzione più radicale di abolire anche il peccato. Insomma tolto il dente, tolto il dolore, come tutti sanno.

Ma per cancellare gli anatemi di San Paolo, e gli eloquenti passi evangelici che anche dopo il Concilio avevano guidato in materia gli atti del Magistero, non bastava certo la ben nota uscita aerea papale che ha commosso tutto il progressismo omofiliaco d’ordinanza. Occorreva che una nuova morale familiare e sessuale emergesse da atti ufficiali solenni e possibilmente “condivisi” da una chiesa ricca anche di democrazia.

Dunque il Sinodo sulla famiglia, che era apparso alle affilate menti curiali come la piattaforma ideale per avviare in via discorsiva la più spericolata rivoluzione etica e dottrinale, poteva accomunare bene i temi della famiglia e della omosessualità in una medesima trattazione, come se fossero fenomeni limitrofi e non in opposizione tra loro, sicché le possibilità e il valore comunque positivo della prima si estendesse in modo quasi inavvertito anche alla seconda.

Basta ripercorrere brevemente le tappe di costruzione del marchingegno sinodale per capire bene anche quanto sia difficile ora, per il promotore e il suo entourage, uscire dall’imbarazzo salvando la capra della faccia insieme ai cavoli di interessi già protetti con tanta amorevole cura.

Per prima cosa il progetto rivoluzionario del Sinodo ha trovato però sulla propria strada un ostacolo difficile da aggirare e che perciò andava eliminato del tutto. Bisognava togliere di mezzo il pilone della legge naturale su cui si regge la dottrina cristiana anzitutto in tema di morale famigliare e sessuale.

Così, con un intervento di indiscutibile spessore teologico, essa viene abrogata già nell’atto introduttivo dopo essere stata sottoposta a relativo referendum popolare tramite questionario. Senza quell’ingombro, qualunque strada è diventata improvvisamente percorribile in ogni direzione.

Ecco dunque che l’instrumentum laboris per il sinodo del 2014, al n. 20 del capitolo III, dopo avere assicurato che il perdono immancabile di Dio “dischiude orizzonti nella vita cristiana qualsiasi limite si sia sperimentato e qualsiasi peccato si sia commesso”. E così si confonde ovviamente di proposito il piano dell’essere con quello del dovere essere. Si costata quindi che la legge naturale è ormai in disuso, tanto da essere messa in discussione oltreché da divorzio, convivenze e contraccezione, anche da procedure artificiali di procreazione e dalle unioni omosessuali. E che perciò “l’ordine della creazione va inteso come possibilità di rileggere in modo esistenzialmente più significativo la legge naturale” (30).

Nel curioso n. 75 si fa menzione da un lato della grave perdita di credibilità derivante alla Chiesa dagli scandali sessuali al suo interno, ma dall’altro dal comportamento intransigente, non sensibile ed escludente della stessa Chiesa in generale. In ogni caso infatti gli uomini e le donne con tendenze omosessuali “devono essere accolti con rispetto, compassione e delicatezza, evitando a loro riguardo ogni marchio di discriminazione” (110).

Non per nulla, ci si affretta a far notare come molte conferenze episcopali e molti fedeli si esprimano a favore di una equiparazione tra matrimonio “eterosessuale” (sic!) e unioni omosessuali. L’azione pastorale necessiterebbe dunque per forza di cose, di “rinnovamento, creatività e gioia”.

Tuttavia la discussione non va poi proprio nella direzione voluta dai lineamenta e prende una piega meno avventurosa. Di questa si accinge a dare conto il cardinale Erdö incaricato di pronunciare la relatio intermedia post disceptationem.

Ma egli, mentre va avanti nella lettura, si accorge che il testo è stato manomesso, e si trova suo malgrado a leggere, fra l’altro, della “prospettiva inclusiva delle forme imperfette di unione”, dell’”amore ferito e smarrito delle tante famiglie”, del bello degli “stati emozionali, e della vita emozionale e sessuale“, che è necessario “l’accoglimento delle esistenze concrete” e che bisogna guardare al “buono di tutte le convivenze” e al bello della omosessualità che traspare dalle “doti e qualità che le persone omosessuali hanno da offrire alla comunità cristiana”. Infine, apprende che “il mutuo sostegno fino al sacrificio di costoro costituisce un appoggio prezioso per la vita dei partners”.

Sennonché Erdö non si rassegna al colpo di mano. Denuncia pubblicamente in Bruno Forte chi gli ha manipolato la relazione. Costui replica attraverso la stampa senza smentire nulla. Erdö non si dà per vinto ed è pronto a sconfessare tutte le ambiguità di cui si avvale la retorica curiale per capovolgere l’etica cristiana. Incaricato di preparare la relazione introduttiva al sinodo del 2015, la stende di proprio pugno e la fa ruotare intorno ad una proposizione lapidaria: “il bene è il bene, il male è il male”.

Dichiarazione sconvolgente per l’aria che tira Oltretevere, e della relazione scompaiono misteriosamente le traduzioni. In seguito, poiché neppure la relatio finale sembra smentirla del tutto, ecco che Bergoglio, insoddisfatto, interviene proponendo “domande per la ricezione” del documento sinodale, volte a verificare se è chiaro che gli episcopati non debbono ridursi “ad una pastorale meramente applicativa della dottrina”, che “bisogna favorire il superamento della distanza tra ciò che è vissuto e ciò che è professato”, “che nelle varie forme di unione si possono riscontrare valori umani”, mentre si raccomanda “la cura pastorale per le persone con tendenze omosessuali” anche in relazione al “modo in cui vengono proposti socialmente i loro diritti”.

Ma l’atto costitutivo della rivoluzione sessuale e famigliare viene formalizzato con la “Letizia dell’amore”, che già nel titolo annuncia tutta la profondità del proprio contenuto teologico. Essa, con l’ambizione di essere una sorta di trattatello aggiornato di erotismo per tutti i gusti, contiene addirittura un capitoletto intitolato “Amore appassionato”, dove si avverte che un amore senza piacere né passione non è sufficiente a simboleggiare l’unione del cuore umano con Dio e “bisogna avere la libertà per accettare che il piacere trovi altre forme di espressione nei diversi momenti della vita…e non rimanere prigionieri di un’esperienza molto limitata che chiuderebbe le prospettive in vista della dilatazione del desiderio...”. Questo al n.150. Per chi non avesse ben capito, segue un excursus in cui si legge che, se anche le deviazioni sessuali devono essere riconosciute come tali, “l’erotismo più sano può umanizzare gli impulsi e infine (qui arriviamo al cuore della sensibilità papale) “il rifiuto delle distorsioni della sessualità e dell’erotismo non dovrebbe mai condurci a disprezzarli o trascurarli”.

Insomma, se il sinodo doveva servire a dissolvere qualche dubbio sulla attenzione vaticana per fenomeni tanto umani e tanto diffusi, il suo atto riassuntivo quei dubbi li ha cancellati definitivamente, perché è in esso che occorre riconoscere l’atto costitutivo di una nuova radiosa e attesa rivoluzione culturale.

Non chiediamo dunque una risposta che implicherebbe il venir meno ad un impegno morale e ad un compito assunto con tanta serietà. Nessuno può essere tanto ingeneroso da pretendere un tale sacrificio. Ad impossibilia, dicevano gli antichi, nemo tenetur.

 

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17 Responses to L’atto costitutivo – di Patrizia Fermani

  1. Domenico Carlucci ha detto:

    Ribadisco: mi bastò sentire per radio la notizia delle c.d. dimissioni di Benedetto XVI e poi vedere uno che dal balcone di San Pietro diceva “buonasera” per capire che Pietro e la Chiesa erano stati presi in ostaggio.
    Ormai il Vangelo non lo legge più nessuno, la pastorale è servita solo a creare tanti falsi pastori che credono di essere loro la Porta delle pecore, i cristiani ignari non sanno riconoscerli perché non hanno più la luce della fede. Come vuoi che non entrino i lupi, che picchiano il Pastore e disperdono le pecore?

    • Carla D'Agostino Ungaretti ha detto:

      Penso anche io la stessa cosa. Da quell’ iniziale e incomprensibile gesto di Benedetto – o meglio, comprensibile alla luce di certi fatti (sui quali “il tacere è bello”) che lo hanno coinvolto, credo senza sua responsabilità – alle successive performance di Francesco, la Chiesa continua a scendere nel suo piano inclinato. I preti dicono le parolacce dal pulpito, interrompono la liturgia della S. Messa per dire battute d spirito all’americana, non si vestono più da preti. Quando esposi a un prete della mia parrocchia i miei dubbi che stavano diventando angosciosi mi sono sentita rispondere: “Ma di che ti preoccupi? Vivi tranquilla!”. Due volte sono stata quasi cacciata dal confessionale senza essere illuminata, Ma il confessore non era Padre Pio: questo mi rimproverava perché mi permettevo di criticare il Papa. Allora se Francesco non risponde ai Dubia e alla Correctio filialis, come stupirci se i preti lo imitano e si accodano pedestremente a lui?

  2. Non Metuens Verbum ha detto:

    tre parole: Cupola, Omertà, Lupara.

  3. Mazzarino ha detto:

    Piano piano tutto si sta componendo in un quadro di completa apostasia dottrinale ancor prima che morale. La nostra generazione fa fatica ad immaginare che per una buona formazione cristiana occorra tenersi rigorosamente lontani da parrocchie e movimenti. Eppure, già oggi il dovere di Padre lo impone. Tremendo ed inimmaginabile fino al 28.2.2013. Facilmente prevedibile, per chi ha assistito e subito la deformazione post conciliare della catechesi, dopo l’ascolto del “buonasera” dal balcone.

  4. Espatriata ha detto:

    Che sia tramite documenti (A.L.) a cui dei Dubia sono stati ufficialmente posti,
    O che sia tramite un modus operandi, a cui Viganò e altri vescovi chiedono risposte ed azioni,
    Il punto centrale resta uno, una domanda che in varie sfumature di casi é la stessa da parte dei fedeli: la Chiesa rinnega il suo Magistero?

    • Catholicus ha detto:

      Ma no, cara sorella, non è la vera Chiesa questa, è soltanto una falsa “chiesa” messa in piedi dal diavolo per distruggere quella vera, che al momento è eclissata (cfr La Salette), nella diaspora, dispersa ai 4 angoli della terra (“lì dove 2 o 3 sono riuniti nel Mio nome, lì Io sono in mezzo a loro”). Bergoglio e i suoi stanno portando a termine un lavoro sporco iniziato 60 anni fa da Roncalli : la contraffazione della Chiesa, l’instaurazione di una contro-chiesa, gnostica, massonica, comunista, luterana, ecumenista suicida, immanentista, antropocentrica, in una parola anticiristica, che prepara il Regno Sociale dell’Anticristo. Sveglia, quindi, stiamo all’erta, stretti a Gesù e alla Madonna !

  5. kjtn ha detto:

    Se ipotizziamo che Bergoglio non è papa tutto si spiega, e quindi la Chiesa sarebbe occupata da coloro che ne vogliono la distruzione

    • Albino Mettifogo ha detto:

      Quello che per lei é un’ipotesi, per tanti é ormai una certezza. Solo che, come laici, non abbiamo l’autorità di proclamarlo ufficialmente.
      Albino

  6. Fabio ha detto:

    L’apostasia si vede ad occhio nudo

  7. Alessandro2 ha detto:

    “…Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adulteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio” (1 Cor. 6,9-10). E’ la Parola di oggi!

    • Oswald Penguin Cobblepot ha detto:

      Eh no! Caro Alessandro2! Lei si sbaglia di grosso! Come fa ad essere così sicuro che si tratti della “vera” Parola? Lei è forse in possesso di un registratore fonografico, ovvero della traccia audio originale?

      • Alessandro2 ha detto:

        Ohibò caro Oswald! Lei ha perfettamente ragione: fortunatamente abbiamo la Parola di Ciccio, che non solo è registrata, ma moltiplicata ai quattro venti da molti servi compiacenti! 🙂

  8. Enrico ha detto:

    Su questo tema segnalo una strepitosa omelia di un coraggioso sacerdote americano, peraltro tenuta dieci giorni prima della pubblicazione del memoriale di Mons. Viganò. Dice tutto: la situazione, le sue origini, le probabili conseguenze e cosa i fedeli devono fare ora.

    https://www.romancatholicman.com/fr-robert-altiers-truthful-homily-about-the-current-crisis-in-the-church/

    Purtroppo è in inglese, meriterebbe certamente di essere tradotta e pubblicata, per renderla leggibile per tutti.

    • Alessandro2 ha detto:

      Confermo l’estremo interesse dell’omelia e consiglio la funzione “traduci in italiano” (clic col destro in Google Chrome): Anche se non viene fuori una traduzione perfetta, il testo è scorrevole e comprensibile.

  9. Luciano Pranzetti ha detto:

    Che bello spettacolo! Un Papa che si sbraccia per demolire muri e gettare pontili, si trincera dietro un comodo muro di silenzio. Ma come afferma il pagano Catone: “Tempore si peccata latent, et tempore adparent” perché, come ammonisce NS, non c’è nulla di nascosto che non sarà rivelato.

  10. Marisa ha detto:

    Il tanfo e il nuvolone di zolfo che sbottano da questa neochiesa del diavolo rasentano ormai il livello dello schifo.

  11. D.A. ha detto:

    Quale Catone, caro Pranzetti?

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