Mattia Feltri è un brillante giornalista vicino al potere. I suoi commenti, brevi, asciutti, ironici sono seguiti con interesse da molti lettori. Tipico esemplare del progressismo liberal luogocomunista, nel senso di sostenitore di tutti i luoghi comuni dell’epoca, la sua penna non delude mai. Si è unito al coro scomposto di chi ha attaccato il neo ministro della famiglia Lorenzo Fontana citando con il cuore spezzato una frase della sconsolata esponente democratica Paola Concia, lesbica militante. A proposito delle famiglie gay, la coniugata signora ha dichiarato “Non facciamo male a nessuno”. Un’ovvietà per Mattia Feltri, la cui tecnica preferita è l’indignazione a ciglio alzato mista a irrisione di chi è inevitabilmente dalla parte della storia, della logica, del senso comune violato da biechi reazionari. Costoro non hanno solo torto marcio, ma non meritano neppure di essere confutati nel merito, tanto è lampante il loro errore.

Eppure, l’argomento della Concia accolto da Feltri non è solo insidioso. È, purtroppo, assai potente. Non fanno nulla di male le coppie dello stesso sesso desiderose di matrimonio. È il classico argomento vincente del relativismo etico individualista liberale. Pensiero debole, esito fortissimo. Da ragazzini, partecipammo alla battaglia del referendum sul divorzio, in cui l’affermazione più comune, impossibile da confutare, era che nessuno era obbligato a divorziare. Si trattava solo di dare un’opportunità alle coppie infelici: nulla di male per alcuno. Nel frattempo il matrimonio, ancora limitato a un uomo e a una donna, si trasformava in un contratto. Comunque la si pensi, il divorzio facile ha mutato in profondità l’idea di famiglia e i rapporti sociali, dunque non era, non è, una norma neutra, una semplice scelta individuale che “non fa male a nessuno”.

Il copione si ripeté pochi anni dopo sul tema dell’aborto, ben più spinoso. Ebbene, a parte le disquisizioni sulla liberazione della donna (liberazione, non libertà!), i colti, i riflessivi, i “moderni” tanto attenti ai segni del tempi, dissero con tono lacrimevole che abortire non era certo un obbligo e che in fin dei conti espellere quel grumo di cellule indesiderato non faceva male a nessuno. Per il nascituro interesse zero, per il padre un ruolo del tutto marginale. Che c’entrava lui con quell’escrescenza fastidiosa in un corpo femminile?  L’aborto si è banalizzato in fretta, nessuno ci fa caso, si sono acquietati anche i preti.

Un pensoso editoriale di prima pagina, stesso giornale del Mattia Feltri di Vittorio, avverte le forze oscure della reazione in agguato: “i sessi non sono solo due, fatevene una ragione”. Negare la realtà è facile, se hai l’intero schieramento mediatico a favore, il prossimo passo sarà esigere l’espunzione dal Genesi della frase sessista, politicamente scorretta e forse segretamente eteropatriarcale “maschio e femmina li creò”. Del resto, lo slogan, efficace visti i risultati, della legge francese sui matrimoni omosessuali fu “il matrimonio per tutti”. Già, perché prima era colpevolmente limitato a maschi e femmine, escludendo tutti gli altri sessi. Facciamocene una ragione: perbacco, non fanno male a nessuno, sono fatti loro, scelte individuali, chi siamo noi per giudicare (Bergoglius dixit).

In fondo, che importa alla gente se in casa mia le pareti sono verniciate o tappezzate con carta da parati, se preferisco le patatine fritte alla verdura? Fatti miei, nessuno mi può giudicare. Individualmente, non essendo un lavoratore precario, non mi fa alcun male il lavoro flessibile, ergo non mi importa nulla di quello intermittente, somministrato e a chiamata. Nulla eccepisco allo sciopero dei bus perché uso il treno, furti, rapine e corruzione non mi riguardano se non ne sono la vittima diretta. È il liberalismo, bellezza. La società non esiste, farina del sacco della conservatrice Thatcher, ci sono solo gli individui, figurarsi la comunità. Una cappa di piombo, regole non scritte, valori obsoleti, il giudizio altrui che influenza la nostra vita.

Meglio, molto meglio, la comodità (un concetto chiave, vago quanto onnicomprensivo) di liberarmi da ogni impaccio. I contratti si invalidano, il matrimonio è una trappola a tempo indeterminato, viva la libertà, la sessualità non può essere intralciata dal fastidioso fardello della possibile nascita di figli, le nozze valgono poco o nulla tranne nel caso che siano tra sposi dello stesso sesso. Allora, il matrimonio, cui dovrà essere rapidamente dato un nome meno imbarazzante, non legato all’antiquata figura della madre, diventa improvvisamente importantissimo. Deve essere “per tutti”, egalité, che male c’è?

Nessuno, tranne la dissoluzione della comunità, la frantumazione delle famiglie, la perdita della stessa società, la mancata riproduzione biologica della nostra gloriosa civilizzazione, la più grande, la più perfetta, la più libera, il compimento ideale della storia. A latere, la decomposizione della figura paterna, un rapporto tra i sessi (due, cinque, quanti, spiegatecelo affinché possiamo farcene una ragione) fatto di conflitti, distanza, rancore, una convivenza civile privata di qualunque valore comune. L’unico principio è che ciascuno ha i suoi o anche nessuno, con tutte le ostilità reciproche, le incomprensioni, i nuovi muri, le barriere di odio, l’assenza di codici comuni. Atomi reciprocamente ostili riuniti in sodalizi provvisori.

Tuttavia, niente paura, la rivoluzione familiare, etica, civile di mezzo secolo “non fa male a nessuno”. Si limita a dissolvere. Un suicidio gaio, spensierato, tra musica e colori. Capitò anche al Titanic, orgoglio dell’ingegneria navale del primo Novecento. Affondò perché un iceberg, la natura, fu più forte del possente manufatto umano. La musica risuonò sino all’ultimo, i saloni erano pieni di gioia, la festa era all’apice. Poi, il colpo: prima, quell’iceberg non aveva mai fatto male a nessuno.

Share →

17 Responses to “Le famiglie gay non fanno male a nessuno”, ci spiega il bravo giornalista – di Roberto Pecchioli

  1. lister ha detto:

    A me fa male! Anzi, fa schifo!!

  2. Nicola B. ha detto:

    Sono fuori tema lo so ma fino ad un certo punto……A proposito di ” non fa male a nessuno…” ecco a voi i negozi che vendono la cannabis in modo legale perché è stata approvata una legge ( indovinate da chi ……? ) che consente di vendere cannabis a patto che la quantità non superi una certa quantità….modica appunto… E quindi ecco spuntare come funghi in Italia, negozi che la vendono presente in mille prodotti , tutto legale. Ed in più anche gadgets che la pubblicizzano come magliette e portachiavi ecc ……l’articolo de Il Giornale dice che sono choccanti i manifesti , ma choccante è la commercializzazione del male non dire la verità e cioè che il male fa male….

    Roma, manifesti choc contro negozi che vendono prodotti alla marijuana
    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/roma-manifesti-choc-contro-negozi-che-vendono-prodotti-1537882.html

    • Alberto ha detto:

      1) La quantità di principio attivo nella Cannabis venduta è talmente bassa che fa più male il fumare tabacco.
      2) E’ stato riconosciuto che l’uso moderato della Cannabis è utile in molte terapie.
      3) E’ meglio lasciare la vendita della quasi innocua Cannabis nelle mani delle bande di delinquenti?
      4) Ti ricordo che lo Stato consente anche la vendita del dannosissimo alcool e del dannosissimo tabacco.

  3. Nicola B. ha detto:

    Cannabis legale, è davvero permessa la vendita in tabaccheria? – Wired
    https://www.wired.it/scienza/medicina/2018/03/16/cannabis-legale-tabaccheria/

  4. Tonietta ha detto:

    Mattia Feltri di Vittorio: da quando i limoni sono frutti delle querce?

  5. marco di Francesco ha detto:

    Preciso con sorriso!

  6. Cesaremaria Glori ha detto:

    Vittorio Feltri! Che tonfo! Un ingegno brillante, una penna facile, una logica stringente, direi quasi da filosofia scolastica, finita così malamente con una progenie che guarda ai pervertiti con noncuranza, come se si trattasse di un innocuo accoppiamento di cani in pubblica piazza. Cattivo uso della libertà, caro Feltri Vittorio. La libertà senza il senso del dovere conduce all’arbitrio. La buona pasta dei padri si vede dal risultato della progenie. Sei sulla soglia del traguardo finale e la tua brillantezza d’ingegno si offusca come nella discesa in un buio antro ove esalazioni mefitiche si uniscono a suoni scomposti e urtanti.

    • Tonietta ha detto:

      Ben detto, Colonnello! Feltri da persona arguta e intelligente qual è desta meraviglia per certe posizioni su temi rilevanti, quali, ad esempio, l’eutanasia; ed anche per essere un ateo convinto, nonostante la fraterna amicizia che lo lega al cattolico e per giunta ciellino Renato Farina, mai da lui abbandonato, neanche nei momenti più difficili. Ha la sua bella età la qual cosa dovrebbe conferirgli saggezza. Speriamo.l

  7. Annarita ha detto:

    Non è vero che non fanno male a nessuno: fanno male a se stessi, agli evventuali bambini che comprano, alla società tutta, perchè il peccato che grida vendetta al cospetto di Dio attira l’ira di Dio sulla terra e solitamente non arrivano fulmini singoli che fulminano il peccatore, il castigo che deriva da un peccato pubblico (oltretutto sovvenzionato e legiferato dallo Stato) ricade su tutti. In questo caso, la frase: mal comune, mezzo gaudio, non funziona. Le leggi devono portare ad atti virtuosi e condannare atti viziosi, perchè il fine dell’uomo, non è razzolare nel fango, ma: conoscere, amare e servire Dio. Nè più, nè meno. Chissà quando rivedremo un politico coraggioso che sappia dire questo senza badare ai gridolini delle donnine od omine isteriche.

  8. Marisa ha detto:

    Carissimo Mattia Feltri, a volte ci sembra di dover dare ragione e giustizia a chi (in buona fede o no) fa affermazioni che a tutta prima ci sembrano plausibili, anche se forse non ci siamo presi la briga di vagliarne tutti i pro e i contro.
    E quello che mi allarma e mi ferisce, oggi molto più di ieri, è il constatare che vi sono molte figure di giornalisti che si lasciano tentare da questo andazzo (sì, purtroppo è un andazzo, e anche particolarmente grave). Non so se in passato abbondassero i giornalisti che sentivano forte l’importanza della loro professione come influenzatrice dell’opinione comune, del sentire comune e del costume (molto più importanti di quel che non si creda, nel bene e nel male).
    So però per certo – perché lo constato tutti i giorni con dolore, leggendo e seguendo i talk show – che il ‘giornalismo senza testa’ e il ‘giornalismo a libro paga’ stanno diventando sempre più socialmente patogeni, e che è solo per grazia di Dio che il popolo può sfuggire dalle loro sirene adescatrici.

    (segue)

  9. Marisa ha detto:

    (segue dal precedente post)

    Venendo più direttamente all’articolo di Roberto Pecchioli, condivisibile a mio avviso fin nelle virgole, le chiedo senza polemica: lei si è mai interessato in via professionale della sorte dei figli delle coppie omosessuali (maschili e femminili)?
    Gli statunitensi lo hanno già fatto, con ricerche degne del loro approccio pragmatico-scientifico (= condotto su campioni d’indagine MOLTO AMPI, e non su numeri da barzelletta com’è stato fatto in Italia circa 2 anni fa, e per di più da qualche ricercatrice coinvolta nel problema perché lesbica). Gli USA evidentemente si sono sobbarcati lavoro e costi di questa indagine perché alle prese con la piaga del fenomeno del suicidio fra gli adolescenti: dalle loro ricerche, anche in campo psichiatrico, è emerso che il tasso di suicidio fra i figli adolescenti di coppie omogenitoriali è pari a CIRCA DIECI VOLTE quello dei figli di coppie eterogenitoriali.
    Altro che “Noi non facciamo male a nessuno!”
    (segue)

  10. Marisa ha detto:

    (segue dal precedente post)

    È poiché Lei è anche padre, le auguro col cuore di abbracciare e fare sua la convinzione che le sue parole e i suoi scritti hanno un peso assolutamente potenziato e moltiplicato rispetto a quelli di persone comuni come la sottoscritta.
    E che a voi giornalisti, .come a tutti coloro che portano l’onore e l’onere di parlare a vaste platee di persone, magari giovani menti (e verosilmente lussandone le fino ad allora oneste e innocenti convinzioni) sarà chiesto spiritualmente molto di più, sotto il profilo della cattiva spendita e gestione della responsabilità personale e professionale.
    Mi auguro che per qualche via le giungano questi miei pensieri e la ringrazio per l’attenzione.

  11. Alberto ha detto:

    Per quanto riguarda, invece, l’articolo di Pecchioli concordo pienamente.

  12. Marco Boggia ha detto:

    Chissà se Feltri jr si accorge del fatto che ciò che secondo lui “non fa male a nessuno” non è che – né più né meno – una propaggine della Rivoluzione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

 caratteri disponibili

“Le famiglie gay non fanno male a nessuno”, ci spiega il bravo giornalista – di Roberto Pecchioli