Calendario tradizionale. Giovedì 8 febbraio  – San Giovanni di Matha, Prete e Confessore  Per il Martirologio, clicca qui

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Gentili amici,

è importante mantenerci fedeli nel nostro impegno per la preghiera di riparazione, perché gli oltraggi al Sacro Cuore di Gesù sono quotidiani e condotti a ogni livello. Altrettanto insistente e continua deve essere la nostra preghiera di riparazione. Preghiamo anche perché il Signore voglia presto darci Santi Pastori che possano guidare i fedeli in questa epoca di smarrimento, di confusione e di empietà. Possiamo rileggere, cliccando qui, le modalità della preghiera di riparazione. È prezioso anche l’ausilio del libretto con gli Atti di devozione al Sacro Cuore e le Litanie del Sacro Cuore (clicca qui).

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Per la nostra formazione, concludiamo la lettura della “Vita di Martino”, di Sulpicio SeveroIl testo potrà anche essere scaricato in formato pdf cliccando qui; in tal modo potrete costituire e conservare la vostra biblioteca di letture di formazione.

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NOTIZIE E AVVISI

 I sacerdoti della Fraternità San Pio X celebrano la Santa Messa in rito antico in diverse città. Per l’elenco completo delle Cappelle in Italia e orari delle celebrazioni, clicca qui.

Tutte le domeniche e i giorni festivi a Savona, alle 17.30 si recita il S. Rosario e alle 18.00 si celebra la S. Messa in rito antico. Nelle solennità il S. Rosario viene sostituito, alle 17.15 dal canto dei Vespri.

– Tutte le domeniche e i giorni festivi a Bologna si celebra la S. Messa in rito antico alle ore 18.00 nella chiesa di Santa Maria della Pietà in via San Vitale.

 Ogni primo giovedì del mese a Bologna si celebra la S. Messa in rito antico alle ore 21.00 nella parrocchia di San Giuseppe Cottolengo in via Marzabotto.

 Tutte le domeniche e i giorni festivi a Verona si celebra la S. Messa in rito antico alle ore 11.00 nella Rettoria Santa Toscana, in piazza XVI Ottobre n. 27.

– Tutti i sabati e nei giorni delle solennità a Brescia si celebra la S. Messa in rito antico alle ore 18.00 nella chiesa di San Zeno al Foro (piazza Carducci). Alle 17.30, recita del S. Rosario, esposizione del Santissimo Sacramento e benedizione eucaristica.

– Ogni domenica e festa di precetto a Pavia si celebra la S. Messa in rito antico, alle ore 9.30 nella chiesa dei Santi Filippo e Giacomo, in via Luigi Porta (centro storico).

– Nella diocesi di Prato si celebra regolarmente la S. Messa in rito antico in latino, in seguito al Motu Proprio “Summorum Pontificum” del 2007 nelle seguenti chiese: la chiesa dello Spirito Santo a Prato (piazza del Collegio), ogni domenica e festa di precetto ore 17.00; la chiesa di Santa Cristina a Pimonteogni domenica ore 10.00; la chiesa di San Martino a Paperino a Prato la prima domenica del mese ore 16.00 e ogni giovedì ore 7.30; la chiesa del Sacro Cuore a Prato (Via Benincasa), tutti i primi venerdì del mese ore 21.00; la Badia di Vaiano, da febbraio a giugno, un sabato al mese. Per il calendario dettagliato clicca qui.

 Ogni domenica e festa di precetto a Firenze, alle ore 11.00 e alle ore 19.00, nella chiesa dei Santi Michele e Gaetano, viene celebrata la Santa Messa in rito antico. Al sabato le celebrazioni sono alle ore 7.30 e 11.00 e nei giorni feriali alle ore 7.30 e 18.30.

– Ogni domenica e festa di precetto a Belluno, alle ore 8.30, nella chiesa di San Pietro (parrocchia del Duomo), viene celebrata la Santa Messa in rito antico.

– In Alto Adige/Sud Tirolo viene celebrata la Santa Messa in rito antico: ogni prima Domenica al mese a Silandro in via Ospedale alle ore 18, ogni terza Domenica al mese a Bolzano in via Weggenstein alle ore 18, ogni quarta Domenica al mese a Bressanone nella chiesa Mariahilf/Zinggen alle ore 18, ogni 8 del mese nella chiesa parrocchiale a Cengles alle ore 17.

 Ogni domenica e festa di precetto a Bergamo, alle ore 9.00 e ogni venerdì alle ore 20,30, nella chiesa della Madonna della Neve, viene celebrata la Santa Messa in rito antico. Al termine della S. Messa del primo venerdì del mese, Adorazione Eucaristica e recita delle Litanie del Sacro Cuore di Gesù. Per essere aggiornati sulle celebrazioni in rito antico, cliccare su https://www.facebook.com/madonnadellanevebergamo/

–  Ogni domenica e festa di precetto a San Lorenzo, frazione di Pizzoli (AQ), alle ore 18.00, presso l’Abbazia di Sant’Equizio, viene celebrata la Santa Messa in rito antico.

– Ogni domenica e festa di precetto a Milano, nella chiesa di Santa Maria della Consolazione, in largo Cairoli, viene celebrata alle 10.00 la Santa Messa in Rito ambrosiano antico. Per  informazioni:http://messatradizionalemilano.blogspot.it/ .

– Ogni domenica e festa di precetto, a Monza, viene celebrata la Santa Messa in rito antico alle 18.45, nella chiesa delle Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento, via Italia 37. Per informazioni, cliccare “La Messa di sempre – Monza” . 

 Ogni domenica e festa di precetto a Legnano, nella chiesa della Madonnina, in via Sempione angolo via Ronchi, viene celebrata alle 17.30 la Santa Messa in Rito ambrosiano antico. Per informazioni: http://www.ambrosianeum.net/ .

– Ogni primo venerdì del mese, al Priorato Madonna di Loreto, a Rimini-Spadarolo, alle ore 21, Adorazione Eucaristica notturna per riparare le offese e gli oltraggi al Sacro Cuore di Gesù.

– a Firenze, nell’Oratorio di S. Francesco Poverino, Santa Messa domenicale in rito antico alle ore 10 e tutti i venerdì, alle ore 18.30, Preghiera di Riparazione (S. Rosario, Litanie del Sacro Cuore, Atto di riparazione ed altre preci anche per impetrare l’aiuto divino alla Chiesa martire della ferocia islamica). Per informazioni: Dante Pastorelli, dante.pastorelli@virgilio.it, tel. 055.600804.

– Ogni venerdì un gruppo di fedeli si ritrova per la preghiera a Cremona. Per informazioni: Mauro Faverzani  – mauro.faverzani@gmail.com

– Ogni primo venerdì del mese viene celebrata la Santa Messa in rito antico alle 19.30 a Modena nella parrocchia dello Spirito Santo in via Fratelli Rosselli. Vi partecipano alcuni aderenti alla Lega di riparazione  secondo le intenzioni proposte dalla nostra iniziativa. Ricordiamo che nella medesima chiesa viene celebrata ogni domenica alle 17 la S. Messa (dal 2007) e, a richiesta, anche gli altri sacramenti.

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– Se altri sacerdoti fossero disposti a fare lo stesso nella zona in cui operano, ce lo facciano sapere e provvederemo a darne comunicazione.

– Ricordiamo che è possibile anche il semplice incontro tra laici che preghino secondo le intenzioni della Lega come già indicato. Anche in questo caso, sarebbe utile segnalarcelo in modo da poterne dare comunicazione. Rimane il fatto che lo strumento più efficace per la diffusione è il passaparola, che sarebbe meglio chiamare apostolato.

– Nei limiti delle nostre forze, siamo a disposizione per incontrare gli amici che intendono impegnarsi in questa impresa. Per questo, si faccia riferimento all’indirizzo di posta elettronica della Lega di riparazione, legariparazione@email.it , e troveremo il modo e il tempo per farlo.

 Sia lodato Gesù Cristo

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LETTURA DI FORMAZIONE

Sulpicio Severo

Vita di Martino / ultima parte

per scaricare il testo in formato pdf, clicca qui

 

21,1. È certo che a Martino apparvero sovente anche degli angeli, così da parlare e da intrecciare vicendevoli discorsi con lui. Quanto al diavolo, lo aveva così in vista e quasi sotto i suoi occhi, da riconoscerlo sotto qualsivoglia apparenza, sia che si contenesse nella sua propria natura, sia che si trasferisse nelle diverse figure del male. 2. E sapendo di non poter sfuggirgli, il diavolo lo assaliva frequentemente con ingiurie, poiché non poteva trarlo in inganno con insidie. Un giorno irruppe nella sua celletta con un gran ruggito, tenendo in mano un corno insanguinato di bue, e mostrando la sua mano insanguinata, e tutto rallegrato dal crimine che veniva dall’aver commesso, disse: «Dov’è, Martino, il tuo potere? Ho appena ucciso uno dei tuoi». 3. Egli allora, convocati i fratelli, riferisce ciò che il diavolo aveva dichiarato; raccomanda loro di visitare accuratamente le celle di tutti per accertare chi mai fosse incorso in tale sciagura. Gli riferiscono che non mancava nessuno dei monaci, ma che s’era recato nel bosco un contadino ingaggiato per trasportar legna con il suo carro. Ordina dunque ad alcuni di andargli incontro; 4. e, non lungi dal monastero, il contadino è ritrovato quasi privo di vita. Traendo tuttavia l’ultimo respiro, indica ai fratelli la causa della ferita mortale: essendo i suoi due buoi aggiogati, mentre cercava di stringere più saldamente le corregge allentate, un bue, con una scossa del capo fuori dal giogo gli aveva piantato un corno nell’inguine. E poco dopo rese l’anima. A voi ravvisare per qual giudizio di Dio fu dato al diavolo questo potere. 5. In Martino questo era mirabile, che non solo quanto più sopra abbiamo riferito, ma molti eventi di tal genere, ogniqualvolta accadevano, li prevedeva con grande anticipo, oppure comunicava ai fratelli che gli erano stati preannunziati.

22,1. Frequentemente il diavolo, nei suoi tentativi di farsi beffe del santo con mille nocivi artifizi, si presentava alla sua vista nelle più diverse forme. Infatti a volte si mostrava sotto le apparenze di Giove, e per lo più di Mercurio, spesso anche trasfigurato nell’aspetto di Venere e di Minerva; contro di lui Martino sempre valoroso si proteggeva con il segno della croce e con l’ausilio della preghiera. 2. Si udivano in generale le invettive con le quali una turba di demoni lo assaliva con urla sfrontate; ma sapendole tutte menzognere e vane, non si lasciava turbare da quei rimproveri. 3. Attestavano anche taluni fratelli di avere udito il demonio con sfrontate grida assalire Martino perché aveva accolto nel monastero alcuni fratelli poi riconvertiti, i quali in precedenza avevano perduto per diversi errori la grazia del battesimo; e il diavolo esponeva le loro colpe rispettive. 4. Contestando il diavolo, Martino aveva ribattuto fermamente che le antiche colpe erano emendate da una migliore condotta di vita, e per misericordia del Signore si dovevano assolvere dai peccati coloro che avessero desistito dal peccare. Quando il diavolo gli replicò che per nulla si conveniva il perdono ai colpevoli, e che ai caduti una volta nel peccato non poteva accordarsi alcuna clemenza dal Signore, si dice che Martino abbia inveito con parole di tal fattura: 5. «Se tu stesso, miserabile, smettessi di perseguitare gli uomini e ti pentissi dei tuoi misfatti, almeno in quest’epoca in cui è prossimo il giorno del giudizio, io per mia parte ti prometterei misericordia con sincera amicizia nel Signore Gesù Cristo». Oh, quale santa presunzione intorno alla bontà del Signore, sulla quale sebbene non poté offrire garanzia, eppure mostrò il suo sentimento! 6. E poiché abbiamo cominciato a parlare del diavolo e dei suoi artifizi, non mi sembra fuor di proposito, anche se esula dal soggetto, riferire quel che accadde, poiché in ciò si manifesta una parte delle virtù di Martino, e questa meravigliosa storia sarà giustamente tramandata come esempio di vigilanza, se in futuro accadrà che qualcosa di simile si produca n qualche luogo.

23, 1. Un certo Claro, giovane e nobilissimo uomo, poi divenuto prete, e ora condotto alla beatitudine da una santa morte, abbandonò tutto per raggiungere Martino; e in breve tempo splendette al sommo culmine della fede e di tutte le virtù. 2. E così, avendo stabilito la sua cella non lontano dal romitaggio del vescovo e dimorando presso di lui molti fratelli, un giovane, tal Anatolio, venne da Claro, simulando sotto la professione monastica ogni umiltà e innocenza, e abitò per qualche tempo in comune con tutti gli altri. 3. Poi, col passare del tempo, asseriva che degli angeli erano soliti intrattenersi a colloquio con lui. Poiché nessuno gli prestava fede, con dei prodigi costringeva buon numero dei fratelli a credergli. Infine si spinse fino al punto di dichiarare che c’era uno scambio di messaggeri fra lui e Dio, e pretendeva d’essere creduto ormai come uno dei profeti. 4. Claro tuttavia non poteva in alcun modo lasciarsi convincere a credere. E quello a minacciava l’ira di Dio e imminenti castighi, per la sua incredulità verso un santo. 5. Infine si dice che sbottò con tali parole: «Ecco, questa notte il Signore mi donerà dall’alto del cielo un candido abito, vestito del quale io dimorerò in mezzo a voi; e ciò sarà il segno che io sono una potenza di Dio, poiché ho ricevuto in dono una veste di Dio». 6. Allora grande fu l’attesa di tutti a questa dichiarazione. E verso la mezzanotte tutto il monastero sembrò scosso dal rombo d’un trepestio sul terreno; la cella dov’era rinchiuso il giovane, la si poteva veder balenare di lampi frequenti e s’udiva uno scalpiccio di gente che andava e veniva, e un brusio di molte voci. 7. Poi, tornato il silenzio, Anatolio, uscito dalla sua cella, chiama a sé un fratello di nome Sabazio, e gli mostra la tunica di cui era vestito. 8. Stupefatto, questi chiama tutti gli altri; accorre anche Claro, e avvicinato un lume considerano attentamente la veste. Era di estrema morbidezza, d’un eccezionale candore, di sfolgorante splendore, e tuttavia non si riusciva a capire di quale specie e vello fosse il tessuto; tuttavia a esaminarlo con curiosità, al tatto o alla vista non sembrava che una veste comune. Frattanto Claro invita i fratelli a concentrarsi in preghiera, affinché il Signore rivelasse loro più chiaramente di cosa potesse trattarsi. 9. E così trascorrono il resto della notte in inni e salmi. Appena risplendette il giorno, Claro prese Anatolio per la mano e voleva trascinarlo davanti a Martino, ben consapevole che egli non poteva esser tratto in inganno da un artifizio diabolico. 10. Allora lo sciagurato si mise a resistere con tutte le sue forze e a gridare, e diceva che gli era stato interdetto di presentarsi a Martino. E mentre lo costringevano ad andare per forza, la veste svanì fra le mani di quelli che lo trascinavano. 11. Così, chi potrebbe dubitare che anche questo fu un miracolo di Martino, a tal punto, che il diavolo non poté più a lungo dissimulare o celare le sue varietà, quando stavano per essere sottoposte agli occhi di Martino?

24,1. Si osservò d’altra parte che press’a poco nella medesima epoca v’era in Spagna un giovane uomo il quale s’era acquistato autorità con molti prodigi, ed era giunto a tal grado di esaltazione da spacciarsi apertamente per Elia. 2. E avendo un grande numero di persone avventatamente creduto ciò, giunse al punto di proclamare ch’egli era Cristo; ed anche in ciò riuscì a ordire il suo inganno, così che anche un vescovo di nome Rufo lo adorò come Dio: per la qual cosa lo vedemmo poi rimosso dall’episcopato. 3. Molti fratelli ci riferirono ugualmente che nella medesima epoca apparve in Oriente un individuo il quale si vantava d’essere Giovanni. Dal che possiamo inferire, per l’apparizione di falsi profeti di tal risma, che è imminente l’arrivo dell’Anticristo, il quale opera già in codesti miserabili il mistero d’iniquità. 4. E non è da trascurare con quanti grandi artifici nel medesimo periodo il diavolo tentò Martino. Un giorno, infatti, preceduto ed egli stesso circonfuso da una luce splendente, per trarlo più facilmente in inganno con la luminosità dell’assunto fulgore, e vestito anche d’un abito regale, cinto da un diadema di gemme e d’oro, con coturni dorati, sereno l’aspetto, lieto in volto (così che tutto poteva esser giudicato fuorché il diavolo), apparve a Martino in preghiera nella sua cella. 5. E poiché Martino al suo primo apparire rimase stupefatto, a lungo mantennero ambedue un profondo silenzio. Allora il diavolo per primo: «Sappi, o Martino, chi scorgi: io sono il Cristo; apprestandomi a discendere in terra, prima ho voluto manifestarmi a te». 6. A tali parole, poiché Martino continuava a tacere e non dava alcuna risposta, il diavolo osò ripetere la sua sfrontata dichiarazione: «Martino, perché dubiti? Credi, poiché vedi! Io sono il Cristo». 7. Allora Martino, alla rivelazione dello Spirito, concessagli affinché comprendesse che si trattava del diavolo e non del Signore, disse: «Non profetizzò il Signore Gesù che sarebbe venuto vestito di porpora né con un diadema splendente; io non crederò che è venuto Cristo, se non in quell’abito e aspetto in cui soffrì la Passione, e se non porta chiaramente i segni della croce». 8. A queste parole costui svanì come fumo. Riempì la cella d’un tal fetore, da lasciare evidente indizio che era proprio il diavolo. Questi fatti, che ho sopra riferito, li ho appresi dalla bocca dello stesso Martino, perché qualcuno non abbia a crederli favolosi.

25,1. Infatti, un tempo, per avere udito parlare della sua fede, della sua vita e virtù, bruciando dal desiderio di conoscerlo, intraprendemmo un lungo viaggio a noi caro, per vederlo; nello stesso tempo, poiché l’animo bramava ardentemente di scrivere la sua vita, in parte abbiamo interrogato lui stesso, nella misura in cui è stato possibile porgli delle domande, in parte abbiamo appreso le sue gesta da coloro che n’erano stati testimoni o le conoscevano. 2. Non si può credere con quale umiltà, con quale benignità egli mi accolse allora, rallegrandosi grandemente e colmandosi di gioia nel Signore, poiché era stato da noi tenuto in così gran conto da indurci a intraprendere un lungo viaggio per incontrarlo. 3. Miserevole come io sono – oso appena confessarlo –, quand’egli si degnò di farmi partecipe del suo santo pasto, lui stesso asperse d’acqua le nostre mani. La sera fu lui a lavare i nostri piedi, e non avemmo il coraggio di opporci o di contrastare la sua volontà: la sua autorità così mi sovrastava, che ritenevo un sacrilegio se non avessi acconsentito. 4. Il suo discorso con noi trattò solo sul dover tralasciare le attrazioni e i fardelli del mondo, per seguire il Signore Gesù in piena libertà e distacco; ci proponeva come il più eminente esempio della nostra epoca quello di Paolino, l’illustre personaggio di cui abbiamo fatto più sopra menzione, il quale aveva abbandonato i suoi immensi beni per seguire Cristo, e aveva così, pressoché unico in questi tempi, compiutamente messo in atto i precetti evangelici. 5. Lui dovevamo servire, quello proclamava modello da imitare; ed era beato il tempo presente d’una così grande lezione di fede e di virtù, poiché, secondo la parola del Signore, quel ricco che possedeva molti beni, con il vendere tutto e con il donare ai poveri, aveva reso possibile con il suo esempio ciò ch’era impossibile a farsi. 6. E poi, nelle sue parole e nella sua conversazione, quanta gravità, quanta dignità! Di quale ardore e forza intellettuale, di quale prontezza e facilità dava prova nel risolvere le difficoltà delle Scritture! 7. E poiché so che molti sono increduli al riguardo – infatti li ho visti non prestar fede mentre ero io stesso a farne loro ragguaglio –, chiamo a testimoni Gesù e la nostra comune speranza, che non ho mai udite sulle labbra di alcuno tanta scienza, tanto ingegno, tanta bontà e purezza di discorso. 8. Sebbene nel trattare delle virtù di Martino quant’è minuscolo tale elogio! In ogni caso, è straordinario che a un uomo illetterato non sia mancata neanche questa grazia.

26,1. Ma già il mio libro richiede la fine, il discorso deve essere concluso, non già perché sia esaurito quanto bisognava dire su Martino, ma perché noi, come quei maldestri poeti incapaci di concludere decentemente la loro opera, soccombiamo, vinti dalla mole del nostro soggetto. 2. Infatti, anche se è vero che le sue gesta ebbero la forza in qualche modo essere espresse con parole, la sua vita interiore e la ascetica condotta quotidiana, e l’anima sempre tesa al cielo, nessuna mai disquisizione – lo confesso in tutta verità – non riuscirà a esprimerli. Quella perseveranza, intendo dire, quella giusta misura nell’astinenza e nei digiuni, quella capacità di vegliare e di pregare, quelle notti trascorse nello stesso modo dei giorni, nessun minuto in cui non fosse intento al lavoro di Dio, in cui indulgesse al riposo o all’attività, così come al cibo o al sonno, se non per quel tanto che richiedono le esigenze della natura. 3. Io attesterò ancora che neanche se lo stesso Omero emergesse, come dicono, dal fondo degli inferi, potrebbe esporre tutto ciò, tant’è vero che ogni merito in Martino è troppo grande, perché possa venir formulato con parole. Mai in nessuna ora passò un attimo in cui non s’impegnasse nella preghiera o non s’applicasse alla lettura delle Sacre Scritture, quantunque anche nel leggere, o in quale altra cosa mai facesse, non allentava mai l’anima dalla preghiera. 4. Nulla di straordinario in ciò: com’è costume dei fabbri ferrai, che nell’intervallo del loro lavoro, per un certo sollievo dalla fatica percuotono la loro incudine, così Martino, anche mentre sembrava fare qualcos’altro, senza posa pregava. 5. Oh, uomo veramente santo, in cui non vi fu nessun inganno: nessuno giudicando, nessuno condannando, a nessuno rendendo male per male. Poiché tanta pazienza assunse come difesa da tutte le ingiurie, da poter venire impunemente oltraggiato, anche dagli ultimi chierici, lui che era il sommo sacerdote, non per questo li destituì dalla loro funzione, o li respinse, per quanto dipese da lui, dal suo affetto.

27,1. Nessuno l’ha mai visto in collera, nessuno turbato, nessuno afflitto, nessuno in atto di ridere; fu sempre uguale a se stesso: il volto raggiante d’una letizia per così dire celeste, sembrava estraneo alla natura umana. Giammai null’altro era sulle sue labbra se non il Cristo; 2. giammai null’altro nel suo cuore se non l’amore, se non la pace, se non la misericordia. Spesso era solito piangere anche i peccati di coloro che si mostravano suoi detrattori, e che mentre dimorava quietamente nel suo eremo lo laceravano con lingue avvelenate e denti di vipere. 3. E davvero abbiamo personalmente conosciuto alcuni, invidiosi della sua virtù e della sua vita, i quali odiavano in lui ciò che non vedevano in sé e che non erano in grado di imitare. E anche, doloroso e lamentevole sacrilegio, si riferiva che i suoi persecutori, benché estremamente pochi, non furono quasi altri che vescovi. 4. E invero non è necessario attribuire a essi un nome, benché la più parte di loro sbraitino intorno a noi. Basterà che, se alcuno di costoro legga o riconosca vere queste righe, ne arrossisca. Infatti se si adira, confesserà così che è di lui che si parla, mentre forse noi abbiamo pensato ad altri. 5. Ma noi non escludiamo la possibilità che, se costoro sono di tal specie, assimileranno anche noi nel loro odio per quell’uomo straordinario. 6. In ciò facilmente confido, che questa piccola opera riuscirà gradita a tutte le persone sante. Del resto, se qualcuno leggerà queste pagine con incredulità, cadrà egli stesso in peccato. 7. Io, per quanto mi riguarda, sono ben consapevole, spinto come sono stato a scrivere dall’autenticità dei fatti e dall’amore di Cristo, d’avere esposto l’evidente e d’aver detto la verità, e che una ricompensa da Dio sarà predisposta, come spero, non per tutti coloro che avranno letto, ma per tutti coloro che avranno creduto.

 

(fine)

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Lega cattolica per la preghiera di riparazione. Notizie e avvisi. Concludiamo la lettura della “Vita di S. Martino” di Sulpicio Severo