Calendario tradizionale. Giovedì 20 aprile 2017Per il Martirologio clicca qui

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LUNEDI’ 1° MAGGIO 2017 A PAGNANO (frazione di Merate – LC), presso il teatro OP (via Cappelletta) con inizio alle ore 09.45 e chiusura con la S. Messa, che verrà celebrata alla ore 17.30, si terrà il

TERZO INCONTRO NAZIONALE DELLA LEGA CATTOLICA PER LA PREGHIERA DI RIPARAZIONE

Per il programma dettagliato, cliccate qui.

Sarà possibile pranzare presso il ristorante Caminun (via Lunga, 19), al costo di euro 15,00, oppure mangiare al sacco.

Per esigenze organizzative vi preghiamo di comunicare la vostra partecipazione al più presto, specificando se desiderate pranzare al ristorante. In caso di nuclei familiari vi raccomandiamo di indicare il numero dei componenti. Tutte le comunicazioni andranno fatte all’indirizzo legariparazione@email.it

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Gentili Amici,

dopo la pausa pasquale riprendiamo il nostro incontro settimanale, ricordandoci l’importanza della fedeltà alla preghiera di riparazione, sia per i nostri peccati, sia per quanto vediamo con dolore accadere quotidianamente nella Chiesa e nel mondo. Preghiamo anche perché il Signore voglia presto darci Santi Pastori che possano guidare i fedeli in questa epoca di smarrimento, di confusione e di empietà. Possiamo rileggere, cliccando qui, le modalità della preghiera di riparazione. È prezioso anche l’ausilio del libretto con gli Atti di devozione al Sacro Cuore e le Litanie del Sacro Cuore (clicca qui).

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Per la nostra formazione, iniziamo la lettura del “Cur Deus homo” di Sant’Anselmo di Aosta. Il testo potrà anche essere scaricato in formato pdf cliccando qui; in tal modo potrete costituire e conservare la vostra biblioteca di letture di formazione.

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NOTIZIE E AVVISI

 I sacerdoti della Fraternità San Pio X celebrano la Santa Messa in rito antico in diverse città. Per l’elenco completo delle Cappelle in Italia e orari delle celebrazioni, clicca qui. Per le celebrazioni della Settimana Santaclicca qui.

 Tutte le domeniche e i giorni festivi a Verona si celebra la S. Messa in rito antico alle ore 11.00 nella Rettoria Santa Toscana, in piazza XVI Ottobre n. 27.

– Tutti i sabati e nei giorni delle solennità a Brescia si celebra la S. Messa in rito antico alle ore 18.00 nella chiesa di San Zeno al Foro (piazza Carducci). Alle 17.30, recita del S. Rosario, esposizione del Santissimo Sacramento e benedizione eucaristica.

– Ogni domenica e festa di precetto a Pavia si celebra la S. Messa in rito antico, alle ore 9.30 nella chiesa dei Santi Filippo e Giacomo, in via Luigi Porta (centro storico).

– Nella diocesi di Prato si celebra regolarmente la S. Messa in rito antico in latino, in seguito al Motu Proprio “Summorum Pontificum” del 2007 nelle seguenti chiese: la chiesa dello Spirito Santo a Prato (piazza del Collegio), ogni domenica e festa di precetto ore 17.00; la chiesa di Santa Cristina a Pimonteogni domenica ore 10.00; la chiesa di San Martino a Paperino a Prato la prima domenica del mese ore 16.00 e ogni giovedì ore 7.30; la chiesa del Sacro Cuore a Prato (Via Benincasa), tutti i primi venerdì del mese ore 21.00; la Badia di Vaiano, da febbraio a giugno, un sabato al mese. Per il calendario dettagliato clicca qui. Per le celebrazioni della Settimana Santa e Tempo pasquale clicca qui.

 Ogni domenica e festa di precetto a Firenze, alle ore 11.00 e alle ore 19.00, nella chiesa dei Santi Michele e Gaetano, viene celebrata la Santa Messa in rito antico. Al sabato le celebrazioni sono alle ore 7.30 e 11.00 e nei giorni feriali alle ore 7.30 e 18.30.

– Ogni domenica e festa di precetto a Belluno, alle ore 8.00, nella chiesa di Santo Stefano, viene celebrata la Santa Messa in rito antico.

– In Alto Adige/Sud Tirolo viene celebrata la Santa Messa in rito antico: ogni prima Domenica al mese a Silandro in via Ospedale alle ore 18, ogni terza Domenica al mese a Bolzano in via Weggenstein alle ore 18, ogni quarta Domenica al mese a Bressanone nella chiesa Mariahilf/Zinggen alle ore 18, ogni 8 del mese nella chiesa parrocchiale a Cengles alle ore 17.

 Ogni domenica e festa di precetto a Bergamo, alle ore 9.00 e ogni venerdì alle ore 20,30, nella chiesa della Madonna della Neve, viene celebrata la Santa Messa in rito antico. Al termine della S. Messa del primo venerdì del mese, Adorazione Eucaristica e recita delle Litanie del Sacro Cuore di Gesù. Per essere aggiornati sulle celebrazioni in rito antico, cliccare su https://www.facebook.com/madonnadellanevebergamo/

–  Ogni domenica e festa di precetto a San Lorenzo, frazione di Pizzoli (AQ), alle ore 18.00, presso l’Abbazia di Sant’Equizio, viene celebrata la Santa Messa in rito antico.

– Ogni domenica e festa di precetto a Milano, nella chiesa di Santa Maria della Consolazione, in largo Cairoli, viene celebrata alle 10.00 la Santa Messa in Rito ambrosiano antico. Per  informazioni:http://messatradizionalemilano.blogspot.it/ .

– Ogni domenica e festa di precetto, a Monza, viene celebrata la Santa Messa in rito antico alle 18.45, nella chiesa delle Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento, via Italia 37. Per informazioni, cliccare “La Messa di sempre – Monza” . 

– Ogni primo venerdì del mese, al Priorato Madonna di Loreto, a Rimini-Spadarolo, alle ore 21, Adorazione Eucaristica notturna per riparare le offese e gli oltraggi al Sacro Cuore di Gesù.

– a Firenze, nell’Oratorio di S. Francesco Poverino, Santa Messa domenicale in rito antico alle ore 10 e tutti i venerdì, alle ore 18.30, Preghiera di Riparazione (S. Rosario, Litanie del Sacro Cuore, Atto di riparazione ed altre preci anche per impetrare l’aiuto divino alla Chiesa martire della ferocia islamica). Per informazioni: Dante Pastorelli, dante.pastorelli@virgilio.it, tel. 055.600804.

– Ogni venerdì un gruppo di fedeli si ritrova per la preghiera a Cremona. Per informazioni: Mauro Faverzani  – mauro.faverzani@gmail.com

– Ogni primo venerdì del mese viene celebrata la Santa Messa in rito antico alle 19.30 a Modena nella parrocchia dello Spirito Santo in via Fratelli Rosselli. Vi partecipano alcuni aderenti alla Lega di riparazione  secondo le intenzioni proposte dalla nostra iniziativa. Ricordiamo che nella medesima chiesa viene celebrata ogni domenica alle 17 la S. Messa (dal 2007) e, a richiesta, anche gli altri sacramenti.

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– Se altri sacerdoti fossero disposti a fare lo stesso nella zona in cui operano, ce lo facciano sapere e provvederemo a darne comunicazione.

– Ricordiamo che è possibile anche il semplice incontro tra laici che preghino secondo le intenzioni della Lega come già indicato. Anche in questo caso, sarebbe utile segnalarcelo in modo da poterne dare comunicazione. Rimane il fatto che lo strumento più efficace per la diffusione è il passaparola, che sarebbe meglio chiamare apostolato.

– Nei limiti delle nostre forze, siamo a disposizione per incontrare gli amici che intendono impegnarsi in questa impresa. Per questo, si faccia riferimento all’indirizzo di posta elettronica della Lega di riparazione, legariparazione@email.it , e troveremo il modo e il tempo per farlo.

Paolo Deotto – Alessandro Gnocchi

Sia lodato Gesù Cristo

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LETTURA DI FORMAZIONE

CUR DEUS HOMO (Perchè un Dio uomo), di Sant’Anselmo d’Aosta

estratti dal Libro Primo

Per scaricare il testo in formato pdf, clicca qui

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III

OBIEZIONE DEGLI INFEDELI E RISPOSTE DEI FEDELI

Bosone – Lasciami dunque usare le espressioni degli infedeli. È giusto infatti che, siccome dobbiamo cercar di penetrare le ragioni della nostra fede, io esponga le obiezioni di coloro che non si vogliono avvicinare a essa se non sulla base della ragione. Anche se quelli cercano argomenti di ragione perché non credono e noi invece lo facciamo perché crediamo, uno e identico è l’oggetto della ricerca, se poi nelle tue risposte ci sarà qualche affermazione che sembra in contrasto con un’autorità sacra, mi sia lecito proporre questa autorità perché tu mi possa dimostrare in che senso non si opponga ad essa.

Anselmo – Dì quello che ti pare.

Bosone – Gli infedeli ci obiettano, facendosi gioco della nostra semplicità, che noi offendiamo e oltraggiamo Dio quando affermiamo che è disceso nel seno di una donna, che da una donna è nato, che si è sviluppato nutrendosi di latte e alimenti umani – passo sotto silenzio altre cose che mi paiono sconvenienti a un Dio – che ha sopportato la stanchezza, la fame, la sete, le battiture la croce e la morte tra i delinquenti.

Anselmo – In nessun modo noi offendiamo e oltraggiamo Dio; anzi, rendendogli grazie, di tutto cuore lodiamo e proclamiamo l’ineffabile grandezza della sua misericordia. Quanto più meravigliosa e paradossale è la maniera con cui egli ci ha liberato dai grandi e meritati mali in cui ci troviamo e ci ha restituito i grandi e non dovuti beni che avevamo perduto, tanto più grande è l’amore e la pietà che egli ci dimostra.

Se considerassimo attentamente quanto sia conveniente il modo in cui fu compiuta la restaurazione dell’umanità, non deriderebbero già la nostra semplicità, ma loderebbero con noi la sapiente benignità di Dio. Poiché conveniva che, come la morte era entrata nel genere umano per la disobbedienza di un uomo, così la vita ci venisse restituita per l’obbedienza di un uomo (cf Rm 5, 12-19). E come il peccato da cui trasse origine la nostra condanna ebbe inizio da una donna, così l’autore della nostra giustizia e salvezza nascesse da una donna.

E come il diavolo vinse l’uomo persuadendolo a gustare i frutti di un albero, così fu vinto da un uomo per mezzo della passione che egli sopportò appeso a un albero.

Molti altri ancora sono gli aspetti che, attentamente considerati, mostrano quanto sia ineffabilmente bella la nostra redenzione operata in questo modo.

 

(…)

V

LA REDENZIONE DELL’UOMO NON POTÉ ESSERE ATTUATA CHE PERSONALMENTE DA DIO

Bosone – La ragione umana accetterebbe più facilmente la liberazione dell’uomo se in qualche modo si dicesse che essa fu compiuta per mezzo di un angelo o di un uomo, ma non personalmente da Dio.

Dio avrebbe potuto creare un uomo esente dal peccato, senza ricavarlo dalla massa peccatrice e da un altro uomo, come fece per Adamo, e servirsene appunto per quest’opera.

Anselmo – Ma non capisci che se l’uomo fosse stato liberato dalla morte eterna da qualche altra persona, egli giustamente si dovrebbe ritenere suo servo?

In questa ipotesi egli non sarebbe stato affatto restituito in quella dignità che doveva possedere nel caso che non avesse peccato: mentre prima avrebbe dovuto essere servo solo di Dio e uguale in tutto agli angeli buoni (cf Lc 20, 36), sarebbe in seguito servo di uno che non è Dio e di cui non sono servi gli angeli.

 

(…)

XI

CHE COSA SIGNIFICA PECCARE E SODDISFARE PER IL PECCATO?

ANSELMO – Dobbiamo dunque indagare per quale motivo Dio perdoni i peccati degli uomini. Per farlo con maggiore chiarezza, vediamo prima che cosa significhi peccare e soddisfare per il peccato.

BOSONE – A te il compito di spiegare, a me quello di seguirti con attenzione.

ANSELMO – Se l’angelo e l’uomo rendessero sempre a Dio quello che gli è dovuto, non peccherebbero mai.

BOSONE – Non posso contraddire.

ANSELMO – Quindi peccare non è altro che non dare a Dio quello che gli è dovuto.

BOSONE – E quale è il debito che dobbiamo rendere a Dio?

ANSELMO – Tutta la volontà della creatura ragionevole deve essere sottomessa alla volontà di Dio.

BOSONE – Niente di più vero.

ANSELMO – Questo è il debito che l’angelo e l’uomo devono a Dio; se lo soddisfano non peccano, altrimenti peccano. E’ questa la giustizia, ossia la rettitudine della volontà, che fa i giusti o i retti di cuore (cf Sal 36, 11), cioè di volontà. In ciò consiste l’onore unico e totale che dobbiamo a Dio e che egli esige da noi.

E’ questa sola volontà che, quando può operare, rende le opere accette a Dio; quando poi non lo può, essa da sola e per se stessa piace a Dio, perché senza di essa nessuna opera è accetta. Chi non dà a Dio questo onore dovutogli, gli toglie ciò che è suo e disonora Dio: e questo è peccare.

Fino a quando non ridà quello che ha rubato, rimane nel peccato. Non basta restituire quanto fu tolto, ma, in compenso dell’ingiuria fatta, il ladro deve restituire di più di quello che ha rubato. Come colui che rovina la salute di un altro non dà a sufficienza, ridonando la salute, se non aggiunge anche qualche cosa per il dolore ingiustamente procurato; così chi lede l’onore altrui non ripaga a sufficienza rendendo l’onore, se non dà anche una riparazione gradita al disonorato, per il dolore recatogli disonorandolo.

Bisogna anche fare attenzione a questo: quando uno restituisce ciò che ha preso ingiustamente, deve anche aggiungere qualche cosa che non si potrebbe da lui esigere se non avesse rubato. Perciò, chiunque pecca deve rendere a Dio l’onore che gli ha tolto: questa è la soddisfazione di cui ogni peccatore è in debito con Dio.

BOSONE – Dal momento che abbiamo stabilito di seguire la ragione, e nonostante che tu mi metta un po’ di paura, non ho nulla da opporre a tutto questo.

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XII

E’ CONVENIENTE CHE DIO RIMETTA IL PECCATO PER PURA MISERICORDIA,
SENZA LA MINIMA SODDISFAZIONE DEL DEBITO?

ANSELMO – Ritorniamo a vedere se sia conveniente che Dio rimetta il peccato per sola misericordia, senza alcuna restituzione dell’onore che gli è stato tolto.

BOSONE – Non vedo perché non sia conveniente.

ANSELMO – Rimettere così il peccato non è altro che non punire. E poiché punire non è altro che restituire l’ordine distrutto dal peccato, se non si punisce il peccato si lascia passare il disordine.

BOSONE – Ciò che dici è secondo ragione.

ANSELMO Ma non è conveniente che Dio lasci sussistere qualche disordine nel suo regno.

BOSONE – Se dicessi altrimenti, temerei di peccare.

ANSELMO – Non è dunque affatto conveniente che Dio lasci passare il peccato senza punirlo.

BOSONE – E’ una conseguenza.

ANSELMO – Se il peccato viene rimesso senza punizione c’è un’altra conseguenza: davanti a Dio hanno lo stesso trattamento colui che pecca e colui che non pecca: e ciò non conviene a Dio.

BOSONE – Non lo posso negare.

ANSELMO – Considera anche questo. Nessuno ignora che per la giustizia degli uomini vale questa legge: Dio tiene conto della sua grandezza per ricompensarla adeguatamente col premio.

BOSONE – Così pensiamo.

ANSELMO – Ma se il peccato non viene né soddisfatto né punito, non è neppure sottomesso alla legge.

BOSONE – Non posso pensare diversamente.

ANSELMO – Se dunque il peccato viene rimesso per la sola misericordia, l’ingiustizia è meno sottomessa alla legge che non la giustizia: e questo appare molto sconveniente. La sconvenienza arriva fino a tal punto da fare l’ingiustizia simile a Dio: ché come Dio non è sottomesso ad alcuna legge, così neppure l’ingiustizia.

BOSONE – Al tuo ragionamento non mi posso opporre. Ma, siccome Dio ci comanda di perdonare gratuitamente a coloro che ci offendono (cf Mt 6, 12), sembra contraddittorio che egli comandi a noi quello che egli non può fare senza sconvenienza.

ANSELMO – Non c’è in questo nessuna ripugnanza, perché Dio ce lo comanda affinché non ci azzardiamo di usurpare quello che è esclusivamente suo: nessuno ha il diritto di vendicarsi se non colui che è il Signore di tutti (cf Rm 12, 19). Quando le autorità terrene fanno ciò con giustizia, è lui che lo fa, lui che le ha istituite a questo scopo.

BOSONE – Hai tolto la contraddizione che mi pareva ci fosse. Ma voglio avere la tua risposta anche su un altro punto.

Dio è talmente libero da non sottostare a nessuna legge né al giudizio di alcuno. E’ così benigno che non è possibile pensare a un altro che lo sia più di lui. E’ giusto e conveniente solo quello che egli vuole.

Suscita perciò meraviglia il dire che egli non vuole o che non gli è lecito perdonare l’ingiuria fattagli: lui al quale siamo soliti chiedere perdono anche per le ingiustizie fatte al prossimo.

ANSELMO – Ciò che dici della sua libertà, volontà e benignità è vero; ma dobbiamo farci di questi suoi attributi un’idea ragionevole, così da non dare l’impressione che essi ripugnino alla sua dignità. La libertà infatti è ordinata solo a ciò che è utile o conveniente, e la benignità è indegna di tal nome se commette qualche cosa che sconviene a Dio.

Quanto poi alla frase “ciò che egli vuole è giusto e ciò che egli non vuole non è giusto”, essa non significa che qualsiasi cosa sconveniente voluta da Dio diventi giusta per il fatto che egli la vuole. Se Dio volesse mentire non ne seguirebbe che la menzogna è giusta, ma piuttosto che egli non è Dio. Infatti la volontà in nessun modo può volere la menzogna, purché non si tratti di una volontà in cui la verità si è corrotta, o meglio di una volontà che si è corrotta abbandonando la verità.

Quando dunque si dice: “Se Dio volesse mentire” non si dice altro che “se Dio fosse di natura tale da voler mentire”; non ne segue però che la menzogna sia giusta. A meno che non si intenda come l’enunciazione di due cose impossibili: se ci fosse, questa ci sarebbe anche quella, ma in realtà non c’è né questa né quella. Come, per esempio: se l’acqua fosse secca,. il fuoco sarebbe umido; nessuna delle due affermazioni è vera. Così si può dire con tutta verità “se Dio vuole una cosa, questa è giusta” solo nel caso che la cosa voluta non sia sconveniente.

Se Dio vuole che piova, è giusto che piova; e se Dio vuole che qualche uomo sia ucciso, è giusto che sia ucciso. Quindi, se non è conveniente che Dio faccia qualcosa di ingiusto o disordinato, non è in potere della sua libertà, benignità, volontà lasciare impunito il peccatore che non rende a Dio quello che gli ha tolto.

BOSONE – Mi porti via tutto quello che pensavo di poterti obiettare.

ANSELMO – Considera anche queste altre ragioni in forza delle quali non è conveniente che Dio faccia così.

BOSONE – Ascolto volentieri quanto dici.

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XIII

NELL’ORDINE DELL’UNIVERSO E’ INTOLLERABILE IL FATTO CHE LA CREATURA TOLGA AL CREATORE
IL DEBITO ONORE E NON RESTITUISCA QUELLO CHE GLI HA TOLTO

ANSELMO – Nell’ordine dell’universo nulla è così intollerabile quanto il fatto che la creatura tolga al Creatore il debito onore e non restituisca quello che gli ha tolto.

BOSONE – Niente di più chiaro.

ANSELMO – Nulla è tollerato con più ingiustizia di quello che è meno tollerabile.

BOSONE – Anche questo è chiaro.

ANSELMO – Penso quindi non dirai che Dio deve tollerare quello che meno è tollerabile secondo giustizia, e cioè che la creatura non restituisca a Dio ciò che gli ha tolto.

BOSONE – Anzi vedo che bisogna negarlo assolutamente.

ANSELMO – Così pure, se nulla è più grande o migliore, di Dio, nulla è più giusto della suprema giustizia che salvaguarda il suo onore nell’ordine dell’universo: essa non è altro che Dio stesso.

BOSONE – Anche questo è evidente.

ANSELMO – Dunque Dio non salvaguarda nulla con più giustizia che l’onore della sua dignità.

BOSONE – Devo concederlo.

ANSELMO – Ti pare che lo custodisca completamente, se permette che gli venga tolto e se non esige che gli sia restituito e venga punito colui che glielo toglie?

BOSONE – Non oso dirlo.

ANSELMO – E’ dunque necessario che o sia restituito l’onore tolto, o venga inflitta la pena. Altrimenti o Dio sarebbe ingiusto con se stesso, oppure sarebbe incapace di entrambi le soluzioni: ma è una empietà solo il pensarlo.

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XIV

COME LA PUNIZIONE DEL PECCATORE ONORA DIO?

BOSONE – Capisco che non potevi dire nulla di più ragionevole. Ma vorrei udire da te se la punizione del peccatore torni a lui d’onore e a quale specie di onore appartenga. Se infatti la punizione del peccatore non fosse l’onore di Dio – in quanto il peccatore non rende ciò che deve ma è semplicemente punito – Dio perderebbe il suo onore senza poterlo riavere: ma ciò è in contraddizione con quanto è stato detto.

ANSELMO – E’ impossibile che Dio perda il suo onore. Infatti o il peccatore spontaneamente dà quello che deve, o Dio se lo prende anche se quello non vuole. Infatti o l’uomo con spontanea volontà offre a Dio la dovuta sudditanza sia non peccando sia soddisfacendo al peccato, o Dio se lo sottomette anche contro sua voglia, castigandolo; così si manifesta come suo Signore, mentre l’uomo si rifiuta con la volontà di riconoscerlo tale.

Ed è da notare che, come l’uomo peccando rapisce a Dio quello che è di Dio, così Dio castigandolo prende ciò che è dell’uomo. Poiché non si dice che è proprio dell’uomo soltanto quello che egli già possiede, ma anche ciò che ha la possibilità di avere. E poiché l’uomo è così fatto che potrebbe possedere la beatitudine se non peccasse, quando per il peccato è privato della beatitudine e di ogni bene, restituisce del suo ciò che ha tolto, anche se contro voglia.

Sebbene infatti Dio non ricavi alcuna utilità da ciò che prende – mentre l’uomo trova una utilità nei soldi che prende a un altro – tuttavia fa servire al proprio onore la cosa tolta, per il fatto stesso che la toglie. Con il toglierla egli dimostra che il peccatore e ciò che gli appartiene sono a lui soggetti.

 

 

(…)

XIX

L’UOMO NON PUÒ ESSERE SALVATO SENZA SODDISFAZIONE PER IL PECCATO

ANSELMO – E’ chiaro che Dio progettò di sostituire gli angeli caduti con gli uomini.

BOSONE – E’ certo.

ANSELMO – Quindi gli uomini che in quella superna città sostituiranno gli angeli devono essere quali dovevano essere quelli in sostituzione dei quali saranno colà, cioè quali sono ora gli angeli buoni. Altrimenti quelli che caddero non si potranno dire sostituiti e ne seguirà che o Dio non potrà ultimare il bene che ha cominciato, o Dio si pentirà d’avere cominciato un bene così grande: ma ambedue le supposizioni sono assurde.

BOSONE – Certamente è necessario che gli uomini siano uguali agli angeli buoni.

ANSELMO – Gli angeli buoni peccarono?

BOSONE – No!

ANSELMO – Si può pensare che l’uomo, il quale un giorno ha peccato, non ha ancora dato a Dio la soddisfazione per il peccato ed è lasciato senza castigo, sia uguale all’angelo che non ha mai peccato?

BOSONE – Posso pensare e riferire simili frasi, ma non posso penetrarne il significato, come non posso capire che la falsità sia la verità.

ANSELMO – Non è dunque conveniente che Dio, per sostituire gli angeli caduti, prenda l’uomo che ha peccato e non ha soddisfatto, perché la verità non permette di dire che tale uomo è elevato all’uguaglianza con gli angeli beati.

BOSONE – Così dice la ragione.

ANSELMO – Considera ora soltanto l’uomo, prescindendo dal fatto che deve essere reso uguale agli angeli, e guarda se Dio lo debba promuovere a una beatitudine sia pure simile a quella che aveva prima di peccare.

BOSONE – Tu di’ quello che pensi e io ti seguirò come potrò.

ANSELMO – Supponiamo che un signore tenga nella sua mano una perla preziosa che non è mai stata insudiciata; supponiamo che nessuno gliela possa togliere senza il suo permesso; supponiamo infine che decida di porla nello scrigno dove custodisce ciò che ha di più caro e prezioso.

BOSONE – Lo vedo come fosse qui davanti a noi.

ANSELMO – Supponi ora che, pur potendolo impedire, permetta che gli sia presa la perla di mano e gettata nel fango da un invidioso; egli dopo la raccolga sporca e, senza lavarla, la riponga in un luogo pulito e caro per conservarla così. Dimmi ora se lo stimi prudente.

BOSONE – E come lo potrei? Non sarebbe infatti stato molto meglio tenere la perla pulita e conservarla così piuttosto che sporca?

ANSELMO – Non avrebbe agito così Dio? Lui nel paradiso teneva come nella sua mano l’uomo senza peccato, quello che doveva dare come compagno agli angeli e permise – se avesse voluto infatti impedirlo, il diavolo non avrebbe potuto tentare l’uomo – che il diavolo acceso d’invidia gettasse nel fango del peccato l’uomo sia pure consenziente. Non avrebbe agito così Dio se avesse ricondotto l’uomo macchiato dalla sporcizia del peccato, senza alcuna purificazione cioè senza alcuna soddisfazione, nel paradiso dal quale era stato cacciato perché vi rimanesse sempre in quello stato?

BOSONE – Non oserei negare il paragone, se Dio agisse così; ma appunto per questo non ammetto che egli possa farlo. Sembrerebbe infatti o che non abbia potuto compiere ciò che s’era proposto o che si sia pentito del buon proposito: e questo non può accadere in Dio.

ANSELMO – Abbi dunque per cosa certissima che senza soddisfazione – cioè senza spontanea soluzione del debito – né Dio può lasciare il peccato impunito, né il peccatore può raggiungere la beatitudine; sia pure quella che aveva prima di peccare. In questo modo l’uomo non verrebbe riabilitato né posto in quello stato nel quale era prima del peccato.

BOSONE – Non posso in alcun modo contraddire le tue ragioni. Ma cosa intendiamo quando diciamo a Dio “Rimetti a noi i nostri debiti” (Mt 6, 12) e cosa intende la gente che rivolge a Dio, nel quale crede, la preghiera di rimetterle i peccati? Se diamo quello a cui siamo tenuti, perché preghiamo che rimetta? Forse che Dio è ingiusto ed esige nuovamente ciò che è Stato pagato? Se poi non paghiamo, perché lo preghiamo invano di fare ciò che egli non può fare, perché non conveniente?

ANSELMO – Chi non paga, invano dice: “rimetti”. Chi ha pagato supplica, perché anche la supplica fa parte di quanto deve essere pagato. Infatti Dio non deve nulla ad alcuno; ogni creatura invece deve a Lui; e quindi l’uomo non può trattare da pari a pari con Dio. Ma su questo non è necessario che ti dia una risposta. Quando conoscerai perché Cristo è morto, forse da te vedrai ciò che chiedi.

BOSONE – Per ora mi basta dunque ciò che mi rispondi su questa questione. Hai spiegato così chiaramente come nessun uomo possa giungere alla beatitudine col peccato o essere liberato dal peccato senza che prima abbia pagato ciò che ha rubato peccando, che anche se lo volessi non potrei dubitarne.

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XX

LA SODDISFAZIONE DEVE ESSERE COMMISURATA AL PECCATO E L’UOMO NON PUÒ DARLA DA SÉ

ANSELMO – Non dubiterai neppure, credo, che la soddisfazione deve uguagliare la grandezza del peccato.

BOSONE – In certo modo altrimenti il peccato lascerebbe qualche disordine; il che non può essere se Dio non sopporta alcun disordine nel suo regno. Ed è chiaramente stabilito che in Dio è impossibile il benché minimo inconveniente.

ANSELMO – Dì dunque: che darai a Dio per il tuo peccato?

BOSONE – Penitenza, cuore contrito e umiliato, astinenze, molti e vari lavori corporali, la misericordia che dà e perdona e l’obbedienza.

ANSELMO – Con tutto questo che dai a Dio?

BOSONE – Non onoro forse Dio quando per timore e suo amore rigetto la gioia del secolo nella contrizione del cuore; quando calpesto la quiete e i piaceri di questa vita nelle astinenze e nei lavori; quando, dando e rimettendo, distribuisco ciò che è mio; quando mi sottometto a lui nella obbedienza?

ANSELMO – Quando dai a Dio una cosa che gli dovresti anche se non avessi mai peccato, non la devi computare nel debito a cui sei tenuto per il peccato. Ora tutte queste cose che enumeri le devi a Dio. Infatti in questa vita mortale l’amore e il desiderio di pervenire a ciò per cui sei stato fatto e a questo si riferisce la preghiera – e il dolore di non essere ancora lì e il timore di non giungervi, devono essere così grandi, che tu non dovresti godere se non di quelle cose che ti danno aiuto e speranza di giungervi. Non meriti di avere ciò che non ami e desideri per quello che è, e del quale non ti addolori perché ancora non l’hai e ancora ti trovi in grande pericolo di averlo o no.

A questo appartiene anche la fuga della pace e dei piaceri mondani, che allontanano l’anima da quella vera pace e gioia, ma solo in quanto ti pare sufficiente al desiderio di pervenirvi.

Devi poi considerare il donare come un qualcosa di dovuto, perché capisci che ciò che dai non l’hai da te ma da quello di cui sei servo sia tu che quello a cui dai. E la natura t’insegna di fare al tuo compagno di servitù, cioè tu uomo a un altro uomo, ciò che vorresti ch’egli ti facesse (cf Mt 7, 12); e chi non vuole dare ciò che ha non deve ricevere ciò che non ha.

Del perdono parlerò brevemente, perché, come ho detto prima, la vendetta non ti appartiene dal momento che tu non sei tuo e colui che ti ingiuriò non è né tuo né suo, ma dal nulla siete stati fatti servi di uno stesso Signore; e se ti vendichi del tuo compagno di servitù ti arroghi un giudizio che è proprio del Signore e del Giudice di tutti.

Obbedendo, poi, che cosa dai a Dio di non dovuto, dal momento che tutto ciò che sei, che hai e che puoi lo devi a Colui che ti comanda?

BOSONE – Non oso più dire che in tutto questo io do a Dio quello che non gli devo.

ANSELMO – Che dai allora a Dio per il tuo peccato?

BOSONE – Se, quando non pecco, gli devo già tutto me stesso e quanto posso perché altrimenti peccherei, non mi resta nulla da dargli per il peccato.

ANSELMO – Che sarà dunque di te? Come potrai salvarti?

BOSONE – Se considero i tuoi ragionamenti non ne vedo il modo. Se invece ricorro alla mia fede, spero di poter essere salvato nella fede cristiana “operante per la carità” (Gl 5, 6), anche perché leggiamo: “Se il peccatore si allontanerà dal peccato e compirà ciò che è giusto” (Ez 18, 27) tutti i peccati saranno dimenticati (cf Ez 18, 22; 33, 16).

ANSELMO – Ciò è detto a coloro che o aspettarono il Cristo prima della sua venuta o credono in lui dopo la sua venuta.

Ma non ci siamo proposti di fare come se non ci siano mai stati il Cristo e la fede cristiana, quando ci siamo prefissi di cercare con la sola ragione la necessità della sua venuta per la salvezza degli uomini?

BOSONE – Così facemmo.

ANSELMO – Proseguiamo dunque con la sola ragione.

BOSONE – Sebbene tu mi conduca per certe vie difficili, tuttavia desidero molto che prosegua come hai cominciato.

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(…)

XXII

L’UOMO OFFESE GRAVEMENTE DIO QUANDO SI LASCIÒ VINCERE DAL DIAVOLO E ORA NON PUÒ SODDISFARE

ANSELMO – Ascolta un altro motivo per cui la riconciliazione dell’uomo con Dio è difficile.

BOSONE – Se la fede non mi consolasse ciò mi spingerebbe alla disperazione.

ANSELMO – Comunque ascoltami.

BOSONE – Parla.

ANSELMO – L’uomo creato senza peccato nel paradiso è stato come posto davanti a Dio, fra Dio e il diavolo, affinché vincesse il diavolo non acconsentendogli quando gli suggeriva il peccato, per la giustificazione e l’onore di Dio e la confusione del diavolo derivante dal fatto che lui più debole non peccava in terra nonostante le lusinghe del diavolo che, più forte, aveva peccato senza alcun consiglio in cielo.

Mentre poteva facilmente raggiungere questo scopo si lasciò vincere spontaneamente, col solo consiglio e senza violenza, in conformità alla volontà del diavolo e contro la volontà e l’onore di Dio.

BOSONE – Dove vuoi arrivare?

ANSELMO – Giudica tu stesso se non sia contro l’onore di Dio che l’uomo si riconcili con Dio in questo stato di impostura per l’oltraggio arrecato a Dio; a meno che prima non abbia onorato Dio vincendo il diavolo, come prima l’aveva disonorato lasciandosi vincere dal diavolo. La vittoria però deve essere tale che come, da forte e nell’immortalità potenziale, acconsentì facilmente al diavolo per peccare, così, debole e mortale quale lui stesso si fece, vinca attraverso le difficoltà della morte il diavolo per non più peccare.

Ma questo non lo può fare finché, per la ferita del primo peccato, è concepito e nasce nel peccato (cf Sal 51, 7).

BOSONE – Ripeto che ciò che dici è approvato dalla ragione, ma è impossibile.

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XXIII

QUANDO L’UOMO PECCÒ, CHE COSA RUBÒ A DIO CHE ORA NON PUÒ RESTITUIRGLI?

ANSELMO – Considera ancora una cosa senza la quale l’uomo non è riconciliato giustamente e che non è meno impossibile.

BOSONE – Ci hai già proposto di fare tante cose, per cui tutto quello che aggiungerai non farà altro che spaventarmi.

ANSELMO – Ascoltami lo stesso.

BOSONE – Ascolto.

ANSELMO – L’uomo che cosa rubò a Dio quando si lasciò vincere dal diavolo?

BOSONE – Rispondi tu, come hai già cominciato, perché non so che cosa abbia potuto aggiungere a tutti i mali che hai mostrato.

ANSELMO – Non rubò a Dio tutto ciò che si era proposto di fare con la creatura umana?

BOSONE – Non lo si può negare.

ANSELMO – Pensa alla stretta giustizia e giudica secondo questa e di’ se l’uomo soddisfi Dio secondo l’uguaglianza del peccato se non restituisce, vincendo il diavolo, ciò che rubò a Dio lasciandosi vincere dal diavolo. Per cui come, quando l’uomo fu vinto, il diavolo rubò ciò ch’era di Dio e Dio lo perdette; così, quando l’uomo vince, il diavolo perde e Dio ricupera.

BOSONE – Non si potrebbe pensare nulla di più giusto e rigoroso.

ANSELMO – Pensi che la somma giustizia possa violare questa giustizia?

BOSONE – Non oso pensarlo.

ANSELMO – In nessun modo quindi l’uomo deve o può ricevere da Dio ciò che egli progettò di dargli se prima non restituisce a Dio tutto ciò che gli rubò, così che Dio ricuperi per opera dell’uomo ciò che per opera dell’uomo aveva perduto. E questo non può avvenire che in una maniera: come tutta la natura umana per la sconfitta dell’uomo venne corrotta e posta in fermento dal peccato – e per completare quella città celeste Dio non prende nessuno che sia macchiato dal peccato – così per la vittoria dell’uomo devono venir giustificati dal peccato tanti uomini quanti sarebbero stati compresi in quel numero al cui completamento l’uomo fu creato.

Ma questo l’uomo peccatore non lo può assolutamente compiere, perché il peccatore non può giustificare il peccatore.

BOSONE – Non c’è nulla di più giusto e di più impossibile.

Ma sembra che tutto questo escluda la misericordia di Dio e la speranza dell’uomo, riguardante la beatitudine per la quale è fatto.

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XXIV

FINO A QUANDO L’UOMO NON RESTITUISCE A DIO CIÒ CHE GLI DEVE,
NON PUÒ ESSERE BEATO E LA SUA INCAPACITÀ NON GLI È DI SCUSA

ANSELMO – Aspetta ancora un po’.

BOSONE – Che cosa hai ancora da aggiungere?

ANSELMO – Se è ingiusto l’uomo che non restituisce all’uomo ciò che gli deve, a maggiore ragione è ingiusto colui che non restituisce a Dio ciò che gli deve.

BOSONE – E’ veramente ingiusto se, potendolo, non restituisce. Se invece non può perché è ingiusto?

ANSELMO – Forse può essere in qualche modo scusato se l’impotenza non è assolutamente causata da lui. Ma se l’impotenza invece è colpevole, come non diminuisce il peccato così non scusa colui che non restituisce il debito. Infatti supponiamo che qualcuno comandi al suo servo un certo lavoro e gli ingiunga di non gettarsi nella fossa che gli mostra e dalla quale non può uscire. Se il servo, infischiandosi del comando e dell’avviso del padrone, si getta spontaneamente nella fossa che gli è stata indicata e conseguentemente non può compiere il lavoro comandato, pensi che questa impossibilità lo possa scusare dal non compiere il lavoro comandato?

BOSONE – Niente affatto, anzi aumenta la colpa, perché lui stesso si è messo in quella impossibilità. E fa un doppio peccato sia perché non compie ciò che gli è stato comandato sia perché fa ciò che gli è stato ordinato di non fare.

ANSELMO – Così è inescusabile l’uomo che liberamente si obbligò al debito che non può pagare e colpevolmente si pose in questa impossibilità per cui non può dare né quello che doveva prima del peccato, cioè non peccare, né quello che deve perché peccò.

La stessa impotenza è colpa perché non ha il dovere di averla, anzi dovrebbe non averla. Come è colpa non avere ciò che si deve avere, così è colpa avere ciò che si deve non avere.

Quindi come è colpa per l’uomo non avere la capacità ricevuta di poter evitare il peccato, così è colpa per lui avere l’incapacità per la quale non può né conservare la giustizia ed evitare il peccato né restituire quello che deve per il peccato. Infatti spontaneamente compì l’azione per la quale perdette quel potere e cadde in questa impossibilità.

Non avere il potere che si deve avere è la stessa cosa che avere l’impossibilità che si deve non avere. Per cui l’incapacità di dare a Dio ciò che gli si deve, l’incapacità di restituire, non scusa l’uomo dalla restituzione. L’effetto del peccato non scusa il peccato che ne deriva.

BOSONE – E’ una cosa molto grave ed è necessario che sia così.

ANSELMO – Quindi l’uomo che non dà a Dio ciò che gli deve è ingiusto.

BOSONE – È verissimo. Infatti è ingiusto e perché non dà e perché non può dare.

ANSELMO – Ora nessun ingiusto verrà ammesso alla beatitudine poiché, come la beatitudine è la pienezza senza alcuna indigenza, così essa conviene solamente a colui nel quale c’è la pura giustizia senza alcuna ingiustizia.

BOSONE – Non oso credere un’altra cosa.

ANSELMO – Chi dunque non paga a Dio ciò che gli deve non può essere beato.

BOSONE – Non posso negare che anche questa è una conseguenza logica.

ANSELMO – Che se vuoi dire che Dio misericordioso rimette il debito a chi lo supplica per il fatto che non ha di che pagarlo, bisogna intenderlo così. Si può parlare di remissione solo o in quanto Dio rimette ciò che l’uomo dovrebbe spontaneamente dare ma non può, e cioè una cosa tale da compensare il peccato, il quale non dovrebbe essere commesso neppure per la conservazione di qualsiasi cosa che non sia Dio; oppure in quanto egli omette di punire l’uomo togliendogli contro sua voglia la beatitudine, come ho già detto. Ma se Dio rimette ciò che l’uomo spontaneamente deve dare per la ragione che non lo può dare, tanto vale dire che Dio rimette ciò che non può ottenere. Ma è un oltraggio attribuire a Dio questa misericordia.

Ma se Dio rimette ciò che doveva togliere al peccatore contro sua voglia perché questo è nella impossibilità di dare spontaneamente ciò che deve dare, Dio riduce la pena e rende l’uomo beato proprio per il peccato, in quanto questo ha ciò che deve non avere. Infatti deve non avere l’impossibilità e quindi, finché l’ha e non soddisfa, è nel peccato.

E certamente questa misericordia di Dio è troppo contraria alla sua giustizia, la quale permette di dare per il peccato soltanto il castigo. Quindi come è impossibile che Dio si contraddica, così è impossibile che sia misericordioso in questa maniera.

BOSONE – Vedo che occorre cercare un’altra specie di misericordia divina.

ANSELMO – Supponiamo vero che Dio rimetta a colui che non dà ciò che deve proprio perché non può.

BOSONE – Lo vorrei proprio.

ANSELMO – Ma finché non darà, o vorrà dare o non vorrà. Se vuole ciò che non può, sarà bisognoso; se poi non vuole, sarà ingiusto.

BOSONE – Nulla di più chiaro.

ANSELMO – Sia egli bisognoso o ingiusto, in entrambi i casi non sarà beato.

BOSONE – Anche questo è chiaro.

ANSELMO – Quindi finché non darà, non potrà essere beato.

BOSONE – Se Dio segue il dettame della giustizia, non rimane certo più alcuna via di salvezza per il povero omiciattolo, e la misericordia di Dio sembra sparire.

ANSELMO – Hai domandato la ragione, eccotela. Non nego che Dio sia misericordioso, che salvi gli uomini e i giumenti, come moltiplicò la sua misericordia (cf Sal 36, 7-8).

Ma parliamo di quell’ultima misericordia che dopo questa vita renderà l’uomo beato. Che questa misericordia debba darsi soltanto a colui cui sono stati rimessi i peccati completamente, e che la remissione dei peccati non possa avvenire senza che sia stato pagato il debito che si deve per il peccato secondo la gravità del peccato stesso, penso d’averlo dimostrato sufficientemente con le ragioni esposte sopra. Che se ti sembra di poter obiettare qualcosa contro queste ragioni, lo devi dire.

BOSONE – Non vedo come anche una tua ragione possa essere in qualche modo dimostrata debole.

ANSELMO – Anch’io lo penso, considerandole bene. Tuttavia anche se una sola di tutte quelle che ho esposto venisse consolidata dalla inespugnabile verità questa dovrebbe essere sufficiente. Infatti la verità mostrata con uno o più argomenti invincibili è ugualmente protetta da ogni dubbio.

BOSONE – E’ così.

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XXV

È NECESSARIO CHE L’UOMO SIA SALVATO DAL CRISTO

BOSONE – Come dunque l’uomo sarà salvato se non può saldare il suo debito e se non deve essere salvato qualora non lo saldi? O con quale coraggio oseremo dire che Dio, e ricco in misericordia (Ef 2, 4) più di quanto l’intelletto umano possa capire, non possa esercitare questa misericordia?

ANSELMO – Questo ora lo devi chiedere a quelli in vece dei quali tu parli, che pensano che Cristo non sia necessario alla salvezza dell’uomo. Come potrebbe l’uomo essere salvato senza Cristo?

Che se non lo possono in alcun modo dire, cessino dal deriderci e si avvicinino e si uniscano a noi che non dubitiamo che l’uomo può essere salvato per il Cristo, oppure disperino di ogni possibilità di salvezza. Che se ciò li atterrisce, credano con noi nel Cristo per poter essere salvati.

BOSONE – Ti domanderò, come ho fatto all’inizio, di mostrarmi per qual ragione l’uomo è salvato per opera del Cristo.

ANSELMO – Non è sufficientemente provato che l’uomo può essere salvato per il Cristo, quando anche gli infedeli accettano che l’uomo può in qualche modo essere beato e se, come già è dimostrato, affermiamo che senza il Cristo non può essere assolutamente trovata la salvezza dell’uomo?

L’uomo potrà essere salvato o per opera del Cristo o per opera di qualche altro o in nessun altro modo. Quindi se è falso che possa essere salvato per opera di qualche altro o in nessun altro modo, è necessario che ciò avvenga per opera del Cristo.

BOSONE – Se uno vede sì il motivo che impedisce la salvezza in qualche altro modo, e non vede sufficientemente il motivo che prova come essa possa venire realizzata dal Cristo, e perciò afferma che ciò non può avvenire né per opera del Cristo né di qualche altro, che cosa gli risponderemo?

ANSELMO – Che cosa si deve rispondere a colui che dichiara impossibile una cosa che deve necessariamente esistere, perché non sa come esista?

BOSONE – Che è un insensato.

ANSELMO – Quindi non bisogna badare a quanto dice.

BOSONE – E’ vero. Ma occorre dimostrargli proprio per qual motivo esista ciò che egli stima impossibile.

ANSELMO – Non comprendi da quello che prima abbiamo detto, che è necessario che alcuni uomini raggiungano la beatitudine? Infatti se non è conveniente per Dio condurre l’uomo macchiato a quella beatitudine per la quale è stato creato senza macchia, perché altrimenti sembrerebbe pentito del bene cominciato o nella impossibilità di compiere quanto s’era proposto; a maggior ragione per la stessa inconvenienza è impossibile che nessun uomo venga condotto alla beatitudine per la quale è stato creato.

Quindi o fuori della fede cattolica si deve trovare una soddisfazione del peccato, della quale abbiamo esposto prima la natura e di cui nessun ragionamento prova l’esistenza; o si deve credere senza alcun dubbio che si trova in essa. Poiché ciò che è dimostrato veramente esistente da argomentazioni necessarie non deve essere messo in dubbio anche se l’intelligenza non comprende come esso esista.

BOSONE – Ciò che dici è vero.

ANSELMO – Quindi che cosa cerchi ancora?

BOSONE – Non sono venuto affinché tu mi dissipi i dubbi della fede, ma mi mostri le ragioni della mia certezza. Quindi, come mi hai condotto per le vie della ragione a vedere che l’uomo peccatore deve a Dio per il peccato ciò che non può dare e che finché non l’avrà dato non potrà essere salvato, così voglio che mi conduca a capire per quale razionale necessità debba compiersi tutto ciò che la fede cattolica ci comanda di credere del Cristo se vogliamo essere salvati; come tutto ciò contribuisca alla salvezza dell’uomo; come Dio salvi l’uomo per misericordia pur non rimettendogli il peccato senza che questi abbia soddisfatto al debito derivato dal peccato.

E affinché le tue argomentazioni siano più certe comincia pure da lontano e costruiscile sopra un solido fondamento.

ANSELMO – Dio mi aiuti, poiché tu non mi risparmi e non consideri la pochezza della mia scienza a cui comandi un’opera così grande.

Tuttavia tenterò, dal momento che ho cominciato, confidando non in me ma in Dio e farò con il suo aiuto quel che potrò.

Ma per non annoiare con uno svolgimento troppo lungo colui che vorrà leggere queste cose, inseriamo un nuovo esordio che separi quanto fu detto da quello che diremo.

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