Si moltiplicano ultimamente gli appelli all’unità dei cattolici, alla carità e allo spirito fraterno. È giusto e doveroso fare questi richiami, purché le parole vengano usate nel loro giusto significato. E purché non siano usate per chiudere (o far chiudere) gli occhi di fronte alla realtà.

di Paolo Deotto

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zzccLa Chiesa sta vivendo una situazione di crisi che non credo abbia precedenti nella sua bimillenaria storia, perché non stiamo assistendo solo ad eventi riprovevoli, se non scandalosi, frutto della debolezza dell’uomo – che è peccatore, non scordiamocelo – ma addirittura vediamo messi in discussione gli stessi principi fondamentali, e la casa costruita sulla roccia sembra sempre più costruita sulla sabbia. Una pastorale sempre più confusa, un’ansia di “apertura al mondo” portano inevitabilmente anche alla confusione sulle basi dottrinali. Il solo porsi determinate domande (un esempio per tutti: la Comunione ai divorziati risposati) è già un segnale gravissimo, perché non si possono porre domande su ciò che è per sua natura indiscutibile.

Sul fronte pro-life non da oggi si scontrano due posizioni: quella della difesa della Vita “senza compromessi” e quella di chi afferma, e si presume e si spera che lo faccia in buona fede, la possibilità di aperture, collaborazione, dialogo con un mondo che ha già dimostrato nei fatti la feroce avversione alla vita. Già mesi fa mi capitava di scrivere un articolo sulla confusione che poteva nascere da certe “classificazioni” dell’abortismo (libertario, umanitario, ecc.), laddove l’abortismo, se anche teorizzasse l’uccisione di un solo innocente, è una dottrina perversa, né è possibile alcun dialogo con chi la professa.

Una posizione di difesa della vita “senza compromessi” comporta ovviamente anche una capacità di riconoscimento della realtà, per quanto ciò possa risultare sgradevole. E la realtà ci dice che, purtroppo, non solo da parte di politici (che pur si dichiarano cattolici) ma anche da parte di tanti Pastori non ci si può aspettare un vero aiuto. Anzi, spesso è accaduto di trovare in essi dei veri ostacoli.

La Provvidenza però non abbandona mai e giustamente si è da più parti sottolineato che il “Popolo della Vita”, quello che è stato protagonista della grande crescita, anno per anno, di iniziative come la Marcia Nazionale per la Vita, è nato “dal basso” (clicca qui), ossia dal risveglio di quei sani sentimenti popolari che, ringraziando il Signore, non muoiono nemmeno nei tempi più bui della Storia. Molte volte nella Storia il popolo si è mostrato custode fermo e sicuro di ciò che i Pastori stessi sembravano aver dimenticato.

In questa situazione di oggettiva difficoltà, di Chiesa allo sbando, di messaggi contradditori, è naturale che sorgano discussioni sulle modalità, sulle strategie, su ciò che insomma sia meglio fare per affermare e difendere i principi non negoziabili. Discussioni sulle modalità, sulle azioni, che divengono molto pericolose se scivolano sul piano inclinato delle azioni che rischiano di mettere in discussione gli stessi principi che si devono affermare e difendere. Per tornare all’esempio di prima, se io metto in discussione il fatto di consentire o meno a un divorziato risposato di ricevere la S. Comunione (e magari lo faccio per un malinteso spirito di “carità), metto in discussione la stessa Dottrina della chiesa sul matrimonio indissolubile.

Per tornare al fronte pro-life, è naturale, ma anche doveroso, che io esprima il mio dissenso verso quelle azioni che rischiano di mettere in discussione gli stessi principi fondamentali, ossia la difesa assoluta della Vita, senza alcun compromesso. La più piccola smagliatura nella rete porta prima o poi allo sfascio della rete.

Discussione sui metodi, quindi. Doverosa e utile per individuare, con spirito fraterno, le strategie migliori per lottare contro un mondo il cui principe, non scordiamocelo, lavora per la distruzione. Ma se di fatto si mettono in discussione anche i principi, se lo spirito fraterno viene meno, se la discussione scade nello scontro personale, è allora altrettanto inevitabile e doveroso assumere posizioni chiare e nette e, ove necessario, dissociarsi da chi oltretutto fa attacchi personali. Perché, parliamoci chiaro, lo stesso fatto di far cadere la discussione negli attacchi personali dimostra che la difesa dei principi non negoziabili è comunque in secondo piano rispetto alle proprie ambizioni, ai risentimenti, alla vanità.

In questa situazione, per tornare al titolo di questo articolo, le esortazioni all’unità, alla concordia, sono tanto belle quanto fuori luogo, perché solo nella Verità, ovvero nel non transigere mai sui principi, si possono esercitare la carità e lo spirito fraterno. Esiste una gerarchia dei valori; se la capovolgiamo ci mettiamo sulla strada rovinosa di un umanitarismo senza basi. Diventiamo come quella tale casa costruita sulla sabbia.

Nella gran confusione in cui si vive, una delle parole il cui significato è stato di più stravolto è senza dubbio la parola “ecumenismo”. Il falso spirito ecumenico ci porta alla rovina, perché ci illude. La Verità per sua natura è una sola,e solo aderendo ad essa si può arrivare poi al dialogo, al confronto, alla discussione costruttiva.

Per concludere, cerchiamo di essere il più chiari possibile: tra i fedeli deve senza dubbio regnare la concordia; senza dubbio la divisione è opera del demonio. Ma la concordia è possibile solo nella Verità. Altrimenti si usano parole di contrabbando, si predicano atteggiamenti che non sarebbero più di carità, bensì di remissività, di resa al mondo.

Ci sono fatti e atteggiamento che è impossibile non vedere. Di fronte ad essi la critica severa non è “divisiva” (parola venuta di gran moda). È semplicemente doverosa.

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9 Responses to L’unità è possibile solo nella Verità – di Paolo Deotto

  1. maria ha detto:

    In pieno accordo con Lei. L’ unità nella Verità.

  2. Diego ha detto:

    Condivido al 100% questo splendido articolo, io ero fra coloro che auspicavano una riappacificazione fra Agnoli e De Mattei, ma essa è possibile solo nella Verità, ovvero Agnoli deve tornare a combattere l’aborto senza compromessi e senza false distinzioni!
    Concordo anche sul fatto che è gravissimo porsi domande su ciò che è Già stato stabilito da Dio una volta per tutte: se, come si augura Kasper, il sinodo dovesse aprire alla Comunione ai divorziati risposati e alla contraccezione (e ci tengo a ricordare che gran parte della contraccezione è abortiva, ad esempio la spirale causa 460 MILIONI di aborti all’anno) ci troveremmo di fronte ad uno scisma capitale: non saremmo noi fedeli tradizionalisti ad abbandonare la Chiesa Cattolica, ma quella parte della Gerarchia che dovesse sfidare Dio così apertamente da abolire il 5° il 6° e il 9° Comandamento e da profanare volontariamente il Corpo di Cristo; a noi toccherà soltanto prendere atto di scisma avvenuto e continuare a restare nella Chiesa Cattolica (l’unità è possibile solo nella Verità e chi resta nella Verità non scisma dalla Chiesa di Cristo)!
    In un simile periodo di crisi, ben più grave e generalizzata di quella ai tempi di Sant’Atanasio è necessario parlare CHIARO, d’altra parte anche ai tempi di quel grande santo si rischiò lo scisma capitale e lui non indietreggiò in nome di una falsa obbedienza e/o di una falsa unità!

  3. sestolese ha detto:

    Perfettamente d’accordo! Con questa storia della “misericordia” si sta riempiendo l’Inferno. Una volta, al Catechismo, si insegnava che la presunzione di salvarsi senza merito e l’ostinazione nei peccati costituivano peccati contro lo Spirito Santo

  4. Tonietta ha detto:

    Tutto vero, Direttore. Nessun cedimento, nessuna debolezza. Lo spirito fraterno esige il rispetto dell’unica Verità che è indiscutibile ed immutabile, non si piega agli umori e alle voglie del mondo, non indulge ai compromessi, non si avvale delle mezze misure per rendersi accettabile. “O con Me o contro di Me” è l’imperativo indiscutibile, non ci sono scappatoie. Dispiacciono i contrasti fra fratelli, soprattutto quando scivolano, come Lei ben dice, sullo scontro personale, su certi atteggiamenti di stizza che non portano da nessuna parte, ma servono solo a far godere l’avversario. Imploriamo dal Signore il dono della Sapienza che persegue il bene e pratica la giustizia. Ma il rigore è d’obbligo!

  5. Nonc'è ha detto:

    Bene, siamo d’accordo !
    E aggiungo parole non mie, che la vera Carità è solo e soltanto nella Verità, ovvero seguendo la Verità che è Via e Vita.
    Il resto, sono chiacchiere da demonio e come tali vanno rifiutate come coloro che le esprimono.
    Lo dicevano S. Pio V, S.Pio X, Pio XI, e Pio XII. Più tanti altri che non hanno fatto altro che ammonire sull’astuzia degli incantatori, finti pastori.

  6. Francesco Bernardini ha detto:

    Chissà se coloro che parlano di “Fraternità e Misericordia” hanno mai sentito parlare dei Francescani dell’Immacolata … forse sono tanto presi dalle chiacchere a vuoto che non si accorgono di quanto è violento e contro la Vera Misericordia e Fraternità (e la Verità), innumerevoli vicende lo dimostrano, questo potere ecclesiastico.

  7. Claudio ha detto:

    Cristo – Via Verità e Vita ha scelto una strada molto singolare per manifestarsi: la Croce.
    Se vogliamo portare la Verità, anche a noi toccherà la Croce.
    La fede si è diffusa e radicata grazie ai martiri.
    Non so quale forma di martirio toccherà a noi, ma sicuramente come Gesù saremo abbandonati proprio dai più vicini.
    Non dobbiamo però mai dubitare del fatto che Lui sarà con noi tutti i giorni fino alla fine del mondo.

  8. rita ha detto:

    Il primo dovere di un cristiano è verso la Verità, che è una persona, Nostro Signore per la precisione. Abbiamo bisogno, e i nostri figli più drammaticamente di noi, di verità, di crtezze, almeno in quelle cose, come la dottrina, che sono CERTE!

  9. Giammaria Leone Ricciotti ha detto:

    La forma della Verità è l’Ordine- la sostanza è la Giustizia, e nella Giustizia è compresa anche la Carità, perchè chi dona non può dare ciò che non è suo. Ma da molto tempo l’uomo si è convinto che la Libertà,la Scienza ed il Progresso gli abbiano data la ricetta della Giustizia.Siamo tenuti a testimoniare la Verità -sopratutto coi fatti-nel resto non possiamo che attendere la Volontà di Dio e la Sua giustizia.

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