Drupi, un “buon Samaritano”

 

“Con questa faccia da bandito che ho, ho avuto tutto e ho perso un po’.

Ho fatto a pugni con gli amici e con Dio”

 

Giampiero Anelli, in arte Drupi, descriveva in modo veritiero se stesso nella canzone: “Era bella davvero” del 1988. Quella faccia apparentemente poco raccomandabile, incorniciata dai capelli lunghi, nascondeva in realtà un animo spontaneo e generoso, tanto da meritarsi nel 1981 il premio “Il Buon Samaritano” per aver salvato due donne che stavano affogando nel Naviglio Pavese. Quel curioso nome d’arte scelto ben si addiceva ad uno spirito libero come il folletto Drupi, nome d’arte assunto da quando, bambino, aveva interpretato quel folletto in una commedia. Personaggio poco incline alle lusinghe commerciali, quando partecipò al suo primo Festival di Sanremo nel 1973 (arrivando… ultimo!) non esitò a volersi ritirare per tornare a fare l’idraulico, mestiere che professava con passione. 

Paradossalmente ed emblematicamente quel brano: “Vado via” lo proiettò invece sui palcoscenici internazionali, vendendo qualcosa come nove milioni di dischi. Egli non disdegnava affatto il suo passato, che lo aveva visto abbracciare alcuni lavori come il barista, il meccanico, il benzinaio e con quella sua voce graffiante inanellava successi come: “Sereno è” e “Piccola e fragile”, arrivando a vincere il Festivalbar del 1975 con: “Due”. Alternando il lavoro manuale di giorno e la passione per il canto alla sera, Drupi aveva iniziato a presentarsi in pubblico con un gruppo, Le Calamite. 

Il cantante pavese dalla voce roca e “nera” (un po’ come Fausto Leali) divenne così un interprete di belle canzoni d’amore, come ad esempio “Regalami un sorriso” presentata a Sanremo nel 1984: “Regalami un sorriso per i miei giorni tristi, per quando farà buio…regalami un sorriso che mi rimanga addosso, come se fosse il nome che un giorno mi hanno messo”. Anche nella più recente: “Voglio una donna” del 1995, prodotta da Toto Cutugno, il cantante lombardo non aveva timore di presentare la sua immagine ideale di donna: “Voglio una donna, bella come un mattino d’estate, con la luce del sole, che capisca gli sguardi e i silenzi, che mi possa ascoltare, che cucini proprio come mia madre e sappia stirare…”. 

Diventato un idolo nei Paesi dell’Est, tanto da avere la presenza di 100.000 persone a Mosca in un suo concerto, Drupi ha conosciuto un ottimo successo anche in Italia, tanto che una sua canzone (“Paese”) è stata la sigla finale del famoso programma televisivo Domenica in. Anche al Festival di Sanremo non arrivò sempre ultimo, anzi. Nel 1982, con i New Trolls, arrivò addirittura terzo con il brano: “Soli”. Il suo successo è stato certamente inseguito ma senza troppi patemi d’animo ed il pubblico l’ha premiato per la sua voce rude e genuina, appassionata e un po’ spregiudicata, rinvenibile in tanti suoi brani: “Così piccola accanto a me e fragile, ma in fondo sei molto più forte di me”. Nel 1990, da artista popolare e umile, ha voluto dedicare un album: “Avanti” a tanti cantautori che ammirava, interpretando canzoni di Francesco Guccini, Gino Paoli, Enzo Jannacci, Ron, Pino Daniele, Francesco De Gregori. 

Penso che Drupi ci abbia insegnato l’importanza di conservare un animo sincero e semplice e di non tradire fino in fondo ciò che si è. Sotto l’apparente figura poco raccomandabile (come egli stesso amava descriversi) e con quella voce roca da arrabbiato, si celava una persona amabile, dai buoni sentimenti, dotato di una accattivante simpatia. I testi delle sue canzoni risultavano essere così facili e immediati, come i sentimenti di un uomo normale verso la sua amata: “Sereno è rimanere a letto ancora un po’ e sentirti giù in cucina che già prepari il mio caffè”. Drupi, il folletto-bambino, ha cantato e interpretato l’amore naturale e umano di una persona comune alla sua donna.

 

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