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Jimmy Fontana, cantore della meraviglia dell’amore.

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“Il mondo non si è fermato mai un momento, la notte insegue sempre il giorno ed il giorno verrà”

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Enrico Sbriccoli, in arte Jimmy Fontana (1934-2013), con la canzone celeberrima Il mondo, del 1965, ha omaggiato il ritmo ciclico della natura ed osannato la speranza e l’amore umano, la gioia e il dolore quali sentimenti fondamentali dell’uomo comune: “Gira, il mondo gira nello spazio senza fine con gli amori appena nati, con gli amori già finiti, con la gioia e il dolore della gente come me…”.Questa canzone, che ha fatto meritatamente (permettete il gioco di parole) il giro del mondo ed è stata interpretata da numerosi altri artisti, fu arrangiata da Ennio Morricone ed ha preceduto un altro successo del cantautore nativo di Camerino, La mia serenata, vincitrice del Disco per l’estate del 1967.

Appassionato di jazz, Fontana suonava il contrabbasso e fu proprio per omaggiare uno dei suoi idoli, il clarinettista e sassofonista statunitense Jimmy Giuffre, che scelse quel nome. Nel 1968 arrivò con La nostra favola (cover di una canzone del famoso cantante gallese Tom Jones)  la definitiva consacrazione con la vendita di più di un milione di copie del 45 giri. Jimmy Fontana celebrava in questa favola la bellezza dell’amore fra un uomo e una donna, assurti a statura regale: “Tu sei la mia regina ed io il tuo re e per noi il tempo si fermerà; tu sarai sempre regina ed io il tuo re”. L’indissolubilità del matrimonio era testimoniata e reiterata pure da altri passi della medesima canzone: “Mai mai mai ti lascio, mai mai mai da sola e per noi mai niente più cambierà”. Successivamente il cantautore, trapiantato a Roma per motivi di lavoro, nel 1970 contribuiva a  rendere famoso il varietà televisivo Signore e signora (con Lando Buzzanca e Delia Scala) con la sigla da lui composta, un altro inno dedicato all’amore di coppia, L’amore non è bello se non è litigarello.

Coautore con Franco Migliacci della celeberrima canzone Che sarà, resa famosa nell’interpretazione dal quartetto dei Ricchi e Poveri, Jimmy Fontana patì, dopo questo grande successo del 1971, un certo isolamento. Tentò di riemergere, agli inizi degli anni ’80 con un quartetto di ex sodali, i “Super 4” , con Gianni Meccia ,Nico Fidenco e Riccardo Del Turco, autori a loro volta di altre memorabili precedenti canzoni. Che sarà (tradotta in lingua spagnola) è divenuta l’inno degli immigrati latino-americani ad opera del cantante di  origini portoricane José Feliciano (che la cantò insieme ai Ricchi e Poveri a Sanremo nel 1971) : “Paese mio che stai sulla collina, disteso come un vecchio abbandonato, la noia, l’abbandono son la tua malattia, paese mio ti lascio e vado via. Che sarà della mia vita chi lo sa, so far tutto o forse niente da domani si vedrà e sarà, sarà quel che sarà”. Osteggiata dal regime comunista di Fidel Castro, in quanto si temeva che avesse incentivato la fuga da Cuba, la canzone fu messa all’indice e silenziata, non solo in quel Paese. Cantore della meraviglia dell’amore, Jimmy Fontana fu anche  interprete di altre mirabili canzoni, come L’amore è una cosa meravigliosa, in cui lasciava vibrare la sua caratteristica voce con quelle vocali finali allungate, come a testimoniare la lode perenne alla vita: “Sì! Questo amore splendido, è la cosa più preziosa che possa esistere”.

Nella fortezza della famiglia, nella reggia maestosa e regale della favola, Jimmy Fontana ha potuto così inneggiare ai valori semplici e naturali riferiti all’uomo. Unica nota dolente la mancanza esplicita di un riferimento al sopranaturale, all’amore divino, alla lex aeterna quale fonte della  lex naturalis  e dell’amore umano. Jimmy Fontana ha testimoniato pure un modo di cantare felice, ispirato ai valori tradizionali, precedenti la rivoluzione sessuale e dei costumi che dal mitizzato ’68 porterà alla dissoluzione costante del matrimonio e della famiglia. Purtroppo ai nostri tristi tempi in cui l’accelerazione progressista e modernista ha lasciato ferite e macerie, i suoi pur semplici testi possono sembrare addirittura anacronistici (o reazionari, secondo la terminologia rivoluzionaria).

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2 Responses to MA CHE MUSICA MAESTRO – rubrica quindicinale di Fabio Trevisan

  1. Maria Teresa ha detto:

    In effetti dal 1972 in avanti si cominciò a respirare un’aria cupa. Tutto cambiò e, dunque, anche questi cantanti vennero subito parcheggiati in naftalina ed etichettati come obsoleti. Che tristezza……

  2. Tonietta ha detto:

    Ho avuto occasione di vedere e di sentir cantare Jimmy Fontana in un suo piccolo e sentimentale tour per le Marche che tanto amava. Lo accompagnava sua figlio che fungeva anche da presentatore. Si presentò con una voce ancora potente e vigorosa, entusiasta della vita e dell’amore come ai tempi d’oro e con grande generosità verso il pubblico. Aveva quasi ottant’anni, ma nello spirito sembrava un ragazzino. Niente faceva presagire che da lì a pochi giorni sarebbe morto.

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