MEMORIAE TRADERE. Rubrica del sabato, a cura di Pucci Cipriani

sabato 2 febbraio 2013


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CIVITELLA DEL TRONTO, L’ULTIMO BALUARDO. “NON MI ARRENDO”. LA RESISTENZA ALL’INVASIONE MASSONICO-RISORGIMENTALE DEL REGNO DEL SUD: “VIVA ‘O ‘RRE”

di Pucci Cipriani

 

“Il nostro scopo finale è quello della Rivoluzione Francese e di Voltaire: cioè l’annichilimento completo del cattolicesimo e perfino dell’idea cristiana”(Istruzioni dell’Alta Vendita della Carboneria,1818)

 

“Per duemila anni scrive- Fedor Dostoevskij- l’Italia ha portato in se’ un’idea universale capace di riunire il mondo, non una qualunque idea astratta, non la speculazione di una mente di gabinetto, ma un’idea reale, organica…l’idea dell’unione di tutto il mondo, da principio quella romana antica, poi la papale…la scienza, l’arte, tutto si rivestiva e penetrava di questo significato mondiale…ma che cosa è venuto al suo posto, per che cosa possiamo congratularci con l’Italia, che cosa ha ottenuto di meglio con la diplomazia del Conte di Cavour? E’ sorto un piccolo regno unito di second’ordine, che ha perduto qualsiasi pretesa di valore mondiale, cedendola al più logoro principio borghese…della prima rivoluzione francese, un regno soddisfatto della sua unità , che non significa letteralmente nulla, un’unità meccanica e non spirituale(cioè non l’unità mondiale di una volta) e per di più pieno di debiti non pagati e soprattutto soddisfatto di essere un regno di second’ordine. Ecco quel che ne è derivato ,ecco la creazione del Conte di Cavour”

(Fedor  Michailovic  Dostoevskij in “Diario di uno scrittore”, maggio giugno 1877,cap.2° pagg.925-926,a cura di Ettore Lo Gatto, Sansoni, Firenze 1981)


Ecco un esercito straniero, senza neanche una dichiarazione di guerra, invadere un Regno legittimo portando quella falsa libertà massonica ” quella libertà-dice uno degli eroi dei romanzi di Carlo Alianello-che quando te la portano sulla punta delle baionette non è più essa”.

A questo punto gl’invasori rivoluzionari dovranno fare i conti con la Resistenza del popolo, una Resistenza che certo gli asserviti e prezzolati invasori non si aspettavano.

Non è il Re ma il Partito legittimista, interprete dei sentimenti del popolo, che esorta il Sovrano a prendere le armi in difesa del Regno datogli da Dio.

“Sire! – si legge in un manifesto affisso sui muri di Napoli il 29 ottobre 1860-Quando la Patria è in pericolo, il popolo ha il diritto di domandare al suo Re di difenderlo ,perché i Re son fatti per i popoli  come i popoli per i Re. Noi dobbiamo loro ubbidire, ma essi debbono saper difenderci; e per questo Iddio ha loro dato uno Scettro ed una Spada.

Oggi, o Sire, il nemico è alle nostre porte; la Patria è in pericolo. Da quattro mesi un avventuriere, alla testa di bande reclutate in tutte le nazioni, ha invaso il Regno, ed ha fatto scorrere il sangue dei nostri fratelli. Il tradimento di alcuni miserabili l’ha aiutato…fra giorni, questo avventuriere c’imporrà il suo giogo odioso , perché i suoi disegni, o Sire, li conosciamo tutti, e Voi ancora. Quest’uomo, d’altronde, non ne fa alcun mistero: sotto il pretesto di unificare quel che non è mai stato unito , egli vuol farci piemontesi, per meglio scattolicarci, e quindi stabilire un governo repubblicano sotto la dittatura di un Mazzini di cui sarà anche egli il braccio e la spada.

Ma, Sire, noi siamo napoletani da secoli. Carlo III, vostro immortale bisavolo, ci tolse per l’ultima volta dal passato giogo straniero. Noi vogliamo dunque restare e morire napoletani…Sire, salvate il vostro popolo! Noi ve lo chiediamo a nome della Religione che vi ha consacrato Re,… a nome del Diritto e della Giustizia che vi fanno un dovere di vegliare alla nostra salvezza e se necessario, di morire per salvare il vostro popolo…Sire, la vostra Armata è tanto fedele quanto brava. Prendete dunque una spada e salvate la Patria! Quando ha per sé il Diritto e la Giustizia si ha con sé Iddio.

Viva il Re nostro Francesco II ! Viva la Patria! Viva la brava Armata Napoletana! “

Ecco, si rinnova così anche nel Regno del Sud, invaso dall’esercito sanguinario piemontese, quello che avvenne in Francia, nella Vandea la cui popolazione fu sterminata dal Terrore rivoluzionario: ecco, il popolo, i contadini, i “lazzari” napoletani, insorti  in nome del Trono e dell’Altare, invitano lo stesso Sovrano e la Nobiltà a combattere contro la Rivoluzione di cui il terrorista carbonaro, il fosco Menagramo genovese, è il rappresentante più spregevole. Si rinnova il miracolo della Vandea: il popolo insorge contro l’esercito invasore e il Re si mette a capo della sua Armata fedele; anche la Regina, i Principi del Sangue, sugli spalti di Gaeta scriveranno la più bella storia di eroismo.

Sotto le forze preponderanti dell’esercito rivoluzionario, e grazie al tradimento di tanti “comprati dall’oro inglese e massonico”, cadranno anche gli ultimi baluardi, le cittadelle di Gaeta e Messina, ma Civitella resiste ancora nonostante gli ordini e addirittura contro il volere del Re; un pugno di soldati e di sudditi fedeli innalzando sugli spalti della “Fedelissima” la bandiera con i Gigli d’Oro, ricamata da Maria Sofia, durante l’assedio di Gaeta e, animati dall’eroico Francescano Padre Leonardo Zilli, combatteranno con onore contro la Rivoluzione. Solo il tradimento farà cadere la Roccaforte gloriosa i cui difensori verranno fucilati il giorno stesso davanti alla Chiesa. E moriranno  insieme al loro cappellano fra’ Leonardo gridando, per l’ultima volta: “Viva ‘o ‘Rre”.

 

 

GALLERIA DI IMMAGINI

(archivio Pucci Cipriani – clicca sulle immagini per ingrandirle)

 

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In questo bel disegno di Alfio Krancic i bersaglieri fucilano uno dei difensori di Civitella. Del resto il Generale Pinelli era stato chiaro e in un proclama al suo esercito invasore rivoluzionario aveva dettato un proclama che, da solo, mostra con che spirito di “fratellanza” i piemontesi conquistarono il Sud:“Ufficiali e soldati, la vostra marcia tra le rive del Tronto è degna d’encomio…un branco di quella progenie di ladroni(i soldati e i sudditi del Re n.p.c.)s’annida tra i monti; correte a snidarlo e siate inesorabili come il destino. Contro nemici tali, la pietà è delitto…ora sono i prezzolati scherani del Vicario non di Cristo, ma di Satana, pronti a vendere ad altri il loro pugnale, quando l’oro carpito dalla stupida credulità dei fedeli non basterà più a saziare le loro voglie. Noi li annienteremo, schiacceremo il Sacerdotal Vampiro che con le sozze labbra succhia da secoli il sangue della madre nostra; purificheremo col ferro e con il fuoco(le stesse parole usate dall’esercito del Terrore nel genocidio  della Vandea n.p.c.) le regioni infestate dall’immonda sua bava e da quelle ceneri sorgerà più orgogliosa la libertà anche per la nobile provincia ascolana. Firmato: Ferdinando Pinelli-Maggiore Generale Comandante la colonna mobile dell’Abruzzo e dell’Ascolano”. Per comprendere lo spirito con cui è stato celebrato il bicentenario dell’Unità d’Italia, per comprendere lo spirito dei discorsi di Ciampi, Monti, Napolitano, bisogna prima leggere il proclama di Pinelli.

Una veduta della “Fedelissima” Civitella del Tronto. In Italia impazza il Sessantotto che è, doloroso dirlo, figlio del Concilio Vaticano II. Nelle città, soprattutto nelle scuole e nelle Università si scatena la “caccia al Fascista”…E chi è il Fascista, l’iscritto al M.S.I.? Certamente, ma anche e soprattutto colui che non si piega alla violenza e  ai diktat del nuovo verbo sessantottino .Talvolta basta andare all’Università in giacca e cravatta per essere aggrediti. Purtroppo anche negli ambienti della (falsa) Destra nasce una corrente che poi si svilupperà abbracciando il materialismo anticattolico e antiumano del GRECE e dei seguaci del filosofo Armando Plebe. Ma c’è ancora chi crede nei valori eterni della Tradizione e a Firenze il professor Paolo Caucci fa conoscere la storia di Civitella, di quegli uomini valorosi che si opposero alle “idee del secolo”…e così nacquero quegli incontri di Civitella. Ciascuno aveva nel cuore le parole del Capitano Franco che, ferito a morte, durante l’assedio di Gaeta lascia il suo testamento spirituale a un giovane camerata, l’Alfiere Francesco Lancia: “Altri combattono e muoiono per una conquista, una terra, un’idea di gloria, per un convincimento magari o un ideale, ma noi moriamo per una cosa di cuore: la bellezza. Qui non c’è vanità, non c’è successo, non c’è ambizione. Noi moriamo per essere uomini ancora. Uomini che la violenza e l’illusione non li piega e che servono la fedeltà, l’onore, la bandiera e la Monarchia, perché son padroni di sé e servitori di Dio. Ieri forse poteva sembrar più nobile, più alta la parte di là, ma oggi con noi c’è la sventura, e questa è la parte più bella”(Cfr: Carlo Alianello in “L’Alfiere” Ed.Bur)

“Non mi arrendo!”(Da Gaeta a Civitella l’eroica difesa del Regno delle Due Sicilie) è il libro di Gianandrea de Antonellis pubblicato da “Controcorrente “di Napoli. Gianandrea de Antonellis, bravo e affermato scrittore e storico,  partecipò per la prima volta nel 1992 al Convegno di Civitella.

 

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I primi incontri a Civitella del Tronto, a cui parteciparono anche Elias de Tejada e Gianni Allegra, si svolgevano semplicemente, la domenica mattina con la S.Messa celebrata alla Rocca e dopo un pranzo cameratesco all’hotel Zunica. Poi i Convegni inizieranno il sabato pomeriggio con alcune relazioni su temi dottrinali come la legittimità d’origine e quella d’esercizio, i Corpi Intermedi etc. Qui siamo nel 1976 e in questa foto usurata dal tempo si riconoscono da destra: Andrea ed Ugo De Nicola, Tommaso Romano con la bojna carlista e la decorazione dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio, Giorgio Cucentrentoli(con il papillon), Fernando Giulio Crociani( con ilo basco carlista), Paolo Caucci davanti alla Bandiera (l’alfiere, coperto, era Niccolò Capponi), don Piero Cantoni della Fraternità San Pio X di Albano Laziale, Raimondo Gatto(con la cravatta) e, dietro, Andrea Dalle Donne, Sandro Corti, Pietro Francesco Catanoso, Brunello De Cusatis, il prof.Vinicio Catturelli (con i baffi)e, accanto, Pier Francesco Zarcone, ultimo a sinistra Pucci Cipriani ,in basso, con la bandiera toscana, Aldo Dell’Aversano e Beppe Bergamaschi.

Ogni anno, una cartolina in ricordo dell’incontro. Questa la cartolina stampata nel 1975.

 

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Siamo nel 1988 e sto parlando delle Insorgenze antigiacobine in Italia, presiede il Convegno Paolo Caucci, in mezzo una giovanissima Isabella Rauti che, a quei tempi, si interessava de “I Paladini della Reazione”…convincimenti o giovanile “innamoramento”?   Questo fu anche l’ultimo Convegno, organizzato da Paolo Caucci, al quale partecipai. Dal 1989 in poi ho organizzato sempre, con l’ANTI 89, gl’incontri della Tradizione cattolica della “Fedelissima” Civitella del Tronto e quest’anno festeggerò il venticinquesimo. (Ero considerato troppo vicino al movimento lefebvriano). La querelle con Caucci riguardò la Fraternità San Pio X e le nostre strade si divisero. Debbo dire però, a distanza di tanti anni, che gl’incontri di Civitella sono davvero benedetti. Un mio vecchio amico di Roma dei tempi del Fronte Monarchico Giovanile  mi disse che aveva mandato suo figlio al Convegno di Civitella…ma che aveva evidentemente sbagliato in quanto io non c’ero. Gli risposi di continuare a mandare suo figlio dove era già stato perché anche lì si è sempre tenuta una linea di assoluta serietà e di intransigente fedeltà alla Tradizione!

Don Giorgio Maffei, per vent’anni valoroso cappellano dell’ANTI 89, Massimo de Leonardis, Ordinario di Storia delle Relazioni Internazionali all’Universita’ Cattolica del Sacro Cuore, Pucci Cipriani, Direttore di “Controrivoluzione” pubblicano nel 2006 il libro: “La ‘Fedelissima’ Civitella del Tronto: l’ultimo baluardo del Regno delle Due Sicilie” (Ed. Associazione culturale- Nuova Italia-Abruzzo).  Il libro fu pubblicato grazie all’interessamento di un grande amico: il Sen. Fabrizio Di Stefano, un “Fedelissimo” di Civitella; quest’anno, durante il nostro XXV Convegno, festeggeremo la (ri)elezione di Di Stefano…

 

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Venerdì 8, sabato 9 e domenica 10 marzo 2013, XXV Incontro della Tradizione cattolica presso la ‘Fedelissima’ Civitella del Tronto(Te), ricordando due grandi personalità scomparse S.A.R. Emanuela di Borbone, Duchessa di Segovia e la Contessa Leonisa Bayard de Volo in Tatoni, Signora del Sud. Un omaggio devoto e commosso a due Nobili Donne che signorilmente impersonarono e tuttavia restano simbolo della Tradizione cattolica.

Nella foto in alto, S.A.R. Emanuela di Borbone nata Dampierre-Ruspoli, Duchessa di Segovia(1913-2012)con alla sua destra Monseigneur  Luigi Alfonso le Duc d’Anjou(Luigi XX)in attesa dell’udienza papale in occasione del 95° genetliaco di Madame. Ricordiamo tutti l’affabilità, la cortesia e la grande disponibilita’ umana della Duchessa di Segovia, che ci ha sempre onorati con la Sua presenza:a Civitella del Tronto, a Firenze per il Convegno sulla Vandea Martire e quello in ricordo del Granduca amatissimo Leopoldo II, a Roma in occasione delle SS.Messe per la glorificazione del Beato Pio IX e in memoria del Re di Francia e della Famiglia Reale. (Un ringraziamento à Danielle B. per la fotografia) – dal sitonoblesseetroyautes.com

In basso, la Contessa Leonisa Bayard de Volo in Tatoni(1920-2003) Signora del Sud, “Dolce Signora del Sud”, aggiungiamo noi che abbiamo avuto il privilegio di conoscerla. Così mi ha scritto l’avvocato Giovanni Tatoni, consorte della Contessa Leonisa Bayard de Volo: “Carissimo Pucci nel 1987 Leonisa mi fece osservare che, in tanti anni, non aveva mai visitato Civitella del Tronto…partimmo per vedere finalmente quella Fortezza ricca di storia e, arrivati nella piazza, notammo  dal balcone di un  albergo sventolare la bandiera borbonica…entrammo e tu ci accogliesti fraternamente e grande fu la nostra gioia, da allora fummo sempre presenti, la prima settimana di marzo,agl’Incontri della ‘Fedelissima’ Civitella”.

Per queste nobili Signore quest’anno verrà celebrata la S.Messa di Requiem il venerdì pomeriggio alle 18,30.

 

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“TRADIDI QUOD ET ACCEPI”:LA MESSA TRADIZIONALE CELEBRATA A CIVITELLA.

Anche quest’anno, come ogni anno, verrà celebrata nella chiesa di S.Jacopo della Rocca la S.Messa in rito romano antico, la domenica 10 marzo, in memoria dei Martiri della Tradizione. Abbiamo avuto sempre in tutti questi anni la grazia di celebrare la Santa Messa in rito Romano antico. Anche nei tempi successivi al Concilio Vaticano II, quando celebrare la Messa Cattolica, la Messa di sempre, sembrava il più grande dei peccati agli occhi della contestazione ecclesiale i nostri sacerdoti hanno offerto a Dio il Divino Sacrificio.

La Rivoluzione ha sempre perseguitato la celebrazione della “Vera Messa”. Durante la rivoluzione Francese, in nome dei princìpi della Massoneria, la Religione Cattolica fu aspramente perseguitata .I sacerdoti fedeli alla Santa Sede apostolica, chiamati “refrattari”, celebravano la S.Messa in luoghi di fortuna per le popolazioni cristiane in lotta contro i nemici della Fede. Anche a Civitella del Tronto continua la Tradizione.

 

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Il M.R.Don Pierpaolo Petrucci, FSSPX, ricorda i caduti in difesa del Trono e dell’Altare a Civitella.

Converrà riportare un bellissimo scritto del Senatore Fabrizio Di Stefano sul significato dei Convegni di Civitella:

“Conosco Civitella del Tronto da più di venti anni. Fu grazie al movimento ANTI89 e a Pucci Cipriani che capii i segreti profondi custoditi nella Fortezza abruzzese. Fino ad allora, per me, quello era solamente un bel luogo, forse neanche ben conservato: uno dei tanti gioielli dell’identità culturale regionale cui certa politica riservava un sostanziale disinteresse.

Con la frequentazione, invece, dei coraggiosi animatori del pensiero non conforme ho scoperto per la seconda volta Civitella ed ho imparato a leggere la storia, con occhi diversi. La storia che nessun professore mi aveva insegnato  ma che in cuor mio intuivo con forza. La storia nella versione dei vinti, di coloro che non scrivono i testi scolastici, degli “esuli in Patria”. La storia che, però, tanta parte aveva avuto nelle vicende che hanno attraversato non solo l’Abruzzo ma l’Italia intera e anche buona parte dell’Europa. Quella storia che tanto mi fa amare oggi la Fortezza, come luogo fisico e ideale. Torno tutti gli anni a Civitella , in occasione delle celebrazioni della Resistenza della Piazzaforte, perché ogni volta trovo in quel posto i motivi della mia militanza politica e rinnovo il giuramento di Fede che tanti valorosi prima di noi fecero, ribellandosi alle facili tentazioni della modernità e del laicismo.

Mi aiutano molto la riflessione, la meditazione, la preghiera, il raccoglimento che si respira a Civitella, un silenzio che vale più di mille dibattiti, discorsi o comizi. E che porta nel vento la voce dei martiri controrivoluzionari che solo i cuori puri riescono a sentire. Una voce che, con gli amici di sempre venuti da tante parti d’Italia, proviamo a riascoltare. Per farla nostra. Per condividerla. Per rinnovarla. Per capire dove sta andando questo mondo secolarizzato e senza ideali, senza volto e senza passioni. Questa locomotiva senza guidatore che, di giorno in giorno accelera il suo ritiro. Questo immenso transatlantico su cui si danno feste di gala, con signori eleganti e dame ingioiellate incuranti del fatto che, all’orizzonte, un iceberg già mostra minaccioso il suo profilo. Un mondo in cui pochi, disperati ma felici, sono ancora in grado di rivolgere lo sguardo al sole e di tenere-con il volto sorridente-ancora la bandiera immortale della Tradizione” (Sen. Fabrizio Di Stefano).

 

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Alle 21, quest’anno (2013), come ogni anno, partenza per la Via Crucis per le strade di Civitella.

Da sinistra: Siamo nel 1994 e don Giorgio Maffei inizia la “via Crucis”,a destra don Woaszac  e, di spalle, don Emanuele du Chalard con la Croce; in mezzo, in primo piano con il flambeau il (non ancora) Senatore Fabrizio di Stefano. Sfila la “Via Crucis” per le strade di Civitella.  La Via Crucis è terminata, sulla scalinata della chiesa il cappellano benedice i fedeli.

 

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Civitella 2010, con rievocazione storica da parte dell’esercito borbonico e del Capitano Alessandro Romano. Un picchetto in armi scorta la processione che, preceduta dalla Croce, sale verso la Rocca dove verrà celebrato da don Pierpaolo Petrucci il Divin Sacrificio nel rito antico della Chiesa cattolica.

1995. Il Sindaco di Civitella del Tronto, insieme alla Giunta Comunale riunita nella Sala del Municipio, saluta S.A.R.Emanuela di Borbone, Duchessa di Segovia, offrendole un omaggio floreale .

 

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S.A.R. Emanuela di Borbone con Padre Raoul Sanchez Abelende che, annualmente, dall’Argentina , veniva in Italia, accompagnato dal prof.Vinicio Catturelli, per partecipare al Convegno della Tradizione della ‘Fedelissima’ Civitella del Tronto.

Madame con Massimo de Leonardis e Pucci Cipriani a Civitella del Tronto.

 

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Don Giorgio Maffei con il Geometra Ferrari e la Contessa Leonisa Bayard de Volo con il consorte Giovanni Tatoni di fronte alla gloriosa Bandiera del Regno del Sud.

Gianandrea de Antonellis e Pucci Cipriani con la Contessa Bayard de Volo: “Viva Cristo Re!” “Viva la Tradizione!”

 

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Il Nobile Ascanio Ruschi (a destra) con Cosimo Zecchi. L’Avvocato Ascanio Ruschi è Presidente della Comunione Tradizionale che organizza anche quest’anno (venerdi 8,sabato 9 e domenica 10 marzo2013) con l’ANTI 89,  il Centro Studi modenese sul Risorgimento e gli Stati Preunitari, e Riscossa Cristiana (www.riscossacristiana.it) il Convegno della Tradizione Cattolica, che quest’anno ha per titolo:”1813-2013:dall’Europa delle Nazioni all’Europa delle banche” ed al quale parteciperanno come relatori: Carlo Alberto Agnoli, Roberto de Mattei, Pucci Cipriani, Massimo Viglione, Elena Bianchini Braglia. Un’occasione per brindare anche alla (ri)elezione del Senatore Fabrizio Di Stefano.

 

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Il milanese Massimo de Leonardis, il fiorentino Pucci Cipriani e il partenopeo Andrea Asciuti con il vessillo lorenese del Granducato di Toscana.

Civitella 2010. Prima della rievocazione storica Gianni Braglia, Elena Bianchini e Pucci Cipriani posano con i “Briganti del Re”.

 

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MEMORIAE TRADERE. CIVITELLA DEL TRONTO, L’ULTIMO BALUARDO. “NON MI ARRENDO”. LA RESISTENZA ALL’INVASIONE MASSONICO-RISORGIMENTALE DEL REGNO DEL SUD: “VIVA ‘O ‘RRE” – di Pucci Cipriani