Il rapporto del Gran Giurì della Pennsylvania, 1400 pagine scaturite dall’inchiesta avviata dal procuratore Josh Shapiro, è stata una bomba deflagrata in un campo già minato e pesantemente dissestato. Unito al dossier Viganò, in cui per la prima volta un prelato fa i nomi e i cognomi di chi, nell’alta gerarchia ecclesiastica, per anni ha coperto gli abusi, esso era destinato a generare un effetto a catena.

Così è stato, perlomeno in America, dove la sete di giustizia questa volta è tanta, al punto che anche parecchi vescovi, dopo il varco aperto da Mons. Viganò e nonostante la politica vaticana del silenzio, ora sembrano aver preso il coraggio di uscire allo scoperto per fare luce su un sistema perverso ormai profondamente radicato.

Di recente il New York Times ha dato conto dell’iniziativa intrapresa dai procuratori generali di molti Stati americani in merito alle indagini sugli abusi sessuali da parte del clero.

“Pochi giorni addietro – riporta il NYT – il procuratore generale dello Stato di New York ha emesso citazioni a comparire in direzione di tutte e otto le diocesi cattoliche dello stato, in seno ad una vasta inchiesta volta ad acclarare se le istituzioni in questione abbiano coperto abusi sessuali”.

Anche nel New Jersey sta accadendo la stessa cosa, come ha annunciato il procuratore generale dello Stato.

Intanto – continua il quotidiano – “migliaia di cattolici e di associazioni chiedono a gran voce maggiore trasparenza e collaborazione da parte delle diocesi, facendo pressione sui vescovi affinché riferiscano i nomi dei sacerdoti implicati”.

“Nelle tre settimane successive alla pubblicazione del rapporto della Pennsylvania, anche i procuratori generali dell’Illinois, del Missouri, del Nebraska e del Nuovo Messico hanno aperto indagini sugli abusi sessuali da parte di preti nei loro stati, esortando le diocesi locali a collaborare. La maggior parte dei vescovi, forti dello squarcio provocato dal dossier Viganò, ha fatto sapere che aiuterà le indagini per porre fine al vergognoso e vile silenzio”.

È evidente come la strada aperta ora dalle autorità giudiziarie intensifichi il controllo sulla Chiesa e sulle gerarchie protette, interessando sacerdoti e vescovi di tutto il mondo: dagli Stati Uniti all’Honduras, dal Cile all’Australia e ora, dopo il documentario uscito sulla TV tedesca ZDF, anche l’Argentina.

Interessante ciò che racconta il N.Y. Times a proposito dello stato di New York:

«Il rapporto della giuria della Pennsylvania – ha affermato il procuratore generale di New York, Barbara Underwood – ha fatto luce su atti incredibilmente inquietanti e depravati da parte del clero cattolico, coperti da un muro di segretezza e di omertà nelle diocesi. Anche le vittime a New York meritano di essere ascoltate e faremo tutto quanto è in nostro potere per garantire loro la giustizia che si meritano».

“Il procuratore generale del New Jersey, Gurbir S. Grewal, ha invece annunciato pochi giorni fa di aver nominato Robert D. Laurino, l’ex sostituto procuratore della contea di Essex, a capo di una task-force che indagherà sugli abusi sessuali da parte del clero a danno di giovani ragazzi e di bambini, e su qualsiasi tentativo di coprire gli abusi compiuti. La task-force avrà il potere di sottoporre il materiale raccolto a un gran giurì per far sì che le testimonianze portino a produrre documenti di indagine”

Entrambi i procuratori hanno fatto istituire una rete dedicata alle vittime, per segnalare informazioni relative alle accuse di abusi sessuali da parte di membri del clero.

Molte diocesi nel frattempo – in primis l’arcidiocesi di New York che si è pronunciata per mezzo del suo portavoce Joseph Zwilling – hanno annunciato la propria volontà di cooperare alle indagini.

“L’azione della signora Underwood – dice il NYT – rappresenta la prima indagine seria sugli abusi sessuali e sul potenziale insabbiamento da parte della Chiesa cattolica a New York. Diversi uffici dil procuratori distrettuali hanno indagato sugli abusi all’interno delle singole diocesi, ma ciò è avvenuto oltre un decennio fa e le indagini non si sono spinte a coinvolgere tutti insieme i vescovi delle differenti diocesi.

Le prime citazioni sono state emesse dalla divisione Charities dell’ufficio del procuratore generale, che ha l’autorità di sorvegliare organizzazioni non profit, comprese le istituzioni religiose”.

Stando a quanto riportato dai media americani, il lavoro dei procuratori è volto non solo a fare giustizia sui casi di abusi verificatisi in passato, ma anche a indagare sulla situazione attuale.

“Il procuratore di New York City – riporta il Times – ha anche esortato qualsiasi vittima di abusi sessuali da parte del clero cattolico, o chiunque sia a conoscenza di abusi, a collaborare alle indagini: tutte le informazioni sulle vittime saranno utili per comprendere e riformare l’approccio istituzionale della Chiesa”.

La portata potenziale delle indagini è enorme. Solo nell’arcidiocesi di New York, 315 vittime di abusi sessuali da parte del clero hanno ricevuto di recente un compenso attraverso un programma indipendente sponsorizzato dalla chiesa. Nella diocesi di Brooklyn, circa 250 vittime hanno presentato istanze di risarcimento attraverso programmi simili.

La Diocesi di Buffalo negli ultimi mesi è stata anch’essa travolta da importanti rivelazioni di abusi. “A febbraio, un prete in pensione ha ammesso al The Buffalo News di aver molestato dozzine di ragazzi in diverse parrocchie dalla fine degli anni ’60 fino agli anni ’80. Da allora, sono venuti alla luce anche gli abusi da parte di altri sacerdoti, sollevando domande sul perché tutto ciò sia stato taciuto per così tanto tempo.Ci sono state richieste per le dimissioni del vescovo di Buffalo, Richard J. Malone, ma il monsignore ha detto che non ha intenzione di dimettersi, scatenando le ire dei fedeli. Al contrario, il vescovo di Albany, Edward Scharfenberger, ha recentemente inviato una lettera ai parrocchiani dicendo loro di aver chiesto al procuratore distrettuale di Albany di rivedere i registri della diocesi sulle accuse di abusi sessuali: «Con spirito di trasparenza e nel tentativo di ripristinare una sacra fiducia che è stata interrotta ormai troppe volte e in modo grave, credo che un’indagine completamente indipendente, coordinata dal procuratore distrettuale, sia l’unica via da seguire»”.

Nel frattempo si moltiplicano un po’ dappertutto le proteste, anche attraverso manifestazioni davanti alle cattedrali, delle vittime degli abusi e dei loro parenti e sostenitori, raggruppati in svariate associazioni, che accusano i vescovi di aver coperto le violenze sessuali su giovani parrocchiani e seminaristi. I numeri riportati dai giornali, in effetti, evidenziano come la coltre di omertà abbia ceduto, principalmente grazie al lavoro delle procure:

Nel mentre anche il The Times-Tribune parla di nuove investigazioni, informando che “il procuratore generale della Pennsylvania, Josh Shapiro, venerdì 7 settembre scorso ha fatto sapere che più di 15 procuratori generali dello Stato e un alto funzionario del Dipartimento di Giustizia lo hanno contattato in merito all’indagine biennale del suo ufficio, e che i sostenitori delle vittime hanno definito questa inchiesta come la più grande ed esplosiva di sempre”.

La lunga lista di nuove inchieste già partite o in procinto di partire in diversi stati americani scuote inevitabilmente tutti i cattolici, parroci e vescovi compresi. Due episodi degni di nota riguardano un sacerdote dell’Ohio e un diacono di Washington.

Il Columbus Dispatch racconta del reverendo Michael Lumpe:

“Molti desiderano che tutte le diocesi cattoliche della nazione – comprese quelle dell’Ohio – siano indagate.

Forse la più forte e pubblica chiamata all’azione nell’Ohio centrale è un cartello messo domenica scorsa davanti alla Cattedrale di San Giuseppe di Downtown, che recita così: “Disgusto e tristezza per gli abusi sessuali e la cattiva condotta sessuale del clero. Responsabilità. Riforme!”

Il reverendo Michael Lumpe, che ha realizzato il cartellone, ha dichiarato che indagini come quella in Pennsylvania devono partire ovunque.

«Questo non è quello che può rappresentare la Chiesa; questo non è quello che possiamo rappresentare come sacerdoti. C’è stato un fallimento sistematico in alcuni angoli della Chiesa, ma scopriremo cos’è successo e perché».

Negli stessi giorni, a Washington, James Garcia, ordinato diacono dal cardinale arcivescovo Wuerl nel 2013, scriveva una lettera aperta in risposta all’ultima e ben nota omelia dello stesso Wuerl e al recente annuncio in cui questi auspicava un periodo di “autentica guarigione”, caratterizzato dalla preghiera e dalla penitenza.

La notizia della lettera del diacono è stata ripresa e divulgata anche dalla CNN, cui lo stesso autore ha confermato l’autenticità dello scritto.

Il diacono ha esortato il cardinale a dimettersi:

«L’autentica guarigione è impossibile se Lei non si dimette. La giustizia non esige niente di meno. In considerazione dei recenti sviluppi – prosegue nella sua lettera di 3 pagine – non mi è permesso in coscienza di continuare a frequentarLa, né come diacono né come cerimoniere […] Il tempo della vigliaccheria e dell’autotutela è passato da molto tempo: le vittime invocano la giustizia e i fedeli meritano pastori che non siano compromessi. Nessuna scusa sarà sufficiente fino a quando vescovi, cardinali e chierici coinvolti non saranno rimossi o si dimetteranno dai loro incarichi».

In conclusione: la battaglia che si consuma in America ha tutto un altro sapore rispetto all’insabbiamento che viene goffamente tentato dal mainstream italiano. Ogni giorno un procuratore di un diverso stato decide di avviare indagini sul proprio territorio di competenza per andare a fondo su ciò che in Pennsylvania e altrove si è già rivelato essere un pozzo senza fondo di orrori, uno dei peggiori horror della storia della Chiesa. Un’immane raccolta di materiale, documenti, testimonianze e articoli sta smuovendo nelle ultime settimane tutti i media americani. Possiamo ragionevolmente credere che tutto questo sommovimento porterà probabilmente ad una svolta epocale. Anche perché, in seno a inchieste e processi, non saranno pochi coloro che, fra le alte cariche ecclesiali, dovranno parlare e rendere conto dell’accaduto. E allora è probabile che, mosso da tardivo senso di giustizia o da paura di conseguenze penali, chi ha da cantare canti. Il silenzio di Roma, dunque, viene messo a dura prova. Piaccia o non piaccia, gli occhi del mondo – soprattutto delle procure americane – sono tutti puntati sul cuore della cristianità.

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5 Responses to Non solo McCarrick. Le procure americane non si fermano – di Cristiano Lugli

  1. angela ha detto:

    La carità vera impone ai superiori di denunciare alla giustizia queste persone e di sospenderle perché sacrileghe, colpevoli di peccato e di delitto, e soprattutto per indurli a ravvedersi onde salvare almeno e soprattutto l’anima.

    • jb Mirabile-caruso ha detto:

      Angela: “…di sospenderle perché sacrileghe,
      …………colpevoli di peccato e di delitto…”.

      “Sospenderle”, signora Angela?!?!?!

      Queste persone vanno immediatamente ridotte allo stato laicale, a cominciare da McCarrick per cui mi astengo dall’usare un aggettivo qualificativo per non incorrere nel dispiacere la Redazione di questo Sito!

      La Chiesa è stata invasa attraverso la modalità dell’infiltrazione a cominciare dal 1924 dagli omosessuali e dal 1929 dai comunisti. I Papi preconciliari sapevano benissimo che i seminari statunitensi erano pieni di questa gente che portava avanti l’agenda di raggiungere le posizioni più alte e impossessarsi, così, della Chiesa.

      Orbene, sono stati tutti incapaci di azioni energiche ed è stato a causa di questa loro incomprensibile suicida debolezza – quasi una sorta di ‘lassismo’ di stampo sinistroide – che siamo pervenuti al Conclave del 1958 dove l’agenda omosessuale-comunista a regia occulta massonica raggiunse il suo compimento.

      Vogliamo ancora continuare con il lassismo? Per arrivare forse all’ira finale di Dio?

  2. enricog ha detto:

    Ok d’accordo. Mi aspettavo però di trovare nell’articolo un collegamento da parte dell’autore, all’omosessualismo al potere nei vertici della Chiesa. Spero in un ulteriore approfondimento magari in un prossimo articolo.
    Come è successo spesso dal dopoguerra ad oggi, ciò che arriva da oltreoceano viene recepito sempre dopo qui da noi. Ma sono convinto che il velo di omertoso silenzio imposto da chi sappiamo, verrà calato anche in Italia.

  3. Gianna ha detto:

    È tutto chiaro, chiarissimo …..
    E il silenzio invocato e raccomandato come difesa ne è già prova lampante

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