Dopo la pubblicazione, su Riscossa Cristiana dell’8 aprile 2014, del commento di Piero Vassallo al libro “Unam Sanctam” di Paolo Pasqualucci, P Giovanni Cavalcoli, OP, ha scritto una lettera a Piero Vassallo, con la quale confuta le posizioni di Pasqualucci (e dello stesso Vassallo) sul Concilio Vaticano II. Ne è nato un dibattito tra i tre illustri Autori, che reputiamo sia di grande interesse per quanti hanno a cuore il bene della Santa Chiesa, le cui miserevoli condizioni sono sotto gli occhi di tutti. Ringraziamo P. Cavalcoli e i proff. Vassallo e Pasqualucci, che ci hanno autorizzato a pubblicare questo epistolario, che proponiamo ai nostri lettori, con la certezza di fare un utile servizio al bene della Chiesa e quindi di operare per il bene e la salvezza di tutti.

Paolo Deotto

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Vaticano II 3

 

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Lettera di P. Giovanni Cavalcoli, OP al prof. Piero Vassallo

Caro Professore,

unamsanctamho letto il suo commento al libro di Pasqualucci “Unam Sanctam”. Vedo che, nonostante le chiarificazioni che io insieme con altri teologi e col Magistero degli ultimi Papi, compreso il “Catechismo della Chiesa Cattolica”, stiamo dando circa il vero significato delle dottrine del Concilio Vaticano II, purtroppo continuano a sussistere pericolosi equivoci, che si potrebbero riassumere nella sua affermazione: “il Vaticano II  si può  interpretare quale “grande illusione” nutrita da un’assemblea intesa all’esecuzione del suo progetto anacronistico: stabilire una pace ecumenica con ideologie in discesa furente verso il delirio l’autodistruzione“.
Questa è una calunnia bella e buona. Il Concilio non fa affatto la pace con gli errori della modernità, ma al contrario li denuncia e li corregge, e ci insegna a vivere un cattolicesimo sanamente moderno, che sappia discernere con saggezza ed assumere i valori della modernità, come già fecero il Maritain, il Congar, lo Journet ed altri precursori del Concilio.

Tutti gli storici seri, informati  ed obbiettivi della cultura moderna sanno  benissimo che la modernità non è un mostro, non è un semplice cumulo di errori, ma un complesso fenomeno nel quale è dato di trovare il buono e il cattivo, il sano e il malato, il pregio e il difetto, il santo e il criminale.
Il Concilio, con discernimento ispirato dallo Spirito Santo, ci insegna a “raccogliere il positivo e a respingere il negativo”.  Accusare il Concilio di modernismo, come fanno i lefevriani, è stoltezza ed è a sua volta eretico, perché le dottrine di un Concilio ecumenico, siano o non siano esposte nella forma di definizioni solenni (qui Gherardini e De Mattei si sbagliano), sono sempre “infallibili” (purché rettamente interpretate), ossia “immutabilmente  vere”, in quanto interpretazione ecclesiale della Parola di Dio.
Tutt’al più un Concilio può sbagliare nelle direttive pastorali, e qui possiamo anche avanzare delle riserve o delle critiche sugli insegnamenti del Concilio, tanto che non sarebbe forse male convocare un nuovo Concilio per dissipare gli equivoci e correggere gli errori pastorali, come sempre del resto si è fatto nella storia della Chiesa. Ma “non è assolutamente consentito accusare un Concilio di errori dottrinali o dogmatici, anche se non definiti”. E questo  ovviamente non per un cieco partito preso fideistico o papolatrico, ma perché ad un attento esame dei testi risulta che i supposti errori effettivamente non esistono.

Le nuove dottrine sono un’esplicitazione, una spiegazione e uno sviluppo di quelle della Tradizione, come hanno detto i Papi un’infinità di volte, né diversamente potrebbe essere, perché allora vorrebbe dire – cosa impossibile – che è mancata l’assistenza dello Spirito Santo. Lo Spirito ha soffiato, ma i Padri non lo hanno ascoltato? Anche questo è un sospetto eretico. Queste cose lasciamole dire ai luterani, ma non sono idee da cattolici.
Certo al Concilio erano presenti dei mestatori e dei criptomodernisti, certo si fa fatica a capire come Papa Giovanni si stato così  ingenuo da ammetterli al Concilio, ma resta sempre che i loro errori, benché essi abbiano tentato, non sono affatto penetrati nei documenti finali del Concilio. Qui De Mattei confonde ciò che si è discusso durante i lavori del Concilio con le conclusioni alle quali è arrivato.
Le obiezioni di Pasqualucci sono tutte risolvibili. La grande e dura battaglia da portare avanti non è contro il Concilio per un malinteso ritorno alla Tradizione  ma contro il modernismo, “soprattutto quello di Rahner”. La “Messa di sempre” non è solo quella di S. Pio V, ma anche quella di Paolo VI;  cambiano solo cose accidentali. Come ho dimostrato ad abundantiam nel mio libro, Rahner non è interprete, né tanto meno protagonista, ma FALSIFICATORE del Concilio. Lo vogliamo capire una buona volta? “Il rimedio al rahnerismo è proprio il Concilio!!” Finché interpreteremo il Concilio come modernista, faremo come l’ammalato che scambia il medico per la malattia.

Con viva cordialità

P. Giovanni Cavalcoli, OP

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Piero Vassallo ha così risposto:

Reverendo Padre, ho letto con attenzione la sua lettera e ne ho capito l’intenzione caritatevole, per cui la ringrazio di cuore. Le chiedo se possiamo pubblicare il suo testo e i commenti di Pasqualucci e mio nel sito Riscossa Cristiana. Devo dirle che ho la certezza che Benedetto XVI abbia iniziato (cautamente e con lo stile da gran signore) la revisione del Concilio, dicendo che la Gaudium et Spes parla di mondo moderno senza definirlo (è poi questa la principale obiezione che rivolgo io ai testi conciliari: una visione imprecisa e illusoria del “mondo moderno”,  concetto ambiguo – anche Pio XII e Fabro appartengono al mondo moderno… – perché induce a cercare la bontà dove l’errore comanda la trafila dei pensieri).

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P. Giovanni Cavalcoli ha replicato:

Caro Professore,

non ho alcuna difficoltà a che la lettera che le ho scritto sia resa pubblica. Desidero tuttavia fare alcune precisazioni, soprattutto in relazione alla posizione di Benedetto XVI nei  confronti dell’interpretazione del Concilio.
Come tutti i Papi da Giovanni XXIII fino al presente, Benedetto distingue nel Concilio una parte “dottrinale”, che deve ricevere la nostra incondizionata adesione essendo un’esplicitazione del patrimonio di fede della Tradizione (“continuità nel progresso”) e una parte “pastorale”, circa la quale Benedetto è stato il primo Papa del postconcilio a riconoscere che esistono elementi discutibili ed ha  parlato addirittura della necessità di una “rottura” col passato, con particolare riferimento al fatto che il Vaticano II insegna il diritto alla libertà religiosa al posto della dottrina della religione di Stato, ancora in vigore con il concordato del 1929.

Questo implica che la Chiesa, mentre nel dogma (anche se non definito) è infallibile, invece nel campo delle direttive pastorali può cambiare e può sbagliare. inoltre Benedetto XVI, nelle trattative con i lefevriani, ammise che certe parti o modi di esprimersi del Concilio erano “discutibili”, cosa evidentemente da riferirsi alla pastorale o al linguaggio e non alla dottrina, a proposito della quale il Papa disse ai lefevriani che, se volevano essere in piena comunione con la Chiesa, dovevano “accettare tutte le dottrine”, certamente quelle dogmatiche, del Concilio.
Quanto alla questione della modernità, la cosa è molto semplice. Bisogna smetterla con la condanna globale della modernità secondo un modulo o linguaggio preconciliare, che si basa su di una visione parziale e quindi ingiusta della modernità, che fa il gioco dei modernisti. Nella vera e reale  modernità non esistono solo errori, ma anche pregi e novità positive.
Non esiste forse un tomismo moderno? E nelle stesse ideologie moderne non si trovano forse elementi positivi? Tutto ciò va accolto ovviamente facendo uso di quei giusti criteri che il Concilio stesso ci offre, del resto nel solco della Tradizione. La vera, sana modernità non è il modernismo, ma è quella insegnataci dal Concilio.
Siamo stati in passato troppo acquiescenti a certe espressioni “ad usum delphini” che hanno fatto solo il danno della cultura cattolica, facendola passare per superata, come per esempio il chiamare Cartesio “fondatore della filosofia moderna”. Si deve invece dire che è stato l’iniziatore degli “errori “moderni, appunto perché la modernità non si risolve, grazie a Dio, negli errori di Cartesio. Sono stati gli storici e i
propagandisti cartesiani che per far adorare il loro idolo sono riusciti ad imporre quella ingannevole espressione. Ma adesso basta. Il Concilio ci insegna qual è la vera e “sana “modernità senza per questo cadere nella rete dei suoi errori. Il metodo è molto semplice, saggio  profondo. E’ il metodo di  S. Paolo: “provate tutto, tenete ciò che è buono”.
Con viva cordialità

P. Giovanni Cavalcoli, OP

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Ecco infine le risposte complete di Piero Vassallo e di Paolo Pasqualucci alle obiezioni di P. Giovanni Cavalcoli:

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Risposta di Piero Vassallo al rev. padre Giovanni Cavalcoli o. p.

 Reverendo Padre e fraterno Amico, le ragioni del reciproco contendere (se non sbaglio) sono il giudizio sulla filosofia / ideologia moderna e la recezione generosa e forse incauta della sua improbabile autocorrezione nell’allocuzione Gaudet Mater Ecclesia e nel Concilio Vaticano II.

 Ora il mio giudizio critico sulla filosofia moderna ha origine dalla condivisione delle critiche  rivolte dal magistero di Pio XII, oltre che da illustri filosofi e teologi (Cornelio Fabro, Antonio Messineo e Nicola Petruzzellis, ad esempio) ai pensatori cattolici, che hanno abbandonato l’ortodossia tomista per seguire la “via modernorum“.

 La infelicissima scelta dei modernizzanti (a mio avviso) ha lontana origine dal fraintendimento/tradimento del tomismo da parte della scolastica decadente e la tentazione (finalmente accolta da Cartesio) di affermare il primato del pensiero puro sulla realtà, in ultima analisi la decisione di capovolgere la legge che stabilisce nihil in intellectu quin fuit prius in sensu.

 Che il pensiero dei filosofi procedenti sulla “via modernorum” sia afflitto da un tale male è indubitabile. Chi possiede una modesta conoscenza dei filosofi idealisti conosce la loro avversione al metodo classico, che afferma il primato dell’essere rispetto al pensiero e perciò riconosce la necessità di astrarre   i concetti dalle cose.

 Rosmini ha intuito il paradosso che inficia gli idealismi moderni dimostrando che Hegel afferma che in Dio è presente l’essere e il non essere, e che nella mente umana (mente divina caduta nel mondo) si raccolgono i concetti e la materia delle cose.

 Il pensiero moderno (moderno nel senso sopra definito), a mio parere, non è altro che il risultato estremo e catastrofico del cammino sulla infeconda via modernorum.

 Che bisogno c’è di cercare in Hegel e nei moderni della sua classe (Heidegger, ad esempio) le verità esposta con espressioni insuperabili da San Tommaso d’Aquino? Perché mai dovremmo contrastare il senso comune addentrandoci nella foresta tenebrosa dell’idealismo? Perché dovremmo credere nell’attitudine della tradizione moderna a correggersi? Visibile è soltanto la retrocessione del “moderno” all’arcaico.

 Io sono convinto (pronto a ricredermi a chi dimostrasse vero il contrario) che Cartesio è il prodotto “penultimo” della scolastica decadente e perciò il padre (o il pre-padre) della filosofia che afferma il primato del pensiero sull’essere (filosofia da me giudicata prosecuzione catastrofica dell’errore avviato dai pensatori cattolici in cammino sulla via modernorum).

 E’ per me arduo capire quale utile lezione si possa cavare dalle opere dei filosofi che hanno battuta la via indicata dal cogito di Cartesio.

 Che cosa possiamo apprendere se non l’avversione alle verità di ragione, da Spinoza, da Kant, da Hegel, da Heidegger, da Sartre e dai neognostici francofortesi, affossatori del “moderno”?

 Il “vertice speculativo della modernità“, l’opera di Hegel, è peraltro inquinata da concetti di provenienza gnostica. Lo ha dimostrato un allievo di Hegel, Karl Rosenkranz e, in anni recenti, lo hanno magistralmente confermato padre Ennio Pintacuda e il prof. Massimo Borghesi.

 E da Heidegger cosa possiamo apprendere se non gli errori madornali che sono esposti nelle fluviali opere di Karl Rahner, suo venerante discepolo e anima nera del Vaticano II?

 Ovviamente non affermo l’obbligo di ignorare i problemi posti dai filosofi moderni. Ho difficoltà a credere che nelle loro opere si trovino idee utili a rafforzare la ragione e la fede.

 Lo stesso giudizio si può facilmente applicare all’ideologia comunista, anche senza bisogno di ricordare il suo dichiarato fallimento. Qui, a mio avviso, si incontra il nodo stretto da Maritain e non ancora sciolto dai cattolici (quelli della scuola bolognese, ad esempio) che, al seguito di “Umanesimo integrale” e dei commenti di don Dossetti, hanno vissuto l’avventura della teologia progressista.

 Nel saggio ”À travers la victoire”, Maritain affermava: “Lo spirito della Resistenza ha modellato tra gli uomini della rivoluzione e quelli della speranza cristiana vincoli d’intesa e di collaborazione, che, liquidando i vecchi pregiudizi, hanno aperto la strada ad una nuova democrazia”.

E di seguito: “Abbiamo combattuto insieme nella resistenza, contro il nemico comune. Dunque continuiamo a guerra finita a collaborare strettamente. Costruiamo insieme una società radiosa. Congeliamo le nostre differenze; prima umanizziamo, evangelizzeremo dopo”.

 Che cosa rimane di quei vincoli dopo la fine patetica dell’avventura comunista? Che cosa rimane del glorioso Arcipelago Gulag? Che cosa rimane del sogno di costruire una società radiosa con i teorici della società concentrazionaria? Infine che cosa rimane dei pensieri prodotti dai marciatori sulla via modernorum? Temo rimanga soltanto l’utopia ultramoderna – apostasia totale, negazione babilonese  dell’onesto benessere, sovversione della famiglia, avversione alla vita, promozione dell’omosessualità – una mostruosità realizzata dal “profeta” cattocomunista Fiesoli nella comunità del Forteto.

 Le edizioni Settecolori in questi giorni hanno pubblicato, in Lamezia Terme, a cura di Stefano Berselli, una raccolta di  saggi intitolato “Il Forteto, destino e catastrofe del cattocomunista”. Si tratta di un documento che indica il capolinea del cattocomunismo e la dissoluzione della modernità apprezzata dal Vaticano II: la guerra malthusiana alla famiglia combattuta con l’arma dell’inversione pederastica. E’ l’ultima, definitiva lezione del moderno.

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Risposta di Paolo Pasqualucci al padre Giovanni Cavalcoli, OP

Reverendo Padre Cavalcoli,

1.   Non si può ammettere l’infallibilità implicita dei documenti di un Concilio solo pastorale 

Nella sua accorata difesa del Vaticano II, lei tiene a ribadire la sua personale nozione di una infallibilità implicita degli insegnamenti di un Concilio Ecumenico, anche quando non impartiti come dogmi. E quindi di tutti i documenti di un Concilio solo pastorale quale ha voluto essere il Vaticano II. Lei, infatti, non si limita al caso del documento pastorale del Vaticano II che ribadisce un insegnamento infallibile del passato (vedi art. 25 della costituzione Lumen Gentium), non diventando per ciò stesso infallibile, il documento: va ben oltre!  Chiamo “implicita” questa supposta infallibilità perché non risultante né dai segni né dai concetti tipici delle dichiarazioni solenni con le quali in passato i Concili ecumenici condannavano errori o definivano verità di fede da ritenersi come dogmi da parte di tutti e ciascuno. Ma una dogmaticità implicita o surrettizia  non sarebbe cosa del tutto nuova nella storia della Chiesa?  E in verità non la si può ammettere, già per il fatto che il fedele deve sapere con certezza quando si trova di fronte ad una dichiarazione dogmatica, visto che disattendervi significa cadere nel peccato mortale di eresia, prenotarsi  un posto all’Inferno.  Se le pronunce del non dogmatico Vaticano II (dotatosi espressamente di un “fine pastorale” – vedi le “Notificazioni” in appendice alla costituzione dogmatica Lumen Gentium sulla Chiesa – “dogmatica” notoriamente senza dogmi) sono da ritenersi “infallibili” e quindi “immutabilmente vere”, come lei dice, per il semplice fatto di essere “interpretazione ecclesiale della Parola di Dio”, dobbiamo allora ritenere infallibile la dottrina esposta nello sconcertante art. 22.2 della costituzione Gaudium et spes sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, nel quale si afferma che “Infatti, con l’Incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo”?  E dottrina infallibile anche la sua riesposizione senza lo “in certo modo”(quodammodo), ad opera dell’art. 432  del Catechismo della Chiesa Cattolica e di Giovanni Paolo II, nell’art. 13 della sua enciclica “Redemptor hominis”, intitolato appunto: Cristo si è unito ad ogni uomo; riesposizione nella quale  lo stravolgimento dell’Incarnazione in senso panteistico ossia il pancristismo infiltratosi nel testo conciliare appare in modo ancora più evidente?  Quest’incredibile frase, che si situa in un contesto teso ad esaltare la dignità dell’uomo in quanto tale, cercandole un fondamento addirittura nell’Incarnazione, non sembra far riapparire un antico e gravissimo errore, già combattuto da san Giovanni Damasceno e confutato da san Tommaso?   Se l’Incarnazione del Verbo, oltre che con l’individuo storico Gesù di Nazareth, ha realizzato un’unione con ognuno di noi, ognuno di noi viene innalzato ad una dignità sublime come quella dell’uomo perfetto (perché senza peccato) che era Nostro Signore, venendo così a partecipare della divinità del Verbo stesso! In tal modo non si divinizza l’uomo, rendendo incomprensibile il dogma dell’Incarnazione e non si fa, di fatto, sparire il dogma del peccato originale?  E difatti, di quest’ultimo chi ne ha più sentito parlare dal Vaticano II in poi?  E non si oscura anche la dottrina trinitaria ortodossa?  Ma valga il vero:  come avrebbe potuto il Verbo unirsi  per il fatto stesso dell’Incarnazione “ad ogni uomo”, afflitto com’è “ogni uomo” dalla corruzione del peccato?

2.  Se gli insegnamenti del Vaticano II sono infallibili, come mai ci sono stati “sbagli” nelle  direttive pastorali che li attuavano?

Dopo aver dichiarato infallibile il Vaticano II, lei scrive tuttavia che “un Concilio può sbagliare nelle direttive pastorali”.  Le critiche al Vaticano II dovrebbero perciò limitarsi agli errori emersi nella sua pastorale, non alla dottrina della quale la pastorale è l’applicazione.  Ma come è possibile, mi chiedo, che direttive pastorali attuanti dottrine supposte infallibili possano essere “sbagliate”?  Forse che l’assistenza dello Spirito Santo, che si suppone guidi l’enunciazione di ogni dottrina concernente il dogma, è venuta all’improvviso meno quando si è trattato di attuare nella prassi certe dottrine (supposte) infallibili del Vaticano II?  Lo Spirito Santo non l’assiste sempre la Chiesa, anche quando non emette pronunce dogmatiche?  (Certo, poiché Dio ci lascia l’uso del nostro libero arbitrio, volendo da noi una “obbedienza consapevole”, l’assistenza dello Spirito Santo bisogna anche volerla).  E mi permetta di chiederle:  forse che il Tridentino e il Vaticano primo, due concili ecumenici sicuramente dogmatici, nella forma e nelle intenzioni, hanno emanato  “direttive pastorali sbagliate”?

3.  Il sensus fidei dei credenti non può ammettere che certe singolari dottrine del Vaticano II provengano dallo Spirito Santo.

 

 Lei poi sembra addirittura terrorizzato dall’idea che rilevare gli errori infiltratisi in certi testi del Concilio, comporti negare l’assistenza dello Spirito Santo allo stesso.  Ma  da semplice cattolico, come posso credere che lo Spirito Santo abbia ispirato la nuova dottrina dell’Incarnazione, appena richiamata, o la nuova definizione della Chiesa di Cristo di cui a Lumen Gentium 8, e al decreto Unitatis redintegratio  3: quella della Chiesa del “subsistit in”, che include nella Chiesa di Cristo anche gli acattolici, pur se in comunione non piena o imperfetta con la Chiesa cattolica (ma che vuol dire?).  O l’incredibile dualismo provocato dalla nuova collegialità, di cui all’art. 22 della Lumen Gentium, che ha creato due titolari della somma potestà di giurisdizione sulla Chiesa, il Papa da solo (come da tradizione) e il collegio dei vescovi con il Papa, con l’unico limite per il collegio di non poter esercitare la somma potestà se non con l’autorizzazione del Papa, che invece non ha (ovviamente) bisogno del permesso di nessuno per esercitarla.  Due organi titolari della suprema potestà e due esercizi della stessa, uno libero ed uno limitato:  un dualismo fonte di perenne conflitto tra il Papato e le Conferenze Episcopali nazionali, che ha indebolito il Primato di Pietro e contribuito ampiamente all’anarchia oggi dilagante nella Chiesa.  E dottrina infallibile devono ritenersi anche le straordinarie aperture del Concilio alla creatività liturgica, contenute nella costituzione Sacrosanctum Concilium sulla liturgia (artt. 22, 37-40), contrarie a tutta la Tradizione della Chiesa ed in passato sempre riprovate dal Magistero?  O la nuovissima dottrina sulla “libertà religiosa” (dichiarazione conciliare Dignitatis humanae) che appare un calco di consimili dottrine profane, frutto quest’ultime dell’agnosticismo, della miscredenza, del rifiuto del Sovrannaturale, dell’avversione a Nostro Signore che caratterizzano il pensiero moderno e contemporaneo?

Reverendo Padre, mi consenta di dirle, in tutta franchezza:  tanto meglio, se lo Spirito Santo non ci ha avuto a che fare, con certi testi del Concilio:  un domani sarà cosa ancor più semplice per un Papa o un Concilio Ecumenico   r i f o r m a r l i , purgandoli dagli errori.

4.  Il vero Vaticano II non è quello che conosciamo dai testi finali. 

Sulle ambiguità e gli errori penetrati nei documenti conciliari, c’è da fare un’ulteriore, fondamentale considerazione.  Il Vaticano II che conosciamo non è il vero Vaticano II.  Il vero Concilio era quello preparato dalla Curia,  sotto la guida del cardinale Alfredo Ottaviani e di padre Cornelius Tromp, gesuita olandese, eminente teologo, sentiti i pareri di tutti i vescovi, in tre anni di duro lavoro, con documenti del tutto ortodossi, contenenti concessioni di poco rilievo alle istanze dei “progressisti”, rappresentate nella fase preparatoria dai ben noti cardinali Liénart, Bea, Frings, Koenig, Doepfner, Suenens, Lercaro, e alcuni altri. Un eccellente e validissimo lavoro, al quale avevano preso parte i migliori teologi ortodossi, fu buttato a mare nella convulsa ed anomala fase iniziale del Concilio, grazie ad una serie di colpi di mano procedurali dei “progressisti”, che riuscirono a conquistare la prevalenza nelle dieci Commissioni conciliari incaricate di elaborare gli schemi dei testi da sottoporre all’assemblea e ad inserire le Conferenze Episcopali nei lavori del Concilio. L’approntamento dei nuovi testi si rivelò ovviamente tanto laborioso quanto ambiguo e tormentato, anche per l’opposizione degli elementi “conservatori”, dato che le istanze che si volevano far valere in questi nuovi testi  erano in sostanza quelle – lei lo sa meglio di me – dei vari Rahner, de Lubac, Congar, Chenu, etc., tutti teologi sottoposti a censure e costretti al silenzio da Pio XII a causa delle loro cattive dottrine, fatti invece partecipare da Giovanni XXIII alle Commissioni conciliari in veste di periti, già nella fase preparatoria.  L’azzeramento del “Concilio preparato”, come lo chiamò Romano Amerio, grazie ad un vero e proprio “brigantaggio procedurale” che consegnò in pratica il Concilio alla minoranza degli adepti della “nouvelle théologie” neomodernista, non sarebbe stato possibile senza l’acquiescenza e la complicità di Angelo Roncalli.

 Con i miei più cordiali saluti, in corde Mariae,

 Paolo  Pasqualucci

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18 Responses to P. Cavalcoli, Vassallo e Pasqualucci: confronto e discussione sul Concilio Vaticano II

  1. Oreste Sartore ha detto:

    p. Cavalcoli continua a lodare Congar in contrapposizione a Rahner. è una distinzione completamente artificiosa. per quel che ho dedotto dai loro scritti non saprei dire chi tra i due sia il più rivoluzionario e nefasto combattente contro la tradizione cattolica. inoltre obietto fortemente al richiamo all’ordine: c’era lo SS, dunque tutti zitti. Dio ci liberi dal pentecostalismo!

  2. anto ha detto:

    comunque si voglia interpretare/guardare/pensare/ruminare il Vaticano II, rimane una domanda di fondo: come è potuto accadere? E tale accadimento (ossia che abbia prodotto una ambigua documentazione e un ancor più ambiguo sviluppo nel postconcilio) cosa comporta? Perchè tutto ciò comunque insinua il dubbio nella fede. A mio avviso ne vedremo e ascolteremo delle belle sul Vaticano II nei prossimi anni. Mi pare che le fila dei critici si stiano ingrossando. Forse non tanto il Concilio, quanto la posteriore discussione su di esso getterà le basi per una presa di coscienza più profonda della Chiesa. Forse il vero Concilio non sarà quello dei documenti, ma quello della successiva discussione. Forse il Vaticano II è ancora aperto da cinquant’anni e magari lo rimarrà per altri cinquanta. E un giorno magari qualcuno si renderà conto che i documenti conciliari dissero ciò che non volevano dire perchè solo quello si poteva dire in modo che da ciò che allora si poteva dire fosse poi possibile un domani capire ciò che veramente si sarebbe voluto dire.

  3. Maria Luisa ha detto:

    Non e’ sufficiente la definizione di ‘Superdogma’ data da Benedetto XVI al Concilio ? Bisogna chiedergliene altre ? Quante amare verita’ sono emerse ,oramai inoppugnabili , su cio’ che avvenne dal Pre-Concilio al dicembre 1965 , per non parlare della catastrofe abbattutasi sulla Chiesa e sul Mondo da allora ? Quante volte certe persone avranno la necessita’ di rileggersi ‘ Iota Unum ‘ e tanti altri testi che hanno aperto la mente ed il cuore ad altri uomini di vera buona volonta’ ? E se proprio si vuole pervicacemente rimanere a mo’ di autodifesa dietro un algido ‘stonewall’ intellettualistico , e’ forse vietato dare un’occhiata a cio’ che e’ capitato nella realta’ ai F.F.I. e prima ancora ai SSPX , accusati delle nefandezze e turpitudini piu’ inverosimili , senza lo straccio di una prova , per pregiudizi a carattere – ormai e’ chiaro – puramente ideologico ?

  4. Claudio ha detto:

    Che cosa può dire un semplice cattolico come me di fronte a queste dotte disquisizioni? Chi ha ragione? Qual è la verità – mi verrebb da dire – anche se non sono Pilato? Ti verrebbe voglia di fare come l’allora governatore della Palestina per conto dell’Impero Romano: “Lasciare ai dotti le loro dispute e cercare di seguire il più semplice – non da vivere, ma da capire – Vangelo e quindi lavarsene le mani?”. Certo, io non lo so se per colpa del Concilio, ma credo che una certa confusione relativistica sia entrata nella Chiesa, sia in campo dottrinale che in quello liturgico e morale. Oggi è facile sentire: “Il tal prete o teologo su una determinata colsa la pensa così e l’altro cosà. Così come nel campo dell’informazione cattolica è possibile sentire ti tutto”. Così il cattolico che cerca di tenersi informato e non si ferma ad ascoltare coloro che confermano le proprie posizioni o sensibilità, e vuole aprirsi ad altre voci, finisce con una maggior confusione in testa.
    Mi pare che Messori nei suoi testi apologetici abbia sempre sostenuto che il cattolicesimo è per l’ “et-et”, mentre l’eretico è per l’aut-aut. O la sua posizione, o il suo pensiero, o nulla, insomma!
    Carissimi contendenti, a me sembra che la perfezione di Cristo sia in grado di mettere in crisi tutte le mie e vostre sicurezze! Spesso ognuno, anche in buona fede, sembra voler difendere questa purezza di Cristo dalle aggressioni mondane, ma lo fa partendo dal suo puntodi vista. Così, come mi pare di capire da questi scritti, nemmeno la “Croce di Cristo – come dice San Paolo – sembra in grado di abbattere i muri della divisione che finiscono col formarsi, anche se ammorbiditi da un confronto rispettoso.
    Anche la figura di questo Papa mi pare fortemente penalizzata da questo sito, proprio perché, più che guardare alle indubitabili ricchezze del suo insegnamento, si tende a guardare la “pagliuzza” nel suo occhio dottrinale. Io credo invece che il suggerimento di Cristo di “togliere la trave dal nostro”, ci aiuterebbe a vederci più chiaro. Alle volte si ha l’impressione che, anche nel giusto zelo che ognuno ha di fare con le proprie affermazioni una Chiesa più bella, si finisca col dimenticare che siamo servi inutili e che è Cristo a guidare la Chiesa. Non lo so, il semplice cristiano, non dotto, come me, sarebbe felice di vedere qualche punto di incontro. Altrimenti è come nei dibattiti televisivi – palestre di dialettica – dopo aver ascoltato i quali uno esce più confuso di prima, o al massimo prende dal “bazar delle idee” quella che più combacia con la propria.
    Buona Pasqua a tutti, comunque! E che lo Spirito Santo ci illumini!

  5. giorgio ricci ha detto:

    io sono uno stupido, è chiaro. Chiedo umilmente scusa al cattolico moderno se non riesco a scorgere nessuna continuità tra Nostra Aetate, Dignitatis Humanae e il magistero precedente.

  6. Diego ha detto:

    Concordo in tutto e per tutto con Piero Vassallo e Paolo Pasqualucci.
    Ciò che va contro la Scrittura, la Tradizione, i Dogmi precedenti e il Magistero Universale Cattolico è da rifiutare sempre e comunque, anche se fosse dichiarato come dogma da un papa o da un concilio.
    Il Concilio Vaticano primo ci insegna in forma dogmatica che il papa (e quindi anche qualunque altra autorità) può usare l’infallibilità soltanto per custodire ed esporre il DEPOSITO DELLA FEDE, non per manifestare nuove dottrine: tutto ciò che contrasta con il deposito della fede non è nient’altro che un atto di ANTIMAGISTERO che DEVE essere rigettato come falso ed eretico, anche se venisse proposto come verità definitoria!

  7. ernie ha detto:

    Sono una semplice fedele: domenica scorsa, sul pulpito, a leggere il Vangelo c’era una donna….faceva la voce narrante. E’ ormai impossibile sentire parlare di peccato in una qualsiasi omelia….i canti durante la Messa sono diventati canzonette. Le preghiere talmente sciatte ed insignificanti da far rimpiangere la traduzione italiana della ”Messa di Sempre” in latino. Resisto ad andare la domenica a Messa perché so che si rinnova il Sacrificio della Croce….sono una dei pochi fedeli a saperlo. Per quasi tutti è un ”happening” religioso. Fare la Comunione? e come confessarsi prima della Messa se i confessionali sono chiusi?
    La cosa più sconvolgente è stata assistere a Londra alla Messa anglicana nella Westminster Abbey con i canti gregoriani, l’incenso e le preghiere in inglese corrente ma tradotte dalla Messa antica.
    Non so quanto ancora potrò resistere; se nelle vicinanze si fosse trovata una Parrocchia Ortodossa probabilmente avrei già cambiato. L’albero si conosce dai frutti, e l’albero del Concilio ha prodotto frutti guasti.

  8. piero nicola ha detto:

    Trattando la materia dogmatica e dichiarando che è obbligatorio osservare le risoluzioni conciliari in tale materia, il Concilio Vaticano II fu di fatto dogmatico. Ma non potè godere dell’assistenza dello Spirito Santo, se formulò delle proposizioni errate e ambigue – ove l’ambiguità poteva e doveva essere evitata. Per l’errore, basta un esempio. Il Concilio stabilì il diritto umano, per tutti, alla libertà religiosa. La separazione dello Stato cattolico dalla Chiesa fu condannata dogmaticamente da Pio IX (Enc.”Quanta cura”), con l’avallo di altri Papi insigni, tra i quali San Pio X. Il diritto alla libertà religiosa è sentenza dogmatica, non pastorale. A questo punto, quale possibile interpretazione che salvi il suddetto Concilio?

    • Pucci Cipriani ha detto:

      Un libro, quello di Pasquaucci, da leggere e da diffondere, fatto per amore alla Chiesa. A settembre vediamo di fare una bella presentazione a Firenze. In questo scambio epistolare dall’a alla zeta in sintonia con il prof. Pasqualucci e con l’amico Piero Vassallo. NON PRAEVALEBUNT!

  9. itala ha detto:

    E’ sempre la solita storia, un colpo al cerchio e un colpo alla botte. Non si vuole mai vedere l’albero che ha dato i frutti acerbi e cattivi. Chiese vuote , e se sono piene, sono piene di turisti a pagamento; non confessa quasi più nessuno, sacerdoti che cantano e ballano durante la messa ,schitarramenti con canti di vari gruppi rock più o meno satanici , preti che convivono più o meno con donne o peggio , vescovi che danno le comunioni a sodomiti non criptati ma evidentissimi , donne che vanno in chiesa mezze nude e anche in questo stato vanno a leggere le scritture sul pulpito,sempre dette donne che vanno al tabernacolo a prendere le particole e il calice ed oltre a distribuirle si autocomunicano ed anche bevono dal santo calice. Uomini in ciabatte pantaloncini e canottiera, bambini urlanti e saltellanti, vecchi sordi e befane chiaccheranti durante tutta la s. Messa. Concelebrazioni con luterani, pretesse anglicane, mussulmani, qualche buddista e via cantando…. Preti che vestono come i cantanti, preti che si tingono i capelli.Preti che portano le prostitute ad abortire, che fanno i centri per i trans, e danno loro la SS. Comunione. ( E a questo hanno lasciato la parrocchia per decenni ) Frati che non portano più il santo saio, e potrei continuare per un ora. Non è colpa del concilio ? E di chi è ? Forse mia ? o delle pecore del Signore, che sono stufe di essere trattate come delle cose ? Se il concilio vat. II è dogmatico, anche il concilio di trento lo è, oppure quello è stato definitivamente cancellato ? Buttato alle ortiche ? E ne ho piene le tasche, di sentirmi dare ,anzi di sentirci dare degli eretici ogni volta che mettiamo in dubbio la buona qualità del conc. vat. II. Sarebbe meglio che invece di cercare di far comunella con i veri eretici, e lo sapete benissimo chi sono: = quelli che negano la transustanziazione di Gesù , la negazione del dogma Mariano, il celibato dei preti ,il santo matrimonio, uno solo , e altre cosucce.=…. aveste un po’d’amore per i vostri fratelli cattolici, che da anni si battono per una Chiesa Santa Cattolica e Apostolica. Siamo stufi di vedere Il Signore dei Signori, Gesù Cristo buttato negli angoli delle chiese, per cercare il tabernacolo bisogna fare il giro della chiesa, lo avete tolto dal centro e al suo posto siete assisi voi. Scusi padre, non mi pare sia stato un bel cambiamento. Dice che lo Spirito Santo soffia dove vuole, sì ma dove vuole Lui e non dove volete vederlo a tutti i costi Voi . Con tutto il rispetto, non potete vedere solo quello che potrebbe o dovrebbe essere, ma guardate i fatti e forse tirerete le giuste conclusioni. Sono lefvbriana se voglio la chiesa come Dio comanda ? Sì. Ebbene sono onorata di esserlo. E sono altresì stufa che usiate il termine lefevriano con disprezzo. Avete sempre ( i sacerdoti ) in bocca il termine misericordia, ebbene usatela questa misericordia per i vostri fratelli cattolici, questi cattivi brutti e sporchi lefevriani.

    • Diego ha detto:

      Sono completamente d’accordo con lei!
      Se un Concilio, o un Papa dichiarano qualcosa di dogmatico tutto ciò che lo contraddice è per definizione ERETICO, anche se fosse presentato in forma dogmatica!
      Non capire questo significa di fatto negare l’infallibilità della Chiesa perchè ciò che è vero oggi domani potrebbe non esserlo più… ma noi sappiamo bene che la Verità non muta e che i dogmi sono irreformabili e vanno interpretati sempre allo stesso modo: se venisse proposto un “dogma” in contrasto con un dogma precedente, quel “dogma” non sarebbe nient’altro che un atto di antimagistero, quindi non vincolante per nessuno.
      Sono i modernisti che credono che i dogmi possano essere rimossi o modificati e che le definizioni solenni dei Pontefici e dei Concili possano essere modificate o ignorate da futuri Papi o futuri Concili: questo concetto distorto dell’infallibilità è la negazione di ogni infallibilità (“infallibilità a tempo”).

  10. Miles ha detto:

    Nell’ordine naturale (cioè nell’ordine di ciò che è conoscibile con la sola ragione), nel campo morale, in contraddizione con la Tradizione è, nel Vaticano II, tutto ciò che deriva dalla Nouvelle Théologie (de Lubac, von Balthasar, Rahner, Congar …), cioè tutto ciò che è preteso come “autenticamente evangelico” rispetto al passato: la contraddizione è un fatto, non un giudizio.

    Trattandosi dell’ordine naturale e non dell’ordine rivelato, è necessario sottolineare che si tratta di eterodossia, non di eresia. Viceversa, la Nouvelle Théologie schiaccia parecchie verità morali naturali proprio nel nome della Rivelazione.

    Nell’ordine naturale, le esigenze morali negate dal Vaticano II sono: l’esigenza che contro gli autori di crimini la società agisca per far loro espiare (e non soltanto per far “passare la voglia” a loro e ad altri); la ineliminabilità della guerra; l’esigenza che, nel campo temporale, sia riconosciuta l’autorità (cioè il diritto di comandare) dei piú intelligenti sui meno intelligenti e dell’uomo sulla donna …

    Queste esigenze morali sono state esposte in particolare da Aristotele: dal punto di vista della Nouvelle Théologie — perciò — Aristotele è il nemico per eccellenza, il campione di ciò che sarebbe “anti-evangelico”.

  11. Marco Bongi ha detto:

    Ringrazio di cuore il p. Cavalcoli. E’ infatti riuscito a riconciliarmi, in parte, con alcune espressioni polemiche di Papa Bergoglio… Forse infatti egli si riferiva a queste posizioni teologiche quando critica aspramente i “cristiani ideologici”… Quelli che dicono infatti: è così perchè… è così… perchè non potrebbe che essere così… Tutte le analisi razionali portano a determinate conclusioni ma… non importa… deve essere così altrimenti siete contro lo Spirito Santo.
    Suvvia… cerchiamo di essere più ragionevoli. Il Cattolicesimo infatti è la religione, non del razionalismo, ma della ragione sì. Non può essere che la retta ragione, che è un dono di Dio, mi faccia comprendere con chiarezza determinate evidenze e lo Spirito Santo vada in una direzione opposta. Condivido dunque in assoluto le posizioni di Vassallo e Pasqualucci.

  12. Marcus ha detto:

    Trovo sconcertante l’insistenza con la quale Padre Cavalcoli sostiene la bontà del Concilio Vaticano II, i cui frutti sono sotto gli occhi di tutti. Il Vaticano II ha ufficializzato l’irruzione della modernità nella Chiesa, modernità la cui essenza è anti-cattolica. C’è ancora bisogno di fare il triste elenco delle contraddizioni e delle ambiguità espresse dal Vaticano II, che hanno provocato il disastro del post-concilio?

  13. Maria ha detto:

    Mentre a Roma si discute, Sagunto sta per essere espugnata. Possibile che Voi cari Ministri di Gesù non vediate cosa sta succedendo ?Andate un po’ in giro per le chiese vestiti da laici, assistete a qualche messa ” moderna ” e poi se non vi viene un groppo alla gola e le lacrime agli occhi vuol dire che siete proprio messi male .

  14. cattolico ha detto:

    Carissima Ila, che Dio ti benedica e la Vergine ti protegga e ti ricompensi per il tuo coraggio e il tuo santo zelo per la casa del Signore! Anch’io la penso esattamente come te, al 100%, ma purtroppo qui mi cestinano, non amano che vengano lette certe notizie relative ai misfatti operati dai partecipanti al C.V.II e dal Papa che li tollerò (mi riferisco a Roncalli). Ultimamente sul web circola un’inervista rilasciata nel 2000 d Indro Montanelli, in cui lui racconta la prima intervista che un papa avesse mai concesso a un laico non credente, cioè quella che papa Giovanni gli concesse nel 1959: ebbene, in quella intervista il discorso cadde su san Pio X. Bene, ecco le parole di Montanelli e di Roncalli ; “quando lui mi disse «in quell’occasione venni a Roma e fui ricevuto da papa Sarto», io feci quasi automaticamente: «È un santo…», e lui, mi ricordo, replicò e di scatto dette un colpo sul bracciolo della sua sedia: «Ma quale santo!». Però si riprese subito, e disse: «No, no, naturalmente era un santo, ma un santo anomalo». «Perché anomalo?» incalzai io. «Perché era un uomo triste, malinconico. I santi non possono essere tristi e malinconici: hanno Dio». Poi seppi perché lui ce l’aveva tanto con papa Sarto. Perché papa Sarto a sua volta ce l’aveva tanto con Radini Tedeschi di cui Roncalli era stato segretario, e ce l’aveva con lui per via della protezione concessa ai modernisti: Ernesto Buonaiuti e gli altri. Ma questo lo sapevo e lì trovai conferma.” Bene, sulla santità di Giuseppe Sarto non ho nessun dubbio, ma su Roncalli la penso come il prof. De Mattei (difficile riconoscergli doti eroiche di difesa del cattolicesimo). Brava Itala, un abbraccio fraterno ! Buona Pasqua.

  15. cattolico ha detto:

    Rileggendolo, il commento di Itala, h 7.29, è veramente da incorniciare. Dovrebbe essere spedito in Vaticano, e lì letto da chi dirige gli esercizi spirituali pasquali, forse si renderebbero conto, gli alti prelati, del male che hanno fatto e stanno facendo da 50 anni alla Chiesa Cattolica ed a coloro che la amano al di sopra di tutto; non c’è più amore per la trascendenza, le si preferisce l’immanenza, il sociale, i peccatori impenitenti, i denigratori della religione e si deridono, si sopportano appena o si perseguitano i tradizionalisti, i lebfreviani, i F.F.I. Ma tutto questo avrà fine, tra non molto, il Cuore Immacolato di Maria SS.ma trionferà: è piaciuto al Suo Divin Figlio di lasciare a Lei il compito di schiacciare la testa al serpente infernale, che verrà respinto nel profondo dell’inferno, assieme a tutti i suoi partigiani (ricordate il messaggio di La Salette, che parla di Cardinali partigiani del Diavolo? per fortuna non è più secretato, è diventato di dominio pubblico, come le visioni della Beata Katerina Emmerick sugli ultimi tempi della Chiesa, i nostri, per l’appunto).

  16. Marco F. ha detto:

    Anch io concordo assolutamente con le meravigliose parole, credo senza esagerare ispirate dallo S.S, della Sig.ra Itala,al cui cahier de dolance vorrei aggiungere le penose e soporifere meditazioni della via Crucis del venerdì Santo scritte da un Mons. Che ha presieduto una solenne celebrazione liturgica truccato da clown , che hanno avuto su di me povero cattolico anti conciliare un unico effetto, quello di farmi addormentare. Infine mi chiedo , ma questo Padre Cavalcoli, fine intellettuale, profondo conoscitore della filosofia che io ammiro, ho letto recentemente su questo sito un mirabile e straordinario articolo sul soggettivismo, cosa pensa di una chiesa con due papi, di questa chiesa che si affida per il prossimo Sinodo per la famiglia a un questionario folle, prendo questa definizione sempre da un articolo splendido pubblicato recentemente su questo sito, sulla commissione presieduta dal Cardinale Maradiaga che ha ironizzato sul Prefetto della Congregazione per la Dottrina sulla fede ?

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P. Cavalcoli, Vassallo e Pasqualucci: confronto e discussione sul Concilio Vaticano II