Ecco a voi il discorso ufficiale tenuto in occasione del Padovapride #maipiusenza dall* assessor* alle politiche di genere e alle pari opportunità Marta Nalin, di Coalizione Civica, che – come si può constatare – afferma ripetutamente di parlare a nome di tutta l’amministrazione cittadina.

Lo riportiamo trascritto parola per parola dal video pubblicato sulla pagina facebook dell* stess* assessor*, perché riteniamo che meriti lettura integrale trattandosi, nel suo genere, di un autentico capolavoro.

Riteniamo altresì che il testo, in sé compiuto, non richieda alcun commento se non il rilievo seguente: non dubitiamo che l* assessor* parli a nome di tutti gli amministratori; siamo altrettanto certi che NON parli a nome di tutti gli amministrati.

I neretti sono nostri. Buona lettura.

“Abbiamo preteso giustizia e il diritto di essere liberi e uguali di fronte alla legge, di fronte al nostro vicino di casa.

Benvenute e benvenuti a Padova! Questa città appartiene a tutte e a tutti noi perché ogni volta che una piazza e una strada e uno spazio pubblico sono attraversati da donne e uomini in marcia e quelle donne e quegli uomini marciano per i loro diritti e la loro felicità, ebbene, quello che si crea è uno spazio di libertà, non dobbiamo dimenticarlo mai. Qui dovete sentirvi a casa, perché Padova adora le persone libere e più ancora le persone che hanno voglia di rivendicarlo festeggiando. Pertanto, a nome dell’amministrazione comunale che qui rappresento, do il benvenuto alle nostre concittadine e ai nostri concittadini, così come alle loro amiche e ai loro amici da altre città del Veneto e d’Italia. Che siate lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, bisessuali, intersessuali, queer, pansessuali, poliamorosi o della sfumatura che preferite, anche banalmente eterosessuali, benvenute e benvenuti a Padova!

Padova è una città dalla lunga tradizione gay friendly e ne siamo orgogliosi. Già nel 2002, ancora ce lo ricordiamo, questa città ha ospitato un’importante edizione nazionale del pride. Negli anni sono nate nuove associazioni impegnate contro le discriminazioni e lo ripeto ancora una volta: siamo orgogliosi che Padova sia una città aperta, una città libera dove solo omofobi e razzisti non devono poter trovare casa! Da quel giorno a Christopher Street è stata fatta molta strada, ma dobbiamo essere consapevoli che i diritti non possono essere dati una volta per sempre. Per questo è importante tenere sempre alta l’attenzione. E abbiamo anche imparato che per continuare a progredire non c’è modo migliore che reclamare nuovi e più avanzati diritti perché non c’è nessuna legge, né di Dio né dell’uomo, che può stabilire che coppie dello stesso sesso non possano contrarre un matrimonio egualitario e non possano adottare bambini da riempire d’amore. Sono diritti che dobbiamo conquistare tutti e tutte insieme, per tutte e per tutti. Per questo, noi diciamo con forza e con orgoglio che Padova è vicina alle altre città che stanno portando avanti una battaglia per colmare la lacuna legislativa sul riconoscimento dei figli delle famiglie arcobaleno. E c’è da avanzare anche su un altro piano, quello del diritto di non essere giudicati, di poter vivere la propria vita come meglio si crede, amando chi si crede e come si crede, il diritto di far parte a pieno titolo della nostra società, con pari diritti e doveri, senza incorrere in scomuniche o in sguardi torvi o viceversa pruriginosi del tuo vicino di casa, del tuo collega, o peggio ancora del tuo datore di lavoro. È qui, da queste strade, da queste piazze, dalle nostre città, che dobbiamo difendere quello spazio di libertà, è un dovere che abbiamo perché siamo umani, siamo cittadini, siamo liberi. Dobbiamo ribedirlo (?), ancora: ora che sono tornate parole d’odio e di rifiuto mai sentite, mai sentite da quando i nostri padri costituenti hanno fatto voto di essere liberi e degni e di garantire alle generazioni dopo di loro di restare liberi e degni, di non lasciare indietro nessuno, di non abbandonare nessuno, di non escludere nessuno e di non chiudere nessun porto. Da questa piazza e da tutte le piazze che hanno colorato le città d’Italia in questo giugno di orgoglio si leva il grido contro chi cerca di bloccare la tutela dei diritti nella bugiarda propaganda per cui riconoscere un diritto significa per forza togliere un diritto agli altri. E invece i diritti o sono di tutti o non sono di nessuno! Il diritto ad avere una casa, un lavoro stabile che permetta di vivere, un porto sicuro dove far approdare la propria vita alla ricerca di un futuro migliore, perché è un futuro migliore per tutte e per tutti ciò che stiamo rivendicando contro ogni forma di discriminazione. Questa non è solo una manifestazione di protesta, è prima di tutto una giornata di orgoglio per quello che ognuno di noi si sente di essere, una giornata dove mescolare corde(?), intrecciare culture, assaporare vita, dare e ricevere amore e divertirsi. Questo è l’orgoglio, questo è il pride ed è un orgoglio civico. Ogni volta che si celebra il pride si celebra una lezione per tutte e per tutti, la rabbia che si fa festa, la marcia che si fa diritto, il popolo che si fa città. Questo orgoglio è anche il mio, che in questo momento rappresento l’amministrazione comunale. Sono orgogliosa di farlo, perché non sempre questa città per il suo governo è stata all’altezza dei suoi diritti e dei suoi cittadini. Non lo è stata quando ha approvato mozioni in nome dell’intolleranza, non lo è stata quando ha preso decisioni che escludevano e non accoglievano. Oggi è un giorno di festa anche per rispettare chi ci ha eletto e ci ha chiesto di fare di tutto perché quelle decisioni non abbiano più corso e faremo di tutto perché questa città possa includere e accogliere tutte e tutti, perché ci siano diritti per tutte e tutti. Festeggiamo insieme di essere sopravvissuti all’intolleranza, festeggiamo la possibilità di sentirci come siamo, il diritto di amare chi vogliamo, le nuove battaglie che ci aspettano per i nostri diritti. Festeggiamo perché dobbiamo resistere, festeggiamo l’orgoglio di aprire i porti e non chiuderli, festeggiamo per chi non può festeggiare e ARRABBIAMOCI, perché ne abbiamo diritto! E divertiamoci perché ne abbiamo diritto! Benvenute e benvenuti a Padova! E che insieme possiamo tenerla una città libera e aperta!”

Entra ora in scena il bravo presentatore che così conclude la lectio magistralis dell* assessor*:

“Ladies and gentlemen, la nostra Maaaarrrta! Assessore alle pari opportunità al comune di Padova! Grazie per il gioiello che sei stata. Grazie per portare aventi la lotta, grazie per portare avanti tutti i nostri diritti, IN FACCIA A MATTEOOOO!!! Un applausoooo!”.

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14 Responses to Padovapride: la parola alle istituzioni

  1. Alberto S. ha detto:

    Bella lettura. E istruttiva, poi: insegna anzitutto che, se proprio ci si tiene, si può essere anche “banalmente eterosessuali” (grazie, sono più tranquillo); poi, che a Padova possono sentirsi a casa tutti tranne alcuni (ossia “vanno bene tutti, tranne chi non va bene a noialtri”, in questo caso i cosiddetti omofobi e razzisti, vecchio concetto della sinistra giacobina). Inoltre, imparo qui che i diritti sono di tutti o di nessuno; a me invece, pensa un po’, i miei vecchi avevano insegnato che i diritti ce li si guadagna compiendo (prima e bene) i propri doveri: antichità ormai in disuso. Infine, mi viene finalmente e perentoriamente spiegato che la “legge di Dio”, al pari di quella dell’uomo, non si permette di vietare alcunché. Eccetera eccetera.
    Ma, se è lecito chiedere… cosa si è mai fatto a Padova per meritare tanto? Al confronto la mia Milano, apparentemente così moderna ed europea, pare ancora indietro. Però, con il “pride” del 30 giugno che, nel nostro piccolo, anche noi abbiamo visto (si fa per dire; io certamente no…) sfilare, ci stiamo portando a pari.

  2. roberto ha detto:

    not in my name! cara assessore di padova da parte di un padovano

  3. Nicola B. ha detto:

    Ed avete anche il DIRITTO carissimi, di andare ALL’INFERNO anche se non ci credete…..

  4. Fee ha detto:

    BANALMENTE eterosessuali vale già tutto il discorso.

  5. Stefano Mulliri ha detto:

    Se si continua di questo passo, ci saranno altre Sodoma e Gomorra!

  6. SoloVale ha detto:

    Circa 40 anni fa a Padova c’ ero di casa, militante del Movimento Femminista, e probabilmente quel discorso che è delirante lo avrei applaudito. Dopo un lungo e “strano” iter di conversione oggi, a 70 anni, faccio ore di macchina e treno per partecipare, più frequentemente che sia possibile, ad una Messa come Dio comanda, in una cappella della FSSPX. Questo per testimoniare che la Grazia di nostro Signore soffia veramente dove vuole, e che se anche solo ti giri incuriosito da quel dolce soffio, allora ti troverai a percorrere una strada che non avresti mai supposto possibile. Almeno a viste umane: per come sei nata (famiglia emiliana rigorosamente comunista), e per le esperienze fatte (dal MF alla Chiesa Valdese ) la Tradizione e l’ Eucarestia non ci starebbero proprio. Ed allora perché non pensare possibile, e chiedere al Signore, che attiri a Lui anche quella poveretta, e tutti gli altri che, dentro e fuori la Chiesa, preferiscono mangiare ghiande ? Nella speranza di non avervi né scandalizzato né annoiato: Sia lodato Gesù Cristo.

  7. Tonietta ha detto:

    Se l’assessor* parla a nome di tutta l’amministrazione cittadina democraticamente eletta, c’è da chiedersi se ad aver bisogno dell’asterisco sia la gran parte dei padovani. Tornasse a ripercorrerne le strade il grande Antonio, cosa proferirebbe? Lo amavano tanto tutti i padovani. Miseri, come hanno fatto a ridursi così?

  8. Fee ha detto:

    Sulla storia gay friendly di Padova ho in effetti qualcosa da dire, avendo vissuto a Padova per qualche tempo all’inizio degli anni ’90, i primi del liceo (il periodo più brutto della mia vita). Avevo un amico Lucignolo, che come spesso accade ha finito col nuocere soprattutto a se stesso, che mi ha iniziato alla cloaca variopinta delle discoteche di allora. Lui si scopre “gay”, e poco a poco anche tutti gli altri intorno a noi, anche se fino a poche settimane prima erano a caccia di ragazze. Sicuramente c’era qualcuno di questi anche fra gli attempati smutandati delle foto. Iniziavano così, la confusione, l’attrazione per il nuovo, in realtà rassicurante terreno conosciuto, trovavano una comunità accogliente e immagino come poi sprofondassero nelle sabbie mobili di questa nuova “identità”, complice forse anche il supporto psicologico già ai tempi generosamente elargito dalle scuole statali, che probabilmente impediva di archiviare il tutto come momento di confusione. Sorvolo sulle storie di droghe e promiscuità cui ho assistito. Un’allegria da non dirsi!

  9. paolo amiconi ha detto:

    Universa universis Patavina libertas, questo antico motto dell’ università di Padova si applichi ora pure a ciò che Marx ed Engels nella loro corrispondenza privata chiamavano “les droits du cul”. Questo sì che è progresso!

  10. piero nicola ha detto:

    Ne abbiamo parecchi di diritti umani empi, innaturali, iniqui e immorali… La loro fabbrica è il laicismo egualitario, agnostico, evoluzionista, edonista, materialista, scientista, ecc.

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