Ho il rimpianto di aver ritrovato Mario tardi. Faceva parte di un gruppo di amici da cui m’ero allontanato, perché avevano creduto alla versione ufficiale sull’11 Settembre ed erano partiti per quella che ritenevano la Crociata anti-islamica della cristianità giudeo-americana – un errore che per cattolici, secondo me, era non da poco: significava sbagliarsi di Anticristo. Conoscevo la sua battaglia sostanzialmente solitaria contro l’aborto legale, che certo ha nuociuto alla sua “carriera” di docente, mal sopportato da quegli ambienti che esaltano Enzo Bianchi e Mancuso, ma distrattamente, come di battaglia perduta.

L’ho ritrovato quando era già intaccato dal male. Quindi ho la colpa e la sfortuna di aver poco approfittato di quello che è il meglio dell’amicizia fra uomini: le scoperte intellettuali, nella vivacità allegra dello spirito e della scrittura. Grazie a lui ho scoperto in Guareschi il grande e fine scrittore italiano del ventesimo secolo, apprezzato Chesterton, riscoperto in Marshall McLuhan il convertito cattolico “tanto appassionato alla propria fede da trascorrere le notti in preghiera”; ma incantato sempre dalla freschezza del suo umorismo, quando spiegava l’errore di Karl Rahner attraverso una scenetta di Carlo Verdone, e San Tommaso d’Aquino con le regole del calcio.

Dato che i suoi scritti sono sempre con l’amico Gnocchi, è difficile distinguere quel che era suo da quello che è dell’amico. Ma mi pare di riconoscere l’inconfondibile stylum in certe battute fulminee come quella che aveva di mira il cardinal Martini: “…La tecnica, come sempre, è quella del dubbio, la solita cara tecnica che tanti frutti ha dato nella Cattedra dei non-Credenti: Lo stolto dice ‘Dio non esiste’, e noi ascoltiamo lo stolto”. Quanto ho imparato da icastiche diagnosi dei nostri mali come: “Il cerchio si chiude su un panorama in cui fede e ragione, minati dall’interno dalla dialettica, hanno intrinsecamente bisogno del negativo: l’errore diventa un valore per la gnoseologia, l’eresia per la dottrina, il peccato per la morale. Ecco perché è difficile educare i nostri ragazzi al bene”. E dalla sua limpida illustrazione del disastro portato nella civiltà dalla teoria pura del diritto (era il suo campo, un filosofo del diritto) che ha spezzato il legame fra il “legale” e il “giusto”, che è poi il “vero” e l’”essere”, con la netta profetica previsione dei suoi esiti totalitario-satanici, come i desideri diventati legge (i “diritti civili”) e l’eutanasia “che si insinua astuta dietro le maglie di leggi apparentemente innocenti sulle “Dichiarazioni anticipate di trattamento”.

Scopro che avevo molto sottolineato i vostri articoli, caro Gnocchi, per fare tesoro di citazioni ed argomenti che voi mi avete fornito (perché in fondo un giornalista non è che un copia-incolla); adesso che li scorro, mi sembra che il degrado sia tanto avanzato, che dentro e fuori la Chiesa i nemici si sono resi inattaccabili; e precisamente scendendo di livello al disotto della pancia o del pube – dove gli argomenti della ragione non possono metterli in crisi. È immaginabile pensare che le vostre Cronache di Babele possano, che so, toccare un Galantino? Far sentire in colpa monsignor Ricca, o Sorondo? O far pensare un “Francesco”? Come aveva ben visto Mario, l’apostasia dalla ragione precede e determina quella delle fede, il che non è strano dal momento che Gesù è il Logos.

Così, la cosa che più mi resta, sono quelle messe serali in antico rito, da lui volute e da sua moglie, a Monza; a cui avevo cominciato a venire per rito e per non perdere la conversazione di Mario. Così netta, bella persona, sempre allegra anche mentre l’ombra si stendeva su di lui, in quella casa al pianterreno nella corte, coi figli e gli amici, le torte, le bibite. Che allegro coraggio, se ci penso.

Non era tanto un’amicizia di confidenza intima, la mia con lui, quanto di idee. Così mi sorprese un giorno un suo Sms in cui diceva: adesso comincia la salita, ma avrei preferito restare ancora per un po’ a pedalare in pianura.

Non so quale banalità gli risposi. Del resto cosa dire ad un giovane padre responsabile di quattro figli, con tanto ancora da combattere e vivere? Capii che quel che intendeva era: “L’anima mia è triste fino alla morte”, e: “vegliate un’ora con me”. Non credo nemmeno di esserci riuscito. Nella notte degli Olivi, solo uno veglia – colui che suda sangue – gli altri dormono, o protestano presso Dio per la sua imperscrutabile volontà, così dura. Continua a mancare a me, non posso immaginare quanto manchi ancora ad Annamaria, ai suoi bambini, a tutti voi.

C’è una sua frase che mi sono annotato sul telefonino e porto con me, un suo insegnamento: “Dio non si è fatto crocifiggere per salvare gli uomini dalla guerra, dalla povertà, dall’invidia, dal matrimonio andato male, dalla tristezza. Lo ha fatto per salvarli dalla dannazione eterna. E i sacramenti sono il mezzo per uscire da questa terribile malattia. Mario Palmaro”. Mario è guarito. Così possa essere di noi.

 

Maurizio Blondet

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6 Responses to Quella veglia straziante in cui gli altri dormono – di Maurizio Blondet

  1. Nicola ha detto:

    Aiutiamo l’Associazione San Giuseppe per aiutare la famiglia di Mario Palmaro ed i suoi 4 figli piccoli. Aiutiamo le vedove e gli orfani. Siamo Provvidenza per loro. Mario preghera per noi dal Cielo.

    https://www.riscossacristiana.it/si-e-costituita-lassociazione-san-giuseppe-provvedere-al-sostentamento-con-vitalizio-mensile-della-famiglia-di-mario-palmaro/

    https://www.riscossacristiana.it/un-appello-dellassociazione-san-giuseppe-a-sostegno-della-famiglia-di-mario-palmaro/

    http://sangiuseppeassociazione.blogspot.it/ ECCO IL NUOVO IBAN BANCARIO DELL’ASSOCIAZIONE SAN GIUSEPPE.

  2. Nicola ha detto:

    Ho avuto Il privilegio di conoscerlo durante il Corso sulla Morale che tenne al Timone. Era un uomo e cattolico straordinario ed umanissimo ma senza compromessi con il Mondo. Mi ricordo una sua frase in particolare ” Non mi importa se i miei figli saranno degli spazzini nella vita o dei laureati. L’importante è che siano dei veri cristiani “.

    • Stefano Mulliri ha detto:

      Credo che in quella frase ci sia tutta la sua fede, quanta differenza con tanta gente che cerca il così detto posto al sole, e spera per i suoi figli una realizzazione tutta mondana. Cosa possiamo dire ancora, se non grazie a Dio, per uomini che sono stati capaci di vivere nella Sua volontà, anche in situazioni così umanamente tragiche e hanno testimoniato senza quel nauseante buonismo, che tiene in ostaggio anche la Chiesa io penso che lui ha vinto la buona battaglia, ed ora si è meritato quella corona di gloria, che Il Cristo ha promesso ai suoi.

  3. Enzo Ricciardi ha detto:

    Una persona speciale. Un punto di riferimento che manca tanto. Dio l’abbia in gloria.

  4. Ducadegliabruzzi ha detto:

    Direttore, grazie per l’emozionante testimonianza, la scorsa notte notte ho pregato per un amico malato e ho chiesto a Mario affinché possa intercedere presso il Padre.

  5. concetta gerardi ha detto:

    Grande Uomo

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