In Italia, il fascismo non passa mai, ma solo nella mente degli antifascisti. Pareva quasi messo in secondo piano a beneficio di altri “nemici”, ma ora è tornato il termine “fascista” è tornato di gran moda allo scopo di mettere fuori gioco chiunque mostri anche solo un po’ di uscire da schemi e liturgie del politicamente corretto. Con il risultato di tenere fermo il dibattito politico a oltre settant’anni fa. Ma, evidentemente, è ciò che si vuole. Per questo sarebbe interessante riprendere la provocazione che lo storico Renzo De Felice, di cui quest’anno ricorre il novantesimo anniversario della nascita, lanciò a suo tempo proponendo l’abolizione delle norme transitorie della Costituzione italiana che vietano la ricostituzione del partito fascista.

In Italia nulla è stabile fuorché il provvisorio” diceva Giuseppe Prezzolini: un giudizio che denota la profonda conoscenza del nostro Paese da parte del più corrosivo dei “conservatori” all’italiana. Della nostra “provvisorietà” continuiamo a fare sistema, al punto da rendere permanenti alcune norme transitorie poste in chiusura della Costituzione repubblicana. Tra queste, come dicevamo, assume un significato del tutto particolare la XII disposizione, la quale vieta la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.

I quasi settantadue anni trascorsi dalla promulgazione della Costituzione sembrano essere passati invano se ancora oggi la materia è oggetto di un timore reverenziale decisamente fuori tempo massimo. L’argomento è ancora tabù. Vietato discuterlo. Ancora di più immaginarne la definitiva archiviazione. Il fascismo – si sa – rimane uno spettro da agitare alla bisogna, ben al di là della sua reale (e organizzata) esistenza. Serve per ricompattare inusuali fronti resistenziali, in grado di spaziare dall’antagonismo più radicale alla cultura liberal, inglobando pattuglie di opinionisti a corto di argomenti. La maggioranza del popolo italiano assiste sgomenta e sempre più dubbiosa, in cuor suo convita che quella norma transitoria andrebbe finalmente archiviata, riconsegnandola alla Storia.

Renzo De Felice, non proprio uno storico “qualunque”, ci aveva provato una trentina d’anni fa, cercando di dare sostanza a un dibattito mai effettivamente affrontato, in un’intervista concessa a Giuliano Ferrara e pubblicata dal “Corriere della Sera” (“Le norme contro il fascismo? Sono grottesche, aboliamole”, 27/12/1987).

Allora eravamo all’ennesimo (ancora provvisorio) passaggio istituzionale. De Felice bene puntualizzò i termini della questione, proprio inquadrandola nella crisi della Prima Repubblica e nella necessità di una “rottura” ideologica sulla via di un autentico riformismo (“Se la Nuova Repubblica, o la grande riforma, ha da essere qualcosa di serio e non il rappezzo di qualche regolamento parlamentare, allora è importante che la rottura, anche sul piano intellettuale, investa alcune delle pigrizie ideologiche che hanno permesso il logoramento quarantennale di questa classe dirigente”).

A margine della provocazione defeliciana intervennero intellettuali collocati su opposti versanti (da una parte Paolo Spriano, Enzo Forcella, A. Galante Garrone, Norberto Bobbio, dall’altra Augusto Del Noce, Domenico Settembrini, Indro Montanelli, Ernesto Galli della Loggia), segno della necessità e dell’importanza del dibattito.

A sintesi del confronto lo stesso De Felice concesse una nuova intervista (“La Costituzione non è certo il Colosseo”, “Corriere della sera”, 7/1/1988), fissando quattro elementi di fondo: l’antifascismo non può essere una discriminante per stabilire che cos’è un’autentica democrazia libera; non tutti gli antifascisti sono democratici; l’opposizione concettuale fascismo-antifascismo impedisce di fare un discorso in positivo sui veri valori democratici; l’antifascismo come ideologia ufficiale rischia di indebolire la democrazia, in quanto non ne affronta le odierne difficoltà.

Se non si vuole cambiare nulla – concludeva De Felice – vuol dire che la Costituzione è considerata come un monumento archeologico. Dunque è giusto non toccare nemmeno un sasso, sennò Italia Nostra interviene e sono guai. Ma io pensavo, al contrario di certi suoi custodi ufficiali, che la Costituzione fosse una cosa viva e vivificabile: questo è il mio modo di rispettarla”.

Oggi, a settantadue anni dall’entrata in vigore della Costituzione italiana, le sue norme “transitorie” non sono abrogabili? Chi ha paura del “ritorno” fascista? Chi teme la piena, completa consapevolezza storica dell’Italia. E la nostra democrazia è ancora così gracile da avere bisogno di certe “norme transitorie”? Le domande, a tanti anni distanza, conservano invariata la loro attualità. Nell’anno dell’anniversario defeliciano riaprire il confronto vorrebbe dire affrontare alcuni dei nodi strutturali del nostro Sistema-Paese. Per farla finita con l’antistorica norma transitoria e provare a ridare nuovo slancio e senso ad una democrazia oggettivamente in affanno, eternamente condannata a vivere con il torcicollo e dunque a non guardare al futuro.

11 Responses

  1. Vi è una fossilizzazione che va oltre la Norma Transitoria. Quando sentiamo parlare politici,mai sentiamo discorsi che riallacciano il loro pensiero ai pensieri di chi ci ha preceduto vuoi nel ‘900, vuoi nell’800, vuoi nel ‘700 e oltre, mai un pensiero che ricongiunga l’oggi al nostro passato, alle nostre radici. Siamo inchiodati al nostro presente senza via di scampo. Se consideriamo che l’analfabetismo da noi è stato vinto nel secolo scorso,quanto ci avrebbe unito sentir parlare degli storici, dei giuristi, degli economisti dell’Italia che spesso furono meridionali. I meridionale ed i settentrionali che poterono dedicarsi agli studi in maniera approfondita erano di solito persone che non dovevano lavorare per vivere, almeno non lavoravano per altri. Tutto questo patrimonio resta sconosciuto, anche all’Università. Credo che una scoperta, una riscoperta dei nostri intellettuali in qualsiasi campo abbiano lavorato, sarebbe il vero cemento di un’Italia finalmente pacificata con se stessa.

  2. Hanno ossessionato la nostra giovinezza e anche maturità con la resistenza rossa che ha liberato dal nazifascismo, tutti eroi naturalmente !!! Quando hanno preso il potere la lagna si era un po’ attenuata. Ora che hanno avuto una sonora legnata ecco le camicie nere e il Duce e gerarchi di nuovo a comandare l’Italia. Ci vorrà un’altra guerra di liberazione? I toni sembrano quelli.

  3. Secondo i “sinistrati”, il pluralismo si riduce ad avere tante voci che esprimono gli stessi concetti, magari con qualche sfumatura di dettaglio. Se invece si osa contestare i mantra della pseudocultura dominante (accoglionismo, terzomondismo, ecumenismo, femminismo, gender, strapotere delle toghe ecc.), allora si è giudicati poveri scemi (nell’ipotesi più benevola) o, altrimenti demonizzati come nazisti, razzisti, mafiosi, omofobi e chi più ne ha più ne metta.

  4. Molto interessante e condivisibile questo articolo di Mario Bozzi Sentieri. La XII Disposizione della Costituzione è transitoria e finale: quindi gli stessi costituenti la pensarono come provvisoria. E’ ora di abolirla. Tra l’altro, la magistratura l’ha ribadito più volte, il divieto è della ricostituzione di “quel” Partito Fascista. Lo dimostra il fatto che, nonostante denunce a pioggia, il MSI non venne mai messo fuorilegge. Persino al partito Fascismo e Libertà del Senatore Giorgio Pisanò fu sempre concesso di partecipare alle elezioni. Oltretutto, non è vero che i “Padri Costituenti”, come retoricamente vengono definiti, fossero antifascisti “duri e puri”. Lo erano i social-comunisti, gli azionisti e i repubblicani, ma è assai dubbio che lo fossero, in maggioranza, i democristiani (molti di loro avevano una visione “franchista” o “salazarista”), i monarchici, i liberali e certamente non lo erano i qualunquisti. Quindi è una grande menzogna definire “antifascista” la Costituzione.
    (segue)

  5. (segue) E, conseguentemente, vanno abolite le liberticide leggi Scelba e Mancino, veri strumenti di oppressione del dissenso, che costituiscono l’arma giuridica per impedire persino la commemorazione dei Caduti. E’ ora di porre all’ordine del giorno questo tema, anche se si tratta di un processo certamente di lungo periodo. Ne va della nostra libertà.
    Silente

  6. Come docente di ruolo, quest’anno ho usato il mio “bonus” dei 500 euro che Renzi ci concesse benignamente ogni anno da usarsi per l’aggiornamento, per acquistare da Einaudi l’opera completa di De Felice su Mussolini e il Fascismo; sono ben dieci volumi (Mussolini il fascista, Mussolini il Duce, Mussolini il rivoluzionario,eccetera, costo intorno ai 400 euro) ma finalmente posseggo un’opera completa ed obiettiva su quel periodo storico. De Felice mise in risalto ogni più piccolo particolare del Fascismo (lati positivi e negativi) ed infatti fu criticato dal sinistrume perché si era permesso di non dire solo male del Duce. Consiglio quindi agli insegnanti di lettere di usare il bonus per comprare quest’opera sempre valida e sempre attuale.

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