In questo periodo di confusione totale, in cui con diabolica costanza si cerca di far perdere la nozione stessa di peccato, è opportuno rileggere le parole chiare e inequivocabili dei Santi in materia di omosessualità. Riproponiamo quindi questo articolo, pubblicato il 24 ottobre 2013, nel quale Don Marcello Stanzione ci riporta il giudizio di Santa Ildegarda di Bingen, Dottore della Chiesa

PD

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Santa Ildegarda di Bingen e l’omosessualità

di Don Marcello Stanzione

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Santa Ildegarda di Bingen, proclamata da Benedetto XVI Dottore della Chiesa il 7 ottobre 2012 e che la liturgia ricorda sul calendario dei santi il 17 settembre, nasce a Bermerscheim, non lontano da Magonza, nel 1098, da genitori nobili che la avviano alla vita religiosa, scegliendo per lei la reclusione fin da bambina nella cella di Jutta di Spanheim, monaca eremita da cui fui educata alla vita religiosa; tale luogo, dipendente dal monastero benedettino di Disbodenberg, suscitò interesse e la popolazione di monache crebbe al punto che quando Idelgarda prese i voti, nel 1113 circa, la cella si era ormai trasformata in una piccola comunità, quasi un secondo monastero annesso al primo, di cui ella prese la guida nel 1136.

Caratteristica singolare della vita della religiosa fu soprattutto la sua capacità di ricevere visioni divine; si tramanda che la prima visione sia avvenuta a 5 anni, ma la vera svolta fu ben più tardi, a 42 anni, come lei stessa ricorda nella sua prima opera profetica, Scivias (acronimo di Scivo vias Domini): “Si manifestò una luce ignea abbagliante, che venendo dal cielo che si era aperto, infiammò completamente il mio cervello e come una fiamma che non brucia ma riscalda, detto fuoco completamente al mio cuore e al mio petto (…). E immediatamente diventai sapiente nell’interpretazione dei libri sacri”. La monaca indulgerà, riluttante a narrare le sue visioni “non per ostinazione ma per umiltà”, e così le capiterà di cadere malata e si sentirsi punita da Dio finché la voce tornerà a ripeterle: “Tu devi dire e scrivere ciò che vedi e odi”. Infine, ottenuto il permesso dell’abate, comincerà a scrivere il contenuto delle visioni con l’aiuto del più abile scrivano del monastero, il monaco Vomar, che diverrà punto di riferimento e amico. Consapevole del sospetto che tali esperienze avrebbero suscitato, Ildegarda ribadisce a più riprese che le visioni non sono né sue immaginazioni né sogni notturni. Nei tre testi profetici – Scivias, Liber vitae meritorum e Liber divinorum operum –  la donna detta le sue visioni, le analizza nella modalità in cui si manifestano, per interpretarne poi i significati: la terza e più ambiziosa (1163) presenta una sintesi del suo pensiero teologico del sapere fisiologico e delle speculazioni sul funzionamento del cervello e dell’universo, in cui il rapporto tra l’uomo e l’universo è letto come quello tra microcosmo e macrocosmo. L’uomo, dunque, al centro della creazione armonizza la propria volontà con quella di Dio, impressa nel suo cuore e tramandata dalle Scritture.

Qui ella non esita a misurarsi con Agostino e Giovanni Scoto  nel commentare i fondamenti della Rivelazione, il Prologo del Vangelo di Giovanni e il racconto di Genesi.  La pluralità delle sue doti è tale da spingerla in molte direzioni: compone liriche religiose, raccolte nel  Symphonia harmoniae caelestium revelatiunum, visita e cura gli ammalati, tanto che la sua bravura le procurò rapidamente la fama di guaritrice. La sua abilità medica appare evidente nel suo  Causae et curae, che offre un’interessante trattazione di anatomia, fisiologia, patologia e mostra il superamento della tradizione dicotomia tra anima e corpo. Il suo carisma sollecitò indagini che arrivarono fino al papa Eugenio III (1145 – 53): la commissione di controllo da lui inviata riferì della sua convinzione in merito all’autenticità delle visioni e  condusse in lettura al Papa, impegnato nel Sinodo di Treviri, parte dello Scivias, ricevendone in cambio l’esortazione a riportare con completezza le visioni che ella riceveva di volta in volta. Ciò nonostante, i rapporti di Ildegarda con le autorità maschili del monastero, come quelle clericali con cui entrerà in contatto diretto, saranno spesso conflittuali, come nel caso della sua fondazione, dietro il monito della “Vera Voce”, di un nuovo monastero a Rupertsberg, nel 1151, e poi ad Eibingen, che conquistò l’indipendenza per la comunità delle monache , atto poco gradito a chi avrebbe voluto conservare il privilegio di ospitare le monache e le loro ricche doti di figlie di famiglie nobili locali.

L’intervento riformista della donna nella Chiesa del tempo risulta forte e tenace: ella propone un nuovo ideale di vita monastico, non più rigorosamente claustrale, nel tentativo di risvegliare le coscienze di un’epoca di profonde innovazioni. La condizione di Ildegarda era assai singolare per i tempi, anche a prescindere dalle visioni; tra il 1158 e il 1163 viaggia per monasteri, tenendo discorsi nelle riunioni di Capitolo e addirittura prediche e conferenze pubbliche in cattedrali prestigiose, quali quelle di Colonia e Treviri, evento assai raro per una donna all’epoca; inoltre compie esorcismi, e, infine, intrattiene relazioni e corrispondenza con personaggi importanti, anche lontani dal mondo della Chiesa, come, per esempio, Federico Barbarossa. Muore nel 1179 alla bella età per l’epoca di 81 anni.

Anche se non importanti in modo assoluto per la comprensione della “medicina”, sono tuttavia quanto mai interessanti per la valutazione della personalità d’Ildegarda le sue argomentazioni sulla sodomia. Non solo per il fatto che la badessa, immune da ogni schifiltosità, chiama chiaramente per nome le deviazioni sessuali, ma anche perché permette di chiarire le conoscenze, che al suo tempo non erano assolutamente poche, e certamente non solo teoriche, sulle più varie perversioni, come quando scrive sulla situazione prima del diluvio universale: “Ma dopo che gli uomini ebbero dimenticato il loro Dio, si comportarono più alla maniera degli animali che secondo l’ordinamento divino. Accadde così che molti amavano più gli animali che i loro simili, tanto che maschi e femmine si mescolavano ed avevano rapporti con animali in modo tale che l’immagine di Dio era da loro già quasi completamente deformata. L’intera specie umana si trasformò in esseri mostruosi; parecchi si conformarono al modo di vivere  di animali selvaggi e ne imitarono anche le voci; e così furono visti correre qua e là, emettere urla e vivere vegetando. Prima del diluvio universale, infatti, gli animali selvaggi ed anche gli altri animali domestici non avevano ancora la selvatichezza che avrebbero avuto in seguito. Non avevano paura dell’uomo, così come l’uomo non aveva paura di loro; e neppure si spaventavano reciprocamente. Ed anzi gli animali, selvaggi e domestici, si intrattenevano  volentieri con l’uomo e l’uomo con essi: nella loro condizione primitiva, infatti, avevano avuto la loro origine quasi nello stesso tempo. Sia gli animali selvaggi che quelli domestici leccavano carezzevolmente gli uomini, come anche l’uomo accarezzava gli animali. Ma per questo accadde poi che essi si amassero reciprocamente e fossero attaccati gli uni agli altri sempre di più in modo innaturale”.  La monaca è estremamente dura riguardo il peccato di sodomia e nel “libro dei meriti di vita” scrive: Questo peccato è una turpe perversione: per arte diabolica si è insinuato nell’uomo, esattamente come la morte entrò nell’uomo con la caduta di Adamo quando questi si allontanò da Dio. Dio infatti creò l’uomo destinandolo a un grande onore e  a un nome glorioso, ma il serpente lo ingannò, l’uomo accettò il suo suggerimento e così perse la facoltà di comprendere il significato del verso di ogni animale. Questo peccato è la forza del cuore del demonio; per cui persuade gli uomini a mutare una pratica naturale in un atto da bestie, e a operare sulle loro persone delle oscenità, poiché il demonio, a causa dell’odio originario che ebbe nei confronti della fecondità della donna, ancora la perseguita affinché non porti frutto, mentre preferisce che gli uomini si contaminino con pratiche contro natura. E poiché Dio volle che il genere umano fosse procreato dalla donna, è un grave delitto che l’uomo disperda il proprio seme quando si macchia di questo peccato”.

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12 Responses to Santa Ildegarda di Bingen e l’omosessualità – di Don Marcello Stanzione

  1. giorgio rapanelli ha detto:

    Una chiarezza dimenticata oggi dal clero Alto e Basso. Perché, si leggono sempre le lettere di San Paolo durante la messa, ma mai I Corinzi e Romani? C’è il pericolo che si possano offendere i buoni cattolici “progressisti”, aperti ad ogni relativismo?

  2. Santa Ildegarda di Bingen : il primo “Dottore della Chiesa”- donna – che per grazia di Dio ( è proprio il caso di dirlo), affrontando coraggiosamente il tremendo argomento della omosessualità, chiarisce, senza ombra di dubbio, quali sono state non solo le cause prime del Diluvio Universale dalle dimensioni apocalittiche ( * ) e decisamente legate alle terribili perversioni sessuali degli esseri umani accoppiatisi tra loro contro natura ( ma anche con esseri animali ) che causarono un completo allontanamento da Dio . Nelle sue rivelazioni non sfugge un altro elemento importantissimo che può essere benissimo legato a quale tipo di disubbidienza possono aver commesso Adamo ed Eva : un accoppiamento contro natura che non poteva essere altro che istigato dal demonio , contrario alla procreazione umana, così tanto voluta da Dio. Carlo D.A.

    (*) e scientificamente provato da Robert Ballard per essere accaduto intorno al 5600 a.C. nella regione del Mar Morto.

    • bbruno ha detto:

      e secondo Crombette, lettore della Bibbia secondo il metodo della comparazione ebraico/copto, e ricostruttore delle cronologie antiche, il diluvio è avvenuto nel 2348-2347 aavanti Cristo, sull’ universa terra, a colpire tutta l’umanità, fatte salve le otto persone di cui parla anche Nostro Signore, e San Pietro nella sua Lettera, in punizione di una umanità letteralmente im-bestialita, una testimonianza della quale Crombette rintraccia nelle facce mostruose dell’isola di Pasqua, che prima dello smembramento della terra a seguito del diluvio, faceva parte del corpo unico terrestre (Pangea).

      Ildegarda, per via delle sue visioni, Crombette, per via dei suoi studi, s’incontrano e si confermano……

  3. Nicola ha detto:

    Sto guardando la rassegna stampa in tv . Titolo di articolo in prima pagina del presunto quotidiano cattolico AVVENIRE:” MAI OMOFOBIA. MA SENZA CONFUSIONE” Ovvero un colpo al cerchio ed uno alla botte. Titolo quanto mai pilatesco….La guerra a chi vuole distruggere i valori non negoziabili è finita da un pezzo per Avvenire..

  4. Nicola ha detto:

    Benedetto XVI non è silente e fa sentire la sua voce forte e chiara contro contro la deriva liturgica ( e non solo) della Chiesa…..notiziona di oggi dalla Nuova Bussola Quotidiana.http://www.lanuovabq.it/it/articoli-clamoroso-benedetto-xvi-in-campo-per-frenarela-deriva-liturgica-e-sostenere-il-cardinale-sarah-19885.htm

  5. Tonietta ha detto:

    Anche se nella sostanza sono gli stessi, c’è una grossa differenza fra gli orribili peccati commessi prima del diluvio e quelli commessi oggigiorno: consiste nella perversa intenzione dei governi appartenenti al nuovo ordine mondiale di renderli legali, anzi, di cancellarli come peccati per trasformarli in diritti. Mai l’uomo ha osato così tanto. Di conseguenza, quale potrà essere nell’ottica della immutabile divina giustizia il castigo a cui andremo incontro?

  6. bbruno ha detto:

    …glii uomini di Neanderthal tornano…e le facce dell’ isola di Pasqua riprendono vita: l”umanità finalmente felice, evoluta allo stato di pura bestialità, quello che anche per certa nuova chiesa le compete: da benedire ( a quando la Giornata dell’ OMOFILIA??? Forza pappa francIesco..!!!

  7. attilio ha detto:

    La Santa parla di dispersione del seme, un atto impuro solitario o un rapporto sessuale senza intenzione di procreare con la propria donna, o ancora un rapporto con persone dello stesso sesso sono tutte condotte contro la volontà di Dio, tutti impuri, poichè l’unico rapporto consentito è quello tra moglie e marito finalizzato alla procreazione.

    • Francesco ha detto:

      E’ evidente che la Santa si riferisce agli atti omosessuali, il seme viene disperso poiché tali atti contro natura non possono portare alla procreazione, il seme è tale in quanto alla funzionalità procreativa, sia gli atti omosessuali (più gravi) sia la masturbazione portano tale seme alla dispersione.

  8. Ivan Sanna ha detto:

    Non ci sono rimasti che i Santi Dottori della Chiesa ad incidere sulla pietra queste verità.

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