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Recensioni  –  rubrica quindicinale di Cristina Siccardi

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Ultime conversazioni di Benedetto XVI, a cura di Peter Seewald – (terza e ultima parte)  ci soffermeremo su ciò che Benedetto XVI ha detto nei confronti del Papa regnante, parole che offrono la certezza che questa iniziativa mediatica e “testamentaria” è stata voluta e promossa per sostenere un mandato petrino in grande difficoltà, in confusione, in disorientamento, sia a livello dottrinale, sia a livello pastorale, producendo nel mondo una sorta di anarchia, sia a livello episcopale, sia a livello parrocchiale.

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L’articolo del genuino e mordente intellettuale Camillo Langone, Dio non è cattolico, ma forse neppure Papa Francesco lo è, apparso su «il Giornale» del 27 settembre scorso, ha avuto un notevole successo sui social network. Mai nessun Papa aveva ricevuto un titolo tanto offensivo, ma, si badi bene, esso è stato pubblicato non su un giornale satirico, come poteva essere il liberale e anticlericale «Il Fischietto» (la più importante rivista satirica italiana dell’Ottocento) o il contemporaneo «Charlie Hebdo», bensì su un normale quotidiano italiano. Il titolo, inoltre, non deriva da una volontà provocatoria, bensì dalla dichiarazione di un filosofo, Flavio Cuniberto, docente di Estetica all’Università di Perugia, autore del saggio Madonna Povertà. Papa Francesco e la rifondazione del Cristianesimo, pubblicato quest’anno da Neri Pozza. Il Professor Cuniberto, alla domanda di Langone: «Papa Francesco ha detto che Dio non è cattolico. Questa affermazione ispira una domanda antipatica: Papa Francesco lo è?», ha così risposto, con determinazione e risolutezza: «Ha ragione Bergoglio a dire che Dio non è cattolico (Dio non va a messa): ma neanche Bergoglio è cattolico. Naturalmente si comporta come se lo fosse, ma non lo è […] i colpi di maglio che ha inferto ad alcuni punti-chiave della dottrina cattolica sono tali che non ha senso parlare di aggiornamento: si tratta di una vera e propria demolizione». Inoltre, alla sollecitazione di Langone, ovvero: «Mi piacerebbe si riparlasse di cattocomunismo, parola che nessuno usa più proprio ora che la cosa dilaga. Tu hai scritto che la Evangelii gaudium torce il Nuovo Testamento per fargli dire ciò che si vuole dica: beati i poveri nel senso sociopolitico del termine. Se non è cattocomunismo questo…», il docente è stato chiaro ed esplicito: «L’idea stravolta di povertà che esce dai documenti papali (facendo strage della Scrittura) eleva alla sfera dogmatica il vecchio pauperismo cattolico. Che si possa parlare di cattocomunismo ho qualche dubbio, il discorso di Bergoglio sull’appianamento delle disuguaglianze somiglia piuttosto alla strategia della sinistra tardo-capitalista, i cui magnati, da Bill Gates a Soros, finanziano ONG a tutto spiano. L’elemento rivoluzionario non è tanto l’ideologia marxista, ma la sovversione dei vincoli tradizionali (la famiglia naturale ad esempio), la sparizione del concetto di peccato e un materialismo di fondo, corretto in senso panteistico» (http://www.ilgiornale.it/news/spettacoli/dio-non-cattolico-forse-neppure-papa-francesco-1311339.html).

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z-b16uIl consenso e la credibilità nei confronti del Pontefice scendono di mese in mese e questo malessere sta serpeggiando sia a livello nazionale che internazionale, come dimostra il «New York Times» con l’editoriale firmato da Matthew Schmitz, che è anche il responsabile di «First Things», dal titolo «Papa Francesco ha fallito?»; mentre il settimanale statunitense «Newsweek» si è domandato: «Il Papa è cattolico?» e ha proposto un sondaggio, presentando dati di impopolarità (già scesa nel 2014 dall’89% al 71%) e  maturando questa considerazione: «Ha promesso troppo ai progressisti dottrinali e politici, ma ha spaventato i tradizionalisti per i quali la fede dev’essere immune dalle pressioni politiche».

Ed ecco, dunque, che di fronte a tante critiche e tante polemiche che viaggiano sulle testate giornalistiche e si incrementano di giorno sul Web, è sembrato opportuno, nei Sacri Palazzi, dar vita all’operazione Benedetto XVI. Ultime conversazioni, a cura di Peter Seewald. Tuttavia, dopo un mese dall’uscita mondiale, il testo-intervista non ha avuto gli echi che probabilmente lo stesso Papa Bergoglio auspicava…

In questo terzo appuntamento con Le ultime conversazioni, ci soffermeremo su ciò che Benedetto XVI ha detto nei confronti del Papa regnante, parole che offrono la certezza che questa iniziativa mediatica e “testamentaria” è stata voluta e promossa per sostenere un mandato petrino in grande difficoltà, in confusione, in disorientamento, sia a livello dottrinale, sia a livello pastorale, producendo nel mondo una sorta di anarchia, sia a livello episcopale, sia a livello parrocchiale. Il consenso mediatico, che pareva essere partito nel migliore dei modi con quell’ originale Habemus papam del 13 marzo 2013, si è impoverito cammin facendo, e parallelamente, è  andato sempre più in negativo il consenso di molti ambienti cattolici, sempre più spaventati ed impauriti a causa dei massicci attacchi alla vita (aborto-eutanasia) e alla famiglia naturale (dilagante teoria del Gender) da parte delle forze politiche e finanziarie laiciste. Impressionanti poi le defezioni sempre più massicce di fedeli alle pratiche religiose, nonché le riduzioni esponenziali di nuove leve sacerdotali e religiose: le anime sono sempre più lasciate in balia del mondo, senza più fonti e guide certe di spiritualità.

Di fronte a tutto ciò si è sentito il bisogno di far parlare il Papa emerito, che ancora si veste di bianco e che vive in Vaticano, non più in silenzio, però, come aveva invece promesso. Che cosa dice, quindi, di Papa Francesco? Ascoltiamolo:

«Cosa ha pensato quando il suo successore si è affacciato sulla loggia della basilica di San Pietro? E per di più vestito di bianco?». «È stata una sua scelta, anche noi che l’abbiamo preceduto eravamo in bianco. Non ha voluto la mozzetta. La cosa non mi ha minimamente toccato. Quello che mi ha toccato, invece, è che già prima di uscire sulla loggia abbia voluto telefonarmi, ma non mi ha trovato perché eravamo appunto davanti al televisore. Il modo in cui ha pregato per me, il momento di raccoglimento, poi la cordialità con cui ha salutato le persone tanto che la scintilla è, per così dire, scoccata immediatamente. Nessuno si aspettava lui. Io non lo conoscevo, naturalmente, ma non ho pensato a lui. In questo senso è stata una grossa sorpresa. Ma poi il modo in cui ha pregato e ha parlato al cuore della gente ha subito acceso l’entusiasmo» (p. 42).

Nel libro non c’è nessun tipo di dolore o anche solo rammarico per il drammatico panorama di corruzione dottrinale e di corruzione etica all’interno della Chiesa, ma neppure sbigottimento per la destabilizzazione della civiltà europea, bensì la volontà di porsi a fianco dell’attuale Pontefice, con un atteggiamento quasi di difesa, dove Francesco appare vincente, grazie alla sua capacità di socializzare, mentre lui è più debole, perché timido e riservato:

«… vedo che è un uomo riflessivo, uno che medita sulle questioni attuali. Allo stesso tempo, però, è una persona molto diretta con i suoi simili, abituata a stare sempre con gli altri. Che non viva nel palazzo apostolico bensì a Santa Marta, dipende dal fatto che vuole sempre essere circondato dalla gente. Direi che questo si può ottenere anche su, ma è una scelta che mostra un nuovo stile. Forse io non sono stato abbastanza in mezzo agli altri, effettivamente. Poi, direi, c’è anche il coraggio con cui affronta i problemi e cerca soluzioni» (pp. 44-45).

Ma le soluzioni “misericordiose” del Papa, finora, continuano a creare problemi e perplessità, caos e inquietudine, che neppure le dichiarazioni del Papa teologo possono mitigare o edulcorare, perché «Allora fino a questo momento lei è soddisfatto del ministero di papa Francesco?», «Sì. C’è una nuova freschezza in seno alla Chiesa, una nuova allegria, un nuovo carisma che si rivolge agli uomini, è già una bella cosa» (p. 47).

Dopo la lettura del libro-intervista – ricordiamo che l’intervista è un genere  letterario molto seguito da Papa Francesco – si rimane con un profondo amaro in bocca e una grande desolazione: è come se i cattolici fossero rimasti soli a combattere per la Fede, perché c’è un mondo, per questa Chiesa del terzo millennio, da vezzeggiare e non più da evangelizzare, come ha comandato il Salvatore: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato» (Mc 16, 15-16). La conversione è sparita dal vocabolario della Chiesa postconciliare e Benedetto XVI ne dà prova concreta e personale:

«Per quanto mi riguarda, ho sempre pensato che il dialogo con i protestanti sia parte integrante della teologia. Già a Frisinga avevo tenuto un seminario sulla Confessio Augustana, la prima esposizione ufficiale dei principi della Chiesa luterana. Da questo punto di vista era ovvio che la dimensione ecumenica facesse sempre parte delle mie lezioni e dei miei seminari e che i miei studenti se ne occupassero» (p. 100), così come se ne occupa la Chiesa di Francesco ed ecco che nel 2017 saranno celebrati con ogni onore non i grandi controriformatori, come San Francesco di Sales o San Carlo Borromeo, ma l’eresiarca Martin Lutero.

Afferrato dal teologo protestante Karl Barth (1886-1968) come dall’israeliano Martin Buber (1878-1965), il maggior rappresentante del personalismo e del principio dialogico, Benedetto XVI confessa: «Ho letto naturalmente per intero la sua Opera Omnia, a quei tempi Buber era un po’ di moda […] Tutto in lui mi affascinava: la pietà ebraica, in cui la fede è spontanea e contemporaneamente sempre attuale, calata nel presente, il suo modo di credere nel mondo di oggi» (p. 101).

Nelle risposte di Benedetto XVI, fra i molteplici dubbi che esse innescano, fra i tanti interrogativi irrisolti, fra i molti spunti di carattere pirandelliano, come abbiamo già avuto modo di asserire, c’è qualcosa che ci appare autentico e reale: la formazione cattolica di Joseph Ratzinger all’interno della sua famiglia. Una linfa che gli ha permesso di non smarrire la Fede, nonostante i suoi appassionati studi filosofici e teologici dell’età rivoluzionaria del pensiero. Determinante la presenza della sorella Maria, che lo accompagnò sempre, anche a Roma, fino alla sua morte, sopraggiunta nel 1991: «Direi che non ha influito sui contenuti della mia opera, sul mio lavoro teologico, ma con la sua presenza, il suo modo di vivere la fede, la sua umiltà ha preservato il clima della fede comune, quella in cui siamo cresciuti, che è maturata con noi e si è imposta col tempo». Quella «fede comune», indicata dalla bimillenaria Tradizione della Chiesa, «si è rinnovata con il Concilio, ma è rimasta salda. È quindi l’atmosfera di fondo del mio pensiero e della mia esistenza che ha senz’altro contribuito a formare» (p. 103). E la generazione postconciliare e quelle future continueranno ad essere lasciate in balia degli squilibrati percorsi imposti da dissennate filosofie e dalle autorità civili senza ragione e senza Dio? A noi la certezza cristiana che nella Babilonia non v’è salvezza, ma soltanto negli insegnamenti dell’antico e del nuovo concilio, preziosamente indicato da Dante, dove San Pietro (colui) tiene le chiavi della gloria celeste, affidategli da Gesù Cristo prima di lasciare la terra:

«Oh quanta è l’ubertà che si soffolce/in quelle arche ricchissime che furono/a seminar qua giù buone bobolce!/Quivi si vive e gode del tesoro/che s’acquistò piangendo ne lo essilio/di Babillòn, ove si lasciò l’oro./Quivi trïunfa, sotto l’alto Filio/di Dio e di Maria, di sua vittoria,/e con l’antico e col novo concilio,/colui che tien le chiavi di tal gloria» (Dante, Paradiso XXIII, 130-139).

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(3 – fine)

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30 Responses to Scriptorium – Recensioni. Rubrica quindicinale di Cristina Siccardi

  1. Ozzy ha detto:

    Ho letto vari passaggi del libro: o è un falso oppure anche Ratzinger fa la sua parte nel piano generale, cosa su cui purtroppo convergono anche altri suoi gesti e parole passati

  2. claudia ha detto:

    Ha proprio detto così – Chiesa luterana – con la iniziale maiuscola? Non ho letto il libro-intervista e non penso che lo farò, sono stanca ormai di questa telenovela ecclesiale. Ma il Chiesa luterana mi puzza; se non sbaglio (mi corregga chi ne sa più di me) nemmeno il CVII parla di chiesa (maiuscola o minuscola) riferendosi ai luterani. Mah!

    • Raffaele ha detto:

      Certamente: l’espressione “Chiesa luterana” non esiste in ambito cattolico.
      Il Cattolicesimo riconosce come “cristiano” chiunque abbia ricevuto un Battesimo considerato valido. In qualche cassetto del Vaticano esiste senz’altro un elenco dei tipi di Battesimo considerati efficaci

  3. Normanno Malaguti ha detto:

    Certamente il rimescolamento intellettuale / comportamentale di B.XVI, mostrano un papa emerito appunto in XVI, sia sotto il profilo morale che sotto il profilo intellettuale. Dove è finito il pontefice dei “principi non negoziabili”? Quando era sincero?
    Gli equivoci sono troppi. Per l’anima sua c’è solo da sperare in un irreversibile decadimento intellettuale che infile scelte sotto il profilo morale.

  4. Diego ha detto:

    Ratzinger si è ridotto a fare da stampella a Bergoglio: non che la cosa mi sorprenda più di tanto, conoscendo il suo passato (compresi gli anni fra il 2005 e il 2013) e il suo carattere.

  5. Tonietta ha detto:

    “I dubbi che le risposte (di Benedetto XVI) innescano…i tanti interrogativi irrisolti…i molti spunti di carattere pirandelliano” sono le parole di Cristina Siccardi che mi fanno pensare di più a quel mistero che sicuramente si cela dietro la pubblicazione di queste “Ultime conversazioni”. Dov’è qui il Benedetto che conoscevamo? Dove il suo rigore, dove il suo tipico e rigoroso modo di esprimersi?
    “Pregate perché io non fugga dinanzi ai lupi”, disse. Che fossero i lupi a parlare al suo posto?

  6. Marisa ha detto:

    Ci sono molte persone che, una volta tutte d’un pezzo e senza concessioni a moine, in quarta età infragiliscono psicologicamente, diventando facili prede di personaggi dubbi, che riescono a conquistarne la fiducia con attenzioni umane anche di poco peso (la telefonata, il regalino, il sorriso, l’abbraccio, il far credere di essere amici di un loro caro…).
    In questa direzione mi pare vada il fatto che Benedetto XVI colga, come elementi positivi in papa Bergoglio COME PAPA, caratteristiche umane come la cordialità, il suo sapersi mettere in contatto diretto con la gente, il suo averlo cercato prima dell’elezione, la telefonata che gli fece non appena eletto, …
    Tutte doti positive ma che, nella figura di un pontefice, non possono certo dire la sua affidabilità e la sua capacità di confermare nella fede il proprio gregge.
    Lascia di stucco invece il suo definire papa Bergoglio “un uomo RIFLESSIVO, uno che MEDITA sulle questioni attuali”.
    Questo mi fa porre la domanda: “A che punto è la salute di papa Benedetto?”

    • Stefano Mulliri ha detto:

      Mi sa cara Marisa che hai colto nel segno ,definire riflessivo Bergoglio è a dir poco una enormità, per uno più istintivo di un marinaio in licenza, e credo anche che tu ci abbia azzeccato ,quando dici che……. in quarta età infragiliscono psicologicamente, diventando facili prede di personaggi dubbi, che riescono a conquistarne la fiducia con attenzioni umane anche di poco peso (la telefonata, il regalino, il sorriso, l’abbraccio, il far credere di essere amici di un loro caro…). quindi siamo difronte ad una messinscena archittetata ,per sostenere il barcollante Francesco I.

  7. irina ha detto:

    La corte è il gruppo infido per eccellenza, da cui è circondato chi arriva al potere o è nato in situazioni di alto privilegio. Entrambi i papi avevano ed hanno un gruppo di ‘amici fidati’. Non ho idea quanti di questi amici siano tali. Mi auguro che questo dramma universale finisca presto. Il demonio si sta accanendo contro San Pietro. A suo tempo il Signore Gesù Cristo ci renderà capaci di intendere. Signore, pietà. Cristo, pietà. Signore, pietà.

  8. Ale ha detto:

    Un eretico , apostata e scismatico(rispetto a tutti i veri Papi da San Pietro a Pio XII): le tre parole più adatte per definire questo tizio che ha oltretutto l’aggravante di andar fiero di ciò che è stato e che è tutt’ora: un modernista coi fiocchi, un cavallo di Troia che Satana ha introdotto nelle Mura leonine per sigillare l’opera di devastazione e depravazione iniziata col modernista e massone Roncalli. Che Dio lo illumini prima di chiamarlo a Sé visto che, oggettivamente parlando, l’inferno che gli toccherebbe sarebbe atroce: costui ha impugnato la Verità conosciuta, un peccato imperdonabile contro lo Spirito Santo! Oremus pro eo!

  9. Giacomo ha detto:

    Non è possibile che colui che accusò pubblicamente e da Romano Pontefice all’umanità intera l’eresia del relativismo (potremmo quasi dire la Summa di tutte le eresie, diretta discendente del modernismo…) ne diventi improvvisamente il principale araldo dopo ovviamente il suo triste “successore”.
    La cosa non è per niente limpida e, non per voler giocare al “complottismo” in tutte le salse, ma razionalmente faccio veramente fatica a comprendere e ad accettare che questa “intervista” sia frutto di Benedetto XVI…come faccio ancora fatica ad accettare le sue dimissioni. E’ qualcosa di completamente irrazionale che non si addice a Benedetto XVI.

    • Ale ha detto:

      Gli si addice, gli si addice eccome!

      • Ale ha detto:

        Ah, se vuole le offro un “simpatico” aneddoto: ho sentito dire che Ratzinger, quando era teologo, nell’ambiente era conosciuto col soprannome di “serpente”(in “ossequio” al ben più famoso “rettile” del Vecchio Testamento presente nel giardino dell’Eden) vista la sua astuzia e capacità di affermare una cosa e negarla subito dopo! Con gli anni non si può certo sostenere che abbia perso questo suo singolare “talento”, anzi…ha fatto una vera e propria strage!

        • Giacomo ha detto:

          Sì, vabbè…”ho sentito dire”…!

          • Ale ha detto:

            Io non ho detto che offro una testimonianza bensì un semplice aneddoto, libero o no di crederci, è assolutamente ininfluente e di Ratzinger dicono già tutto le sue opere, non serve rifarsi ad aneddoti: che sia un modernista è purtroppo appurato, che lui sia abile a camuffarsi, questo è un altro discorso!

  10. D.A. ha detto:

    Ale, a chi ti riferisci?

  11. ignazio ha detto:

    la Misericordia che Papa Bergoglio propone come evangelicamente salvifica riassume la lunga Tradizione dalla Bibbia in poi. Gesù è venuto a chiarirne il significato ….. non sono venuto per abolire …… La Chiesa è guidata dallo Spirito Santo Che parla su chi vuole come vuole e quando vuole rispettando la libertà di ciascuno . ignazio

    • Alessandro2 ha detto:

      Ignazio, il suo Santo eponimo si rivolta nella tomba. Misericordia senza giustizia equivale a peccato persistente, cioè vizio. Glielo dico in libertà, rispettando quella libertà che anche lei cita, facendo opera di misericordia spirituale nell’ammonire il peccatore: lei e Bergoglio siete nell’errore.

    • irina ha detto:

      “La Chiesa è guidata dalla Spirito Santo Che parla su chi vuole e quando vuole rispettando la libertà di ciascuno.”

      Giusto, in modo particolare i semplici e gli umili.I potenti prima li rovescia dai troni. Saulo, prima è stato disarcionato, poi la gran luce gli ha tolto la vista mentre…

    • Diego ha detto:

      L’adulterio libero “caso per caso” riassumerebbe la tradizione della Bibbia?
      E il dire che Allah è un vero Dio?
      E il dire che convertire gli ortodossi al cattolicesimo è un PECCATO contro l’ ECUMENISMO?
      E il favorire spudoratamente il gender e la sodomia, arrivando persino a dire, riguardo ad UNA lesbica che si è fatta operare: “LUI che ERA lei ma che E’ LUI” ?

      Non confondiamo lo Spirito Santo con lo spirito del mondo e neppure la vera misericordia con la misericordina neo-modernista!

      E poi, questo “Spirito” si ricorderebbe solo di adulteri e sodomiti?
      E dov’è la misericordina verso i politici corrotti e i mafiosi, che Bergoglio attacca senza pietà?
      Per loro niente libertà di coscienza? Assurdo: la libertà di coscienza c’è per tutti o per nessuno, NON esiste la “misericordina selettiva” o, per dirla con un linguaggio bergogliano: “la misericordina selettiva è una solenne sciocchezza”!

  12. Alessandro2 ha detto:

    Intanto, come si legge in questo pezzo dell’ottimo – e critico – Sandro Magister: http://tinyurl.com/zp8s29y , Papa (omissis) si è garantito una successione super-progressista, con nuovi cardinali assolutamente bergogliani, modernisti, socialisti, e chi più ne ha più ne metta (o riassuma: eretici).

    • Tonietta ha detto:

      Caro Alessandro2, come da lei suggerito, ho letto l’articolo di Magister e facendo una piccolissima ricerca ho scoperto che l’eccellentissima Eccellenza Blase Joseph Cupich nel 2011 ha emesso un editto che proibisce ai sacerdoti e ai seminaristi di pregare davanti alle cliniche dil Planned Parenthood. Questo sì che è un sant’uomo!

      • Catholicus ha detto:

        Bergoglio vuol farci governare da una setta di eretici che hanno venduto l’anima al diavolo, ma penso che Qualcuno glie lo impedirà, e forse fra non molto. La sua setta di incalliti anticristi (comunisti, protestanti, ecumenisti calabraghe, massoni patentati) non avrà lunga vita, credo che saranno presto sconfitti e mandati a far compagnia a colui a servizio dell quale si sono posti. L’Immacolata ha ricevuto dal Suo Divin Figlio l’incarico di schiacciare la testa al serpente infernale, per ricacciarlo negli abissi infernali; sicuramente lui vorrà essere seguito dai suoi sodali, non li lascerà da soli, poveretti. Buon viaggio a tutti quanti, quindi, e di sola andata.

  13. Luca Checcucci ha detto:

    Papa Benedetto quando è stato eletto sapeva di avere i lupi alle calcagna, tanto che chiese preghiere per riuscire a non fuggire. È fuggito e dunque i lupi hanno, a quanto pare, avuto il sopravvento. Egli tra l’altro non è andato lontano, ma è rimasto all’interno del l’ovile assalito. Il perché è un mistero. Non è dunque impossibile che sia tutt’ora accerchiato e che si muova in modo condizionato. Quando penso alla promessa di Gesù, al “non prevalebunt”, spero con tutte le forze che la luce della vera Chiesa debba sempre e comunque rimanere accesa, anche se solo come un lumicino. Che ci sia dunque una continuità, senza soluzione di continuità, e mi viene da pensare proprio a Papa Benedetto, ancorche’ così fragile. Anche Pietro rinnego’ tre volte, rinnego’ ma rimase sempre vicino, e dopo accetto’ il martirio per amore di Gesù.
    Anch’io ho la forte sensazione che siamo all’epilogo. Invochiamo con forza nostra Madre.

    • Raffaele ha detto:

      Condannato “a morte” dalla Massoneria, esterna e interna alla Chiesa, per aver scritto la “Dominus Jesus” del 2000 – richiesta e controfirmata da papa Wojtyla.
      Quale l’ “insostenibile” messaggio? che Cristo è l’Unico Salvatore dell’uomo (“Dominus Jesus”, III).
      “14. Deve essere, quindi, fermamente creduto come verità di fede cattolica che la volontà salvifica universale di Dio Uno e Trino è offerta e compiuta una volta per sempre nel mistero dell’incarnazione, morte e risurrezione del Figlio di Dio. “

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