Storia Sacra – di Don Giovanni Bosco. Una lettura tanto più preziosa adesso, mentre la Diocesi di Milano dedica alla figura di Carlo Maria Martini, protagonista indiscusso dell’era neomodernista e laicizzante della Chiesa, due giornate di eventi e trionfali celebrazioni.

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Aveva intuito assai bene San Giovanni Bosco quando decise di porre mano ad una spiegazione cattolica delle Storia Sacra. Ai suoi tempi c’erano i valdesi, i liberali ed i massoni a depistare la corretta interpretazione dei fatti e degli insegnamenti dell’Antico e del Nuovo Testamento. Ai nostri tempi, dominati da quelle idee – oggi “evolute” e “progredite” – che sono state imposte dalle autorità sia civili che religiose diventa assai utile e salubre rileggere quelle pagine del fondatore dei Salesiani. E così l’Editore Solfanelli ci ha pensato, proponendo, con il marchio delle edizioni Amicizia Cristiana, il libro Storia Sacra di Giovanni Bosco.

L’accorto e prudente Don Bosco aveva per obiettivo quello di educare le nuove generazioni; ecco che, nonostante esistessero, a differenza dei nostri giorni, sani ed ortodossi libri sulla Storia Sacra, essi erano o troppo voluminosi o troppo brevi, giustificazione che il saggio autore dava nella sua prefazione. Don Bosco, grande evangelizzatore e grande stratega dell’azione missionaria, nell’offrire in tal modo un ottimo sussidio didattico ai suoi alunni, allo stesso tempo pensava anche alle loro famiglie, ma non solo. Andando, infatti, a leggere la prima edizione del 1847, un anno prima dei celebri Moti del 1848 – vere e proprie rivoluzioni che infiammarono l’Europa al fine di abbattere i governi della Restaurazione per sostituirli con governi liberali (il loro impatto fu così profondo e violento che nel linguaggio corrente è entrata in uso l’espressione «fare un quarantotto» per sottintendere confusione e scompiglio) – il lungimirante santo sacerdote aveva scritto sul frontespizio del testo: Storia Sacra per uso delle scuole, utile ad ogni stato di persone (Tipografi-Editori Speirani e Ferrero, Torino 1847).

L’obiettivo dell’autore è evidente, arrivare agli studenti, ai laici, al clero in genere, dunque, a tutti:

«Il fine provvidenziale dei sacri libri essendo stato di mantenere negli uomini viva la fede nel Messia promesso da Dio dopo la colpa di Adamo, anzi, tutta la Storia Sacra, dell’Antico Testamento potendosi dire una costante preparazione a quell’importantissimo avvenimento, volli in modo speciale notare le promesse e le profezie che spettano al futuro Redentore […] Lo studio della Storia Sacra mostra l’eccellenza sua da se stesso, e non ha bisogno di essere raccomandato, ché la Storia Sacra è la più antica di tutte le Storie; è la più sicura, perché ha Dio per autore; è la più pregevole, perché contiene la divina volontà manifestata agli uomini; è la più utile, perché rende palesi e prova le verità della nostra Santa Religione. Nessuno studio adunque essendo di questo più importante, non deve esservene alcun altro più caro a chi ami davvero la Religione» (pp. 5-6).

Ed ecco che San Giovanni Bosco è assai preferibile nel disquisire di Storia Sacra rispetto, per esempio, ad un Cardinale Carlo Maria Martini, protagonista indiscusso dell’era neomodernista e laicizzante della Chiesa. Nell’odierno “quarantotto” ecclesiastico, la Diocesi ambrosiana si è fatta interprete del laico pensare odierno, così, per celebrare il 15 febbraio scorso, quando il gesuita Martini avrebbe compiuto 90 anni, gli ha dedicato una serie di eventi, ovvero: concerti, reading, mostre, libri… oltre ad avergli intitolato il Museo diocesano alla presenza dell’Arcivescovo Angelo Scola, fondato dallo stesso Martini 16 anni fa. Nella stessa occasione si è lanciato un nuovo e vastissimo portale Internet dal quale si accede ad una banca dati, che contiene migliaia di documenti, scritti, foto, file audio, filmati, registrazioni, ricordi personali…

L’iniziativa è stata presentata al Centro gesuita San Fedele, che custodisce tutti i documenti dell’esegeta e del biblista morto non in concetto di santità, ma di fama mondiale. Il gigantesco archivio on line sul mito Martini, spiega «La Repubblica», testata mediatica che gareggia con «Civiltà Cattolica» per idolatria nei confronti del personaggio, è stato creato da un pool di esperti che fanno capo alla Fondazione Carlo Maria Martini e in esso …

«convergono materiali da molti altri archivi, da quello della Diocesi e della Curia ambrosiana, a quello di Gallarate, a quello dei gesuiti fino a quello della segreteria personale di Martini. Ma poiché nel lungo episcopato milanese Martini ebbe una rete di rapporti fittissima con molte istituzioni e con molti anche semplici cittadini, la Fondazione propone ai milanesi una “call for documents” nelle giornate del 18 e del 19 febbraio per raccogliere quanto più materiale possibile fra quello inedito, privato, rimasto custodito nelle case e nei cassetti anche di singole famiglie, oratori, chiese, associazioni e altre sigle che hanno avuto contatto con il cardinale che parlava ai non credenti, alle altre religioni, ai terroristi, ai carcerati. Il cardinale del dialogo, di cui anche il confratello Papa Bergoglio era amico e seguace».

Per ricordare questo gesuita sociale, tanto amato da chi è contro la Chiesa Una Santa Cattolica Apostolica e Romana, e per far vivere non il Vangelo, non le Sacre Scritture, ma il suo personale e soggettivo messaggio, la fondazione che porta il suo nome ha organizzato anche altri due giorni di eventi previsti sia per oggi e sia per domani (18-19 marzo) dal titolo «Io ci sono». All’interno dell’iniziativa ci sarà la possibilità di portare i propri ricordi di Martini, farli scannerizzare e riaverli indietro. L’appello è generalizzato: «Condividete scatti e lettere» nel nome di Martini… insomma, si stanno raccogliendo più documenti possibile per poterlo innalzare, oltre che sugli altari salottieri e mondani, anche  all’onore di quelli in chiesa. Una vera e propria contraddizione in termini: nelle moderne chiese gli altari sono stati aboliti con disprezzo e sicumera anche dai seguaci di Martini, come il gesuita Padre Andrea Dall’Asta (Direttore dal 2002 della Galleria San Fedele di Milano e dal settembre 2008 Direttore della Raccolta Lercaro di Bologna, nonché quotato manovratore dell’arte dissacrante contemporanea, di cui si parla nel libro L’Arte di Dio. Sacri pensieri, profane idee www.artedidio.it). Tuttavia il desiderio di innalzarlo ai virtuali altari mondiali non appartiene solo ai gesuiti ambrosiani, fra cui Padre Dall’Asta[1], ma anche al Papa gesuita.

La celebrazione del mito prevede, quindi, nella giornata di oggi un reading dal titolo Giustizia, etica e politica in città, occasione per presentare il terzo volume dell’opera omnia di Martini, che include i suoi interventi dedicati alla città. Saranno letti brani del Cardinale, intervallati ad interviste realizzate per il sito (fra le altre ad Umberto Eco, alla sorella di Martini, Maris, a Massimo Cacciari ed Enzo Bianchi) e a interventi dal vivo come quello dell’Arcivescovo Angelo Scola. Al pomeriggio nella Galleria San Fedele sarà inaugurata la mostra Connessioni luminose dell’artista israeliano Shay Frisch: vero e proprio inno all’ecumenismo, con evidenti e spudorati elementi gnostici, che mettono insieme, attraverso il fatidico «dialogo» (quello che mette fuori competizione la Tradizione della Chiesa), le proprie «energie», e così facendo si crea «luce», perché «la relazione permette di vedere» ha spiegato Padre Dall’Asta.

Domenica 19 alle 17 in San Fedele si terrà invece il concerto «Salmi per Carlo Maria Martini». I Salmi non per nostro Signore, ma per Martini. E invece no, noi continuiamo e continueremo con la Chiesa di Cristo a pregare gli unici Salmi, quelli di ispirazione divina e scritti per Dio. Il degno esegeta e biblista San Giovanni Bosco, Sacerdote secondo il Cuore di Dio e non secondo la gnosi del mondo, diede Gloria a Dio in ogni sua manifestazione terrena e così facendo annullò la sua persona per essere soltanto ed unicamente al servizio di Cristo e della Chiesa. Don Bosco, come tutti i veri Santi, non brillano mai di luce propria, ma essi, sparendo nella santa umiltà cattolica e nelle virtù, riflettono in terra la luce della Trinità.

«Se questa mia fatica», scrive Don Bosco nella chiusa della sua prefazione, «qual ch’essa sia, sarà a taluno giovevole, ne sia gloria a Dio, per il cui onore fu da me unicamente intrapresa» (p. 6). Non abbiamo dubbi che l’autore della Storia Sacra scrisse per la Gloria di Dio e non per quella di se stesso, è sufficiente far visita al Santuario di Maria Ausiliatrice, trionfatrice contro ogni eresia (compresa quella modernista e neomodernista), per rendersene conto.

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[1] Invitiamo a leggere la seguente intervista di Padre Andrea Dall’Asta, “ Io, il sacerdote che confessa i gay dico alla Chiesa: è ora di accoglierli”, pubblicata su «La Repubblica»: http://www.repubblica.it/vaticano/2015/10/24/news/_io_il_sacerdote_che_confessa_i_gay_dico_alla_chiesa_e_ora_di_accoglierli_-125775903/

 

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4 Responses to Scriptorium – Recensioni. Rubrica quindicinale di Cristina Siccardi

  1. Luciano Pranzetti ha detto:

    Tempi sbiaditi, quelli, in cui la Parola di Dio era il fondamento di vita, tempi in cui fioriva l’apostolato e l’opera di conversione. Non posseggo il testo di S.Giovanni Bosco ma ho un esemplare analogo scritto, stesso titolo e criterio redazionale di evidente ricalco sul testo del santo, da don Giuseppe Bonaccorsi per l’ed. Salani 1925. E cito ancora un’opera, precedente assai, di stampo apologetico, presente nella mia biblioteca in edizione originale, intitolata ‘Antidoto sicuro contro la falsa scienza – ossia – il giovane studente, istruito e difeso nella dottrina cristianaì, scrtta da Mons. Geremia Bonomelli, vescovo di Cremona, 1878. (Curioso: lo stesso vescovo che sarà richiamato da Pio IX per una successiva deriva liberale). Tempi andati, quando la catechesi era lavoro quotidiano e non si parlava di “cammino, accoglienza, incontro,dialogo.. ecc” ma si puntava diritto alla conversione. Cara Siccardi, vuol scommettere che preso ci sarà annunciato l’inizio dell’iter “canonico” per un “Martini santo sùbito”? D’altra parte, mancando l’advocatus diaboli, tutto sarà…

  2. Federico ha detto:

    Nessun accenno al fatto che Carlo Maria Martini la Massoneria salutò come come Fratello Libero Muratore e passato All’Oriente Eterno?

  3. IL CAMERATA ha detto:

    Ma allora perché non l’hanno fatto papa al posto di Bergoglio?

    • Alessandro ha detto:

      Il motivo e’ semplice, Camerata: parkinsonismo. La malattia aveva ridotto Martini in condizioni molto gravi.

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