zzzzspgnEra il 1978: la Spagna rinunciava a riconoscere alla religione cattolica, apostolica e romana lo status di unica religione di Stato, coi diritti e le prerogative conformi alla legge di Dio ed al Diritto Canonico. Da quell’anno, l’art. 16 della Costituzione garantì e garantisce tuttora «la libertà religiosa e di culto. Non vi sarà alcuna confessione di Stato». Ciò nonostante, sempre i vari governi succedutisi han tenuto nella massima considerazione e nel dovuto rispetto il ruolo della Chiesa Cattolica e delle sue tradizioni, esprimendo loro, anche pubblicamente, un’evidente vicinanza. Molti esponenti dell’esecutivo non han fatto mistero della propria fede, ad esempio affidando all’intercessione della Vergine Maria situazioni sociali particolarmente difficili – come ha fatto il ministro del Lavoro, Fatima Benez, nel tentativo d’uscire dalla pesante crisi economica – oppure partecipando a cerimonie religiose (nella foto, alla presenza del Re e della Regina, il primo ministro, Mariano Rajoy, in atto di riverenza verso il Cardinale Arcivescovo di Madrid, Antonio María Rouco Varela), nonché appoggiando l’impegno educativo e la solidarietà concretamente esercitati da enti ed associazioni ecclesiali.

Purtroppo, secondo quanto riportato dal quotidiano spagnolo Abc, ora le cose stanno cambiando anche su questo fronte: le iniziative recentemente assunte da eletti della lista di estrema sinistra Podemos in numerosi Comuni iberici evidenziano, infatti, una netta presa di distanza rispetto a gesti o elementi religiosi, tradizionalmente propri delle aree amministrate. Qualche esempio? Il Sindaco di Barcellona, Ada Colau, non assisterà alla S.Messa per la ricorrenza della Madonna della Mercede. E ciò non per impegni pregressi, ma con una motivazione espressamente, dichiaratamente ideologica ovvero per una forma di rispetto verso un «sistema democratico aconfessionale». Non solo. L’amministrazione pubblica di Saragozza si è impegnata ad applicare una mozione del 2013 promossa da un’altra lista della galassia appartenente alla Sinistra radicale, la Chunta Aragonesista, mozione con cui si abroga qualsiasi regolamento, protocollo, cerimoniale con onori annessi, tali da costringere membri della giunta municipale ad esser presenti alle cerimonie pubbliche religiose. Così suona come un grave e triste oltraggio il fatto che questo 25 luglio, a Santiago di Compostela, nella tradizionale Giornata nazionale della Galizia, il sindaco, Martiño Noriega, membro dell’ennesima lista di estrema Sinistra, Compostela Aberta, accolga sì le autorità alle porte della Cattedrale, restando tuttavia al di fuori, senza mettervi piede per la cerimonia religiosa della Ofrenda al Apóstol.

Da parte sua la Conferenza episcopale sta cercando di gettar acqua sul fuoco e di minimizzare questi – a dir poco – “sgarbi” istituzionali: «La Chiesa non teme i cambiamenti politici, né i partiti emergenti», ha detto il suo portavoce, José María Gil Tamayo. E’ tuttavia evidente come, da un punto di vista sociale, morale e culturale, oltre che confessionale, l’abbracciare certo populismo da qasba conduca a queste pericolose involuzioni, squalificanti chi le provochi, tuttavia penalizzanti l’intera popolazione, colpita al cuore in ciò che ha di più caro, vale a dire nella propria fede, nei propri costumi e nelle proprie tradizioni. Ciò richiama quanto bollato come «laicismo» nella Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica, emanata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede il 24 novembre 2002 con l’approvazione di Giovanni Paolo II. Qui per laicismo s’intende il «negare non solo ogni rilevanza politica e culturale della fede cristiana, ma perfino la stessa possibilità di un’etica naturale», aprendo «la strada ad un’anarchia morale che non potrebbe mai identificarsi con nessuna forma di legittimo pluralismo». Ed ancora: «La marginalizzazione del Cristianesimo non potrebbe giovare al futuro progettuale di una società» ed anzi «insidierebbe gli stessi fondamenti spirituali e culturali della civiltà» (n. 6). E’ una cosa da tener presente, specialmente sotto elezioni. Non solo in Spagna.

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fonte: NoCristianofobia

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6 Responses to Spagna: populismo e Sinistre radicali vogliono zittire la Chiesa

  1. Carlo Pandolfini ha detto:

    Se il cattolico Rajoy ha ridotto la Spagna una colonia massonica e la gente sta molto male, e vota i populisti come li chiamate voi…. , da cattolico sono contento. In Italia quanti politici cattolici sono miserabili servi massonici? Diciamo la quasi totalità? Cos’hanno di cattolico? Il nome, e poi? Meglio gli atei originali, magari da qualche parte si ritrovano un pezzo di coscienza e un po’ di timor di Dio.

  2. Lotario ha detto:

    L’articolo, purtroppo, omette che “il buon esempio” – si fa per dire – l’ha dato proprio l’attuale re di Spagna, Filippo VI: al momento della sua ascesa al trono, infatti Filippo VI ha accantonato completamente tutta i simboli cattolici consuetudinariamente connessi alla ritualità dell’ascesa al trono d’un monarca che una volta s’intitolava “Sua Maestà Cattolica” e ciò per rispetto – ha detto – della laicità dello stato: coscché il nuovo re non ha voluto giurare sui Santi Vangeli, che son stati sostituiti dalla Costituzione, non ha voluto la presenza dell’immagine del Crocifisso accanto ai simboli regali ed infine non ha voluto partecipare alla Santa Messa.
    Non mi risulta che a Roma, un Papa abbia revocato il titolo di “Re Cattolico” al monarca spagnolo, nè il privilegio del bianco alla di lui signora.

    • Tonietta ha detto:

      Caro Lotario, a suo tempo ho notato anch’io il deprecabile comportamento del nuovo re di Spagna al momento della sua ascesa al trono. Anzi, ho anche riflettuto che non affidando a Dio il suo compito e la sua nazione non ha auspicato niente di buono per il suo regno. Il diavolo è molto soddisfatto in questi ultimi tempi anche perché non gli è poi così difficile attuare i suoi piani, vista la benevola accoglienza che gli viene fatta da chi invece dovrebbe contrastarlo. Sgarbi istituzionali sono in fondo cosucce a cui la gente non fa caso e con la pace di tutti, scrolliamoci di dosso le anticaglie e via al nuovo corso e alla modernità.

  3. Andrea (da Torino) ha detto:

    Perché la Spagna dal 1978 rinuncia a riconoscere la religione cattolica, come religione di Stato?
    Non è la Spagna fra quei paesi i cui Nunzi della Città del Vaticano (ovvero Vescovi diplomatici della Chiesa cattolica), post Concilio Vaticano II, in “virtù” della Dignitatis Humanae (l’enciclica della libertà religiosa), chiese appunto – insistentemente – al Governo di mutare il precedente equilibrio?
    Quante nazioni sono state indotte a questo da Vescovi nelle loro funzioni di diplomatici, ubriachi di libertà religiosa…?

  4. IL CAMERATA ha detto:

    “PERCHE’ LA SPAGNA DAL 1978 RINUNCIA A RICONOSCERE LA RELIGIONE CATTOLICA?” Si domanda Andrea da Torino; risposta: Perchè un certo Francisco Franco era ormai morto da tre anni! Finchè c’era il Caudillo ciò non sarebbe mai successo….il cattolicesimo era la religione di stato ed i rossi che avevano tanto perseguitato la chiesa negli anni ’30 erano costretti a stare zitti o facevano una brutta fine! Finchè c’era Franco,la Spagna era esente da divorzio,aborto,omosessualità,immoralità eccetera. Appena arrivata la “democrazia”
    è iniziato lo sfacelo e adesso la ex “cattolicissima” Spagna è nel baratro, ne più ne meno delle altre nazioni europee.

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