di Paolo Deotto

 

ADERIAMO ALL’APPELLO PER FERMARE LA PROPOSTA DI LEGGE CONTRO L’OMOFOBIA

 

santo_rosarioQuesto non pretende di essere un articolo. È solo un saluto agli amici che ci leggono e una piccola riflessione. Oggi sono stato alla S. Messa a Seregno, un paese vicino a Milano. Una chiesetta piena, con tante famiglie con i bimbi, una S. Messa senza schitarrate, col prete che celebrava rivolto a Nostro Signore, secondo quel Vetus Ordo che mai la Chiesa ha abrogato e che ancora riempie di dolcezza il cuore dei fedeli. C’erano i bambini, ho detto. C’erano i non più giovani, come il vostro direttore. Ma c’erano anche adolescenti, giovanotti e ragazze, ormai fuori da quell’età in cui il papà o la mamma ti prendono per mano e ti portano dove vogliono. E loro, questi giovani, erano lì.

Il prete ha tenuto un’omelia breve, con una voce pacata, con un atteggiamento quanto mai mite. Ma quanta precisione, quanto patrimonio spirituale c’era in quelle parole!

Ha parlato della Madonna di Pompei, della preghiera del Santo Rosario, ha invitato ognuno di noi alla recita quotidiana di questa preghiera che ci avvicina al cuore della Mamma di Gesù, la nostra avvocata sempre pronta a intercedere perché ci sia risparmiato il castigo che tanto spesso ci meritiamo, sempre disposta, come ogni Mamma, ad accogliere e consolare le nostre tristezze e a darci coraggio nei nostri dubbi.

Ma una Mamma non è solo buona, è anche educatrice, e pur con la mitezza indica ai suoi figli la strada per salvarsi.

 Copia di Icona_Madonna_PompeiIl sacerdote ci ha ricordato la battaglia di Lepanto, 7 ottobre 1571, quando i cristiani seppero trovare l’unità nella lotta contro il comune nemico della Fede. Lo scontro epico contro le forze musulmane, ben maggiori numericamente di quelle cristiane, si concluse con la vittoria delle forze cristiane, che con l’aiuto della Beata Vergine sbaragliarono la flotta nemica, la flotta dei nemici della Vera Fede.

Recitate il Rosario ogni giorno, ci ha detto il sacerdote, recitatelo in ogni famiglia, perché nelle case regni l’amore e la concordia che solo Iddio ci può donare, per intercessione della Beata Vergine. E con l’esempio della battaglia di Lepanto ci ha ricordato come il cristiano non è un vile, anzi, è un uomo che sa anche, ove sia necessario, prendere le armi e combattere, per la Gloria di Nostro Signore e per la difesa della Fede.

Abbiamo quest’arma formidabile: il Santo Rosario. Ricordiamocene e combattiamo le battaglie che ci attendono. Oggi lo scontro non è aperto, sul campo di battaglia, come era nel tempo in cui gli uomini erano uomini. Oggi, nell’epoca sciagurata degli efebi sculettanti, una politica cialtrona e traditrice, con la menzogna di una falsa libertà, vuole trascinare alla rovina quanto resta della nostra civiltà, della bellezza della vita, della Fede cattolica.

Armiamoci del Rosario e cerchiamo di smettere di avere paura. Ricordiamoci che non esiste compromesso con il male e ricordiamoci che, se combatteremo per il Bene, per la Vera Fede, per la difesa della Verità, la Madonna non sarà mai sorda alle nostre invocazioni.

Non viviamo tempi normali. Viviamo tempi di sciagura, in cui i veri uomini devono venire allo scoperto, sapendosi armare se necessario, senza dimenticare mai l’arma più formidabile: il Santo Rosario.

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5 Responses to TEMPI SCIAGURATI, MA ABBIAMO UN’ARMA INVINCIBILE, NON SCORDIAMOLO – di Paolo Deotto

  1. sergio ha detto:

    si reciti il Santo Rosario in latino e tre volte al giorno: uno al mattino, uno al pomeriggio e uno alla sera.

  2. giampaolo ha detto:

    CARO DIRETTORE HA PROPRIO RAGIONE: PERSEVERIAMO E INSISTIAMO A PREGARE IL ROSARIO. MARIA CI ASCOLTERà: SARà DOLCE SOCCORSO NELLA PROVA, CI CONDURRà AL PORTO SICURO E ADDOLCIRà LE TENEBRE, LEI CHE è MADRE DI MISERICORDIA E RIFUGIO DEI PECCATORI

    • Cesaremaria Glori ha detto:

      Caro Deotto,
      leggendoti mi pareva di ascoltare me stesso con i miei pensieri. Pensieri che sono sulla stessa lunghezza d’onda dei tuoi. Anch’io la domenica mattina posso beneficiare della Messa tradizionale celebrata nella cappella della Addolorata nella gotica chiesa bellunese di Santo Stefano. Il mio parroco ha creduto di rimproverarmi dicendo che coloro che vogliono questo tipo di celebrazione lo fanno per civetteria snobistica e per distinguersi in quanto capiscono il latino. Mi rimproverava, in pratica, una presunta autoreferenzialità . Non è vero gli ho precisato. Non è la lingua che mi fa desiderare quel tipo di celebrazione ma l’atmosfera silenziosa mentre il sacerdote affronta il canone. In quel momento sento il mistero dell’incarnazione di Dio fattosi carne e sofferenza per noi e quando al Nobis quoque peccatoribus il sacerdote fa risentire la sua voce, ci si prepara alla preghiera comunitaria, anche se il Pater Noster lo recita soltanto il celebrante. E allora gli ho detto: basterebbe che quella preghiera fosse recitata da tutta la comunità all’unisono, assieme al resto del rito, per rendere più partecipativa l’intera celebrazione e lasciare quel senso di mistero per l’intero spazio temporale del Canone, la cui lettura potrebbe essere seguita in silenzioso raccoglimento con la traduzione a lato del testo latino . Viviamo nell’epoca della stampa ove si scrive di tutto e di peggio e ci preoccupiamo di un pò di latino! Che diamine! Non si metta la scusa dei giovani che non capiscono il latino.Ma come hanno appreso a leggere e a seguire le canzonette in inglese non farebbero certo fatica ad assimilare un po di latino. Ma quando non si vuole per partito preso….ogni proposta diventa inaccettabile. Cordialmente. Cesaremaria

  3. Federico ha detto:

    Grazie della bella riflessione; si preghi il rosario, in latino o in italiano non importa, anche se io personalmente lo prego in latino

  4. piero vassallo ha detto:

    la preghiera – lo ha insegnato Benedetto XVI – è un mistero luminoso – la luce nell’ora delle tenebre

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