di Alfonso Indelicato (*)

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Beppe Grillo chiama il popolo pentastellato a votare on line – come da abitudine – circa il seguente quesito:  “è giusto tutelare la gratuità della scuola dell’obbligo e ridestinare alle scuole statali le risorse attualmente stanziate per le scuole paritarie?”

Il movimento alterna nei confronti del mondo cattolico rare strizzatine d’occhio e un anticlericalismo da fossa dei leoni, con prevalenza di quest’ultimo. Può darsi che tale tecnica della doccia scozzese serva a preparare il campo a qualche tentativo di accordo, ma se guardiamo a ciò che accade in quel di Torino, diremmo che quando la politica pentastellata diventa concreta  amministrazione, per la Chiesa e i suoi principi – sempre che Essa ci tenga ancora –  sono dolori. La polemica contro le scuole paritarie, in particolare, è tipica di un laicismo particolarmente stantio e possiede lo spessore culturale di una chiacchiera da bar sport, ma non è detto, per questo, che non possa trovare applicazione in una prossima e radiosa era grillina.

D’altra parte anche l’intervento del sottosegretario all’Istruzione Toccafondi non coglie completamente  nel segno, a nostro avviso, quando osserva che la misura penta stellata determinerebbe in realtà un aggravio di spesa a carico dello Stato, il quale dovrebbe costruire nuove scuole e assumere nuovi insegnanti per rimpiazzare le scuole paritarie che, a causa del taglio dei contributi, verosimilmente chiuderebbero i battenti.

L’osservazione del sottosegretario è in sé correttissima, ma la questione non può essere soltanto economica. La posta in gioco è la libertà delle famiglie di scegliere il tipo di istruzione ed educazione da impartire ai ragazzi: questo bisogna dirlo forte e chiaro. In un periodo di forte omologazione, le scuole paritarie con i loro specifici progetti educativi possono essere considerati, dalle famiglie, più coerenti con i propri valori di quanto non sia una scuola statale in cui la teoria del gender tracima ormai da ogni parte e la situazione disciplinare è spesso compromessa.

Sempre, beninteso, che non siano le stesse paritarie a volersi omologare alla scuola di stato.

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(*) Responsabile del Dipartimento Scuola della Lombardia di Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale

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7 Responses to Un referendum contro la scuola: chiacchiere da caffè e pericoli reali – di Alfonso Indelicato

  1. Alessandro ha detto:

    Ed è proprio qui il problema vero. Chi garantisce che nella scuola “dei preti” non passino eresie, sconcezze o altre nozioni aliene da Gesù?

    • Pietro Montevecchio ha detto:

      Acuta osservazione.

    • Catholicus ha detto:

      Ben detto . oggi come oggi, le scuole dei preti andrebbero chiuse tutte e i loro gestori licenziati in blocco, tante sono le eresie e le scempiaggini che insegnano ai nostri figli e nipoti (hanno cominciato già negli anni ’60 i pretini alla don Chichì…). Quindi le attuali scuole cattoliche non hanno niente che le faccia preferire a quelle statali, altrettanto false e dittatoriali; è la massoneria al potere, sia in ambito civile che religioso, e se ne riconoscono chiaramente i tratti in entrambi gli ambienti. Personalmente non faccio il tifo per nessuna delle de parti, se potessi darei personalmente, da me, i rudimenti di un sano insegnamento ai miei nipotini, sia religioso che civile (almeno fino al livello del diploma di scuola superiore, sia a indirizzo classico che tecnico commerciale), ma purtroppo questi massoni non me lo consentono, perciò non posso che intensificare le miei preghiere affinché vengano presto sfrattati dai posti che occupano illecitamente, sia preti che politici. Libera nos a malo, Domine !

  2. Francesco ha detto:

    Servono scuole nuove, parentali, non obbligate a conformarsi alla propaganda secolarista (per non dire altro…). I genitori cattolici ne avranno bisogno.

  3. Annarita ha detto:

    Dopo 13 anni di scuola i nostri figli sanno un quarto di quello che sapevano i nostri genitori con la V elementare. Pertanto perchè obbligare i ragazzi a scaldare i banchi per almeno 10 anni? Meno tempo seduti a scuola (che belle le antiche botteghe dove si imoparava un mestiere!), ma riportando il sapere nelle aule e anche il saper fare, risparmierebbero le scuole, ci guadagnerebbero i ragazzi e la società ad avere gente ignara di come si combatte il bullismo o di quanto sia bello cambiare sesso e fare le vaccinazioni, ma consapevole di quanto fa 4+4, consapevole di chi sia Dante, consapevole della dislocazione geografica di Bologna, consapevole di cosa sia stata veramente la rivoluzione francese ed il comunismo, consapevole di come si cucina un primo piatto e di come si coltivano le patate, o si costruisca uno sgabello. Poi a chi è portato per gli studi università, agli altri lavoro. Ma è solo un sogno, le scuole ormai sono fattre non per istruire, ma per manipolare le menti.

  4. Ivan Sanna ha detto:

    Il dubbio espresso sa cui, prima di me, ha commentato questo è più che legittimo, vista la posta in gioco: ossia l’educazione dei figli. L’omologazione verso il basso (pur ammantato di paroloni) imperversa e i risultati si vedono per le strade ogni giorno di più.

  5. Claudio ha detto:

    Più che la teoria del gender a me preoccupa la sciatteria culturale e organizzativa che si respira nelle scuole pubbliche, così come la piaggeria fintamente educativa delle scuole private.
    L’educazione è in crisi perché è in crisi il nostro rapporto con la realtà. Al centro è stata messa la famiglia, la persona, l’alunno, … L’educazione è possibile solo se come meta dei percorsi si pone la Verità, camminando sempre su sentieri di Carità.

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