di Léon Bertoletti

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Una sfilza di appuntamenti, l’estate scorsa, ha inteso ricordare la figura, i pensieri, le parole, le opere di monsignor Luigi Sartori, definito “testimone del dialogo”. L’occasione scaturiva dal decimo anniversario della morte (2 maggio 2007) di questo filosofo, teologo, ecclesiologo, docente nel seminario di Padova e alla Facoltà teologica di Milano, consultore del Segretariato per l’unità dei cristiani, componente di “Fede e costituzione” del Consiglio ecumenico delle chiese di Ginevra, perito per la Conferenza episcopale italiana alle sessioni 1964-65 del Concilio Vaticano II e presidente dell’Associazione teologica italiana. Un pezzo grosso, dunque. Inevitabile che – nella stagione del minestrone cristiano, della macedonia religiosa, del frullato spirituale detto altrimenti sincretismo – il defunto e le sue idee siano apparse e appaiano al passo con i tempi, simpatiche, modaiole, per certi versi anticipatrici.

Chi scrive (senz’altri titoli che letture disperate e disperanti e studio autodidattico, senz’altri meriti che l’applicazione) ha maturato un giudizio completamente diverso. In sintesi, più che del dialogo, lo definirebbe “testimone della confusione”. Non soltanto per l’incertezza, la mancanza di una struttura, l’improvvisazione dell’intera sua produzione, da Blondel e il cristianesimo (1953) a È Dio il regista della storia? (1961, e non sfugga il punto di domanda) alla Teologia del quotidiano (1977). Perfino il Dizionario dei teologi di Battista Mondin ammette e rileva che “i tratti caratteristici della sua teologia sono: la pastoralità, l’ecumenicità e la asistematicità; quest’ultimo tratto è la conseguenza dei primi due. La sua produzione è frammentaria e occasionale, dovuta di volta in volta alle sollecitazioni del momento: conferenze, collaborazioni a dizionari, enciclopedie, miscellanee, relazioni a convegni ecc. ma sostenuta sempre da un unico spirito: «apertura agli altri», che sa entrare in dialogo con gli altri, assumendone le prospettive, le istanze, il linguaggio”. Il metodo sartoriano, che pure in un primo tempo ha manifestato l’innegabile pregio di valorizzare la filosofia e specialmente la metafisica, alla lunga si è dimostrato fievole; le sue conclusioni di un calabraghismo fenomenale, spacciando come rispetto per l’interlocutore più o meno dialogante e l’altrui opinione lo smarrimento dei punti fermi, l’abbandono delle unicità, la capitolazione delle particolarità, la resa delle prerogative, in un caos identitario difficile da riordinare e da condividere. Le ciance sull’ecumenismo marmellata sono premesse al funerale (prossimo? già celebrato?) della Messa cattolica e della Chiesa di Roma.

Come non bastasse, Sartori e compagnia, con il liberalismo e il possibilismo e l’aperturismo cattocialtronesco affettivo ed effettivo, sono probabilmente tra i principali colpevoli (o almeno così pare all’autore di queste righe) del disastro educativo, della rovina seminarile che per decenni ha donato alle parrocchie e alle diocesi preti invalidi, instabili, incerti e dubbiosi: delle verità di fede, dei sacri doveri sacerdotali, addirittura del celibato.

C’è poco da commemorare, insomma. Tanto da riflettere, invece.

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2 Responses to Un “testimone del dialogo” o della confusione? – di Léon Bertoletti

  1. D.A. ha detto:

    Uno della lunga serie di distruggitori della Chiesa Cattolica, insomma. E pertanto, oggi, più incensato che mai.

  2. Carla D'Agostino Ungaretti ha detto:

    Signore, fino a quando consentirai che il Tuo nemico si insinui nei recessi più profondi della coscienza umana fomentandovi la sua stessa superbia e seminandovi la zizzania? Fino a quando le anime semplici come bambini soffriranno e si scandalizzeranno nel vedere banalizzata, relativizzata, messa in discussione la Tua Parola che ha sempre sorretto e dato forma alle loro vite? Non sei stato Tu a dire che il Cielo e la terra passano ma la Tua Parola non passerà? E allora perché queste Tue parole vengono messe in dubbio con la scusa che ai Tuoi tempi non esistestevano i registratori? Se il dramma spirituale che stiamo vivendo è la Croce che ci unisce a Te, allora dacci la forza di abbracciarla sempre più stretta e mandaci lo Spirito Consolatore! Amen.

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